La “Dol dei Tre Signori” in TV!

Una “pre-presentazione” della nuova guida escursionistico-letteraria Dol dei Tre Signori noi autori – lo scrivente con Ruggero Meles e Sara Invernizzi – l’abbiamo già proposta, su Bergamo TV nella puntata di “Orobie Extra” di mercoledì 9 dicembre scorso (in replica domani, domenica 13, alle ore 20.30 oltre che visibile sul canale YouTube di Redazione Orobie), condotta da Cristina Paulato. Eccola qui:

Vi rammento che da domani, 15 dicembre, la guida è in distribuzione con il quotidiano “L’Eco di Bergamoe successivamente con i quotidiani “La Provincia di Como”, “La Provincia di Lecco” e “La Provincia di Sondrio”. Segnatevi l’appuntamento con l’edicola più vicina e accaparratevela!

“Dol dei Tre Signori”: martedì 15, in edicola!

[Cliccateci sopra!]

La Dorsale Orobica Lecchese (DOL) è nata a metà degli anni Novanta come itinerario escursionistico in sei tappe, da Colico al Valico di Valcava.
La DOL dei Tre Signori è un cammino che in parte ricalca i passi di quello originario ma lo amplia attraverso le Orobie Occidentali, da Bergamo fino a Morbegno con una variante lecchese da Premana a Colico, sul Lago di Como.
Il nome “DOL dei Tre Signori” richiama quello del monte che secoli fa era il punto d’incontro tra la Repubblica di Venezia, il Ducato di Milano e il Cantone dei Grigioni e ancora oggi mette in contatto le province di Bergamo, Lecco e Sondrio: un ideale fulcro montano per un cammino lungo il quale si coglie non solo la bellezza della varietà del paesaggio e la presenza di fauna e flora ma anche la ricchezza dei segni culturali, artistici e rurali, frutti della relazione secolare e profonda tra uomo e natura che ha reso questi luoghi ciò che sono oggi, forgiandone il carattere culturale.
Un cammino che svela le più significative trasformazioni conseguite dalla dorsale nel corso del tempo, facendone un territorio di singolare pregio del quale ancora oggi è possibile la riscrittura della storia. Per farlo basta il camminare consapevole del viaggiatore guidato da questo piccolo testo: perché conoscere le nostre montagne è il primo passo per mantenerle vive.

(Dall’aletta anteriore del volume.)

La “Dol dei Tre Signori” sta arrivando!

15 dicembre duemilaventi – martedì prossimo, sì: se abitate in Lombardia segnatevi la data e, sulla mappa, l’edicola più vicina… è il giorno in cui uscirà la nuova guida escursionistica Dol dei Tre Signori, dedicata ad un itinerario montano e al territorio che attraversa tra i più belli delle Alpi italiane, e che ho avuto l’onore e il pregio di scrivere insieme agli amici e valenti colleghi di penna Sara Invernizzi e Ruggero Meles.

La guida nasce su iniziativa della rivista “Orobie” (sul cui ultimo numero, quello del mese di dicembre al quale si riferiscono le immagini qui presenti, trovate un bell’articolo del direttore Paolo Confalonieri che presenta il volume) e grazie al patrocinio di Italcementi HeidelbergCement Group, ed è in distribuzione con il quotidiano “L’Eco di Bergamo” da martedì 15 dicembre, appunto, e successivamente con i quotidiani “La Provincia di Como”, “La Provincia di Lecco” e “La Provincia di Sondrio”.

