Mia cara Livigno ti odio!

[Foto di MountainAsh su Unsplash.]
Gli articoli che di recente ho dedicato a Livigno e alla sua realtà turistica hanno suscitato molto interesse e numerosi commenti (in particolare questo articolo): segno che la località è realmente tra le più emblematiche, nel bene e nel male, di quello che oggi è il turismo dei grandi numeri in montagna.

Voglio ringraziare di cuore tutti quelli che hanno commentato gli articoli con le proprie considerazioni su Livigno, sia positive che negative, tutte legittime e molto importanti. Anche perché consentono di elaborare una piccola ma spontanea e dunque genuina “indagine” sul sentore comune nei riguardi della località che, lo ribadisco, è senza dubbio tra le mete turistiche lombarde se non italiane più emblematiche per la sua storia culturale e economica e per come ha deciso di gestire il proprio turismo – nonché per lo status di zona extradoganale dei cui vantaggi, reali o presunti, ancora gode. D’altro canto il mio legame con le montagne è nato proprio a Livigno, prima località nella quale, quando avevo ancora meno di un anno, i miei genitori mi portarono a far vacanza estiva e invernale. Una località a cui dunque sono particolarmente legato e che per ciò cerco di osservare con un interesse “speciale” ma senza pregiudizio alcuno, cercando di capire meglio la sua realtà e comprenderne il divenire: anche per questo i commenti e le osservazioni ricevute, di qualsiasi segno siano, mi risultano importanti e “istruttive”, e ringrazio ancora molto chi le ha espresse.

Di seguito elenco alcuni dei passaggi secondo me più interessanti dei commenti, nell’ordine cronologico di ricezione, dai quali potete percepire il sentore comune più diffuso su Livigno. A breve tornerò sul tema per trarne alcune ulteriori considerazioni concrete sulla sua realtà e, soprattutto, sul suo futuro.

«È un turismo malato quello. Mordi e fuggi e tante macerie dietro di sé.» (Gian Paolo)

«Solo un grande luna park, come tanti altri posti turistici. Non certamente la vera natura di montagna.» (Maurizio)

«Ci vuole una soluzione, che non sia solo economica, troppo facile, ma culturale.» (Paola)

«Ci vado da oltre 40 anni, ma visti i prezzi di quest’anno, mi da che per la prossima estate andremo altrove.» (Federico)

«Alla fine ti respiri i Suv… e quindi?» (Enrico)

«Se questo è il turismo che si vuole ne faccio volentieri a meno.» (Bruno)

«Quaranta anni fa c’erano i distributori di benzina in paese, non c’era la zona Ztl, non c’era la zona pedonale e ciclabile lungo lo Spol, aria invivibile…» (Paolo)

«Non c’è dubbio che avanti di questo passo il territorio verrà rovinato.» (Massimo)

«Chi abita nelle città ormai con le estati invivibili trova in Livigno un paradiso senza eguali dove se ci vai una volta te ne innamori.» (Roberto)

«Io ci andavo da quando avevo 7 anni, ne ho 72… Da 2 anni non ci vado più, voglio mantenere un ricordo bello di Livigno!» (Riccardo)

«Fanno record d’estate, record d inverno, tasse poco o niente…» (Attilio)

«A me che ci vado da oltre 30/35 anni mi piace sempre., non trovo tutti questi prezzi esagerati e giustamente tutto si adegua, non avrebbe senso se fosse rimasto come 40 anni fa.» (Paola)

«Se mai gli toglieranno tutti i vantaggi, esenzione Iva, benzina senza accise, tassazione unica per tutti, rimarrà un paese di montagna finto.» (Pietro)

«Ci sono stato per la prima volta a fine stagione. Bello ma molto lontano per me rispetto ad altre località di montagna.» (Fabio)

«Conviene solo fare il pieno all’auto, peccato perché per chi ama la MTB come me il posto è fantastico.» (Gian Luigi)

«Sicuramente i residenti e le varie amministrazioni sono stati molto bravi nel giocarsi la partita valorizzando il territorio e l’offerta a vantaggio del reddito pro capite, ma io non riconosco più la magia di un tempo non troppo lontano…» (Gianluigi)

«Almeno a Livigno ci accolgono con il sorriso, andate in Trentino oppure Valle d’Aosta e vedrete che accoglienza!!!!!» (Abramo)

«Questo status di località turistica ormai di élite, insieme al visibile alto tenore di vita dei livignaschi, è in fortissimo contrasto coi privilegi fiscali extradoganali ormai anacronistici…» (Beppe)

«È anche vero che le necessità dei turisti sono cambiate. Importante il rispetto della natura e dei luoghi, purtroppo il signor “palanca” vince sempre sopra ogni cosa ma a Livigno, con il sorriso, tutto è sempre gestito per il cliente.» (Fiorella)

[Foto di Stevan Aksentijevic da Pixabay.]
Anche sui social non sono mancate osservazioni interessanti:

