15 ottobre: vi porto alla scoperta di un luogo dal fascino straordinario, il Pertüs!

Domenica prossima, 15 ottobre, nell’ambito della rassegna Abitare la terra. Dai saperi tradizionali all’edilizia sostenibile organizzata dal Museo del Muratore Ca’ Martì di Carenno, avrò l’onore e il grande piacere di guidarvi alla conoscenza di un luogo assolutamente fantastico, dal fascino può unico che raro: l’ottocentesco ex Grande Albergo del Pertüs, il quale, eccezionalmente per la giornata, sarà riaperto al pubblico dopo lungo tempo – forse fin dal 1931, anno in cui venne chiuso. Quello del Pertüs (nome che deriva dal vicino e storico valico di collegamento tra il lecchese e le valli bergamasche, angusto al punto da essere definito un “pertugio” da cui il suddetto termine dialettale) fu uno dei primi hotel di montagna costruiti in Lombardia, frequentato ai tempi della Belle Epoque da gran “signori”, personaggi prestigiosi e benestanti dell’alta borghesia del tempo, elegante e dotato di servizi e comfort all’avanguardia per l’epoca (era già dotato di corrente elettrica e telefono ad inizio Novecento!) oltre che assolutamente dotato di “muri parlanti”, per gli aneddoti e le tante narrazioni che il luogo e la sua storia sanno offrire. Per tutto ciò, e per molto altro che potrete scoprire durante la visita, il Grande Albergo del Pertüs è senza dubbio una delle più significative testimonianze ancora disponibili dei primordi del turismo alpino e della frequentazione vacanziera dei monti, oltre che una località alpestre capace di regalare forti emozioni, tanto quanto i suoi grandi panorami!

Vi riproduco di seguito il comunicato stampa dell’evento – che peraltro vi permette di compiere una meravigliosa escursione in un paesaggio montano veramente bello e affascinante – e vi invito a partecipare: sarà una giornata talmente particolare che vi regalerà fascini e suggestioni a iosa, ve lo assicuro.

Nell’ambito della rassegna Abitare la terra. Dai saperi tradizionali all’edilizia sostenibile, il Museo Ca’ Martì di Carenno organizza per domenica 15 ottobre Storie in cammino tra semplici cascine e grandi alberghi, una camminata lungo l’itinerario ecomuseale della Valle dei Muratori fino all’ex Grande Albergo del Pertüs, attraverso paesaggi di grande bellezza e luoghi dal forte fascino storico e culturale che la montagna carennese e la dorsale dell’Albenza sanno offrire.

L’escursione, con ritrovo e partenza dall’Oratorio di San Domenico a Carenno, toccherà alcune delle più significative tappe dell’itinerario della Valle dei Muratori, che testimonia la peculiare e rinomata tradizione edile del territorio carennese, tra le quali le cave di sabbia, di spolverino e l’antica calchera, la tipica fornace di cottura e trasformazione delle rocce calcaree in calce che per secoli ha rappresentato il legante principale nelle costruzioni edilizie della zona – le “semplici cascine” citate nel titolo dell’evento. Seguendo il filo rosso storico-culturale che caratterizza la camminata, si avrà poi l’opportunità di visitare un luogo ricco di peculiari suggestioni e innumerevoli narrazioni: l’ottocentesco ex Grande Albergo del Pertüs, il quale, eccezionalmente per la giornata (grazie alla disponibilità dei proprietari), sarà riaperto al pubblico dopo lungo tempo. Quello del Pertüs fu uno dei primi hotel di montagna costruiti in Lombardia, frequentato ai tempi della Belle Epoque da “signori” e benestanti, dotato di comfort all’avanguardia per l’epoca e, per tali motivi, esempio assai significativo dei primordi del turismo alpino e della frequentazione vacanziera dei monti.

Ad accompagnare i camminatori, le testimonianze ed i racconti di Gianni Carsana, muratore esperto, Nicola Pigazzini, geologo, e Luca Rota, scrittore.