Non è esagerato definire la Dol – acronimo che sta per “Dorsale Orobica Lecchese” – uno degli itinerari escursionistici più spettacolari delle Alpi italiane, non solo lombarde: per la varietà e la particolarità di ambienti, territori, paesaggi e valenze naturalistiche, per la ricchezza dei tesori artistici, culturali, storici che offre, per l’insuperabile gamma di panorami e orizzonti che regala e non ultimo, per il piacere e il divertimento che dona il suo tracciato vario e sempre agevole, mai troppo difficile o pericoloso, in alcuni tratti percorribile anche nei mesi invernali. Concepito originariamente a metà degli anni Novanta con sei tappe da Colico al valico di Valcava ma poi conoscendo alterne fortune fino a essere quasi trascurato nonostante le sue peculiarità, ora è stato rivisto e si punta al suo rilancio, con la nuova guida a fare da vivace e intrigante stimolo a tale fine. I lettori di “Orobie” hanno avuto modo di constatare la valenza della Dol in più di un’occasione, a cominciare dal racconto per la quinta edizione de «In viaggio con Orobie», nel luglio 2017: in quell’occasione il gruppo di viaggiatori, del quale ho fatto parte, ha camminato lungo la Dol per un percorso parzialmente nuovo, che con partenza dal centro della città di Bergamo lo ha prolungato fino a Morbegno passando per la Bergamasca. In questo modo si può dire che l’originaria Dorsale Orobica Lecchese è stata attualizzata con varianti e altre novità, diventando cosi la «Dol dei Tre Signori» in onore della maestosa montagna – il Pizzo dei Tre Signori, ovviamente – che è stata per secoli punto di collegamento tra Repubblica di Venezia, Ducato di Milano e, in Svizzera, Cantone dei Grigioni e che oggi, alla bocchetta di Trona, mette in contatto le province di Lecco, Bergamo e Sondrio, rappresentando per la Dol una sorta di potente nume tutelare montano e un gigantesco cairn che guida i camminatori lungo l’itinerario.

La guida gode di un ricchissimo apparato iconografico con le immagini di diversi fotografi e di una mappa che riporta l’intero percorso della Dol (oltre che di tracciati gpx scaricabili gratuitamente sulla app OrobieActive), ma definirla solo “escursionistica” è parecchio riduttivo, visto che noi autori ci siamo prodigati per redigere un testo e offrire una lettura dal sapore quasi letterario, con la quale non solo e semplicemente illustriamo il cammino e le sue caratteristiche ambientali ma raccontiamo l’intero territorio cercando di tratteggiarne il paesaggio nella sua interezza e attraverso diverse “trame narrative” – storiche, geografiche, culturali, sociali, antropologiche, geologiche, naturalistiche, eccetera. Anche così il volume riporta l’attenzione sulla bellezza generale e sull’importanza di questo cammino capace di “cucire” i territori delle tre province. «La Dol – come scriviamo nella presentazione della guida – va immaginata come un fiume di pietra e prati che scorre alto sopra le nostre teste, raggiunto da sentieri i quali, come affluenti che fluiscono verso l’alto, salgono da vallate ricche di storia e tradizioni: San Martino, Imagna, Valsassina, Taleggio, Brembana, Varrone, Gerola e Valtellina». Si suggeriscono innumerevoli spunti proprio per cogliere il rapporto che si è verificato nel tempo tra uomo e Natura: «È questo intreccio secolare e profondo – rimarchiamo – che ha reso questi luoghi come li vediamo oggi e ne ha forgiato il peculiare carattere culturale». Un carattere che, per essere (ri)scoperto, compreso, e apprezzato, richiede solo due semplicissime azioni: leggere la guida e mettersi in cammino lungo la Dol. Due cose tanto semplice quanto fondamentali che, ve lo assicuro, vi divertiranno, doneranno al vostro animo emozioni profonde e appagheranno la vostra mente, il cuore e lo spirito.

Dunque, appuntamento dal 15 dicembre in edicola con la Dol dei Tre Signori!

