Ancora per la serie Arte pubblica indispensabile (per la promozione dei libri e della lettura, ma non solo – mi viene da definirle in tal modo le installazioni artistiche in spazi pubblici che abbiamo come protagonisti i libri e la lettura): Catch a book è una scultura in acciaio dell’artista americano Joseph Bellacera installata all’esterno della Arthur F. Turner Library di West Sacramento, cittadina della California.
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INTERVALLO – Le “montagne di libri” di Mario Cordero
Come Guy Laramee, sul quale ho già disquisito qui sul blog, anche l’artista piemontese Mario Cordero utilizza i libri per creare paesaggi di montagna. Pagine e copertine, sovente di guide di viaggio, sono scavate e plasmate così da far affiorare sulle superfici lavorate un un’amalgama che simula vette e distese di rocce.
In fondo, Cordero pare seguire quel mio stesso intento che metto alla base dei testi in cui scrivo di montagna e Natura, per il quale considero il territorio come un grande libro aperto fatto di tante pagine quanti sono gli ambienti e i paesaggi in esso riscontrabili, e con i transiti dell’uomo – su strade, mulattiere, sentieri, vie alpinistiche – che scrivono su tali pagine innumerevoli storie, narrano vite e vicende vissute, descrivono emozioni e dolori. Cordero è come se ribaltasse questo principio: nelle sue installazioni sono i libri che diventano paesaggio, con le sue morfologie e i suoi “orizzonti”, in un processo inevitabilmente circolare e virtuoso.
Le sculture di Mario Cordero saranno esposte al Museo Nazionale della Montagna di Torino dal 12 dicembre al 7 febbraio 2016. Cliccate su entrambe le immagini per saperne di più.
INTERVALLO – Le “sculture di libri” di Guy Laramée
La letteratura è arte (nonostante certe cose edite, sì!), e il libro è l’oggetto culturale per eccellenza. Ma può diventare, l’oggetto-libro, arte a sua volta, ovvero qualcosa che narra una storia attraverso la forma (estetica) e non la sostanza contenuta? O, per dirla in altro modo, che attraverso l’intervento artistico può generare una nuova sostanza narrativa?
Per Guy Laramée, artista canadese, assolutamente sì, e lo dimostra con le sue incredibili sculture di libri, per le quali scava solchi tra le pagine e ne estrae un microcosmo fatto di sublimi paesaggi naturali e immaginari, partendo dal presupposto che la conoscenza ultima potrebbe nascere dall’erosione e dalla sottrazione piuttosto che dall’accumulo. Per questa ragione i suoi tomi enciclopedici tornano a non dover più dire nulla, ovvero a raccontare molto pur senza più spendere alcuna parola, comunicando direttamente allo sguardo (e all’animo) attraverso opere effettivamente spettacolari e di notevole accuratezza esecutiva grazie alle quali i libri diventano qualcosa di nuovo pur rimanendo formalmente sé stessi.
Cliccate QUI per saperne di più (da un articolo di www.collateral.al, dal quale traggo anche le immagini) oppure sulle fotografie delle opere per visitare il sito web di Laramée e conoscere meglio l’artista e tutta la sua produzione.
Alberto Giacometti: l’artista da 100 e più milioni di dollari per un’opera, e dall’atelier che nessuno considera…
Avrete probabilmente letto/visto sui media la notizia del nuovo record di vendita all’asta per un’opera d’arte: Chariot, scultura bronzea di Alberto Giacometti (nell’immagine qui sotto), è stata battuta a 101 milioni di dollari, valore secondo solo ai 104,3 milioni di dollari – record assoluto, stabilito nel 2010 – di un’altra opera di Giacometti, Homme qui marche.

Ora, al di là di tali vertici di mercato artistico e dello scalpore che hanno generato, quando penso ad Alberto Giacometti – senza dubbio uno dei più grandi artisti del Novecento – e ancor più in considerazione di quanto sopra citato, mi torna in mente quella piccola, caratteristica baita che si trova giusto accanto alla strada che da Chiavenna (e dunque da Milano) porta a Sankt Moritz, lussuosissima località turistica che non abbisogna di presentazioni: baita che è proprio l’atelier della famiglia Giacometti, a Borgonovo di Stampa, piccolo villaggio tra i monti della Svizzera – nel Grigioni di parlata italiana – del quale la famiglia è originaria.
Quella strada, la quale appunto porta dall’Italia a una delle più note località delle Alpi (e che è quella visibile nelle foto a corredo di questo articolo), è trafficatissima in ogni stagione ma soprattutto d’inverno, quando orde di sciatori vi transitano per recarsi sulle piste di
Sankt Moritz ovvero – se detengono un’adeguata fortuna economica – per viverne il lusso, frequentare il jet set internazionale, fregiarsi dell’aver lì casa e dunque fare parte della società che conta, accanto a VIP d’ogni genere e sorta. Ecco, posto quanto scrivevo poc’anzi, mi fa sempre specie constatare come la gran parte di quel traffico passi accanto a quella baita, all’atelier di Alberto Giacometti e prima del padre Giovanni, ignorandone totalmente la presenza. Transitano veloci in tanti, le auto ordinarie oppure fuoriserie con gli sci sul tetto e/o i bagagli nel baule, e non sanno di sfiorare un luogo dal quale è partito un grandissimo personaggio, una vera e propria icona del Novecento e – beh, non si può non rimarcarlo di nuovo – colui che si può definire Mister 205 milioni di dollari (la somma del valore delle due opere sopra citate)… Altro che i miseri 6 milioni del protagonista di quella nota serie televisiva anni ’80!
Ma, scherzi a parte, e mi ripeto, è quanto meno particolare questo estemporaneo accostamento tra due ambiti così diversi: l’arte di qualità eccelsa (e di valore economico incredibile) di Giacometti, e il consumismo turistico tipico della nostra epoca moderna – nel quale non c’è nulla di male, sia chiaro! Io stesso ci passo di lì tante volte, per andare a salire qualche mirabile vetta engadinese; tuttavia, quell’ignoranza senza colpa alcuna verso la presenza storica (e non solo) di Giacometti su quella trafficata strada è un qualcosa che vorrei vedere attenuarsi. Perché Giacometti è stato grandissimo, lo ribadisco, e, suvvia, perché le sue opere oggi valgono ben di più di quelle Ferrari o delle Porsche che sfiorano l’atelier Giacometti per andare a vanagloriarsi lungo le vie di Sankt Moritz!
Cliccate QUI per visitare il sito web del Centro Giacometti, che gestisce l’atelier di Borgonovo di Stampa e il relativo retaggio della famiglia.
P.S. – una curiosità: se ingrandite l’immagine in cui la costruzione è ripresa sul lato, potrete leggere l’intitolazione della stessa ai Giacometti, incisa sulle travi di legno. Una sorta di firma in veste di dedica sulla baita, come su un’opera d’arte.