BUK 2013: la ciambella è uscita col BUKo ed è squisita, forse manca un po’ di fame…

…O forse è proprio perché c’è “fame” ma d’altro genere, che la dieta si è ancora un poco irrigidita…
Sì, certo, ora spiego meglio il tutto. BUK 2013, Modena, Fiera della Piccola e Media Editoria, indubbiamente uno dei migliori eventi del genere in Italia: direi che anche quest’anno si conferma tale, grazie a una location, il Foro Boario, sempre gradevole e funzionale, a una valida organizzazione, a un ricco calendario di eventi – interni alla fiera ma anche esterni – e a un’affluenza di pubblico tutto sommato buona, sulla cui entità ha certamente influito la giornata fredda e piovosa – alla faccia dello spostamento in avanti sul calendario della fiera, nelle prime edizioni programmata durante il mese di Febbraio, e alla concomitanza di altri eventi culturali BUK-copertina-2013ok-209x300nazionali di grande pregio… D’altro canto il “buon nome” la BUK se l’è ormai fatto, ed è prova di ciò la costante presenza di editori che coi propri stand non lascia certo spazi vuoti nei begli ambienti del Foro Boario. Insomma: se a volte mi è capitato di constatare (anche direttamente) che in tema di eventi dedicati alla lettura e all’editoria non sempre le ciambelle sono uscite col buco, qui invece il BUKo la ciambella ce l’ha ed è risultata pure gustosa, come tradizione! Quindi ci si poteva (forse ci si doveva) aspettare una bella abbuffata libraria, da parte dei visitatori; invece, valutando apparenze che tuttavia credo difficilmente confutabili da dati di segno opposto, mi pare che il periodo di crisi economica (e non solo) che ormai da (troppo) tempo ci sta attanagliando, il quale quasi da subito s’è fatto sentire pesantemente nell’ambito culturale in generale ed editoriale in particolare, abbia fatto ancor più stringere la cinghia al pubblico “comprante”, imponendo agli acquisti librari un regime dietetico più rigido del solito… Ma credo sia inutile rimarcare la realtà di una situazione ormai più che manifesta circa stato della lettura in Italia e su quanto gli italiani siano disposti a spendere per acquistare libri, di questi tempi grami. Anzi: sia gloria ad eventi come la BUK che invece sanno ancora attrarre un pubblico per gran parte interessato alla buona letteratura – quella che sempre più spesso sono le case editrici indipendenti a offrire, piuttosto che quelle grandi e blasonate – e, cosa ben più importante, disposto a “investire” su di essa, ad acquistare libri di autori poco noti ma dai contenuti di valore e a mantenere vivo un settore fondamentale della cultura italiana che altrimenti rischia di essere soffocato dall’oligarchia di mercato dei suddetti grandi editori e dai loro prodotti di largo consumo e di ristretto valore letterario. E se qualcuno in fiera restava un poco basito quando, fermando alcuni visitatori vaganti tra gli stand, essi si dichiaravano “non lettori”, a me hanno fatto parecchio piacere quelle “insolite” presenze: se è vero che una fiera dedicata ai libri e alla lettura, nella quale espongono editori che mirano in primis a vendere i propri libri, si rivolge soprattutto ai lettori, è altrettanto vero che uno degli scopi fondamentali di eventi del genere è anche di attirare verso il mondo letterario chi ne è rimasto sempre lontano, per qualsivoglia motivo. Di principio, penso che anche un solo libro venduto a un non lettore entrato in fiera per mera curiosità – o, più banalmente, perché fuori pioveva e dentro no – sia un risultato anche più importante dello zaino ricolmo di libri acquistati dal lettore fortissimo: questi, ahinoi, sono appassionati a rischio d’estinzione, mentre i primi fanno parte di una categoria che è in tutto e per tutto una preziosa opportunità da coltivare il più possibile, per il bene non solo degli editori ma dell’intera cultura italiana.
A proposito di editori, e di quanto hanno proposto in fiera, un’altra realtà che mi è parsa evidente è una certa mutazione dell’offerta di molti di essi, credo legata a sua volta alla difficile congiuntura economica attuale: se fino a qualche tempo fa su dieci libri proposti otto erano di narrativa, oggi questi si sono ridotti a non più di 2/3, mentre è parecchio aumentata la produzione saggistica e a carattere biografico. Comprensibilmente, un saggio o uno scritto di genere divulgativo ha fin da subito a disposizione una certa quota di pubblico che al tema trattato è interessato, dunque un numero di potenziali compratori maggiore rispetto alla narrativa generalista, che non può far altro che cercare di conquistarsi sul campo ogni singolo lettore, con ovvie e ben maggiori difficoltà – stante pure un mercato oggettivamente saturo o, meglio, sbilanciato tra offerta abbondante e domanda (la quantità di lettori nel nostro paese) che invece tende a stagnare, se non a diminuire: non casualmente molti distributori si rifiutano addirittura di portare sul mercato nuove opere di narrativa, soprattutto di autori esordienti, che rappresentano un’incertezza di vendita assoluta ovvero un’incognita troppo grande da affrontare (cioè una potenziale perdita economica, per parlarci chiaro!) Ciò forse accrescerà le uscite di nuove opere in autoproduzione e il print on demand senza supervisione editoriale: certamente un’opportunità per quei talenti che non saprebbero altrimenti come proporre le proprie opere, ma obiettivamente quanti ce ne sono in giro di autenticamente tali, a fronte di una gran bella massa di pseudo-scrittori che, se sottoposti al vaglio di una casa editrice seria, verrebbero caldamente esortati a dedicarsi ad altre forse più consone passioni?
Per concludere: un’edizione ottima come sempre per quanto riguarda l’evento in sé, mentre tutto sommato interlocutoria a livello pratico, che a fronte di umori generali piuttosto mogi lascia aperto il campo a sviluppi futuri che non ci si può che augurare migliori e propizi, dacché – lo ribadisco sempre, a costo di diventare monotono – la lettura, e il relativo acquisto di un libro, non è un mero gesto di natura personale e commerciale, ma è una vera e propria azione culturale di valore fondamentale per l’intera società, che se vuole veramente essere civile e avanzata non può e non potrà mai rinunciare alle solide e insostituibili fondamenta della cultura. E la società siamo noi tutti, lettori e non lettori…

