Sa, io lavoro sempre. Scrivo. Qualche volta quello che metto su carta diventa un film, altre volte no. Però scrivo sempre. La chiave di tutto è il racconto.
Ecco, il racconto: che, quando fatto ad arte come Lina Wertmüller sapeva fare, illumina la realtà, indaga e scopre la verità delle cose, genera consapevolezza e riflessione, crea preziosa memoria. Gli italiani sono stati grandi maestri del racconto, ora temo lo siano meno o lo siano in un modo assai meno efficace di un tempo e, forse, più sterile. Per questo un’artista così capace di raccontare qualsiasi cosa come lei, libera, ribelle, ironica, sagace, vitale, anarchica nonché donna meravigliosa, all’Italia mancherà certamente molto.
Nel precedente “Ultrasuoni” vi ho raccontato di come una delle band più rappresentative di sempre della musica nera contemporanea per eccellenza, il rap – o hip hop – fosse bianca, ovvero i fenomenali Beastie Boys (riconosciuti con tale fama dalla stessa comunità afroamericana). Be’, posto ciò non posso dunque nemmeno non citare e omaggiare quello che a suo modo è stato, secondo molti, il primo rap della storia, anni prima che il genere venisse certificato, e il suo sorprendente autore italiano: Adriano Celentano e Prisencolinensinainciusol, già. Uno dei brani più geniali della musica italiana del dopoguerra non solo per il suo cantato, forma sperimentale di “parola-suono” a metà tra lo stile scat del vecchio jazz e la recitazione in grammelot teatrale, ma pure per la parte musicale, originalissimo mix tra pop, funk, soul e ritmica tribale come quella che, appunto, qualche anno dopo effettivamente diventerà la base per il primo rap – non a caso Prisencolinensinainciusol ha trovato un notevole successo negli USA e una fama che continua tutt’ora. È un brano così sfuggente a qualsiasi catalogazione che se ne sono tentate innumerevoli interpretazioni, tutte possibili e nessuna definitiva, il che in fondo ne certifica la qualità e l’attrattiva, ben maggiore di buona parte del “pop” italiano di classifica – di quello successivo e soprattutto dell’odierno – e sancisce l’indiscutibile genio artistico di Celentano. Di contro, secondo alcuni, per Prisencolinensinainciusol non si dovrebbe parlare di “rap ante-litteram” in quanto brano basato su fonemi privi di significato e ispirati alla musicalità di un inglese inventato, non sul parlato altamente espressivo che è elemento peculiare del rap. Ok, può ben essere così, tuttavia, al riguardo, mi viene da obiettare: ma perché, scusate, molte canzoni trap attuali un significato logico ce l’hanno?
Ecco. Dunque, non posso che affermare con convinzione Oh sandei | Ai ai smai sesler | Eni els so co uil piso ai | In de col men seivuan | Prisencolinensinainciusol, ol rait!
Gasperino: …Ma che li tieni tu li conti? Amministratore: Sono il suo umilissimo amministratore signor Marchese… Gasperino: E fammeli vedé ‘sti conti. Quanto spennemo dentro ‘sta casa? Amministratore: Ma perché? Non si fida di me? Sono generazioni che amministriamo la sua famiglia… prima mio nonno, poi mio padre e adesso io… Gasperino: Ma che t’offenni? Per esempio, quanto ‘o pagamo er carbone? Famme sapè. Amministratore: Mmmh il carbone… Gasperino: Il carbone! Quanto ‘o pagamo? Amministratore: E che possiamo pagare… Gasperino: E che possiamo pagare? Quanto ‘o pagamo? Amministratore: Sette paoli il quintale. Gasperino: E ‘a carbonella? Amministratore: Quattro. Gasperino: E le fascine, pe’ accenne er foco? Amministratore: Cinque a dozzina. Gasperino: E ‘a legna? Amministratore: E quella non la compriamo, viene dai nostri boschi… la vendiamo. Gasperino: E quanto ce famo? Amministratore: Dieci al quintale. Gasperino: ‘O vedi che semo coijoni! Ma come, compramo tutto a tre volte il prezzo corente e solo ‘a legna ‘a vennemo alla metà?! Dice nun me fido… Ho fatto bene a vedé i conti… artro che. Se tu me freghi qui, me freghi su tutto! Perciò sei un ladro; sei ladro tu, tu padre e tu nonno e io ve licenzio a tutti e tre. Aspetta ‘n pò, prima da fa’ fagotto dimme na cosa… Ma quer vinello che se semo bevuti giù a tavola, ma che ‘o famo noi? Amministratore: Si signore, viene dalle vigne del Mascherone… Gasperino: Siii?!? E quanto ce n’avemo? Amministratore: Parecchie botti di quello nuovo più quello vecchio imbottigliato. Gasperino: E ‘ndo stanno tutte ste botti e ste bottije… ortre che a casa tua? Amministratore: Giù in cantina. Gasperino: Allora io vado in cantina e tu te ne vai affanculo, brutto ladro.
Della serie: vizi atavici di un paese senza speranza (con possibile soluzione, ad aver gli attributi di praticarla. Ad averli, già – altro vizio, anzi, altra pecca…).
Leo Slezak, il padre dell’attore Walter Slezak, disse la più grande battuta di tutti i tempi, a teatro. Era il massimo tenore wagneriano della sua epoca. Il re senza corona di Vienna. Cantava il Lohengrin. Se sei un wagneriano, sai che Lohengrin entra in scena su un cigno che galleggia sul fiume. Scende, canta, e alla fine dell’ultima aria deve ripartire a bordo del cigno. Non fosse che una sera il cigno se ne andò via da solo, prima che Slezak riuscisse a imbarcarsi. Al che lui non batté ciglio, si girò verso il pubblico e disse: «A che ora passa il prossimo cigno?».
Nella lista delle Cose che mi riprometto di fare, possibilmente a breve ho inserito, più o meno alla posizione 200 – dunque molto in alto, visto le migliaia e migliaia di voci che compongono la lista – di rivedere la produzione cinematografica anni Ottanta e Novanta di Nanni Moretti(da Ecce Bombo fino ad Aprile, per intenderci), che vidi anni fa e verso la quale, se ci penso, ho ricordi di gradimento e piacevolezza che non so spiegarmi, oggi – e comunque che non dipendono affatto da qualsivoglia ragione “politica”, sia chiaro. Dunque me li devo rivedere, quei film, a partire ad esempio da Caro Diario, forse quello che (sempre nel mio ricordo) mi piacque di più, e che è uscito proprio qualche giorno fa in un’edizione restaurata a cura della Cineteca di Bologna, e “studiarmi” meglio un regista certamente tra i più originali e coinvolgenti della cinematografia italiana contemporanea – a prescindere da qualsivoglia lettura “politica”, cosa che non mi tange nemmeno lontanamente, sia di nuovo chiaro.
Ecco. Potrebbe ulteriormente salire di posizione, questa cosa ripromessami, chissà. Vedremo.
P.S.: ah, ovviamente, se c’è qualche appassionato di Moretti ovvero qualche detrattore che voglia consigliarmi o scoraggiarmi, può farlo liberamente. Nessun problema.