Successivamente alla visita è previsto il pranzo presso il laghetto di Forcella Alta e il ritorno nel pomeriggio a Carenno lungo i rissöi della zona, le antiche mulattiere di transito tra la Val San Martino e la Valle Imagna, che in alcuni tratti presentano ancora la selciatura originaria in pietra locale. Vi sarà infine la possibilità di visitare il Museo di Ca’ Martì, sito nell’omonimo edificio quattrocentesco nel centro storico di Carenno.

Per tutto ciò, la camminata rappresenterà una preziosa opportunità di riscoperta e conoscenza di alcuni dei più pregevoli e interessanti “tesori” offerti dal territorio di Carenno e dai monti dell’Albenza – già messi in luce lo scorso luglio in occasione dell’ultima edizione di In Viaggio sulle Orobie, il trekking organizzato dalla rivista Orobie lungo la Dorsale Orobica Lecchese – oltre che l’occasione per una piacevole escursione in un paesaggio di rara bellezza.

Per ogni informazione sulla camminata sono a disposizione i recapiti del Museo Ca’ Martì.

(Cliccate sull’immagine della locandina per aprirla in un formato più grande e leggibile.)

REMINDER! Un meraviglioso documentario possibile sulla DOL – e un crowdfunding per realizzarlo!

Manca solo una settimana alla conclusione del crowdfunding aperto su Eppela per finanziare il documentario sui monti della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, una delle zone alpine più belle e affascinanti d’Italia. Mi permetto di rinnovare l’invito a partecipare al crowdfunding: a ringraziarvi per la vostra generosità ci saranno non solo e non tanto il sottoscritto, chi sta lavorando alla realizzazione del documentario o chi altri stia collaborando al progetto sulla DOL, ma in primis ci sarà il territorio, ci saranno i monti con le loro rocce, i canaloni, le valli e i valloni, gli alpeggi, le acque dei torrenti e dei laghi, i boschi e i prati, i fiori, gli animali, l’aria e il cielo che sovrasta questa dorsale che dalla catena alpina scende verso la pianura portandosi appresso una quantità incredibile di “tesori” paesaggistici, naturalistici, storici, antropologici, enogastronomici, culturali sovente unici in tutte le Alpi. Questo è il ringraziamento più importante: quello delle persone e delle genti lo è a sua volta, assolutamente, ma il grazie che scaturisce della Terra resta nel tempo e vi resterà impresso per sempre nel cuore e nell’animo, perché è fatto delle stesse “parole” con cui ci parla la vita nella sua accezione più piena e completa.
E, comunque, grazie di cuore anche da me!

In questi giorni vi ho parlato più volte della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, anche grazie alla quinta edizione del trekking di In Viaggio sulle Orobie del cui gruppo di viaggiatori ho avuto l’onore e la fortuna di far parte – qui trovate tutti gli articoli dedicati al tema. Più volte, dunque, vi ho parlato della grande bellezza, della spettacolarità, del fascino di questo itinerario montano, certamente tra i più sorprendenti dell’intero arco alpino, e di come uno degli scopi del trekking sia quello di rilanciare e rivalorizzare l’itinerario e l’intero territorio attraversato da esso, ricchissimo di tesori paesaggistici, naturalistici, storici, architettonici, enogastronomici e culturali in genere, per fare in modo che una rinnovata frequentazione di esso diventi anche un’altrettanto rinnovata prospettiva di sviluppo, sotto ogni punto di vista (e non solo da quello meramente turistico, dunque) per questa zona delle Alpi Centrali.