Domenica 24 Marzo, Modena, BUK 2013: io ci sarò, e voi?

LMRQP_con_CLMRDDomenica 24 Marzo prossimo sarò nuovamente presente con i miei libri a BUK 2013, la Rassegna della piccola e media editoria di Modena, indubbiamente al pari di Chiari l’evento italiano più interessante e partecipato dedicato alle case editrici indipendenti. Una vera e propria festa popolare dei libri, che ogni anno conferma l’interesse del pubblico e supera i precedenti record di affluenza, nella quale girare tra i vari stand è un vero piacere per gli occhi, la mente e l’animo, e conferma l’altissima qualità della produzione letteraria ed editoriale indipendente. Uno dei quei (pochi, mi permetto di dire) eventi letterari nazionali, insomma, che ancora sanno riconciliare con i libri e la lettura, per la bella atmosfera che sanno generare e, ancor di più, per consentire finalmente a quella parte del mondo editoriale italiano che ancora sa fare buona, se non ottima letteratura di mostrarsi in tutto il suo valore, e di mostrare quanto tale valore sia sovente ben maggiore di quello che la grande editoria offre. Ergo, un appuntamento imperdibile per ogni appassionato di libri!
Cliccate QUI per visitare il sito web ufficiale di BUK 2013 e conoscerne ogni informazione utile, oppure cliccate sulle copertine dei due miei ultimi romanzi per sapere ogni cosa su di essi – romanzi che in fondo sono e saranno i protagonisti principali, loro anche più di me, della presenza del sottoscritto in fiera! E se vorrete passare a trovarmi allo stand di Senso Inverso Edizioni, beh, sarà un piacere incontrarci e chiacchierare… (e magari ci scappa pure un buon bicchiere di vino!)

P.S.: ovviamente potete venire a BUK anche se non siete lettori e solo per fare qualcosa di diverso dal solito! Già la bella atmosfera che vi troverete merita la visita, ma se poi adocchierete qualcosa che vi pare interessante, non esitate a comprarlo. Potrete così aiutare delle persone, gli editori indipendenti, che giorno dopo giorno “lottano” per difendere la propria passione verso i libri e la letteratura e lo fanno spesso sacrificando non solo energie ma pure soldi (non li vedrete certo andare via con costosi SUV o fiammanti coupè, i piccoli editori!), ed è inutile rimarcare, credo, quanto sia fondamentale il loro impegno per un’Italia così bisognosa di buona cultura – stante la latitanza del merito di chi invece avrebbe la forza (industriale ed economica) per farlo… (certo, la “grande” editoria, sempre lei!) Insomma, non è che comprerete solo un libro (o magari anche di più), ma sotto molti aspetti farete pure in modo di aiutare l’intera buona cultura italiana. E non è assolutamente poco.
A meno che non vorrete vedere in giro solo “libri” come questo
Ecco, appunto. E lunga vita alla buona letteratura e a chi ancora la promuove!

