a2410

a2410 è la realizzazione di una piccola/grande utopia: portare e offrire l’arte contemporanea – visiva e non solo – in alta montagna, in modo giammai estemporaneo e random ma in profonda armonia geografica, artistica, culturale e antropologica con il luogo in cui si manifesta. Non una novità in senso assoluto, l’arte in quota: eventi del genere sono già stati realizzati, a volte con risultati interessanti, altre più discutibili quando non sconclusionati, ma a mio modo di vedere ciò che offre il progetto a2410 è qualcosa di rara suggestione ed efficacia, nonché di sagace contestualizzazione.

a2410 è un “bivacco di cultura” che nasce in cima alla Grigna Settentrionale (o Grignone), una delle più celebri vette prealpine italiane, a 2410 m di quota. a2410 è uno spazio mobile e temporaneo pensato per esistere nelle condizioni ambientali più estreme. La “cellula” di a2410 è capace di ospitare al suo interno un pubblico di 40 persone ed eventi culturali con proiezioni, talks, presentazioni, concerti, performance; è dotato di una tecnologia a/v d’avanguardia, fornendo un’esperienza immersiva totale con audio spazializzato e ascolto wireless auricolare, video proiezioni con sistema dome e ripresa video su canale a 360°; oltre che streaming live e podcast con stessa tecnologia.

a2410 nasce da una proposta di Alex Torricini, gestore del Rifugio CAI Milano Luigi Brioschi posto appena sotto la vetta della Grigna Settentrionale, e da un’idea dell’artista Francesco Bertelé che di a2410 è il direttore artistico, il tutto coordinato e curato dall’Associazione Culturale Mobeel. Nel team vi sono anche Andrea Vittone (production manager), Martino Coffa (responsabile tecnico/tecnologico), Michela Sacchetto (curatrice del programma artistico) e Filippo Falco (curatore del programma musicale).
Ogni altra informazione su a2410 la potete trovare nel sito del progetto, qui.

Attualmente, sulla piattaforma WeArt, è in corso il crowdfunding per la raccolta fonti a sostegno del progetto e degli scopi prefissati: credo sia un’ottima occasione di far parte di qualcosa di veramente innovativo e culturalmente intrigante, che permetterà a una delle più vivide rappresentazione umane della vita, ovvero l’arte, di manifestarsi in un dei luoghi più emblematicamente vitali che vi siano, la Natura dell’alta montagna. Una piccola/grande utopia, appunto, un sogno che deve divenire una bella realtà per far che in tale realtà ci si senta come in un bellissimo sogno, ecco.

Cliccate sull’immagine del logo di a2410 in testa all’articolo per visitare la piattaforma WeArt e aderire al crowdfunding.

Si può visitare un “Sogno”? Sì: a Colle, il prossimo 26 marzo!

Domenica 26 marzo 2017, dalle ore 14.30, tornerò a farvi da guida alla bellezza, alle peculiarità storiche e architettoniche, al fascino e al Genius Loci di Colle di Sogno, uno dei più bei borghi di montagna delle Prealpi lombarde, autentico piccolo/grande tesoro di cultura capace di narrare una storia poetica che sa coinvolgere chiunque. Camminando tra le vie del borgo, immersi nel suo incanto di pietra e di legno quale fulcro di un paesaggio naturale sublime e maestoso, vi racconterò una storia fatta di tante storie, di genti, animali, alberi, usanze, tradizioni, emozioni, percezioni, di un’identità che è la personalità del Genius Loci di un luogo così potente e peculiare. È l’ecostoria di un forte legame tra l’uomo e il paesaggio costruito lungo i secoli e tutt’oggi ben presente, nonostante lo spaesamento generato da un progresso che dei luoghi come Colle di Sogno ha troppo spesso ignorato la cultura fondante. Ma la resilienza è in atto, e trova la più solida base proprio nella bellezza del luogo e della sua storia: in fondo, averne conoscenza, comprenderne il valore, entrare in essa e fare in modo che il luogo entri in chi lo visita e lo conosce, è la migliore, reciproca forma di salvaguardia e di godimento di quella bellezza. Che può salvare il mondo, appunto: proprio come sancì il dostoevskijano Principe Myškin – ma pure, più pragmaticamente, come può sancire chiunque visiti Colle di Sogno!

