Modus Legendi, anno 2017

È partita l’edizione 2017 di Modus Legendi, una delle migliori e più efficaci iniziative di sostegno dei libri e della lettura di qualità nonché indipendente – dalle logiche sempre più discutibili del mercato editoriale contemporaneo, e non solo – mai intraprese su scala nazionale e per di più dal basso, come dovrebbe essere per qualsiasi iniziativa di culturaqualcosa che è di tutti, sempre e comunque.
Dell’edizione 2016 ne ho parlato più volte, qui sul blog. Per questa nuova edizione, lascio invece la parola a Ultima Pagina, il sito che quest’anno collabora con Modus Legendi e ne cura le operazioni di votazione, che offre la più completa ed esauriente descrizione di cosa sarà questa edizione 2017 – che mi auguro apprezzerete parecchio e alla quale spero vogliate partecipare, così da conferirle sempre maggiore forza e efficacia.

moduslegendi-imageTorna Modus Legendi, la rivoluzione gentile che l’anno scorso, ad aprile, ha portato in classifica Il posto di Annie Ernaux. Un circolo virtuoso che ha coinvolto lettori, librai, editori e giornalisti – come racconta qui l’ideatore dell’iniziativa, Angelo Di Liberto. L’iniziativa è stata promossa a partire dal gruppo Facebook Billy, il vizio di leggere, una community molto viva e numerosa (oltre 12mila iscritti) che dimostra come i social media, se usati responsabilmente, possono diventare un luogo di incontro e scambio.

Come funziona Modus Legendi? È molto semplice. Si sceglie una rosa di cinque libri, presi dalla piccola editoria di qualità. Poi si procede a votare quello che si vuol far diventare il nuovo caso editoriale. Il più votato, infatti, sarà acquistato dai partecipanti durante una settimana stabilita, in modo da influire sulle classifiche di vendita.

Dai microfoni della trasmissione Fahrenheit (Radio 3), il 2 gennaio sono stati rivelati i nomi dei cinque libri candidati per l’iniziativa Modus Legendi 2017:

15871915_10208231795128947_4109028702549607491_nLe votazioni, aperte fino al 22 gennaio 2017, sono possibili registrandosi sul  forum di Ultima Pagina – basta avere un account Facebook, Twitter o Google+: iscrivetevi e votate.

Il più votato sarà poi protagonista della maratona d’acquisto, che si terrà nella seconda settimana di febbraio – i giorni esatti saranno comunicati nelle prossime settimane. Con Ultima Pagina siamo molto felici di collaborare quest’anno all’iniziativa, che ben si sposa con la nostra filosofia di un’editoria in cui tutti gli attori coinvolti mettono la passione per i libri al centro di tutto.

Per questa edizione, le novità non si fermano qui. Si sta infatti lavorando per la Maratona Modus Legendi. La maratona prevede la scelta di una data, all’interno della settimana dell’acquisto, in cui i lettori si faranno portavoce dell’iniziativa nelle librerie sul territorio. Durante la giornata, oltre a parlare del libro si presenterà l’iniziativa Modus Legendi, spiegando in cosa consiste. Nella giornata dedicata alla Maratona le librerie aderenti saranno collegate in diretta streaming, sotto l’attenta supervisione di Chiara Beretta Mazzotta (consulente editoriale, editor e speaker letteraria di Radio 105).

Le librerie che vogliono aderire possono contattare gli organizzatori scrivendo alla pagina Facebook di Modus Legendi o via mail. Per informazioni o assistenza nel voto, scrivere direttamente agli amministratori del Forum.

Anvedi er Premmio Strega!

strega2016bDunque Edoardo Albinati, con La Scuola cattolica, ha vinto lo Strega 2016.
Bene: complimenti!

