“Lucerna, il cuore della Svizzera”, Historica Edizioni, collana “Cahier di Viaggio”. In tutte le librerie e sul web.

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Libro di carta contro ebook, sui media continua la diatriba. Ma è veramente su tale questione che si basa il futuro dei libri e dell’editoria?

Leggo su un periodico l’ennesimo (pseudo)dibattito sulla diatriba “libro di carta-libro digitale”, con i soliti due partiti ben schierati sulle loro posizioni, le solite idee sul futuro che è digitale e sul fascino immortale della carta, e in mezzo i soliti possibilisti della verità-che-sta-sempre-nel-mezzo ovvero che i due media possono convivere tranquillamente eccetera, eccetera, eccetera… E con il solito finale d’articolo evanescente, dacché a tale dibattito non c’è risposta alcuna essendo peraltro basato su ben pochi dati oggettivi e molto più su opinioni personali, interpretazioni soggettive, prese di posizione di parte, sensazioni, desideri, dichiarazioni ad effetto, eccetera, eccetera, eccetera (vedi sopra).
Beh, in tutta sincerità, con questa ennesima lettura sulla questione, devo dire che la stessa mi sta abbastanza stufando – anzi, non solo, a questo punto mi viene pure da temere che dietro si nasconda dell’altro… Sì, perché, riflettiamo un attimo: veramente è questo il nocciolo della questione concernente il futuro dei libri e dell’editoria? Io credo proprio di no. Voglio dire, lo può essere sotto certi aspetti tecnici e pratici, ovvio, dal momento che produrre un file per un ereader non è come produrre un libro con il classico processo tipografico – e non è nemmeno importante, alla fine, che ciò sia un bene o sia un male, se l’una o l’altra cosa comporti più vantaggi che svantaggi o viceversa.
No: molto più pragmaticamente – e banalmente a ben vedere, ma pure inevitabilmente – la questione fondamentale è sempre quella, la prima e originaria da che l’editoria è stata inventata: se l’opera letteraria è di valore, il libro, che sia di carta o sia un file per lettore digitale o qualsiasi altra cosa, avrà sempre un futuro, in ogni formato possibile e immaginabile e pure in modo duale. Se invece si continuerà sulla strada che molti editori pare abbiano intrapreso ovvero la quantità piuttosto che la qualità, nelle opere a grande diffusione, allora tranquilli, non ci sarà formato che terrà: il libro potrà pure essere olografico o scritto con inchiostro d’oro, ma la sua sorte sarà irrimediabilmente segnata.
Per questo mi viene da elaborare il timore a cui accennavo poco fa, cioè che per qualcuno la suddetta diatriba sia un buon sistema per fingere di parlare di libri e letteratura senza in realtà dire nulla, e così nascondendo dietro una simile cortina fumogena questioni ben più gravi per il futuro del libro, in primis proprio il costante scadimento della qualità letteraria delle opere imposte al grande pubblico, e del qual grande pubblico inesorabilmente (s)formano il gusto letterario. Perché a quella questione originaria se ne affianca un’altra, anche in tal caso da sempre ma con particolare evidenza negli ultimi tempi: lo scadimento della qualità ha provocato anche il decremento della quantità, dato che certi libroidi di gran successo usciti negli ultimi anni, piuttosto che aumentare il numero di lettori, alla fine l’ha contratto. Alla faccia delle pubblicità roboanti e delle fascette sulle copertine osannanti e proclamanti quantità di vendita tanto incredibili quanto in-credibili – ovvero non credibili e sparate per mera strategia commerciale, specchietto per lettori-allodole ingenui e culturalmente imbarbariti.
Cari editori, se pubblicherete bei libri – e con ciò intendo opere dotate di autentico valore letterario, non solo di facile appeal emozionale per un pubblico cresciuto a panem et circenses – vedrete che di essi venderete libri di carta e ebook a iosa e con costanza nel tempo. Non conseguirete le vendite mirabolanti (così almeno voi dite) di certi titoli, ma nel complesso venderete un numero totale di copie ben superiore a quello attuale, ne sono convinto. D’altro canto, non mi pare che quelle presunte vendite mirabolanti vi abbiano regalato bilanci aziendali floridi! Anzi, vi hanno oscurato l’orizzonte ancor più di prima, visto che a fronte di tali successi di vendita il mercato editoriale nazionale si contrae ogni anno di più. Ergo, piantatela con questa disputa tra libro cartaceo e libro digitale, ormai divenuta francamente noiosa e stucchevole, e tornate a fare il vostro mestiere originario: pubblicare (e promuovere adeguatamente) bei libri, non oggetti da supermercato. Il futuro della letteratura (e della cultura diffusa in generale) vi ringrazierà, su carta e in formato digitale!

Giulio Mozzi, “Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili)”

cop_Mozzi_sono_ultimo_scendereDa tempo seguo con grande interesse vibrisse.wordpress.com, il blog che costituisce la manifestazione primaria sul web di Giulio Mozzi: contenitore di letterature nel senso più ampio e illuminante del termine, curato con sublime sagacia dallo scrittore veneto al punto da suscitare inevitabilmente (io credo e mi auguro) nel follower la curiosità di leggere di più, di Mozzi. Dunque, appena ho notato in libreria Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili) (Mondadori, 2009, ripubblicato da Laurana Editrice nel 2013 in formato digitale), l’azione del toglierlo dallo scaffale e procedere all’acquisto è stata pressoché istintiva, e ciò anche per un altro importante impulso: l’aver letto il nome di Mozzi in un piccolo elenco di scrittori italiani di valore stilato da Christian Caliandro, opinionista culturale del magazine Artribune che da sempre io apprezzo parecchio, in un bell’articolo di qualche tempo fa dedicato alla letteratura contemporanea nostrana di valore e al fatto che essa rimanga quasi sempre ben lontana dalle prime posizioni delle classifiche di vendita – tema che avevo anche ripreso qui nel blog con un personale approfondimento. Insomma: ho acquistato il libro e me lo sono portato a casa soddisfatto, per rendermi solo poi conto che, forse, questo non è (non dovrebbe essere) esattamente il primo libro da leggere per conoscere il Giulio Mozzi più narrativamente rappresentativo, visto che Sono l’ultimo a scendere è in verità una raccolta di racconti brevi se non brevissimi apparsa nel suddetto blog tra il 2003 e il 2008, quindi con stesura cronologica: un diario, in pratica, come tanti ce ne possono essere e ce ne sono, soprattutto sul web e tra i blog…

Leggete la recensione completa di Sono l’ultimo a scendere (e altre store credibili) cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Il regalo “ideale” per Natale? Qualcosa che offra molto e costi poco… 5 euro, ecco!

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Ecco. Poi non dite che non vi ho consigliato un buon regalo per Natale! Costa poco, solo 5 Euro, e offre molto: è un libro, è la scoperta di una città sorprendente, è un’ottima idea per una prossima meta, è un viaggio letterario, è un saggio che si legge come un romanzo e viceversa, è un contenitore di innumerevoli emozioni e sensazioni… Che volete di più?
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P.S.: inoltre QUI trovate tutti gli altri miei libri. Caso mai aveste altri regali da fare…

Un libro, una città, un “viaggio letterario”, un buon regalo natalizio. Tutto a 5 Euro.

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Ecco. Poi non dite che non è vero che a Natale sono tutti più buoni!
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