Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 9a puntata 2014/2015 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, nove febbraio duemila15, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #9 dell’anno XI di RADIO THULE. Titolo della puntata, “Bagliori nel buio. Il caso UFO di Travis Walton”.
A grande richiesta (!), RADIO THULE torna a occuparsi – con la consueta obiettiva chiarezza e senza alcuna mira sensazionalistica, ovviamente! – di uno dei (rari) casi più controversi e indubbiamente misteriosi del fenomeno ufologico: dopo il caso dei coniugi Hill, raccontato nella puntata #14 della stagione 2011/2012, in questa puntata andremo alla conoscenza della storia del presunto rapimento alieno del boscaiolo americano Travis Walton, accaduto nel 1975. Forse il caso più ricco di riscontri oggettivi e di testimonianze inconfutabili, che tutt’oggi mantiene pressoché intatto e per gran parte inspiegabile – o ben celato – il suo mistero.

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Edward Abbey, “I sabotatori”

cop_i-sabotatoriOk, è scientificamente provato che la razza umana, dopo aver ingannato chiunque capovolgendo la classifica che la metteva all’ultimo posto tra quelle viventi sulla Terra in quanto a intelligenza e con ciò arrogandosi il diritto di comandare su tutto e su tutti, sta distruggendo il pianeta sul quale vive. Dunque, che fare? Discutere con i personaggi fautori di questa distruzione? Come parlare ad un muro. Cercare con azioni politiche di fermare lo scempio? Propugnabile, se non fosse che molto spesso i politici si fanno corrompere da quelli. Quindi?
Beh, un altro sistema ci sarebbe ma non si può dire, pena l’accusa certa di sovversione, dunque piuttosto che dirlo meglio scriverlo: forse ha pensato questo Edward Abbey quando mise per iscritto il testo de I sabotatori (Meridiano Zero, 2001, traduzione di Stefano Viviani, prefazione di Franco La Polla; orig, The Monkey Wrench gang, 1975), romanzo che potrebbe pure passare per manuale d’azione, per così dire, sulla questione; e non sto affatto esagerando, visto come questo testo, e l’influenza intellettuale di Abbey stesso, almeno in parte, effettivamente influenzò alcuni movimenti piuttosto oltranzisti dell’ambiente ecologista angloamericano, Earth Firts! in primis.
Appunto, ecologia, difesa dell’ambiente “attiva”. I sabotatori – anche il titolo è fin da subito programmatico – è la storia di una piccola e raffazzonata banda di “ecologisti radicali” la quale un bel giorno decide che l’uomo lì intorno alle loro terre sta veramente esagerando con la sua totalitaria antropizzazione, cancellando la bellezza e l’anima di un territorio tra i più selvaggi e incontaminati di tutta l’America…
edward-abbey
Leggete la recensione completa de I sabotatori cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Resistete molto, obbedite poco, se volete restare liberi (Walt Whitman dixit)

Agli Stati, a ciascuno di essi, a ogni città degli Stati: “Resistete molto, obbedite poco”, | basta obbedire ciecamente una volta, per esser in pieno asserviti, | e una volta asserviti, nessun popolo, o stato, o città di questa terra può riconquistare la libertà.

(Walt Whitman, Foglie d’erba. Agli Stati, p. 15, 1° ed. 1855)
Walt+Whitman
Resistete molto, obbedite poco. In quante cose un (meraviglioso) principio del genere sarebbe oggi da mettere in atto? Whitman, fedele alla propria celeberrima visione armonica dell’universo naturale, aveva compreso perfettamente che qualsiasi sovrastruttura umana di natura politico-amministrativa, se costruita male ovvero non per i suoi scopi filosofici ordinari, avrebbe finito per rivoltarsi contro l’uomo stesso. D’altro canto, a mio modo di vedere, tale principio whitmaniano può e deve fare il paio con quello altrettanto celebre (e da tantissimi incompreso), “il governo migliore è quello che non governa affatto”, formulato dal mai troppo osannabile H.D.Thoreau, il cui pensiero non a caso si lega a doppio filo, sotto molti aspetto, a quello di Whitman.
A fronte di una società civile contemporanea che invece pare pedissequamente resistere poco e obbedire molto a qualsiasi cosa, e soprattutto a quelle che più le sono civicamente avverse, principi come quelli sopra riportati sarebbero fondamentali, per la salvezza della stessa società.
Sarebbero, già. Da mettere in pratica, sarebbero.
Se si fosse ancora capaci di farlo.

“L’Italia fa la guerra ai suoi scrittori” (Antonio Moresco dixit)

L’Italia è anche in questo un paese strano, ed è purtroppo un fardello in più per i suoi scrittori. Lo dico con dolore, perché io amo il mio paese. Ma è un fatto che mentre in altri paesi c’è accoglienza per i propri scrittori – basti pensare a quelli americani, inglesi e francesi, che arrivano all’estero già forti di questa spinta interna e accreditati – in Italia gli scrittori il più delle volte devono lottare duramente per poter cominciare a vivere in casa propria e nella propria lingua, superando fuochi di sbarramento e a volte addirittura pestaggi. L’Italia – e non da oggi – è fatta così: quando nasce uno scrittore, gli fanno la guerra.

Ammetto di non conoscere in maniera sufficientemente approfondita Antonio Moresco, tuttavia so del travaglio editoriale che ha dovuto subire per lungo tempo a fronte, invece, della ben più calorosa accoglienza riservata ai suoi libri in molti paesi esteri. Dunque, avrà probabilmente più d’un sassolino nelle scarpe da levarsi, nei confronti dell’editoria italiana, ma non si può non essere d’accordo con quanto afferma moresco_imagelì sopra (citazione tratta da quest’articolo su ilLibraio.it). Anzi, forse l’Italia fa pure di peggio: ignora i suoi scrittori, ignora la letteratura e la cultura tutta, convinta non si sa per quale tremenda devianza mentale che la cultura sia un ammennicolo da mensola nell’angolo buio della casa, dove se qualcuno lo nota, beh, ok, sì, carino, ma se invece nessuno ci fa caso tanto meglio: una cosa in meno da spolverare. Che poi se un bel giorno cade e si rompe ancora meglio: scopetta e paletta, sacco della spazzatura e amen.
L’altra faccia della medaglia è che senza dubbio molti scrittori nostrani – o presunti tali – fanno ben poco per non rendersi trascurabili, ma ancora una volta c’è da chiedersi: chi pubblica certe scempiaggini assolute spacciandole per “grande letteratura”? Esatto, loro, gli editori. Che in tal modo offrono su un piatto d’argento all’Italia culturalmente menefreghista la testa di loro stessi, della letteratura tutta – scrittori talentuosi compresi, dunque, i quali non mancano affatto ma restano confinati nei sotterranei dell’editoria indipendente, valorosa e coraggiosa tanto quanto vilipesa e soffocata dai colossi editoriali – e parimenti dell’intero panorama culturale italiano. Di un Italia che – intesa in primis in senso istituzionale, ma non solo – finisce sempre più per far la guerra a sé stessa.

P.S.: spunto originario per questo articolo preso da QUI.

INTERVALLO – Lavis (Trento), Piccola Biblioteca Libera

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E’ forse una delle più piccole tra le Piccole Biblioteche Libere sparse un po’ ovunque per il mondo intero, quella creata a Lavis da Lia Nesler, maestra in pensione, e Carlo Devigili, falegname ed artista. Però ha una sua spiccata personalità, si fregia della propria bella iscrizione nel registro internazionale delle Free Little Library, al numero 3791, ed è pure dotata di un profilo facebook, qui.
Visitatelo, se volete saperne di più.