Pianeti come la Terra? Vita extraterrestre? Alieni? Eh?!

nasa-pianeti-gemelli

Voi credete agli UFO, agli extraterrestri? Beh, io no. Oddio, mi piacerebbe crederci, ma ho sempre pensato che se una razza aliena sia talmente più avanzata di noi da saper superare le distanze interstellari e giungere da queste parti, chissà, magari di saltare da un universo a un altro, da una dimensione all’altra, insomma, una razza che sia così tecnicamente e scientificamente onnisciente, possibile che scelga di scendere proprio qui, sulla Terra, così stoltamente da non rendersi conto della rozzezza della specie vivente che la domina e da qualche secolo la concia per le feste rendendola un postaccio meno raccomandabile delle strisce pedonali per un passante d’una qualsiasi città terrestre (appunto)?

Cop_LMRQP_taglio2(Tizio Tratanti in LA MIA RAGAZZA QUASI PERFETTA, Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2010, ISBN 978-88-96838-03-7, Pag.120, € 12,00.
Cliccate sulla copertina del libro qui accanto per conoscerne ogni altra informazione utile. Anche riguardo gli alieni, sì!)

Selfiegeddon

Joan Cornellà, "Selfie"
Joan Cornellà, “Selfie”

Leggo sul #30 di Artribune Magazine (il quale, ci tengo a dirlo, è il miglior magazine italiano su arte e cose affini, a mio parere) in un articolo a firma Valentina Tanni significativamente intitolato O selfie o morte:

Secondo il magazine Priceonomics, che si è preso la briga di compilare delle vere e proprie statistiche su questi casi, dal 2014 sono morte 49 persone nel tentativo di scattare un selfie; l’età media è 21 anni e il 75% è di sesso maschile. In testa alla classifica delle tipologie di morte c’è la caduta da altezze vertiginose, mentre il record geografico lo detiene l’India, con ben 19 vittime. Un record che inizia ad allarmare le autorità, che hanno recentemente dichiarato “no-selfie zones” ben 16 location sparse in tutto il Paese. Una simile ordinanza esiste anche in Russia, la seconda nazione in classifica per numero di fatalità legate all’autoscatto. (…) Sono talmente tanti i casi da giustificare l’esistenza di una pagina di Wikipedia che li riunisce tutti sotto il titolo “Lists of selfie-related injuries and deaths”.

Bene, ora potremmo farci alcune emblematiche domande. Una, ad esempio: perché il S.E.T.I., il celebre programma scientifico dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, in ben 42 anni (è infatti attivo dal 1974!) non ha captato alcun segnale da presumibili civiltà aliene e nemmeno ha ricevuto risposta a quelli inviati? E se fosse, molto semplicemente, che le civiltà (nel vero senso del termine) aliene evitino accuratamente di avere a che fare con una razza di insuperabili idioti come noi terrestri?
È una domanda tra le tante, eh! Così, per dire.

Perché?

P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà parte di una raccolta mooooolto particolare (a cominciare dalla brevità dei testi contenuti, come noterete), di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e presto potrete saperne di più…

Why-Depressive-Thoughts-are-So-EnduringPerché?

