Ripensando a quanto hai e avete fatto con Radio Alice… non ti chiedo se rifareste tutto quanto perché sono certo sia una domanda retorica, ma c’è qualcosa che potevate e dovevate fare meglio, o che non avete fatto e volevate fare, oppure qualcosa che avete fatto e, con il senno di poi, non dovevate fare?
«Singole cose oggi, col senno di poi, probabilmente le farei in modo diverso rispetto a come le mettemmo in atto allora. Ad esempio, mi attrezzerei per registrare e creare una memoria di tutto quello che andrebbe in onda, ovvero per avere la possibilità di replicare i contenuti prodotti e farli sopravvivere. Al di la di queste singole cose, tuttavia, oggi come allora rimetterei in pratica uno dei concetti fondamentali che fu della radio, ovvero la scelta di non essere proprietari di un’idea, di un modello o invenzione che dir si voglia. Tutto ciò che facevamo era a disposizione di chiunque, e chiunque ne poteva fare ciò che voleva.» Si può dire che avete inventato l’open source, in pratica.
«Sì, è così. Lo abbiamo inventato coscientemente, con consapevole logica e, ribadisco, ancora oggi questo concetto non lo cambierei di una virgola. Noi con Alice abbiamo veramente creato un essere vivente, che in quanto tale non si può “possedere” e che vive una sua vita con la quale ogni cosa può e deve interagire. Ci tengo molto a questa cosa.»
(Dall’intervista-chiacchierata-confessione con Valerio Minnella, uno dei padri di Radio Alice, ospitata nel mio ultimo libro Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre. Cliccate sulle immagini della copertina, qui sotto, per saperne di più.)
Luca Rota Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre. Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016
ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00 In tutte le librerie e sul web
E’ uscito e disponibile in tutte le librerie e sul web Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre, il mio nuovo libro pubblicato da Senso Inverso Edizioni nella collana ItaliaNascosta.
Alice, la voce di chi non ha voce esce – non a caso, ovviamente – a quarant’anni esatti dalla prima trasmissione (il 9 febbraio 1976 dai propri studi di Bologna) di quella che è stata la più libera, rivoluzionaria e innovativa – nonché leggendaria, per molti aspetti – tra le radio “libere” d’Italia e non solo: Radio Alice. Tuttavia non una semplice radio, non solo una delle prime emittenti nate dopo la liberalizzazione delle frequenze radiotelevisive dal pubblico monopolio RAI (e per questo di lì a breve definite anche private) e non soltanto un’esperienza comunicativa giovanile. No, una vera e propria rivoluzione, appunto, ovvero l’invenzione, la creazione di un nuovo modo di fare comunicazione e informazione, così innovativo e innovatore da divenire tanto amato dalla gente comune quanto odiato e avversato dalle istituzioni, incapaci di concepire una tale manifestazione di libertà comunicativa sfuggente a qualsiasi controllo superiore. Il tutto, in un periodo della storia recente d’Italia assai complesso e problematico, ma d’altro canto fondamentale – nel senso più pieno del termine – per le vicende degli anni successivi, fino ai giorni nostri.
Radio Alice fu l’emittente del Movimento del ’77 bolognese, tra i più attivi ed emblematici di quegli anni, ma soprattutto fu la voce di chi non aveva voce (come recitava il motto dell’emittente, che è stato reso titolo immediatamente significativo per il libro), ovvero di chiunque non vedesse riconosciuto il diritto di opinione e di parola da parte del sistema istituzionale – politico, sociale e non solo.
Partorita da un gruppo di creativi geniali – magari senza nemmeno saperlo di essere tali, ma di sicuro capaci di intuire genialmente ciò che mai prima nessuno aveva nemmeno immaginato – Radio Alice sconvolse e trasformò il linguaggio della comunicazione mediatica, con modalità del tutto nuove e sorprendentemente anticipatrici dell’attuale web 2.0 e dell’universo dei social network. Per tale motivo, ancora dopo 40 anni, la voce e l’esperienza di Radio Alice, con la sua storia così emblematica e tribolata, sanno ancora raccontare, rivelare, insegnare, illuminare moltissimo, sia in senso teorico che pratico ovvero – mi piace dire – sia in senso spirituale che culturale e formativo, a dimostrazione di una rivoluzione che, sotto certi aspetti, è ancora in corso e può essere tutt’oggi rilevata, studiata, conosciuta e apprezzata. Anzi, deve essere conosciuta e apprezzata.
