Possono delle opere di arte contemporanea stare in un fazzoletto? La risposta allo spazio d’arte “Piscina Comunale” di Milano!

Parecchio originale la nuova mostra presenta presso la Piscina Comunale – Spazio d’arte in Copisteria di Milano: una collettiva curata da Adriano Pasquali che presenta più di cento opere realizzate “in un fazzoletto” – letteralmente s’intende, ovvero create su altrettanti semplici fazzoletti. Non solo una mera reinterpretazione fuori dal comune del supporto artistico, ma pure una sorta di metafora del valore di esso e dell’arte stessa, in grado di offrire un certo valore – estetico, tematico, culturale, sociale persino – al fruitore anche quando “relegata” su di un supporto così apparentemente limitato e limitante… Ma, inutile dirlo, quando l’arte è di valore (e di nuovo intendo ciò in senso artistico, appunto, non certo “commerciale”!), qualsiasi pur ridotta quantità non sarà mai proporzionale alla qualità offerta! E in fondo, appunto, nemmeno al mero godimento estetico di essa…
Fino al prossimo Ottobre, alla Piscina Comunale di Milano, in via Campiglio 13 (zona Lambrate). Cliccate sull’immagine qui sotto per visitare la pagina facebook dello spazio d’arte e avere maggiori informazioni sulla mostra, oltre che per poterne vedere anche qualche interessante video.

Piscinacomunale_set2013

E’ on line il numero 112 – Settembre 2013 – di InfoBergamo.it

cop_Infobergamo_Set2013E’ uscito il numero 112 – Settembre 2013 – di InfoBergamo.it, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più. Un gradimento così grande e continuato che persino in Agosto, mese vacanziero nel quale di sicuro la maggior parte della gente preferisce starsene all’aria aperta, in spiaggia, in acqua o su qualche bel sentiero di montagna piuttosto che davanti a un pc, il numero dei lettori ha raggiunto il numero incredibile di 74.000! Ma, come ripeto spesso, è certamente questa una quantità e un relativo gradimento ben legati – anzi, proporzionali! – alla qualità degli articoli e dei collaboratori del mensile, come sempre ben orchestrati dal direttore Graziano Paolo Vavassori. Un mensile che anche in questo numero 112 offre veramente molta carne al fuoco, tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori, viaggi e molto, molto altro, come si può evincere dal sommario del mese
A mia volta sono molto onorato di far parte dei collaboratori di InfoBergamo.it, cercando di offrire ai lettori spunti, osservazioni, testimonianze e riflessioni sul mondo dei libri, della letteratura e dell’editoria contemporaneo. In questo numero 112, vi offro un articolo provocatorio, che riflette e focalizza un’ipotesi apparentemente assurda – e sperando che veramente tale sia e non il contrario! – e sulle conseguenze che la sua manifestazione potrebbe (e dovrebbe) avere: se domani mattina sparissero libri, librai ed editori, dunque non ci fosse più nulla di letterario da leggere, voi credete che ne scaturirebbe una rivolta popolare? All’apparenza, credo che molti di voi risponderebbero di sì, perché accidenti, si può veramente concepire un mondo senza libri e lettura?
E se invece la realtà potenziale fosse diversa da ciò?
Potete leggere E se domani mattina sparissero di colpo editori e librerie? cliccando direttamente sul titolo dell’articolo oppure QUI ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina lì sopra ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo.it merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

Lucerna, un confortevole salotto arredato con gusto… (E un invito a seguirmi, lì!)

