Tino Mantarro, “L’attrazione dei passi. Piccolo invito a scoprire cosa c’è oltre le cime”

Se pensiamo alle montagne, qualsiasi catena montuosa si prenda a riferimento, probabilmente le identifichiamo e vi diamo una forma mentale visualizzando le loro più importanti e celebri vette: il Cervino o il Monte Bianco per le Alpi, il Gran Sasso per l’Appennino, l’Everest e il K2 per l’Himalaya, eccetera. Una referenza inevitabile, posta la spettacolarità di quei grandi rilievi e l’immaginario che generano. Tuttavia, se dovessimo pensare alle montagne in quanto territorio frequentato, abitato e valicato dall’uomo da millenni, avremmo necessariamente da convenire che quasi ognuno di noi le grandi catene le ha conosciute e “conquistate” attraversando i loro passi, l’elemento geomorfologico fondamentale, ben più di qualsiasi pur celeberrima vetta, che alla fine dà sostanza alla nostra idea concreta di “montagna”: perché ci consente di viverla da dentro, in pratica. Anche se poi, ribadisco, è la silhouette del Cervino o di un’altra famosa sommità che ce la simboleggia. In altre parole: se per assurdo una catena montuosa non avesse passi transitabili, la sua importanza dal punto di vista antropico sarebbe minima, proprio perché la frequentazione umana risulterebbe limitata ai pochi alpinisti in grado di salire le sue vette mentre a tutti gli altri toccherebbe girarle intorno, in tal modo escludendola formalmente dalla concezione geografica e culturale del mondo abitabile e abitato.

Per fortuna non è così: ogni catena montuosa qualche valico più o meno transitabile lo possiede. Se prendiamo ad esempio le nostre Alpi e studiamo la loro storia, posto ciò che ho scritto poc’anzi, ci renderemo rapidamente conto che la loro centralità nella cultura e nell’evoluzione sociale del continente europeo è data sicuramente dall’abbondanza di valichi transitabili, dunque di vie attraverso le quali congiungere i versanti opposti mettendo in relazione le rispettive genti, culture, tradizioni, saperi, comunità sociali. Senza contare che il solo fatto di sapere che ci possa essere un “oltre” da esplorare e conoscere, al di là delle grandi montagne, è motivo sufficiente all’uomo che da sempre (per fortuna e al netto delle devianze) insegue «virtute e canoscenza» per salire fin sugli spartiacque e guardare cosa c’è oltre, per poi discendervi e così “vincere” l’ostacolo naturale montano tanto quanto la propria curiosità. D’altro canto, a ben vedere, l’andare oltre i monti è pratica comune a tutti gli esseri viventi che li abitano o vi si trovano al cospetto, dalle varie specie selvatiche agli uccelli migratori finanche agli organismi vegetali. Pensare alle montagne come a degli ostacoli se non peggio a dei baluardi naturali da rendere confini e magari militarizzare è “trovata” umana recente e invariabilmente malsana, oltre che antitetica alla storia secolare delle genti di montagna, come detto.

Per questo – e per moltissimo altro – l’ultimo libro di Tino MantarroL’attrazione dei passi. Piccolo invito a scoprire cosa c’è oltre le cime (Ediciclo Editore, 2023), è un testo che appare affascinante e intrigante fin dal titolo e dal sottotitolo []

(Potete leggere la recensione completa de L’attrazione dei passi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Vivere tra le nuvole

[Foto di Nirmal Rajendharkumar su Unsplash]
La vetta più elevata che vedete nell’immagine qui sopra è quella della Jungfrau, una delle cime maggiori delle Alpi Bernesi, in Svizzera: è alta 4158 m.

Immaginereste mai di poter vivere lassù, a quella quota? O addirittura che ci possa esistere un centro abitato più o meno grande?

La città che vedete qui sotto è El Alto, in Bolivia: ha quasi 1 milione di abitanti, più di Torino o di Napoli e pochi meno di Milano, e anche nel proprio paese è una delle città più grandi. Si trova a una quota media di 4150 m, più o meno come la Jungfrau: è la città di grandi dimensioni più alta del mondo, e alcuni dei suoi quartieri più alti sono posti a quasi 4300 m. El Alto, insieme alla capitale della Bolivia La Paz, forma un’area metropolitana abitata da circa 2,3 milioni di abitanti, quasi come quella di Roma, totalmente posta oltre i 3600 m di altitudine.

Di Skykid 123ve – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3119560

[Foto di Florian Delée su Unsplash.]
Al netto delle differenze geofisiche e climatiche dei due luoghi, e in generale della nostra regione alpina rispetto a quella parte del continente sudamericano, nonché di quelle fisiologiche di chi le abita, trovo affascinante pensare che a parità di quote vi siano realtà così drasticamente differenti, e che dove alle nostre latitudini relativamente poche persone – tutti alpinisti – superino i 4000 m e generalmente vi restino solo per qualche ora, sulle Ande (o sull’Himalaya) vi abitino stabilmente milioni di persone. E ci sono casi ancora più estremi: in Perù i quasi 30.000 abitanti di La Rinconada vivono a oltre 5100 m di quota, a pochissima distanza dai seracchi del ghiacciaio Ananea Grande che incombono sulle case, anche se la realtà urbana assai difficile e la presenza ambientalmente critica di numerose miniere d’oro – sulle quali gli abitanti vivono – rendono La Rinconada più simile a un grande villaggio precario che a una cittadina propriamente detta, come potete constatare nell’immagine qui sotto:

Per la cronaca, e per chiudere il cerchio di questa mia dissertazione metroaltitudinale, è interessante notare che il centro permanentemente abitato più elevato delle Alpi e d’Europa è Juf, nel Canton Grigioni – sempre Svizzera, dunque: conta 25 abitanti che vivono a 2.126 m di altitudine. Più di 2000 m sotto El Alto, già.