Ora, posto quanto scrissi qualche settimana fa su cosa sia, oggi – o meglio: da un certo tempo – il Premio Strega, mi è tornato pure in mente ciò che in merito ai finalisti avevo letto ovvero ha scritto sul proprio profilo facebook un tot di tempo fa, dunque in tempi non sospetti, Giulio Mozzi – uno dei migliori scrittori italiani in senso assoluto: il che significa uno di quelli di maggior valore letterario, non di celebrità e/o vendite e/o presenza mediatica, eh! Ne riprendo qualche significativo passaggio:

Premio Strega: provincia romana.
Eraldo Affinati (nato a Roma, vive a Roma).
Edoardo Albinati (nato a Roma, vive a Roma).
Giordano Meacci (nato a Roma, vive a Roma).
Elena Stancanelli (nata a Firenze, vive a Roma da più di vent’anni).
Vittorio Sermonti (nato a Roma, vive a Roma).

Se volete piazzarvi allo Strega, cercate di nascere a Roma, o almeno di abitarci. Non è sufficiente, ma a quanto pare è necessario. Per chi possono votare, gli Amici della domenica, se non per gli amici? Per qualcuno che hanno incontrato cento volte in quella o quell’altra occasione? Peccato che ci sia tutta un’altra Italia, là fuori.

Non ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma mi permetto di denotare almeno un paio d’altre considerazioni, che reputo alquanto significative e una volta di più emblematiche dello stato dell’editoria nel nostro paese.
Prima considerazione: non c’è niente da fare, proprio niente di niente. Siamo il paese dei campanili e lo saremo sempre, anche in quegli ambiti verso i quali il classico atteggiamento campanilista italico è quanto di più discordante ci sia – a meno di pensare che la cultura non sia cosa universale e collettiva ma qualcosa dotato di valore circoscritto, che sia riconosciuto qui e non là o viceversa. E che si tratti di Roma, Milano, Torino o Moncenisio, la questione non cambia, inutile rimarcarlo.
Seconda (e ribadita) considerazione: continuo a non capire a cosa serva il Premio Strega, così come è concepito e messo in atto, per lo stesso motivo in base al quale non capirei il senso, per fare un esempio tra tanti, di un ipotetico campionato automobilistico nel quale gareggino 4 o 5 fuoriserie di proprietà di ricche e facoltose scuderie e un tot di utilitarie messe in gara da fervidi tanto quanto squattrinati appassionati. Insomma: nulla toglie che quelle fuoriserie siano (possano essere) delle gran belle macchine, ma che gareggino in tal modo è roba parecchio ridicola.
Che avesse ragione Umberto Eco quando, già parecchi anni fa, dichiarava che “il premio rischia di morire per mancanza di competizione”?
O forse aveva torto a sostenere ciò, perché lo Strega è sostanzialmente – ovvero nei suoi valori originari – già morto?
E se fosse morto il suo premio più importante e rinomato, come potrebbe stare il panorama editoriale nostrano?
Tutto ciò senza nulla togliere alla qualità letteraria dei romanzi finalisti del premio, sia chiaro. Anche perché, se tanto ci dà tanto, la qualità non conta troppo, pare, e non per decisione dei lettori.

(Come dicesse, il vincente Albinati: «No no, ma io non c’entro nulla, eh!»)
(Come dicesse, il vincente Albinati: «No no, ma io non c’entro nulla, eh!»)

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Modus Legendi: la “rivoluzione gentile” s’è compiuta!

logo_modus-legendiIl piccolo/grande miracolo di Modus Legendi, iniziativa della quale già vi raccontavo qui, ovvero la rivoluzione gentile dei lettori, come l’ha definita Loredana Lipperini, è riuscita: un libro pubblicato da un editore indipendente, Il posto di Annie Ernaux (edito da L’Orma) è entrato nella classifica dei libri più venduti in Italia soltanto grazie alla scelta dei lettori che hanno partecipato a Modus Legendi, senza alcun supporto promozionale (di cui i piccoli editori non godono da parte dei lucranti media, 13087440_1573722166261547_923893955661501395_nè cosa risaputa) e nonostante lo stato di corruzione del mercato editoriale nazionale, controllato dall’oligarchia dei grandi editori – “grandi” di forma ma sovente non di sostanza, ci tengo a precisarlo. Più precisamente, è al 3° posto della classifica italiana di vendita dei libri di narrativa straniera (e all’11° di quella assoluta), ben circondato da titoli che, in certi casi, chissà quanti denari in pubblicità saranno costati ai loro editori – nonché, ve ne renderete conto scorrendo la classifica con le sue 35 posizioni, unico libro di un editore indipendente presente.