Per raggiungere tale scopo, durante In Viaggio sulle Orobie, il fotografo e regista Carlo Limonta ha girato un documentario col quale ha raccolto tutta la bellezza e la potenzialità della DOL, facendone lo strumento peculiare di un progetto ideato da Ruggero Meles che supporta il rilancio del territorio attraversato dal trekking.
Per sostenete tale progetto è stato attivato un crowdfunding sulla piattaforma di Eppela, al fine di poter realizzare e produrre concretamente il documentario dunque, in questo modo, permettere la messa in atto degli scopi di cui vi ho detto – ma pure, in primis, per far conoscere una zona tanto bella a chi non l’abbia ancora visitata.
Vi invito caldamente a contribuire al crowdfunding, e non solo per l’importanza e il valore del progetto in sé: in verità – per così dire – ogni contributo donato è e sarà una particella luminosa in grado di illuminare nuovamente queste meravigliose montagne, la loro antica e affascinante cultura, le genti che le abitano, le loro tradizioni, i tesori che il territorio offre a chi lo visita e, appunto, lo spettacolare itinerario della DOL, vera e propria cerniera alpina capace di unire tutto quanto sopra in una dimensione di fondamentale importanza culturale, dalla quale chiunque – locali residenti e forestieri visitanti – può e potrà ricavare le più sublimi sensazioni di bellezza.

Cliccate sul pulsante qui sotto per visitare la pagina di Eppela dedicata al progetto, conoscerlo in ogni dettaglio e per contribuire:

Questo è invece il teaser trailer del documentario, il quale – ribadisco – sarà prodotto solo se l’obiettivo fissato dal crowdfunding verrà raggiunto:

Grazie di cuore fin d’ora per ciò che potrete e vorrete fare. E, se già non la conoscete e prima o poi la percorrerete, la Dorsale Orobica Lecchese, vi potrete assolutamente rendere conto di come non ci voglia granché per sentirsi parte di un valore inestimabile… solo un minimo di allenamento, un buon paio di scarpe e un pizzico di generosità!

Veri viaggiatori, e turisti novellini (Amé Gorret dixit)

Il vero viaggiatore si distingue per la sobrietà delle sue parole, dalle ridotte dimensioni dello zaino, dalla regolarità del passo e dal calcolo riflessivo e coraggioso dei rischi di un’escursione o di una scalata. Il turista novellino, invece, si fa notare per il numero e il volume dei suoi bauli, per il clamore dei suoi programmi, e dei preparativi per la partenza, per le osservazioni scientifiche fuori misura, per il panico o la vanitosa imprudenza davanti al pericolo.

(Lauro-Aimé Colliard (a cura di), Abbé Amé Gorret: autobiographie et écrits divers, Valtournenche 1987, pag.145; citato in Enrico Camanni, La nuova vita delle Alpi, Bollati Boringhieri, Torino, 2002, pag.37.)

Per la cronaca, Amé Gorret quelle impressioni sul turismo (alpino, ma nulla cambia se riferite ad altri contesti) le scrisse a fine Ottocento. Più di un secolo fa, proprio così.
O aveva già capito tutto, ai suoi tempi in cui il turismo era ancora qualcosa di assai raro ed elitario, oppure certe insensatezze nazionalpopolari che crediamo frutto della contemporaneità già allora erano ben diffuse e col tempo fino ad oggi sono soltanto peggiorate. Ovvero entrambe le cose, certo.

P.S.: per dire… qui sotto, “turisti novellini” di oggi, perfettamente equipaggiati (!), vagabondano tra i crepacci dei ghiacciai di Punta Helbronner, sul Monte Bianco (cliccate sull’immagine per visitarne la fonte):

Un meraviglioso documentario possibile sulla DOL – e un crowdfunding per realizzarlo!

In questi giorni vi ho parlato più volte della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, anche grazie alla quinta edizione del trekking di In Viaggio sulle Orobie del cui gruppo di viaggiatori ho avuto l’onore e la fortuna di far parte – qui trovate tutti gli articoli dedicati al tema. Più volte, dunque, vi ho parlato della grande bellezza, della spettacolarità, del fascino di questo itinerario montano, certamente tra i più sorprendenti dell’intero arco alpino, e di come uno degli scopi del trekking sia quello di rilanciare e rivalorizzare l’itinerario e l’intero territorio attraversato da esso, ricchissimo di tesori paesaggistici, naturalistici, storici, architettonici, enogastronomici e culturali in genere, per fare in modo che una rinnovata frequentazione di esso diventi anche un’altrettanto rinnovata prospettiva di sviluppo, sotto ogni punto di vista (e non solo da quello meramente turistico, dunque) per questa zona delle Alpi Centrali.