locandina_colle_26mar2017Cliccate qui accanto sulla locandina dell’evento – più unico che raro, visto che vi consentirà di mangiare ottime caldarroste in piena primavera! – in cui la visita al borgo è inserita per saperne di più, e mi raccomando: non mancate! Sarà l’occasione per la scoperta e la conoscenza di un luogo che vi resterà nel cuore, ne sono certo!

Excelsior!

cop_libro_CAI-1Questo che state per leggere è un brano tratto da “Sö e só dal Pass del Fó. In cammino da 75 anni sui sentieri del Resegone e della storia di Calolziocorte”, il volume che ho redatto e curato con il quale il Club Alpino Italiano di Calolziocorte – cittadina alle porte di Lecco – ha festeggiato i 75 anni dalla propria fondazione. nello specifico, è l’introduzione all’ultimo capitolo, quello che disquisisce degli itinerari che raggiungono la vetta massima del Resegone, una delle montagne più celebri delle Alpi – sì, quello citato dal Manzoni ne “I Promessi Sposi”! “Sö e só dal Pass del Fó” è edito dalla stessa sezione CAI di Calolziocorte, ed è in vendita al pubblico al costo di € 20,00. Per acquistarlo potete rivolgervi alla sezione, visitando il sito web per avere i contatti o la relativa pagina facebook, oppure direttamente a me, nei modi usuali. Oppure ancora, se siete soci CAI, potete richiederlo alla Vostra sezione di appartenenza.

0-COPERTINA_1-1Excelsior!

Bada agl’aridi pini, alla foresta | Già dirotta dal turbine, ti sia | Custode il ciel dalla valanga.” È questa | La buona notte che il villan gli invia. | Lontano in sulla cima | Una parola intìma: | Excelsior!

E’ parte del testo d’un componimento di Henry Wadsworth Longfellow [1], poeta americano dell’Ottocento tra i primi a dedicare i propri versi al paesaggio della sua terra con occhio quasi “ecologista” e spirito ispirato da quel Romanticismo che nel frattempo, qui in Europa, contribuiva a stimolare i primi alpinisti alla conquista delle vette alpine. E’ da lì che viene il motto del Club Alpino Italiano, quel “Excelsior!”, appunto, che letteralmente significa “più in alto!” e che rappresenta efficacemente l’anelito materiale e spirituale dell’uomo a salire fin dove la Terra, con le cime delle montagne, si avvicina maggiormente al cielo, ovvero verso dove la dimensione quotidiana e terrena può entrare in contatto con quella metafisica – qualsiasi cosa ciò possa significare. Una sfida di ardimento, di coraggio, di tecnica, di cuore, mente, polmoni, per affermare fondamentalmente la forza della propria vita, in primis a sé stessi: in su e in sé, per citare il titolo di un libro dedicato al rapporto tra alpinismo e psicologia di qualche tempo fa [2].