Ha ragione Loredana Lipperini a definirla una rivoluzione gentile, questa; ma, mi viene da pensare, a volte le rivoluzione più destabilizzanti e innovatrici sono proprio quelle che iniziano adagio, con calma, pure con gentilezza, appunto, tanto da essere sottovalutate, probabilmente, ma che poi col tempo ottengono inesorabilmente grandi risultati.

Beh, mi auguro che finisca veramente così. Perché in un ambito così corrotto (ribadisco) nel suo valore e nella sostanza come è quello editoriale italiano, se c’è un modo per risollevarne le sorti e svincolarle dal volere e dalle pretese di chi ora lo controlla – con risultati pessimi, appunto – è quello di ridare potere ai lettori. Giusto il motto di Modus Legendi!

INTERVALLO – Praga, Klementinum Library

the-klementinum-national-library-czech-republic-7Secondo i lettori di Bored Panda, sito che raccoglie cose curiose di arte, cultura e costume da ogni parte del mondo, la biblioteca del Klementinum di Praga è la più bella del mondo.
Ora è inutile dire che graduatorie del genere, che eleggono qualcosa come “il più” di ogni altra, sono sempre opinabili e ancor più in tema di biblioteche, per quante ve ne siano al mondo in grado di poter essere definite “la più bella”. Però, altrettanto inutile da rimarcare, la Klementinum Library di bellezza e fascino ne ha da vendere, indubbiamente.

the-klementinum-national-library-czech-republic-1the-klementinum-national-library-czech-republic-8Cliccate sulle immagini per visitare il sito web della biblioteca (in inglese).

Un non-libro non è un libro. Punto.

11403382_875325282505139_5458056933806572184_n (1)Leggo su Cultora che in meno di una settimana Grey (50 sfumature… dal punto di vista del protagonista maschile) ha venduto più di 100mila copie in Italia (costa 19 euro – non proprio il prezzo di un caffé – e sempre che si voglia credere a tali dati diffusi dagli editori). “L’ennesimo esempio di libro me too. Visto che il la trilogia delle sfumature ha venduto 125 milioni di copie nel mondo ed è stato tradotto in 52 lingue, perché non continuare a riproporlo all’infinito?” chiosa l’articolo con comprensibilissimo sarcasmo – che tale già ora temo non sia per l’editore ma precisa strategia commerciale, almeno finché il fondo del barile non verrà del tutto raschiato dalle sfumature in esso presenti…
Ma, personalmente, a leggere cotanta notizia mi viene da pensare un’altra cosa.
Grey, un “libro”; 50 sfumature… un “libro”, e così via con altre produzioni editoriali simili.

Un libro?

Penso, dunque, che considerare oggetti come questo un “libro” nel senso classico del termine, è come ritenere un panino McDonald’s cibo di qualità, e solo perché lo si mangia come un prodotto DOP o di alta cucina. Se cominciassimo – tutti noi che teniamo ai libri, alla lettura e alla VERA letteratura – a non chiamarli più in quel modo e a non considerarli come parte della produzione letteraria? Trovate una recensione di un suddetto panino McDonald’s (o di qualche altro prodotto industriale) in un sito o un blog di buona cucina o una citazione in un libro di gastronomia? E allora, perché farlo con un non-libro come questo, e come altri di simile natura? E perché proprio con un oggetto che scimmiotta lo strumento culturale per eccellenza, quale è il libro quando sia frutto di autentica arte letteraria?
Che abbiamo scritto in fronte, noi amanti della letteratura? “Giocondi” – o qualche termine pure peggiore?
Quelli non sono libri, punto. Quella non è letteratura, stop. Liberissimo chiunque di leggerla, di godersela per quanto leggerà, di farne ciò che vuole. Ma se mangiate un panino McDonald’s, non venite poi a parlare di buona cucina con chi ce l’ha veramente a cuore e, magari, se ne intende anche. E se dopo un po’ siete pure più grassi, col diabete fuori controllo ovvero incapaci di riconoscere i buoni libri da quelli scadenti, beh, con tutto il rispetto, ve la siete cercata. Ecco.