Per raggiungere tale scopo, durante In Viaggio sulle Orobie, il fotografo e regista Carlo Limonta ha girato un documentario col quale ha raccolto tutta la bellezza e la potenzialità della DOL, facendone lo strumento peculiare di un progetto ideato da Ruggero Meles che supporta il rilancio del territorio attraversato dal trekking.
Per sostenete tale progetto è stato attivato un crowdfunding sulla piattaforma di Eppela, al fine di poter realizzare e produrre concretamente il documentario dunque, in questo modo, permettere la messa in atto degli scopi di cui vi ho detto – ma pure, in primis, per far conoscere una zona tanto bella a chi non l’abbia ancora visitata.
Vi invito caldamente a contribuire al crowdfunding, e non solo per l’importanza e il valore del progetto in sé: in verità – per così dire – ogni contributo donato è e sarà una particella luminosa in grado di illuminare nuovamente queste meravigliose montagne, la loro antica e affascinante cultura, le genti che le abitano, le loro tradizioni, i tesori che il territorio offre a chi lo visita e, appunto, lo spettacolare itinerario della DOL, vera e propria cerniera alpina capace di unire tutto quanto sopra in una dimensione di fondamentale importanza culturale, dalla quale chiunque – locali residenti e forestieri visitanti – può e potrà ricavare le più sublimi sensazioni di bellezza.

Cliccate sul pulsante qui sotto per visitare la pagina di Eppela dedicata al progetto, conoscerlo in ogni dettaglio e per contribuire:

Questo è invece il teaser trailer del documentario, il quale – ribadisco – sarà prodotto solo se l’obiettivo fissato dal crowdfunding verrà raggiunto:

Grazie di cuore fin d’ora per ciò che potrete e vorrete fare. E, se già non la conoscete e prima o poi la percorrerete, la Dorsale Orobica Lecchese, vi potrete assolutamente rendere conto di come non ci voglia granché per sentirsi parte di un valore inestimabile… solo un minimo di allenamento, un buon paio di scarpe e un pizzico di generosità!

Dieci “parole” (più una) per un Viaggio unico sulla DOL!

Come saprete, ho avuto il grande onore e l’altrettanto grande fortuna di far parte dei viaggiatori che, dal 13 al 16 luglio scorso, hanno animato la quinta edizione di In Viaggio sulle Orobie, il bellissimo trekking che la rivista OROBIE organizza annualmente tra i monti delle Alpi Centrali e che, quest’anno, ha percorso lo spettacolare itinerario della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese.
Dunque ora il classico copione imporrebbe un bel “resoconto” sul Viaggio, le emozioni provate, le sensazioni suscitate, le persone incontrate, i paesaggi e gli orizzonti ammirati, le cose viste, toccate, udite, mangiate e bevute… e invece?!?
Invece sì, un buon resoconto ci vuole, eh, vi tocca… però ve ne offro uno “non convenzionale”, se così posso dire: dieci “fotografie” scattate dalla (contorta, ma pure estasiata) mente del sottoscritto lungo la DOL, con dieci relative parole ma assai particolari – anzi, dieci più una… e leggendo capirete rapidamente perché lo sono!

1.      L’itinerario della DOL: semplicemente spettacolare e di rara suggestione, come pochi in tutto l’arco alpino. C’è di tutto: panorami glaciali, zone remote e selvagge, fauna e flora alpine a gogò, miniere, pascoli, boschi, stalle, casere, rifugi accoglienti, orizzonti sconfinati… e la partenza di questa “nuova” versione dell’itinerario (e del trekking) dalla Val Gerola, resa necessaria dal deterioramento di alcuni sentieri nella zona del Monte Legnone facenti parte del “vecchio” itinerario, lo rende ancora più ricco di peculiarità e di suggestioni. Nonostante, rispetto a prima, sia più breve: un(a) affascinante babyDOLl, in pratica! Dunque, voi escursioniste venite a provarla e voi escursionisti ad ammirarla!