Affordable Art Fair Milano 2013: “chi si siede per terra non cade”…

Recita proprio così un vecchio adagio popolare, a indicare che va bene il coraggio, l’intraprendenza, l’audacia di essere avanti più degli altri, ma quando c’è da tirare i conti la prudenza non è mai troppa… L’edizione 2013 di Affordable Art Fair Milano – il format fieristico internazionale dedicato all’arte contemporanea sotto i 5.000 euro, dunque quasi automaticamente mirato all’arte giovane, emergente, avanguardista e/o comunque non ancora (e non troppo) mainstream – mi è parso rispecchiare abbastanza fedelmente il senso di quell’adagio.
AAF_logoIn effetti, come ho appena scritto, da una fiera del genere viene piuttosto facile immaginarsi di poter trovare, tra gli stand, artisti e lavori “non soliti”, per così dire, nuove proposte, idee originali ovvero sperimentali che proprio per via della novità e della non ancora rodata fruibilità pubblica godono di un prezzo di mercato accessibile. Tali peculiarità tuttavia, e inevitabilmente, comportano pure la possibilità che il collezionista e/o il potenziale acquirente in visita alla fiera, avendo qualche soldo da spendere ma non troppo, e non mirando volontariamente a proposte eccessivamente “alternative” (inutile dire che costruirsi una collezione, piccola o grande, di opere sperimentali è cosa parecchio coraggiosa e audace!), finisca spesso per puntare su lavori dotati di riferimenti già noti e riconosciuti, oppure su opere che, per le loro caratteristiche, possano ragionevolmente rappresentare un “investimento” – e non intendo ciò solo in senso meramente economico, ma anche dal primario punto di vista artistico. Ecco, mi è parso che, rispetto all’edizione 2012, questa AAF abbia presentato tra i suoi stand un’arte un po’ meno alternativa e dunque più facilmente vendibile, come se le gallerie presenti, pur avendo a disposizione un evento deputato per proprio DNA all’innovazione artistica, appunto, abbiano deciso di andare sul sicuro, di non spingere troppo sul pedale dell’originalità e della novità ovvero di consolidare certe proposte che un mercato già ce l’hanno o se lo stanno creando in attesa di un futuro più propizio per l’intraprendenza e l’esplorazione di ambiti artistici più “temerari”.
Inevitabile adattamento a questi tempi di crisi, e alla necessaria conseguenza di dover far cassa per non trasformare tali eventi in mere e pericolose perdite di denaro, oppure strategia di mercato dovuta anche ad una certa mancanza di proposte veramente interessante e innovative in circolazione? Parlando con alcuni amici galleristi, mi è in effetti stata segnalato un certo calo delle acquisizioni in fiera, a fronte di un comunque rimarcabile interesse dei visitatori verso gallerie e opere e un relativo buon giro di potenziali contatti fruttuosi, quindi verrebbe da chiedersi la prudenza piuttosto che l’audacia alla fine abbia rappresentato l’atteggiamento migliore… Ma, appunto, non si possono non considerare i tempi correnti, che purtroppo anche l’arte e il suo mercato stanno subendo con modalità simili ad altri settori (opere da milioni di euro che si vendono meglio che lavori a prezzi ben più popolari, il che mi fa pensare all’equazione “ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri” che tanti segnalano in merito a questa nostra assai tenebrosa era di crisi), e di contro è sempre piacevolissimo vedere la gran coda di visitatori all’ingresso della AAF, che resta senza ombra di dubbio uno degli eventi dedicati all’arte contemporanea migliori non solo sulla piazza milanese ma pure mondiale (visto che è un format esportato in tutto il mondo!): lo dimostra pure la notevole quantità di gallerie estere presenti (europee e asiatiche, mentre mancavano del tutto le americane) e ugualmente del pubblico non italiano circolante tra gli stand – cosa non così solita ed anzi drammaticamente latente in certe altre fiere nostrane che, dichiaratamente, vorrebbero vantare status internazionali che invece la realtà non dimostra tali.
Un evento comunque immancabile, insomma, che offre a collezionisti alle prime armi o in cerca di cose non mainstream parecchi lavori interessanti, e a tutti gli appassionati d’arte una più che buona cartina al tornasole sullo state dell’arte contemporanea underground o quasi (ovvero su quell’arte e quegli artisti che per motivi vari – spesso assolutamente discutibili – non trovano (ancora) spazio sulle più patinate riviste d’arte), sulla sua evoluzione e sulle imminenti e/o future potenzialità espressive. Prossimo appuntamento italiano: Roma, 18/20 Ottobre 2013 – ma cliccando sul logo di AAF qui sopra, potrete visitare il sito web e conoscere ogni altra cosa in merito. Per il main web site, invece, cliccate QUI.