(…) Ogni volta che giungo in questa città di luce e di scintillii, di bagliori e di stupori, sento quasi un’urgenza spirituale di divenirne parte della sua più intima essenza. Cammino lentamente lungo la riva sinistra della Reuss, scorro lo sguardo sulle facciate dei palazzi che, sulla riva opposta, affrescano l’orizzonte prossimo come su una tela impressionistica dai vivacissimi colori. La corrente è impetuosa, il lago spinge fuori da sé l’acqua con possanza, schiumante tra rapide vigorose, compressa tra gli argini sopra i quali le placide passeggiate della gente sembrano soavi traiettorie di fragili farfalle sopra una furiosa tempesta – ma appena le risacche placano il flusso, ci si meraviglia di quanto verde e trasparente sia quest’acqua cittadina – e potabile, suppongo, come d’altronde accade altrove qui in Svizzera.
Poco a valle c’è lo Spreuerbrücke, uno dei due ponti in legno che scavalcano il fiume, e quello ancora originale (dell’altro, il Kapellbrücke, e della sua storia, vi racconto a breve). Mi piace penetrare nel centro storico di Lucerna da quella parte e non dall’altra, dove usualmente i bus scaricano le comitive di turisti. Vi entro da qui perché ho la vivida impressione di entrare in una dimora antica e nobile che da subito si rivela accogliente, ospitale, confortevole. Un salotto arredato con gusto, certamente prezioso ma non sfarzoso, nel quale ci si sente a proprio agio, compartecipanti alla sua finezza, allo charme.
Vie pedonali strette che scorrono tra antichi palazzi dalle facciate affrescate spesso fantasiosamente come tele d’un discepolo elvetico di Bosch, le quali di colpo divengono ancora più strette, più intime, e d’un tratto si frantumano in altre viuzze, vicoli e vicoletti che donano l’impressione di trovarsi in un labirinto urbano. Ma basta girare l’angolo per ritrovarsi all’improvviso in una deliziosa piazzetta circondata da ulteriori nuove tele-facciate e agghindata da una tipica ed elaborata fontana in pietra, piccoli slarghi che mi allargano parecchio l’animo e lo abbracciano affettuosamente, instillandomi un senso di protezione serena, quieta. (…)

Luzern, “Luce-rna”, ovvero “città della luce”. Un nome che più azzeccato non potrebbe essere, e voglio cercare di dimostrarvelo nel modo più chiaro e, mi auguro, affascinante possibile, accompagnandovi per le sue strade, le piazze, i ponti, tra i palazzi e le torri, tra i luccichii delle acque del lago e quelle nivali sulle vette montuose che coronano il panorama cittadino.
E vi ci accompagnerò presto, molto presto…
Continuate a seguire il blog (o arrivateci, qui, dai social network) e a breve ne saprete di più.

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La rivoluzione indispensabile (e urgente). “Italia Revolution. Rinascere con la cultura”, l’ultimo libro di Christian Caliandro

Da tempo apprezzo parecchio Christian Caliandro, per le sue specifiche professionali nelle discipline artistiche, per gli articoli sulla carta stampata e sul web (Artribune, in particolare) e ancor più per la notevole capacità di lucida visione critica sulla nostra realtà contemporanea, spesso così profonda da travalicare i propri ambiti artistico-culturali “soliti” per divenire di respiro ben più ampio e generale.
Per tali motivi il suo ultimo libro Italia Revolution, posti i temi su cui disquisisce – compendiati in modo chiaro nel sottotitolo Rinascere con la cultura – e il relativo “progetto” che ne deriva, con il quale concordo supremamente, mi sembra una lettura del tutto consigliabile se non necessaria.
Così recita la presentazione del volume:

Siamo abituati a raccontare gli anni Ottanta come un periodo dominato dal glamour e dalla leggerezza. In realtà, è stato un decennio molto più pesante, duro e livido di quanto comunemente si pensi. Dalla diretta della tragedia di Vermicino alla nascita delle Tv private, nulla è più stato come prima: i processi di trasformazione, rimozione e riflusso si intrecciano e si sovrappongono, nascono i fantasmi che ci visiteranno nei successivi decenni. Il nostro Paese è quindi preda da almeno trent’anni di una forma di schizofrenia: si è raccontato un’altra verità, stretto nel conflitto generazionale tra i “vecchi” che avevano vissuto la ricostruzione e il boom e i “giovani” sessantottini, che di quei drammi e di quegli slanci non sapevano nulla ed erano cresciuti nel benessere. Oggi quindi – esattamente come nel secondo dopoguerra – il nostro Paese va ricostruito, riportando al centro la realtà: solo la cultura potrà dare origine alla grande rivoluzione di cui abbiamo bisogno.