Ora, senza esagerare in sofismi cattedratici che apparirebbero probabilmente fuori luogo, è innegabile che per ogni appassionato di montagna la vetta rappresenta qualcosa di simbolicamente potente: il punto massimo raggiungibile, un apice assoluto sul quale si è al di sopra di ogni altra cosa nelle vicinanze, oltre che, ovviamente, pure un risultato “sportivo” – più o meno alpinistico che sia – del quale si può essere giustificatamente orgogliosi. Certo, i movimenti alpinistici alternativi di fine anni ’60, nati parallelamente ai fremiti studenteschi di protesta di quel tempo, cercarono di sancire la fine della cultura della vetta a tutti i costi considerando tale “sovversione” un anelito di libertà [3]; tuttavia, prima o poi quell’impulso a salire verso l’alto tipico di ogni appassionato di montagna non potrà non contemplare la vetta come coronamento della propria ascesa – tecnica e non solo, appunto – dacché solo in vetta, alla quota massima di un monte, l’ascensione si può dire veramente completata. Ma, lo si ribadisce, non si vuole qui esagerare con concetti e visioni troppo elucubrate: il Resegone non è certo montagna assimilabile a chissà quale gigante alpino dal prestigio alpinistico ben maggiore, e la sua quota a ben vedere modesta non è che possa ispirare chissà quale elevazione metafisica a toccare sfere celesti altrimenti irraggiungibili! Però, è comunque una montagna dal grande fascino, senza dubbio: la sua vicinanza alla pianura milanese e ai laghi, la sua morfologia, la spettacolarità dei suoi versanti, l’offerta di itinerari escursionistici e alpinistici per tutti i gusti, la rendono meta comunque apprezzata e ambita da molti, e crediamo sarebbe stato così anche senza il dono della notorietà letteraria conferitogli dal Manzoni. Poi, appunto, non è che ci si possa vantare della vetta del Resegone come del Monte Bianco o di chissà quale altra prestigiosa cima – anche se, come vedremo, per raggiungere la vetta non mancano certo sentieri di cui poter andare fieri: tuttavia, lo ribadiamo, ogni montagna con la propria sommità è un vertice assoluto, un punto supremo oltre cui vi è solo il cielo, che sia alta meno di duemila metri o più di ottomila, e per questo ciascun monte è certamente buon compimento di quell’anelito al salire verso l’alto che lo stesso CAI, sull’onda dei versi di Longfellow, ha reso proprio motto: excelsior!

[1] Henry Wadsworth Longfellow, poeta, traduttore ed educatore statunitense (1807-1882). Scrisse  diverse raccolte di poesia ispirate dal Romanticismo europeo, tra le quali “Voci nella notte” e “Ballate ed altre poesie”: è appunto in quest’ultima raccolta che è contenuta la poesia “Excelsior!”, nella quale il termine è ripetuto come un leitmotiv.

[2] Giuseppe Saglio, Cinzia Zola, “In su e in sé. Alpinismo e psicologia”, Priuli e Verlucca Editori, 2007.

[3] Ovviamente il pensiero va soprattutto al “Nuovo Mattino”, movimento nato agli inizi degli anni ’70 e ispirato da uno scritto di Gian Pietro Motti, che ne fu tra i principali “ideologi”, per il quale la “libertà” dal concetto della vetta a tutti i costi era soprattutto legato alla scoperta di nuovi luoghi sui quali arrampicare e superare i limiti di difficoltà a quel tempo raggiunti: l’arrampicata sulle falesie di fondovalle nacque così, ad esempio, la quale a sua volta fu la culla del contemporaneo free climbing.

“Sö e só dal Pass del Fó” sul nr.3 del trimestrale “SALIRE”

cop_Salire_set2015SALIRE, il notiziario trimestrale del CAI – Club Alpino Italiano di Lombardia, dedica nel numero 3 appena uscito ben due pagine (vedi sotto – cliccateci sopra per un formato più grande) a Sö e só dal Pass del Fó, il volume che ho scritto e curato per la sezione CAI di Calolziocorte in occasione del 75° di fondazione e pubblicato lo scorso anno.
Potete scaricare SALIRE cliccando qui (oppure sulla copertina del numero qui accanto), mentre per saperne di più sul volume cliccate qui.
Per chi ne fosse interessato, il libro è in vendita al costo di € 20,00. Per ulteriori informazioni, visitate la pagina facebook del CAI Calolziocorte o il sito web della sezione, oppure chiedete pure a me, ovvio!

