Mica scrivono affinché i loro libri si leggano, gli scrittori! (Paolo Nori dixit)

«E dopo succedeva una cosa molto importante» mi diceva Igor Miti «cioè che io, che sapevo che il mio portiere era analfabeta, e che quindi il mio nuovo romanzo non poteva averlo letto, be’, io» mi diceva Igor Miti «quando gli sentivo dire così: “Dottore, il suo nuovo romanzo: bellissimo”, ecco, io, ero contento, e quando uscivo dal palazzo camminavo così bene, mi sentivo così leggero, e anche la voce che mi diceva, da dentro, “Ma tu sei un coglione”, era una voce piacevole» mi diceva Igor Miti.

(Paolo Nori, Siamo buoni se siamo buoni, Marcos y Marcos, Milano, 2014, pag.62.)

paolo_nori4Eh già… togliete i lauti contratti con i grandi editori, le copie vendute, le classifiche, l’aura da intellettuali… togliete pure i lettori, agli scrittori. Ma, per carità, non toccate il loro ego! Che sennò la letteratura ovvero ciò che oggi si intende con tale termine – o almeno una bella parte di essa – si estingue entro domani mattina!

P.S.: cliccate qui per leggere la personale recensione del sopra citato libro di Paolo Nori.

Nella società delle apparenze non c’è posto per il libro (Leo Longanesi dixit)

Il bene, il bello, il giusto sono termini di perfezione, miti, aspirazioni destinati a cedere il passo alla nuova dea, la notorietà. Ora si tratta soltanto di farsi un nome, di uscire dal buio delle masse con qualsiasi mezzo. La pubblicità avanza implacabile con l’aiuto della tecnica, del proletariato e del capitalismo. E’ naturale che al libro, in questo nuovo mondo, tocchi un posto nell’ultima fila.

(Leo Longanesi, citato in Francesco Giubilei, Leo Longanesi, il borghese conservatore, Casa Editrice Odoya, Bologna, 2015, pag.104)

Leo Longanesi: la fabbrica del dissensoInsomma, l’immagine è tutto. Anche Longanesi, più di mezzo secolo fa, lo aveva capito, e aveva capito che, in una società votata all’apparire più che all’essere, qualcosa come un buon libro che è e non può essere apparenza, avrebbe avuto vita grama. Così infatti sta accadendo, se non che, paradossalmente ovvero grazie ad una editoria paradossale, certi “libri” hanno scelto di apparire come tali, più che esserlo. E basta vedere le classifiche di vendita o le paginone promozionali sui quotidiani per capire quali siano – ma non credo che ciò nemmeno serva per capirlo, giusto?

P.S.: cliccate sull’immagine di Longanesi per leggere la mia recensione al testo da cui è tratta la citazione.

Dubitare. Sempre. (John Zorn dixit)

Ognuno di noi convive quotidianamente con il dubbio. Io sono sempre dubbioso in merito ciò che faccio. È una tortura senza fine ed è per questa ragione che ritengo il concetto di felicità quanto meno irrilevante. La felicità è roba per bambini e yuppie. Non combatto per raggiungere la felicità ma piuttosto per cercare di portare a termine un lavoro. A volte le cose migliori nascono mentre il dubbio ci logora: è necessario ripensare e rivalutare costantemente ciò che si sta facendo, senza smette mai di lavorare, sino a quando non si ha la sensazione precisa di aver finito. Questo è un altro aspetto interessante: comprendere quando fermarsi. Di tanto in tanto capitano quei momenti magici in cui tutto va come deve andare.

(John Zorn, intervistato dal magazine Bomb – The Artist’s Voice Since 1981, 2002. Citato in Maurizio Principato, John Zorn. Musicista, compositore, esploratore (Auditorium – Hans & Alice Zevi Editions, Milano, 2011, pag.29.)

ZornQuanto afferma John Zorn – uno dei più grandi musicisti viventi, per la cronaca – vale per qualsiasi lavoro artistico, sia musicale che visivo che (forse ancor più) letterario. Il dubbio, ovvero la costante attenzione interrogativa su che si sia veramente fatto un buon lavoro, e la conseguente riflessione in tal senso, è a dir poco fondamentale per poterlo portare a compimento nel modo migliore possibile e per evitare qualsiasi rischio di superficialità, oltre che di vanagloria.
In fondo, come diceva Nietzsche, “la fede nella verità comincia col dubbio in quelle verità credute fino a quel momento” (Umano, troppo umano II): “verità” cioè aver fatto veramente un buon lavoro, appunto, e non crederlo per mera, interessata supponenza.

Umberto Eco, 1932-2016

Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere.

(Quanti libri non abbiamo letto?, 1997, poi in La Bustina di Minerva, Bompiani, Milano, 2000.)

umberto-ecoUmberto Eco, 1932-2016.
Se mi è concesso il gioco di parole: che almeno ci resti la sua eco, professore. E il più a lungo possibile.

Paolo Nori, “Siamo buoni se siamo buoni”

cop_siamo-buoniPaolo Nori ha uno dei più bei siti web “da scrittori” che ci siano. “Embè?”, direte voi. Embè, dico io, è soprattutto da lì, oltre che da qualche amicizia comune, che in origine ho conosciuto lo scrittore parmense, prima che le sue opere edite. Il suo sito – più un blog, a dire il vero – è semplice, lineare, quasi minimale, eppure sempre arricchito (dallo stesso Nori, ovviamente) di cose interessanti e mai banali. Non è poco, e ancor più è alquanto significativo nonché, se così posso dire, identificante di quel piccolo/grande mondo a sé che, a ben vedere, Paolo Nori è.
O Ermanno Baistrocchi, è… ovvero il protagonista di Siamo buoni se siamo buoni (Marcos y Marcos, Milano, 2014), romanzo nel quale Nori si trasfigura (ma nemmeno troppo, mi pare di capire) in quel protagonista, che è un ex editore che scrive un libro intitolato La banda del formaggio (in verità è un altro romanzo di Nori) da pubblicare solo dopo il suo eventuale decesso ma che poi subisce un grave incidente (come Nori nella realtà, guarda caso!) così che tale Salvarani, che compra la casa editrice del suddetto Baistrocchi, pubblica il libro sotto altro nome dato che l’autore è dato ormai per morto e ne ricava un gran successo, senonché l’autore stesso inaspettatamente si risveglia e…

(Photo courtesy: Manuela Bersotti)
(Photo courtesy: Manuela Bersotti)
Leggete la recensione completa di Siamo buoni se siamo buoni cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!