Ecco. Un’acuta analisi degli ultimi trent’anni italiani, quelli probabilmente coperti dal processo di ignobile svaccamento (ovvero dal suo più drammatico acutizzarsi) al quale si è lasciata andare gran parte della società italiana a tutto vantaggio Italia-revolution_copdegli affari loschi della classe politica e, di contro, a tutto svantaggio di quelle preziose peculiarità che avrebbero viceversa consentito all’Italia prosperità e posizioni di prestigio ben maggiori – la cultura in primis: veramente un tesoro immenso del quale poter beneficiare, e per il cui godimento occorrerebbe una vera e propria rivoluzione, appunto. Per rinascere, finalmente, ovvero per non soccombere, definitivamente.
Nota di merito finale – e ulteriore punto a favore del libro, peraltro – per il prezzo, finalmente ragionevole per un saggio di questa qualità.
Cliccate qui sopra, sulla copertina del libro, per conoscerne tutti i dettagli: è un testo da leggere, senza dubbio. Perché, visto come siamo messi, qui, sarebbe pure giunta l’ora, di diventare molto meno abulici e ben più rivoluzionari!

Un “corto” racconto per voce e immagini, ovvero un grande film: “Pensieri nel vento”, di Ermanno Salvaterra

Ammetto di aver sempre preferito la lettura dei libri alla visione cinematografica, pur essendo del buon (e ribadisco: buon) cinema un ammiratore assoluto. Ma quando mi viene chiesto di citare un titolo di opera filmica particolarmente gradito, tra quelli che mi balzano in mente c’è sempre Pensieri nel vento, dell’alpinista trentino Ermanno Salvaterra. Il che lascia regolarmente un po’ sgomento chi mi ha posto quella domanda, anche quando preciso di cosa si tratta così tentando di dipanare il dubbio dei più verso un titolo certamente non celebrato come un grande “classico” ovvero sostanzialmente sconosciuto. E ciò a torto, mi permetto di dire, “imponendomi” di dedicarvi questo breve articolo che possa anche sostenere e motivare la mia preferenza.
Pensieri nel vento è un film d’alpinismo, un cortometraggio da meno di venti minuti di durata, certamente sotto molti aspetti “artigianale”, semplice, essenziale, nulla a che vedere, insomma, con megaproduzioni simil-hollywoodiane o altro del genere – comunque vinse il Premio Genziana d’oro del Club Alpino Italiano al Trento Filmfestival del 2002, una delle più importanti rassegne internazionali dedicate al cinema di montagna e d’avventura.
Sia quel che sia, Pensieri nel vento è a mio parere tremendamente sublime, capace di concentrare in quella sua semplicità tecnica e tematica una potenza espressiva e un effettivo senso artistico incredibili. E’ un piccolo gioiello cinematografico dalla fortissima valenza letteraria, pure, per l’armonia che si genera tra voce narrante (come per un breve audiolibro, in pratica) e immagini nonché per la grande carica poetica che in ciò vi si può riscontrare. Un’opera che trascende i propri confini “naturali” meramente alpinistici tanto da poter affascinare pure chi le montagne non le ha mai nemmeno viste in lontananza, e che io citerò sempre, ogni volta che mi chiederanno la domanda sopra riportata, insieme ai titoli classici (sarò forse blasfemo, ma tant’è) di mostri sacri quali Herzog, Lynch, von Trier, Kitano e così via. Già.
Buona visione.