Loki, quello vero

Loki, il mio segretario personale a forma di cane, posto che a breve uscirà una nuova serie tv della Marvel intitolata proprio “Loki” quale spin-off del ciclo degli Avengers, mi chiede con una certa sollecitudine (è da mezz’ora che abbaia!) di precisare al riguardo le seguenti cose:

  1. Nonostante quanto inventato e diffuso dalla Marvel, e per questo creduto dal pubblico delle loro serie e da buona parte delle persone (lo verifico ogni volta che mi chiedono come si chiama, il suddetto segretario personale a forma di cane), Loki non è figlio di Odino, né adottato e né di sangue ma, come narrano i miti norreni, è “amico di Odino” nel senso che è legato al dio da un patto di fratellanza di sangue.
  2. Nonostante eccetera eccetera, Loki non è fratello di Thor e nemmeno parente, semmai è suo compagno – nel bene e nel male – nel corso di numerose avventure.
  3. Sempre nonostante quanto sopra, Loki è sì un dio dal carattere ambiguo ma non è affatto il “dio del male assoluto”, come spesso viene creduto e sostenuto – anche nelle produzioni Marvel – per principale “colpa” di Snorri Sturluson, il poeta islandese autore dell’Edda che, interpretando i miti norreni più antichi dal suo punto di vista cristiano, lo descrisse come una sorta di simil-Satana definendolo «fabbro di mali». In verità, la prima raffigurazione riconosciuta di Loki è quella incisa su una pietra per il focolare ritrovata in Danimarca, un masso squadrato con un foro che veniva posta a protezione del soffietto che alimenta il fuoco. In base a ciò alcuni studiosi hanno identificato l’origine antica di Loki nello spirito domestico (Vätte) che abita nei pressi del focolare e che può portare grandi benefici alla casa ma anche tirare scherzi poco gradevoli a chiunque cerchi di violarla, in qualità di protettore di essa. Un’accezione ben più benigna che maligna, dunque, confermata peraltro anche dalla Loka Táttur, una ballata tardomedievale proveniente dalle isole Fær Øer nella quale Loki è una divinità benevola che con la sua astuzia aiuta il figlio di un contadino a salvarsi dalle grinfie di un potente gigante di nome Skrýmir.

Ecco.

Mi auguro che, con tali importanti e dettagliate delucidazioni, nessuno più si confonda sul tema.

E mi auguro pure che ora Loki la smetta di abbaiare per protestare al riguardo!

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

Ho visto Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve.
Be’, l’ho trovato un film deliziosamente nordico, nel bene – in gran parte, per me – e nel “male” – per molti altri che l’avranno visto o che lo vedranno, credo. Nel senso che chiunque ami la letteratura scandinava, quella così ben diffusa da Iperborea, in Italia (e non solo da lei, certo, ma da lei nel modo più significativo, a mio parere), con tutte le sue peculiarità pressoché uniche nel panorama letterario mondiale, troverà che questo film ne rappresenta una consona versione in immagini, dello stile narrativo nordico (d’altro canto è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di gran successo, in Svezia). Storia in bilico tra realismo e improbabilità, spesso surreale ma pure introspettiva, dotata di humor ferocissimo che tuttavia scaturisce in modi del tutto naturali e spontanei proprio come accade nella letteratura scandinava, dove il tragico e il comico vengono espressi con lo stesso registro, senza una parola di più di quanto serva – ovvero senza una sequenza in più, visto che qui si tratta d’un film – e senza il sovraccarico di pathos tipico di noi sudeuropei. In aggiunta a ciò si percepisce il tentativo di mettere, intorno alla storia narrata, una sorta di morale quasi filosofica – di “filosofia” quotidiana e pratica, intendo dire – che si potrebbe riassumere, credo, con «vivi la vita istante per istante e cerca di cogliere sempre le migliori occasioni possibili», a 10 anni come a 100; un tentativo forse non così ben riuscito, anche per quel costante mood surreale che scaturisce dalla pellicola.

Qualcuno, leggo, lo trova un film poco dinamico, ovvero che alterna in modi un po’ disordinati dinamismo e fasi di stanca: lo capisco ma non lo condivido se, appunto, considero il film dal punto di vista del tipico stile narrativo scandinavo. Paradossalmente nella narrazione letteraria è più facile gestire le fasi di quiete di una storia: la parola scritta impone un ritmo comunque più pacato che invece la narrazione per immagini non può permettersi troppo: ma ho visto film molto più blasonati che mi sono sembrati ben più lenti de Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve e comunque qui, lo ribadisco ancora, siamo ben affini al suddetto nordic style. Eppoi, che diamine, il protagonista è un vecchietto di 100 anni! Va bene che il film si diverte (e fa divertire) a mostrarsi surreale e poco credibile, ma se corresse troppo risulterebbe quasi ridicolo, ecco.