2.      Ho già scritto altrove di quanto ritenga significativo e importante il concetto di montagne non (più) come mura di confine ma come cerniere tra versanti contigui, genti, culture, tradizioni, commerci, obiettivi comuni. Questo anche perché ovunque si elevino, e forse in Europa ancora di più, le montagne sono un territorio fondamentale sia in senso materiale che immateriale, e la Dorsale Orobica Lecchese il concetto di “cerniera” lo rende evidente e illuminante come poche altre zone montuose. Come non fosse una mera coincidenza geografica, la Dorsale è posta più o meno in mezzo alla Lombardia nonché alla catena alpina, affacciandosi ove essa si divide nelle sue parti occidentale e orientale, e rappresenta un impeccabile trait d’union montano tra le alte vette retiche e la pianura lombarda più antropizzata. Per tutto ciò si può dire che la Dorsale, del territorio sul quale si eleva e non solo per quello, è la parte più centrale, più intima… ne è il  miDOLlo, ecco!

3.      La Dorsale Orobica Lecchese non è un itinerario estremo ma, certamente, nemmeno una passeggiata. 80 km, pur se percorsi in 4 giorni – come è stato per In Viaggio sulle Orobie – non sono pochi, considerando poi la gran varietà di terreni che la Dorsale presenta: da comodissime piste sterrate pianeggianti fino a tratti di sentiero ripido, da riposanti passaggi attraverso ameni altipiani prativi a passi esposti e attrezzati nei quali un minimo di piede fermo è necessario. Insomma: allenatevi almeno un poco se volete affrontarla senza poi sDOLorare per il mal di gambe e lo sforzo fisico sostenuto!

4.      D’altro canto non vi devono essere limiti alla libertà di percorrenza degli 80 km di Dorsale Orobica Lecchese! C’è chi la fa correndo in meno di 12 ore, ma c’è chi ci mette pure due settimane, non volendo perdere nulla dei tanti tesori – paesaggistici, naturalistici, storici, culturali, enogastronomici eccetera – che l’itinerario offre. In fondo la “montagna” è sinonimo di libertà: quella vera, che non è il poter fare ciò che si vuole ma il conseguire la migliore armonia con il territorio e l’ambiente in cui si è, armonizzando la propria vita e le proprie volontà con la vitalità del luogo e con le sue peculiarità. Dunque, statene certi: in un modo o nell’altro, che la facciate di corsa o con la più olimpica calma, sicuramente la Dorsale Orobica Lecchese vi susciterà sempre la migliore inDOLe possibile!

5.      Come detto, la Dorsale Orobica Lecchese, nella sua parte più settentrionale, osserva da vicino i giganti di roccia e ghiaccio delle Alpi Centrali ma con uguale vicinanza, al suo termine meridionale, vede appena sotto i propri “piedi” Città Alta di Bergamo e, poco oltre verso Occidente, i grattacieli di Milano. Tuttavia, al suo centro, riesce persino a regalare l’emozione di essere tra i monti del Trentino e del Sud Tirolo, soprattutto quando lambisce lo spettacolare gruppo dei Campelli con le sue pareti, canali e torri di dolomia principale. Dunque, oltre che tutto il resto, si può ben dire che la Dorsale Orobica Lecchese è pure DOLomitica!