Fu da allora che il nostro mondo sprofondò nella più buia e affliggente depressione. E pensare che l’umanità credeva di essere giunta alle soglie del paradiso, o quanto meno di aver trovato un inaspettato, incredibile ascensore spaziale per giungervi! E invece…
Il cielo notturno brillava di innumerevoli stelle, così tante che nemmeno le potenti luci artificiali dell’area di atterraggio riuscivano a farle svanire. Intorno, la folla sistemata ovunque possibile fremeva di una irrefrenabile eccitazione. Persino le tribune riservate ai capi di stato e alle altre figure istituzionali di alto rango erano visibilmente scosse da una travolgente euforia. D’altro canto erano passati solo sei mesi dal primo contatto e dalla decifrazione del messaggio. Sei mesi nei quali il corso della storia della civiltà umana aveva accelerato, la sua civiltà era cambiata, le aspirazioni e i sogni più grandi sembravano ora raggiungibili. I primi emissari d’una civiltà aliena stavano arrivando sulla Terra, portando con sé un nuovo futuro, la via per una inopinata evoluzione, per cambiare il mondo, appunto, e per altrettanto cambiare la vita degli uomini, chissà in quali impensabili e meravigliosi modi!
L’immensa astronave lucente era apparsa nel cielo, e con velocità inimmaginabile era volata sopra l’area predisposta per l’atterraggio, accompagnata da applausi, esclamazioni esultanti, urla di stupore tanto quanto di eccitazione da parte della folla stipata ai lati. Era lentamente scesa fino ad appoggiarsi al suolo: sembrava rischiarare a giorno il mondo intero, oltre che l’animo di tutti i presenti. Quindi una lama di luce era apparso sul fianco, ampliandosi sempre più: il boccaporto di sbarco, evidentemente! Da lì sarebbero scesi gli alieni, si sarebbero manifestati al mondo, accogliendo la razza umana nella grande famiglia cosmica…
Poi il boccaporto sfolgorante, a quel punto aperto solo per una parte, si bloccò. Restò così per qualche secondo, quindi si richiuse. L’astronave balenò alcuni lampi luminosi, poi si staccò da terra e in pochi istanti prese quota svanendo nel nero dello spazio infinito.
Un silenzio di tomba calò sull’intera area. Dapprima disorientato, poi opprimente, e ad ogni attimo sempre più soffocante. Gli alieni erano fuggiti via, come da un luogo infetto, appestato. Come se avessero cambiato idea, e senza alcuna esitazione. Perché?
Già, perché?: è la domanda che da allora il mondo intero si pone. E’ il tormento, un cruccio penoso e angosciante, un oscuro supplizio che nessuno sa come espiare.

Rapporto #12KKGH673 – Pianeta: VLSS3 (“Terra”)

(Un racconto inedito o, meglio, mai pubblicato dacché scritto per una particolare “sfida creativa-letteraria” in forma di concorso organizzata da Senso Inverso Edizioni qualche anno fa: sfida per la quale, data una foto proposta come “ispirazione” – quella che vedete qui sotto -, c’era da inventarci sopra un racconto lungo non più di 25 righe*. Buona lettura!)

25_righe_per_una_foto_2012_blog_imageRapporto #12KKGH673 – Pianeta: VLSS3 (“Terra”) – Esploratore: Krwixz III°

L’esplorazione del pianeta VLSS3, denominato in loco “Terra”, e lo studio delle creature dominanti che lo abitano, hanno raggiunto uno stato più che avanzato. Confermo le personali valutazioni già espresse in passato: il pianeta presenta caratteristiche naturali sovente notevoli, tuttavia aria, acqua e terreno risultano ammorbate da elementi tossico-nocivi in gran quantità. Primaria causa di ciò è l’attività dei suoi abitanti principali, i “terrestri” ovvero le creature dominanti suddette: una razza estremamente primitiva, selvatica, ignorante, e dotata di struttura psico-cerebrale di livello scadente. Essi si autoproclamano intelligenti più di ogni altra razza presente sul pianeta ma risolvono i conflitti interni con modi spesso brutali e distruttivi, che nessuna altra creatura di tipo non umano manifesta. Per metro di paragone, la razza vivente di tipo YTF0987 “Fagus Sylvatica”, in genere denominata dai terrestri “faggio”, contattata telepaticamente dallo scrivente e interpellata su domande di fisica interstellare, ha risposto molto meglio del miglior terrestre similmente interpellato. Risulta inoltre, la razza umana, oltremodo non autosufficiente, tanto da necessitare di ricevere continui ordini e direttive da un arcaico strumento elettronico che diffonde suoni e immagini, di fronte al quale i terrestri appaiono regolarmente imbambolati. Pare evidente che il controllo di esso alla fonte determini la detenzione del potere sociale maggiore, qui.
Posto ciò, dunque, il giudizio sulla razza terrestre risulterebbe ad ora sostanzialmente negativo, se non fosse che rimane un quesito dalla risoluzione al momento ancora oscura. Si rileva infatti uno strano culto, se così si può definire, diffuso in buona parte del pianeta ovvero in tutte le residenze di natura fissa nelle quali i terrestri vivono, nonché in talune abbandonate, legato a una sorta di piccolo altare solitamente ceramico con coperchio, scarico a sifone e serbatoio di acqua collegato, e ad un relativo rito forse religioso di tipo biologico/interattivo, più volte ripetuto durante il giorno locale, che consiste nell’offerta di sostanze organiche dal corpo, in certi casi legata ad altri vari gesti rituali come canti, parole o letture. Pare consistere in una specie di rito di purificazione, la cui frequenza ne segnala l’indubbia importanza per la vita del terrestre, ovvero l’unica certezza nell’esistenza di queste rozze creature, altrimenti destinate ad un futuro che pare francamente piuttosto incerto.