In fondo, questi sono anche i motivi principali per i quali è nato Alice, la voce di chi non ha voce, un libro che vi racconterà con dovizia di particolari la storia, l’avventura, l’entusiasmo, l’energia creativa, l’utopia e la rivoluzione della radio in modo altrettanto creativo e rivoluzionario (se così posso dire, e capirete perché lo dico leggendo il libro) oltre che, mi auguro, estremamente interessante, grazie anche a testimonianze inedite (tra cui quella di Valerio Minnella, uno dei “padri” della radio) e a un corredo fotografico ricco e alquanto rappresentativo di quel periodo così intenso e ribollente, nel bene e nel male.
Molti hanno sentito parlare di Radio Alice e della sua affascinante aura leggendaria, ma pochi la conoscono veramente come merita di essere conosciuta. Spero proprio che questo mio libro possa sapervi affascinare, avvincere, entusiasmare, divertire e, magari, anche farvi meditare.
Un invito a non alzarvi stamattina, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi strumenti musicali o macchine da guerra Qui Radio Alice. Finalmente Radio Alice. Ci state ascoltando sulla frequenza di 100.6 megahertz e continuerete a sentirci a lungo, se non ci ammazza i crucchi. Alice si è costruita una radio ma per parlare continua la sua battaglia quotidiana contro gli zombi e jabberwock. Radio Alice trasmette: musica, notizie, giardini fioriti, sproloqui, invenzioni, scoperte, ricette, oroscopi, filtri magici, amori, o bollettini di guerra, fotografie, messaggi, massaggi, bugie.Radio Alice fa parlare chi: ama le mimose e crede nel paradiso, chi odia la violenza e picchia i cattivi, chi crede di essere Napoleone ma sa che potrebbe benissimo essere un dopobarba, chi ride come i fiori e i regali d’amore non possono comprarlo, chi vuol volare e non salpare, i fumatori e i bevitori, i giocolieri e i moschettieri, i giullari e gli assenti, i matti e i bagatti…
(Dalla prima trasmissione di Radio Alice sui 100.6 MHz FM, la mattina del 9 febbraio 1976.)
Luca Rota Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre. Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2016
ISBN 9788867932214
Pag.100, € 10,00 In tutte le librerie e sul web
Segnatevi l’appuntamento: Cesena, domenica 3 aprile alle ore 11.00, nell’ambito della IV Fiera del Libro di Romagna. E’ la prima presentazione ufficiale – e dunque il debutto in pubblico – di Alice, la voce di chi non ha voce, il mio libro sulla storia, l’avventura e la rivoluzione di Radio Alice, la radio più libera e innovatrice di sempre.
Prestigioso ospite della presentazione, per parlarvi con me del libro e della radio, sarà Valerio Minnella, uno dei veri e propri padri di Alice, personaggio fondamentale per quell’avventura radiofonica e di quegli anni “rivoluzionari” – peraltro ospite pure del mio libro con una lunga e bella intervista/chiacchierata/confessione.
Dunque, segnatevi l’appuntamento e, se sarete in zona, non mancate, che parleremo di…
…chi ama le mimose e crede nel paradiso, chi odia la violenza e picchia i cattivi, chi crede di essere Napoleone ma sa che potrebbe benissimo essere un dopobarba, chi ride come i fiori e i regali d’amore non possono comprarlo, chi vuol volare e non salpare, i fumatori e i bevitori, i giocolieri e i moschettieri, i giullari e gli assenti, i matti e i bagatti…
(dalla prima trasmissione di Radio Alice sui 100.6 mhz dagli studi di Via del Pratello a Bologna, la mattina del 9 febbraio 1976…)
P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più sulla Fiera del Libro di Romagna, oppure visitate la pagina facebook qui. Per saperne di più invece su Alice, la voce di chi non ha voce, cliccate qui.