Insomma: a me è piaciuto. Sarò tra i pochi a pensarla così e forse sarò di parte, ma tant’è.

Come sempre, cliccate sull’immagine della locandina per saperne di più e guardatevi il trailer, qui sotto.

INTERVALLO – Tartu (Estonia), Eesti Rahva Muuseum/Estonian National Museum

L’Estonia, piccolo paese baltico i cui abitanti in totale sono meno di quelli della sola Milano, ha costruito un museo nazionale a dir poco sensazionale, senza dubbio tra gli edifici culturali più belli e architettonicamente particolari al mondo, al punto che ne Milano e neanche città pure più grandi e importanti possono ambire di averne di simili, credo. E lo dico essendo legato a Milano ed avendo pure un certo legame “letterario” con l’Estonia, dunque in modo emotivamente “neutro”, per così dire.

L’Eesti Rahva Muuseum / Estonian National Museum, aperto nel 2016, è stato progettato da un team di giovani architetti capitanato dalla franco-libanese Lina Ghotmeh e ha sede a Tartu, la seconda più importante città estone. L’eccezionale edificio museale prende forma dalla pista di un vecchio aeroporto militare sovietico la cui superficie fa “decollare” verso l’alto, proprio come se l’ampia striscia di cemento si sollevasse dal terreno grazie al lunghissimo tetto inclinato del museo. Come si può leggere in questo articolo su Archiportale.com, «Il progetto mira a creare una sorta di ‘casa aperta’ ai visitatori, un luogo di incontro e di interazione capace di riunire le persone accomunate dalla stessa storia che, per quanto sia stata anche dolorosa, deve essere celebrata e ricordata. In questo scenario la base militare abbandonata si configura come lo spazio ideale ad accogliere le intenzioni dei progettisti, in quanto luogo fortemente drammatico. La struttura rappresenta il più grande museo dei paesi baltici che racconta la storia culturale dell’Estonia a partire dall’età della pietra fino all’epoca contemporanea, con approfondimenti su tradizioni e rituali tipici di questa nazione.»

Potete ammirare molte immagini dell’Estonian National Museum, oltre alla storia del progetto da cui è nato, nel sito di Lina Ghotmet, qui.

Qualcosa da vedere, assolutamente, per chiunque passi da lassù – e magari lo faccia anche “grazie” a me!

INTERVALLO – Stoccolma (Svezia), Stadsbiblioteket

La meravigliosa sala di lettura circolare della Biblioteca Civica di Stoccolma, una delle più famose al mondo nonché opera maggiormente celebre del grande architetto svedese Gunnar Asplund, in una fotografia dello scrivente di qualche giorno fa. Un vero e proprio tempio dei libri al quale in effetti non manca un che di solenne e sacrale: da tempo mi proponevo di visitarlo, appena tornassi nella capitale svedese, e stavolta non ho perso l’occasione di farlo.

Cliccate sull’immagine per aprirla in un formato più grande (e suggestivo), oppure qui per saperne di più sulla biblioteca.

INTERVALLO – Seinäjoki (Finlandia), City Library

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La città finlandese di Seinäjoki è nota in tutto il mondo per essere una delle più importanti realizzazioni del grande architetto Alvar Aalto, che disegno l’urbanistica dell’intero centro città e ne progettò gli edifici principali – peraltro ho avuto la fortuna di visitarla, constatandone la bellezza architettonica.
Dallo scorso anno il centro cittadino è impreziosito da un’altra bellissima opera, la nuova Biblioteca cittadina: ennesimo ottimo esempio di design nordico, nonché della cura incessante che i paesi scandinavi dedicano alla cultura e ai luoghi deputati ad essa, rappresenta – per voce degli stessi architetti che l’hanno progettata – un ambiente “concepito come catalizzatore sociale, che incoraggia gli utenti ad essere attivi, invece di ricevere passivamente informazioni e servizi. In altre parole, la biblioteca deve essere uno spazio pubblico versatile in grado di fornire esperienze.”
Insomma: sia lode e gloria imperitura agli iperborei!
Cliccate sull’immagine per saperne di più…