P.S.: “Ah, però non hai fatto nessun nome di qualche artista meritevole di attenzione!” alcuni di voi ora potrebbero obiettarmi. Vero: non mi piace mai fare nomi, perché ogni volta si cita qualcuno, quasi matematicamente si ignorano altri forse anche più bravi ma che per qualsivoglia motivo o causa sono sfuggiti… Ma se proprio devo indicare qualcuno che mi ha particolarmente interessato – e, sia chiaro, è una scelta assolutamente personale che va al di là di giudizi e valutazioni critiche o di altro del genere – beh, vi dico lui. Perché? Per la capacità di trasformare in arte visuale un testo letterario, in un modo che, nonostante l’apparente semplicità dell’opera creata, mi pare più intenso ed efficace di quanto abbiano fatto altri. Ma certo, essendo io scrittore, probabilmente sono un po’ di parte…

Lunedì prossimo 25/02, ore 21.00: torna RADIO THULE #10-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!

Lunedì 25/02, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming:
RADIO THULE, anno IX, puntata #10!
Una puntata a dir poco affascinante, intitolata L’arte è un dirigibile che vola verso Nord. Ovvero: C’è un sottile filo rosso che lega Italia e Norvegia. Ormai è quasi invisibile ai più, eppure c’è, inciso nella storia del secolo scorso, legando i due paesi attraverso due rispettivi personaggi parecchio emblematici: Roald Amundsen e Umberto Nobile, l’esploratore protagonista di grandi imprese polari e della grande tragedia del dirigibile Italia. Un rapporto di amicizia/rivalità profondo, tra i due, ma anche una vicenda dalle molteplici valenze umane tanto da poter essere considerata “artistica” – in fondo anche l’arte rappresenta una esplorazione della realtà, e spesso di quella realtà non ancora conosciuta, ancora da interpretare, da raffigurare come su una mappa geografica, appunto. E’ quanto ha fatto Esplorazioni_imagel’Italian/Norwegian Art Project, un gruppo di artisti bergamaschi che, guidati da Jacopo Finazzi, ha organizzato una vera e propria avventura artistica denominata Utforskninger – “Esplorazioni” in norvegese – che ha interpretato il rapporto tra Amundsen e Nobile attraverso opere d’arte di diversa natura esposte poi, lo scorso Novembre, proprio in Norvegia, rendendo così nuovamente visibile quel filo rosso che unisce quelle terre nordiche con l’Italia. Un progetto artistico assolutamente affascinante del quale Jacopo Finazzi e il gruppo ci parleranno, in questa puntata di RADIO THULE con la quale – anche tornando certamente fedele al proprio nome più del solito – potremo tornare a sorvolare come a bordo di un “dirigibile artistico” le incredibili lande polari. Insomma, una puntata da non perdere!
(E se già ne volete sapere di più sull’Italian/Norwegian Art Project e su Utforskninger, cliccate QUI!)

Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD o ancora QUI per lo streaming in UltraHD! E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: save the date e stay tuned!

E’ on line il numero 105 – Febbraio 2013 – di InfoBergamo!

cop_InfoBergamo_feb2013E’ uscito il numero 105Febbraio 2013 – di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più. Il gradimento dei lettori per il mensile è peraltro in costante ascesa, dato che anche con la scorsa uscita di Gennaio InfoBergamo ha saputo consolidare e aumentare il record di Dicembre, giungendo al ragguardevole numero di 93.822! Ma è certamente una quantità ben legata – anzi, proporzionale! – alla qualità dei collaboratori e degli articoli ospitati sul mensile, che anche in questo numero 105 offre veramente molta carne al fuoco tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto, molto altro, come si può evincere dal sommario del mese
Questa volta il mio contributo è dedicato ad un fenomeno desolante tanto quanto estremamente grave: l’articolo si intitola Se chiude una libreria, chiude un pezzo della nostra civiltà, e offre un resoconto sull’inesorabile “estinzione” delle librerie indipendenti, che comincia a coinvolgere non più solo il piccolo esercizio a gestione familiare ma anche realtà ben più importanti e prestigiose. Prendo spunto da un’analisi della situazione milanese – essendo Milano una città-campione molto interessante anche da questo punto di vista – e la rapporto a quella di Bergamo, città di piccola/media taglia a sua volta statisticamente significativa dacché senza dubbio correlabile a moltissime altre realtà cittadine simili sparse per la penisola – dunque, anche per questo, un articolo che non ha certo una valenza meramente locale ma può ben interessare i lettori di tutto il territorio nazionale.
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina in testa al post ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!