«Togliere l’extradoganalità! Un doping di stato che non ha più giustificazioni.» (Giovanni)

«A quei pochi livignaschi, consapevoli di creare un modello che guarda alle ricchezze ambientali e paesaggistiche, come il vero punto di forza del turismo del futuro, prevalgono logiche economiche intrecciate di business e proprietà delle società.» (Angelo)

«Livigno riesce ad esprimere un condensato di modelli “urbani” insostenibili da primato. A differenza delle scempiaggini clamorose come la pista di bob di Cortina sono assai meno visibili, ma gli effetti cumulati forse ancor più devastanti.» (Michele)

«È vero che andando un po’ fuori dalle vasche classiche, e facendo finta che il Mottolino non esista, il discorso cambia. Per il resto, una follia.» (Pietro)

Ancora grazie a chiunque abbia partecipato alla discussione o anche solo meditato tra sé sul tema!

Il sudario del Presena

Nella bella e significativa immagine qui sopra (fateci clic per ingrandirla) l’amico Fabio Sandrini, notevole fotografo di montagne (in primis di quelle casalinghe alto-camune), inquadra la conca del Presena, in cima alla quale giunge l’impianto di risalita che sale dal Passo del Tonale. Al centro della conca ciò che resta del Ghiacciaio del Presena è coperto dai teli geotessili, sistema in uso da qualche tempo su alcuni ghiacciai sciabili al fine di rallentare la fusione del ghiaccio.

L’immagine di Sandrini rende come poche altre l’idea e la suggestione di cosa realmente appare quel telo: un sudario che copre un corpo glaciale morente, il cui biancore spicca nel grigio del paesaggio d’alta quota altrimenti ormai deglacializzato, “sporco” solo di qualche chiazza nevosa giallastra. Tenete conto che sul Presena fino agli anni Novanta si sciava anche in estate e vi erano piste tra le più belle delle Alpi centrali, frequentate da molte squadre nazionali per gli allenamenti estivi.

Ancora oggi i teli geotessili vengono presentati come il più “virtuoso” sistema di salvaguardia dei ghiacciai contro il cambiamento climatico e gli effetti conseguenti, ammantando il tutto con chiare sfumature “eco” e “green”. Non è affatto così: come spiegano i glaciologi, i teli geotessili non “salvano” il ghiacciaio ma servono solo a tutelare il più a lungo possibile il business dei gestori dei comprensori sciistici, e al contempo presentano numerose conseguenze negative per gli ambienti naturali che ospitano i ghiacciai coperti. Sono parte del problema, non la soluzione.

Come ha spiegato bene già qualche tempo fa uno di quei glaciologi, Giovanni Baccolo, «Dipingere la copertura dei ghiacciai come uno strumento per combattere il cambiamento climatico e il riscaldamento globale è profondamente sbagliato. Tali pratiche hanno infatti diversi impatti negativi sull’ambiente e possono essere accettate solamente come interventi a protezione di interessi turistico/economico locali legati a specifici ghiacciai. Spacciarli come un “salvataggio” è errato da un punto di vista scientifico. È anche un messaggio distorto che rischia di creare confusione e danneggiare la sensibilità ambientale delle persone che negli ultimi anni si è progressivamente consolidata.»

[Veduta ravvicinata dei teli geotessili del Presena. Si noti la profusione di plastica a “corredo” dei teli. Foto di AlchemyGarlet, opera propria, pubblico dominio, fonte commons.wikimedia.org.]
Ecco anche perché, a me, la visione del Presena coperti dai teli geotessili immortalata da Fabio Sandrini genera l’inequivocabile presenza, lì, di un lenzuolo funebre. Non solo perché sembra proprio che sotto i teli vi sia un corpo inerme, disteso sul fianco della conca, che i teli coprono e parimenti nascondono alla vista per non urtare troppo la sensibilità di chi abbia cura delle montagne. Anche perché quei teli-sudari soffocano – con l’inganno – la consapevolezza culturale circa le conseguenze del riscaldamento globale sui ghiacciai solo allo scopo di difendere gli interessi economici dei gestori dei comprensori sciistici, ai quali – giustamente dal canto loro ma discutibilmente per chiunque altro – non interessa tanto la vitalità residua del ghiacciaio ma quanto sia ancora possibile sfruttarlo. Guarda caso, i gestori del comprensorio sciistico che tentano di spacciare per “virtuosa” la copertura del Presena scrivono del ghiacciaio come se stessero proteggendo tutta la sua superficie, quando invece – come si vede bene dalla fotografia di Sandrini – i teli coprono solo la superficie occupata dalla pista di sci. Della restante parte di “ghiacciaio salvato” evidentemente non interessa nulla.

Ma, a ben vedere, lo si può ancora definire “ghiacciaio”, il Presena così manipolato? O forse è stato trasformato anch’esso in una manifestazione di autentico greenwashing e dello sfruttamento affaristico delle montagne da parte dell’industria turistica?