(*: il racconto vinse, poi.)

L’invenzione

ufo_bikeDi tutte le invenzioni mai concepite dall’avanzatissima tecnologia sviluppatasi sul pianeta, frutto di centinaia di secoli di progresso, sviluppo, avanzamento scientifico di una civiltà tra le più evolute dell’Universo, quella era di gran lunga la più strabiliante e incredibile. Eppure, in principio non aveva destato un così gran clamore; certo, la notizia aveva riscosso un cospicuo interesse, ma come spesso succede per ogni novità, quand’anche geniale e rivoluzionaria, molti si erano dichiarati increduli, diffidenti: troppo innovativa, troppo diversa dalla tecnologia corrente, così basata su un’idea totalmente inedita! Il mondo, insomma, sembrava non rendersene conto, proseguendo l’abituale modus vivendi: i traffici stellari continuavano, le astronavi da trasporto intergalattiche volavano come ogni giorno, quelle interdimensionali non sentivano di colpo superata la loro modernissima tecnologia, così come non pareva cambiata la vita dei loro equipaggi, delle rispettive famiglie o di alcun altro che, appunto, pensava fosse così inaudito un oggetto come quello – anche di fronte alle pur fantastiche astronavi superluminari di nuovissima generazione. Eppoi, a quel tempo in cui viaggi di miliardi di anni luce compiuti in pochi giorni erano eventi del tutto ordinari, com’erano concepibili spostamenti di, viceversa, pochi chilometri in tante ore? E senza nemmeno il supporto dei megamputer planetari, o dei più recenti e potenti Sintocerebri?! Cose del tutto inopinate, insomma!
Tuttavia, lentamente ma inesorabilmente, in ogni città, per i percorsi extraveicolari, nelle piazze e nei parchi all’ombra delle altissime sopraelevate fotoniche, uomini e donne a cavallo di quello strabiliante oggetto cominciarono a vedersi, probabilmente all’inizio per quel solito desiderio di esibizionismo, di mostrarsi “avanti” o “alla moda” – dacché molti, ovviamente, tuonarono dai media contro quell’invenzione tacciandola quale “frutto di tecnologia sfrenata”, “spregiudicato orpello da bislacca fantascienza” o simili definizioni biasimevoli… Ma, come detto, inesorabilmente, ove non regni la più bieca e folle ignoranza, ogni genialità prima o poi emerge e viene compresa: così, ormai, quello strabiliante, fantastico oggetto – quelle due ruote gommate pilotabili con una semplice barra dotata di freni a leva e movibile tramite due bracci girevoli collegati ad una catena metallica mossi dai piedi (che infatti la gente ormai comunemente chiama pedali) – trasporta chiunque qui e là sul pianeta con inaudita lentezza e svago supremo, sorvolati velocemente in cielo dalle grandi astronavi superluminari – gioielli tecnologici di colpo divenuti obsoleti ferrivecchi per viaggi interstellari senza più alcun fascino, rispetto a quei pochi chilometri così piacevolmente pedalati

(P.S.: è un racconto inedito, questo, che fa parte di una raccolta moooooooolto particolare di futura pubblicazione editoriale – ovvero già tra le mani dell’editore. Quando finalmente gli allineamenti stellari saranno propizi alla sua uscita, di sicuro sarete i primi a saperlo!)