6.      A proposito: mai sentito suonare un alphorn – ovvero il corno delle Alpi – in fibra di carbonio dentro il fantastico circo roccioso dei Camosci, nel centro del gruppo dei Campelli? Io sì: grazie a Martin Mayes, ospite fisso del Viaggio con il suo corno tanto hi-tech quanto capace di emettere suoni fascinosamente ancestrali – come quelli che l’alphorn sa generare. E non vi dico la suggestione assoluta di sentire le note del corno di Martin echeggiare nel circo roccioso dei Campelli, la cui forma ricorda quella di una gigantesca sala concerti: un effetto stereofonico… anzi, DOLby Surround!

7.      Vi avviso, comunque: la Dorsale Orobica Lecchese è talmente bella che rischia di suscitarvi una sfrenata venerazione per essa e i suoi tesori. Ad esempio per l’imponente regnante che domina la parte Nord del percorso, il maestoso Pizzo dei Tre Signori; o per i panorami così sconfinati da lasciarvi in contemplazione estatica oppure, beh, per le prelibatezze enogastronomiche che nascono nel territorio: dallo Storico Ribelle agli altri formaggi, ai frutti di bosco, le carni, le polente, i dolci, i vini dei vigneti ai piedi dell’Albenza ove l’itinerario si conclude… Insomma, ribadisco: state attenti, la Dorsale Orobica Lecchese potrebbe ingenerarvi situazioni di vera e propria iDOLatria!

8.      Uno degli obiettivi che si è prefisso il trekking di In Viaggio sulle Orobie lungo la Dorsale è quello di rilanciare in grande stile la fruizione dell’itinerario che fino a oggi, nonostante la sua bellezza, ha sofferto di un certo deficit di conoscenza e promozione. In verità la Dorsale credo non sia affatto seconda a nessun altro trekking ben più rinomato e frequentato sulle Alpi, e lo scopo di In Viaggio sulle Orobie è giusto quello di promuovere sulla Dorsale un turismo “dolce”, slow, culturalmente consapevole ed ecosostenibile, che sappia non solo valorizzare il territorio ma pure contribuisca a far vivere al meglio le genti che lo abitano e, dunque, la montagna tutta. E poter disporre di un territorio così meraviglioso come quello attraversato dalla Dorsale Orobica Lecchese, è veramente come avere a disposizione un’immensa montagna di DOLlari!

9.      A questo punto, dopo tutto quanto avete letto finora (ed è nulla di quello che si potrebbe raccontare), beh, mi viene da dire una cosa “inesorabile”. La Dorsale Orobica Lecchese è talmente bella che, se prima o poi non la percorrerete almeno una volta (ma se lo farete una volta sono certo lo farete molte altre volte), sappiatelo: ve ne adDOLorerete moltissimo!

10.  Ultima parola che però non è una parola: è un acronimo, ma sarebbe bellissimo se alla fine una parola “vera” come le altre lo potesse diventare: “DOL“. Una parola che identifichi rapidamente a quante più persone possibili un itinerario, un trekking, una sorprendente vacanza montana a due passi dalle grandi città del Nord Italia ovvero per chi venga da qualsivoglia parte del pianeta, un territorio, un patrimonio culturale, una comunità di persone abitanti lo stesso crinale, un futuro per essa di ritrovata e rinnovata consapevolezza sociale, sociologica e antropologica, un progetto a lunghissimo termine di confortevole vita in montagna… Insomma, la DOL è tutto questo, dunque può benissimo pure rappresentarlo anche in qualità di “neologismo”: magari, un domani, di altri begli itinerari escursionistici montani, per rimarcarne il valore si arriverà a dire: è proprio una DOL!

Come? Sono dieci e non undici “parole”?
Un attimo solo: prima voglio rivolgere uno smisurato grazie di cuore a tutti gli altri viaggiatori e ai ragazzi della redazione di OROBIE che con la loro presenza hanno reso questo trekking, per lo scrivente, uno dei ricordi più belli e DOLci in assoluto.
Ecco, undici!

P.S.#1: potete godervi una ampissima galleria fotografica sul trekking di In Viaggio sulle Orobie 2017 lungo la DOL nel sito di Orobie, qui.

P.S.#2: le foto nell’articolo sono di Massimo Sonzogni.