Una montagna, un film, “Un sentiero per tutti”

Se si prova a chiedere ai frequentatori delle montagne il perché si dedichino con passione a tale pratica, non di rado la risposta che può venirne fuori è che la montagna è sinonimo di libertà. Una risposta tanto “facile” quanto profondamente vera: vagare per la Natura ancora incontaminata e sovente intatta dei territori montani, elevandosi sopra la pianura iper-antropizzata, cementificata oltre ogni limite e oppressa dal caos e da una ormai irremovibile cappa di smog, dona sul serio la sensazione di sentirsi “liberi” – almeno dalle cose della vita quotidiana ordinaria e dalle loro regole imposte. D’altro canto, al riguardo non si può non citare Henry David Thoreau e il suo Walden, libro nel quale già 160 e più anni fa il grande pensatore americano diede valore filosofico e letterario allo stare nei boschi e in Natura come pratica antitetica al vivere in città, e certamente oggi la bontà di questa pratica non solo risulta ancora del tutto valida ma pure sempre più necessaria. Tuttavia bisogna rimarcare una cosa, indispensabile: la montagna è sinonimo di libertà ma la libertà, per essere autentica, deve essere disponibile a tutti, dunque tutti devono poter godere delle sensazioni di libertà che la montagna sa donare.

È proprio questo, compendiato in poche parole, lo spirito alla base della realizzazione del Percorso naturalistico ad utenza ampliata tra le località di Forcella Bassa e del Pertüs, nel territorio comunale montano di Carenno (Lecco), uno dei pochi itinerari in quota attrezzati al fine di poter essere percorsi anche da persone con disabilità. In verità compendiare in una definizione così succinta uno spirito tanto grande e importante è cosa che rischia inesorabilmente di apparire banalizzante: serviva di più, molto di più per comprendere meglio – ovvero mai pienamente ma di sicuro in modo più approfondito e consapevole – la bellezza e l’importanza del percorso carennese, e ora ciò che serviva c’è: è Un sentiero per tutti, l’opera filmica corale con cui le associazioni Lo Specchio di Calolziocorte e UPPER – Un Paese per… di Monte Marenzo presentano il percorso, il territorio montano nel quale è inserito e le tante potenzialità offerte da tale prezioso connubio.

Ho scritto che Un sentiero per tutti è un’opera corale: in effetti tante persone hanno contribuito alla sua realizzazione, alle riprese, alla post produzione, al punto che è quasi impossibile citarle senza dimenticare qualcuno; d’altronde mi piace pensare che anche tale coralità artistica sia un segno tangibile e di simile natura, in effetti, di quel concetto espresso poco riguardo la “montagna per tutti” […]

(Potete leggere il testo nella sua versione integrale – e con numerose immagini della prima presentazione del film di sabato 13 gennaio – nel sito dell’Associazione UPPER, che ringrazio di cuore per averlo pubblicato.)

5 gennaio ’18: la visione del “sogno” di Colle di Sogno

Un antico borgo di montagna sospeso tra due valli e due orizzonti nell’oscurità d’una sera di inizio gennaio, col cielo plumbeo da cui scende leggero un qualcosa che a momenti è neve e in altri è pioggia, e i boschi d’intorno a ovattarne l’atmosfera in un silenzio struggente e quasi mistico…

Ma il silenzio è rotto da un vociare ridente e rilassato, puntini luminosi risalgono la mulattiera e ravvivano le pietre delle vecchie case rinnovando continue danze d’ombre mentre per la stretta via che serpeggia tra i muri invitanti olezzi suscitano inebrianti languori e allegri convenevoli. L’antico borgo inopinatamente si ravviva pur nella notte nuvolosa, è come se rinascesse e tornasse alla mai dimenticata vita d’un tempo, almeno per quelle ore in cui i tanti presenti che sciamano nella via tra le case e i fienili si lasciano sedurre dal suo particolare, accogliente e affabulante fascino…

Tutto questo è accaduto venerdì 5 gennaio scorso nel bellissimo borgo montano di Colle di Sogno, grazie alla Fiaccolata organizzata dall’Amministrazione Comunale di Carenno (nel cui territorio il borgo è situato) in collaborazione con le associazioni locali – Pro Loco, Circolo ARCI, Museo di Cà Martì e Polisportiva Carennese – che ha “portato” ben 150 persone (dico, centocinquanta e più, nel buio della sera e con le previsioni meteo che annunciavano il brutto tempo!) a raggiungere Colle di Sogno lungo i sentieri che vi salgono dal centro di Carenno.