Concludendo, cito ancora Giovanni Baccolo: «I ghiacciai si salvano solo stabilizzando il clima del pianeta, non esistono scorciatoie. I più recenti studi hanno mostrato che se non limiteremo le emissioni di gas serra in atmosfera nei prossimi decenni, i ghiacciai alpini saranno quasi del tutto scomparsi entro la fine del secolo. Gli stessi studi sottolineano che se saremo capaci di ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili e contenere l’incremento delle temperature planetarie entro i 2 °C rispetto al periodo preindustriale (accordo di Parigi), salveremo il 40% del ghiaccio oggi presente sulle Alpi».

Ecco, null’altro da dover aggiungere.

Cortina, la perla (ai porci) delle Dolomiti

Aaah, quale meravigliosa immagine di sé e delle sue montagne sta dando Cortina al mondo, in vista delle prossime Olimpiadi invernali del 2026:Badate bene: «Cortina si prepara all’Olimpiade scempiando il paesaggio». Scempiare, “infierire”, “deturpare”. Non lo sta affermando il “solito” intransigente ambientalista ma uno dei più stimati giornalisti italiani – che peraltro è nativo di Asolo, a un tiro di schioppo dalle Dolomiti Bellunesi e ampezzane: questa sua è solo l’ultima di una lunga serie di inesorabili denunce “olimpiche” cortinesi nonché uno dei tanti che le sta formulando.

Be’, complimenti agli amministratori cortinesi e veneti! Certamente verrete ricordati a lungo, per l’Olimpiade invernale che state organizzando – dalle vostre montagne soprattutto.

Livigno, record di auto (e di perplessità)

Da questo articolo de “La Provincia – Unica TV”:

«Livigno, presenze da record ad agosto. 160mila le auto entrate.»
«Come non essere soddisfatti dei dati di agosto, lo siamo certamente! – commenta Sharon Zini, assessore al Turismo del Comune di Livigno».

“Soddisfazione”, già. Per la località sicuramente; per la montagna, invece?

Tuttavia…

«Con una frenata, però, sui consumi extra alberghieri. Da questo punto di vista c’è stato un calo, il commercio e la ristorazione non sono andati così bene come tutto il resto. Il sentore è che il turista non rinunci ad andare in vacanza ma rinunci a buona parte delle spese extra alberghiere».

Dunque «soddisfatti» per cosa, in concreto? Per aver ingolfato di autovetture come non mai un territorio alpino a oltre 1800 metri di quota? E a vantaggio di chi?

Anche perché, di regola, i record si stabiliscono per poter essere continuamente superati. O no?

Forse, di questo passo, la zona franca di Livigno non la farà più tanto franca – non il suo territorio e la comunità che lo abita, innanzi tutto – come invece gli amministratori locali pensano ancora, evidentemente.

«Cinquant’anni fa Livigno era soltanto natura, se lo ricordano ancora i nostri genitori. Oggi è località turistica internazionale che ha un sole come logo. È un impegno a rispettare l’ambiente che ogni giorno abbiamo in testa, ma la natura ce l’abbiamo nel cuore» (dal sito web livigno.eu.)

N.B.: si tenga conto che l’articolo citato denota pure che per più giorni il sistema il sistema elettronico di rilevazione dei passaggi «ha fatto i capricci», dunque il numero di auto è sicuramente più elevato.

P.S.: dell’emblematica realtà turistica (e non solo) di Livigno me ne sono occupato più approfonditamente in questo recente articolo.

Un biglietto d’ingresso alle mete turistiche montane: giusto o sbagliato?

[Panoramica invernale del centro di Zermatt. Foto di The 414 Company su Unsplash.]
Sulla scia di molte grandi città meta del turismo di massa, sempre più località di montagna in balìa di crescenti fenomeni di sovraffollamento turistico – l’overtourism, sì – stanno pensando di introdurre non solo tasse di soggiorno per i villeggianti ma pure biglietti di ingresso per le visite di breve durata (quello che viene sovente definito turismo mordi-e-fuggi), nel tentativo di arginare una pressione che produce effetti inesorabilmente stressanti per i territori, le comunità residenti e in generale degradanti per i luoghi coinvolti. Riassume la questione un ottimo articolo di qualche giorno fa su “Swissinfo.ch”, dal punto di vista elvetico (perché sono soprattutto alcune rinomate località svizzere a pensare quanto sopra) ma ma non solo.

[Affollamento di turisti al Gornergrat, sopra Zermatt. Foto di rhysara da Pixabay.]
Che ne pensate? Può rappresentare un metodo efficace per contrastare l’overtourism e salvaguardare i luoghi, oppure è qualcosa di inutile e magari pure controproducente per le località stesse?

N.B.: di tale questione in relazione a un’altra rinomata località turistica svizzera, ne ho scritto già qui.