“Sentieri Creativi 2012”, l’arte in alta quota sulle Alpi Orobie, fino a fine Settembre

Sentieri Creativi, la “collettiva sparsa in quota” di giovani artisti bergamaschi che da Luglio fino a Settembre esporranno i propri lavori nei rifugi e lungo i sentieri delle Alpi Orobie, è una bellissima iniziativa in sé, inutile dirlo, e lo è anche per un paio d’altri ovvi motivi: perché le opere dei giovani artisti potranno fregiarsi d’essere nel luogo espositivo più bello che si possa desiderare – la Natura, ovviamente, come opere d’arte nell’opera d’arte! – e perché l’edizione 2012 di Sentieri Creativi è affidata alla curatela di Clara Luiselli, artista mirabile tanto da renderne ovvia, con la sua supervisione, la garanzia di altissima qualità.

Da sabato 14 luglio ha preso il via la seconda edizione di Sentieri Creativi, progetto promosso e curato dall’Assessorato all’Istruzione, Sport, Tempo Libero e Politiche Giovanili del Comune di Bergamo e dal CAI di Bergamo, con la partecipazione de “L’Eco di Bergamo” di “Orobie”.
“Sentieri creativi – sottolinea l’Assessore Minuti – nasce a seguito della firma, nel 2010, di un protocollo d’intesa siglato con CAI di Bergamo per promuovere la conoscenza e la pratica della montagna per le nuove generazioni”. “L’obiettivo che di concerto con il CAI ci siamo posti – prosegue Minuti – è quello di realizzare un connubio tra giovani creativi e montagna attraverso progetti artistici realizzati direttamente in quota, lungo i sentieri e all’interno dei rifugi delle Orobie bergamasche. Crediamo fortemente che l’arte sia un veicolo importante attraverso il quale riscoprire un pezzo della nostra identità che è la montagna”.
A seguito del bando aperto di raccolta delle proposte, riservato a giovani under 30, una commissione dedicata, con il supporto dell’Accademia Carrara di Belle Arti, ha selezionato otto fra le proposte artistiche pervenute. Successivamente, grazie anche al lavoro dell’artista bergamasca Clara Luiselli, alla quale è stata affidata la curatela dell’edizione 2012 di “Sentieri Creativi”, in stretto dialogo con i giovani artisti e secondo le loro esigenze sono state definite le modalità di allestimento e individuate le localizzazioni di ciascuna opera, abbinando ad ognuna di esse almeno un rifugio delle Orobie.
Quasi tutte le opere (mostre, performance o istallazioni) sono visibili a partire da sabato 14 luglio, sino alla fine di settembre, direttamente in alta quota. I lavori dei giovani artisti approcciano in maniera estremamente diversa e originale le tematiche e ambientazioni relative alla montagna, e mettono a tema alcuni luoghi specifici (la “sfinge” della valle dell’Inferno, i resti della teleferica che dall’Alpe Corte conduce sino al Branchino, ma anche lo stesso Sentiero delle Orobie) e tratti peculiari della montagna bergamasca (l’endemismo delle Alpi orobiche), oppure suggeriscono riflessioni sul rapporto tra l’uomo e la natura o, ancora, utilizzano tecniche come il moss graffiti (graffiti con il muschio), particolarmente adatte all’ambiente montano.
Le creazioni dei giovani artisti accompagneranno appassionati, escursionisti e turisti per tutta la stagione estiva, sino alla fine di settembre. Per alcune delle installazioni sono previste anche passeggiate laboratorio, alle quali ci si può liberamente iscrivere.

Cliccate sull’immagine della locandina per visitare il sito web dell’evento e conoscerne tutte le informazioni utili nonché il programma completo. In fondo, anche l’andar per monti è a suo modo un’arte, o quanto meno una pratica estetica: ecco qui un altro buon motivo! – per partecipare a Sentieri Creativi, ovvio!