Sull’evento potete leggere i resoconti ad esso dedicati dalla stampa locale (ad esempio qui e qui) ma a me, che ho avuto l’onore di accompagnare due folti gruppi in visita al borgo raccontando ai presenti della storia, delle peculiarità architettoniche e urbanistiche, del paesaggio, delle leggende e del potente Genius Loci d’un luogo tanto particolare, mi preme sottolineare soprattutto un paio di cose, tra le tante sottolineabili.

Uno: l’importanza fondamentale di occasioni del genere, ovvero la necessità (che è anche il piacere) di offrire una fruizione di territori tanto secondari nei circuiti turistici “classici” quanto ricchi di meravigliosi tesori basata in primis sulla cultura. Cultura dei luoghi, delle genti che li hanno abitati lungo i secoli, cultura della vita e del rapporto tra l’uomo e la montagna ovvero l’ambiente naturale, cultura delle tradizioni e dei saperi, dell’identità locale e, ultimo ma non ultimo, consapevolezza culturale del valore di luoghi così e della potenzialità che detengono, non solo nell’ottica di processi di rinascita delle aree montane e rurali dopo decenni di degrado socioeconomico, sono solo riguardo al grande interesse turistico (o ecoturistico) di essi ma pure, forse soprattutto, di rinnovata valorizzazione della valenza antropologica di luoghi del genere, capaci di offrire opportunità di vita realmente urbana come la grande e caotica (e inquinata) città non sa più fare. Appunto: a differenza dei troppi non luoghi che ormai infarciscono le aree maggiormente antropizzate suscitando condizioni di alienazione e dissonanza cognitiva, luoghi come Colle di Sogno sono iper luoghi ancora capaci di generare identità, di offrire un potente e suggestivo storytelling, di trasmettere narrazioni culturali che, se ascoltate e comprese, possono rappresentare la migliore base sulla quale costruire rinnovati modus vivendi finalmente armonici con lo spazio d’intorno e pienamente euritmici col tempo (oltre che emblematici per altri luoghi antropizzati), cogliendo tutto il valore della tradizione passata per creare innovazione ovvero nuove tradizioni con cui costruire un futuro fremente di vita.

Due: l’ho già scritto ma lo ribadisco, l’affascinante bellezza di Colle di Sogno, nucleo montano quasi unico più che raro, sospeso sopra due valli, due comuni, due provincie, due eterogenei orizzonti (da una parte la cerchia alpina, dall’altra la pianura lombarda) così come tra passato e futuro per i quali rappresenta un presente potenzialmente ricco di prerogative e possibilità che alcuni progetti tanto visionari quanto paradigmatici stanno cercando di concretizzare. Colle di Sogno realmente può diventare un luogo in cui tentare di costruire un nuovo rapporto tra uomo e montagna, una resilienza progressiva che lasci la resistenza confinata al passato e ricostruisca la più stabile e virtuosa esistenza. Senza dubbio i primi passi verso un tale importante obiettivo sono inevitabilmente fatti di piccole cose, di un rinnovato legame con il luogo, di un dialogo con il suo Genius Loci, di una ristabilita considerazione verso di esso con la conseguente chiara consapevolezza delle sue peculiarità: esattamente quello che a Carenno si sta cercando da qualche tempo di fare. E, personalmente ne sono convinto, venerdì sera scorso un ulteriore e importante passo in avanti verso il futuro di Colle di Sogno, della montagna carennese e della sua gente – ma, per simbolica osmosi culturale, di ogni altro territorio montano assimilabile – lo si è fatto.