Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.
Panchine normali o panchine giganti?
[La panchina gigante di Piamprato in Valle Soana, Piemonte.]Secondo voi, se in un luogo che offre un bel panorama e per ciò vi viene piazzata una “big bench”, una panchina gigante insomma, si fosse installata una panchina normale, avrebbe attirato lo stesso molte persone?
La risposta è no, ovviamente.
E perché mai? Cosa cambia tra le due, se il senso dell’opera è dare modo alle persone di ammirare la bellezza del luogo e del suo panorama?
Se al posto delle panchinone, quasi sempre caratterizzate da colori sgargianti che non c’entrano nulla con i luoghi in cui stanno, si fossero installate delle belle panchine normali, magari realizzate da un valente falegname o da un bravo artigiano del ferro battuto, non avrebbero veramente abbellito il luogo ben più delle prime dando ugualmente la possibilità alle persone di sedersi su di un oggetto pregevole e di godere del panorama? Non sarebbe stata comunque una situazione instagrammabile?
[Una semplicissima panca in legno sulle Alpi austriache. Foto di Arthur Dent su Unsplash.]La risposta, altrettanto ovvia, è sì. E lo è perché alle panchine giganti non interessa nulla del luogo e della sua “valorizzazione”: sono oggetti autoreferenziali, oltre che volgari, che accentrano unicamente sulla loro presenza l’attenzione del pubblico più svagato banalizzando e degradando ciò che hanno intorno. Chi le installa vuole “valorizzare” il luogo, appunto, invece finisce inesorabilmente per imbruttirlo.
[Ecco l’unico vero scopo fondamentale delle panchine giganti.]A questo punto non posso che chiedere: veramente molte persone accettano di stare al gioco, ad un gioco così bieco e cafone, edi partecipare – pur con tutta l’inconsapevolezza e la buona fede del caso – al degrado di un luogo di pregio? Invece di godere veramente delle bellezze naturali e paesaggistiche che può offrire camminandoci attraverso e magari sedendosi ad ammirarne le vedute su una semplice panchina – ma basta un sasso oppure un prato – sentendosi realmente dentro il paesaggio senza trasformarsi in un elemento di disturbo esattamente come lo è la panchina gigante sulla quale ci si trastulla?
Veramente molte persone possono accettare tutto questo a cuor leggero? Quale risposta più o meno ovvia possiamo dare a una domanda del genere?
Il degrado inizia così, soprattutto perché si dà un idea, si insegna una maleducazione che attira chi è predisposto a non rispettare l’ambiente così come è e vuole ciò che li non deve esserci.
Ciao Gigi!
Hai ragione, in fondo le panchinone e il pubblico che le frequenta sono due aspetti di uno stesso fenomeno anche sociale e sociologico, oltre che culturale o economico, che segnala bene il degrado della relazione che intessiamo con il mondo che abitiamo, sempre meno empatica e consapevole e più superficiale e autoreferenziale. Una situazione nella quale possono sguazzare molti soggetti parecchio scaltri, e non solo a piazzar panchinone o ponti tibetani ovunque.
Grazie!
Grazie Paola. Non posso non insistere ora perché guardo nel futuro, cioè a quando il fenomeno di costume (?) sarà passato e le centinaia di panchinone piazzate ovunque diventeranno rottami che nessuno o quasi si prenderà la briga di rimuovere.
Grazie Luca , hai proprio ragione (condivido anche sul sito)
Non ho mai capito a cosa servano le “panchine giganti”
ciao Enrico
Grazie come sempre, Enrico. In effetti mi pare molto più chiaro a cosa NON servano, quelle panchinone.
Ciao!
Il degrado inizia così, soprattutto perché si dà un idea, si insegna una maleducazione che attira chi è predisposto a non rispettare l’ambiente così come è e vuole ciò che li non deve esserci.
Ciao Gigi!
Hai ragione, in fondo le panchinone e il pubblico che le frequenta sono due aspetti di uno stesso fenomeno anche sociale e sociologico, oltre che culturale o economico, che segnala bene il degrado della relazione che intessiamo con il mondo che abitiamo, sempre meno empatica e consapevole e più superficiale e autoreferenziale. Una situazione nella quale possono sguazzare molti soggetti parecchio scaltri, e non solo a piazzar panchinone o ponti tibetani ovunque.
Grazie!
Ne avevi già parlato, e fai bene a insistere. Per me sono un obbrobrio
Grazie Paola. Non posso non insistere ora perché guardo nel futuro, cioè a quando il fenomeno di costume (?) sarà passato e le centinaia di panchinone piazzate ovunque diventeranno rottami che nessuno o quasi si prenderà la briga di rimuovere.