Quando poco più che diciottenne, sul finire degli anni Ottanta, cercavo in tutti i modi di esplorare il vastissimo territorio della musica “alternativa” leggendo periodici, fanzine, acquistando dischi, scambiando cassette registrate (quello che ai tempi si chiamava tape trading) e quant’altro di utile (io supponevo) a quello scopo, ricordo che lessi la recensione dell’ultimo lavoro di un musicista a me ancora pressoché sconosciuto se non per vaghi “sentito dire” di cose fuori da ogni schema musicale conosciuto. Nella recensione, il suo estensore concludeva che, a fronte del valore di quell’ultimo disco e di quanto fatto dal suo autore fino a quel momento, si poteva definirlo “un genio”, uno dei rarissimi in circolazione nella musica del tempo.
L’autore ovvero il musicista del quale parlava la recensione era John Zorn. Col tempo scoprii e sancii in modo pressoché indiscutibile quanto fosse vero ciò che avevo letto: Zorn, ad oggi, è probabilmente da considerare come uno dei più grandi musicisti viventi, e uno dei rarissimi ad aver saputo creare qualcosa di nuovo in ambito musicale – un’impresa a dir poco sensazionale.
Fatte le debite proporzioni, credo sia un’impresa anche quella compiuta da Maurizio Principato, autore di John Zorn. Musicista, compositore, esploratore (Auditorium – Hans & Alice Zevi Editions, Milano, 2011), perché pensare di mettere per iscritto la carriera di uno come Zorn, autore di una discografia sterminata con centinaia di titoli di ogni genere e sorta nonché di altrettante collaborazioni con altri musicisti e band – oltre che titolare della Tzadik, casa discografica d’avanguardia, curatore di collane editoriali, di gallerie d’arte, stakanovista irrefrenabile delle arti musicali da più di 40 anni… e, ultimo ma non ultimo, considerato da tanti il miglior sassofonista vivente – pare di primo acchito come numerare e descrivere ogni singola goccia d’acqua che compone un mare…
Leggete la recensione completa di John Zorn. Musicista, compositore, esploratorecliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!
Vi sono personaggi che, per le grandi cose che hanno saputo fare nella loro vita e per l’aura di prestigio che da ciò è scaturita e li avvolge, ci viene da ritenere virtualmente immortali.
Così, quando anche ad essi inesorabilmente tocca la sorte che spetta a qualsiasi essere umano – pure se parrebbero tanto distanti da una tale “ordinaria” definizione – lo sconcerto che ci coglie è grande e quasi scioccante. Forse perché, pur sapendo che l’immortalità non esiste, di fronte a tali grandi persone la speranza più o meno inconscia è che la loro presenza a questo mondo, e i benefici che ne derivano, siano interrotti il più lontano possibile nel tempo: una sorta di rimozione dell’inevitabile che è segno inequivocabile di quella loro grandezza.
Poi, appunto, l’inevitabile accade. Ed è in questo momento, paradossalmente, che ci si può rendere conto di come quei grandi personaggi abbiano veramente acquisito uno status di immortalità, di trascendenza temporale, di presenza permanente che nessuna fine, biologica o che altro, può realmente annullare. Ciò accade quando le “cose grandi” che essi hanno saputo fare nella loro vita sono risultate talmente grandi da diventare ben più che mere e pur importanti azioni: sono diventate cultura. Cultura preziosa, riconosciuta, condivisa, disponibile per i posteri in modo imperituro. Cultura immortale, appunto.
Giusto un anno fa, in occasione del suo 68° compleanno, dedicavo la puntata di lunedì 12 gennaio 2015 di RADIO THULE proprio a David Bowie. Un piccolo (ma sentito) omaggio personale a uno dei più grandi artisti dell’epoca moderna e contemporanea, che potrete riascoltare cliccando sull’immagine qui sopra. Un omaggio che, mi auguro, possa divenire a sua volta – per quanto possibile – imperituro.