Nel frattempo, a Stromboli…

[Immagine tratta da www.tvblog.it.]
Dunque, riassumendo: una troupe va sull’isola di Stromboli per girare una serie TV sulla Protezione Civile alle prese con un vulcano e (a quanto pare) provoca un incendio il quale fa danni peggiori di quelli del vulcano stesso e che la Protezione Civile, quella vera, fatica a contenere, le cui fiamme distruggono quasi metà della vegetazione dell’isola.

Stop, fine scena, applausi, complimenti generali. Già, peccato che non è la Tv, è la verità.

L’Italia, il paese dove la realtà supera la fiction!

Capre orobiche VS segretario personale a forma di cane

Loki, il mio segretario personale a forma di cane, s’è infortunato. No, be’, tranquille voi sterminate legioni di suoi ammiratori, non è niente di grave. Anzi, per certi aspetti spero che la cosa gli serva pure un po’ da lezione.

Vi spiego: una sera di settimana scorsa siamo lì a vagare in tutta tranquillità per i boschi sopra casa quando d’improvviso, evidentemente cogliendone l’olezzo ben prima di qualunque naso umano, il segretario si è messo a inseguire forsennatamente per quei fianchi boscosi, peraltro in zone che presentano pure bricchi nascosti e piuttosto perigliosi, un branco di capre orobiche fondamentaliste, così dette perché fondamentalmente testarde e assai avvezze a dar di corna, a chi ritengano (anche senza prove concrete) ad esse ostile. Dovete sapere che il segretario nutre un’avversione ancestrale e irrefrenabile per due tipologie di animali: le capre, appunto, e qualsiasi cosa che cammini e sia dotato di penne, dunque galline, tacchini e altri pennuti da cortile, volatili vari, forse anche gli alpini, i quali formalmente rientrerebbero nella categoria citata, ma devo ancora verificare la cosa e comunque al momento i suddetti hanno ben altri crucci (post riminesi, in particolare) a cui star dietro. Di contro i gatti sostanzialmente li disdegna, le pecore le osserva incuriosito, gli equini li adora mentre viene infastidito dai ricci ma più che altro – a me pare – dacché non capisce bene che razza di bizzarri “cosi” siano. Tipo delle talpe con attaccati dei gusci di castagne sulla schiena? Mah!

Fatto sta che il segretario sparisce nel folto del bosco e, dopo una mezz’ora abbondante da missing in action, nonostante i miei vari richiami, lo ritrovo ben più a valle stremato, bicolore ovvero con metà del corpo sporco di terra fangosa, palesemente stizzito per essere stato beffardamente seminato dalle suddette cornute pur a fronte della foga messa nell’inseguimento (così forse imparerà che ci sono certi animali più adusi di altri alle agilità motorie sui terreni montani, mi auguro) nonché, purtroppo, visibilmente claudicante. Risultato della conseguente visita veterinaria: lussazione alla spalla destra, dunque assunzione di antinfiammatori (una specie di Voltaren per cani), estratto d’arnica a gogò e riposo quasi assoluto. Che da ingiungere a Loki equivale a imporre la dieta vegana a un leone portato all’interno del magazzino di un macello ricolmo di carne fresca: difatti la sua predisposizione d’animo al riguardo è ben manifestata dall’espressione visibile nell’immagine lì sopra (spoiler: comunque c’è molta scena, nella stessa, dacché basta che il segretario oda il fruscio d’un qualcosa che gli possa ricordare il sacchetto dei biscotti o altro di presumibilmente commestibile e tutto cambia, statene certi).

Tuttavia, non s’è trattato per fortuna di un infortunio grave (e nemmeno “serio”, come converrete) e il segretario è già in via di soddisfacente guarigione. Quindi, voi che transiterete per i luoghi montani allo scrivente domestici, sappiate di non dovervi sconcertare se a breve tornerete a intercettare tra radure e boscaglie un essere quadrizampe peloso con lingua penzolante a mo’ di foulard che corre come un pazzo inseguendo chissà che cosa e dietro, a una certa inesorabile e spesso incolmabile distanza, un umano urlante e proferente “espressioni parecchio colorite” (eufemismo) che si danna l’anima e parimenti si traumatizza gli arti inferiori sulle tracce del primo. Ecco.

Le nuvole

[Foto di Karsten Würth da Unsplash.]
Adoro i cieli “popolati” di nuvole. Lungi dall’essere qualcosa di ostile dacché ritenute foriere di possibile maltempo, quando non “spaventevole” se particolarmente cupe, trovo invece che siano un’entità aerea sinonimo di vita e di vitalità, di dinamismo, di vigoria ambientale – dell’ambiente inteso come sistema complesso di relazioni tra qualsiasi elemento (vivente e non vivente) componente la biosfera, dunque pure di e per gli esseri umani. Danno sublime vivacità al cielo e a noi che vi stiamo sotto (soprattutto se sappiamo ancora levare verso l’alto lo sguardo e farci affascinare da tale visione).

Credo semmai che un cielo costantemente sereno e azzurro, senza traccia di nuvole per lungo tempo, così monotonamente “pieno” di nulla, questo sì sarebbe parecchio inquietante, più di qualsiasi cumulonembo carico di pioggia a spasso per la troposfera. Sarebbe troppo bello per essere vero così a lungo, ci sarebbe qualcosa che non va – e non solo meteorologicamente.

Inoltre, al solito, se possiamo gioire per la bellezza e la purezza di certe giornate dal cielo inopinatamente azzurro e limpido, è anche grazie a quelle altre giornate dal cielo ingombro e ribollente di nubi che da par loro ci fanno più apprezzare le prime. A volte, e non me ne voglia il buon Leopardi, piuttosto della quiete dopo la tempesta può essere più affascinante la tempesta prima della quiete!

Due o tre cose, su quegli “alpini” di Rimini

Da fiero alpino quale sono (il mio cappello, lì sopra), assolutamente orgoglioso di aver fatto parte delle Truppe Alpine tanto quanto lontano da molta retorica fin troppo accentuata e pseudo-patriottica di alcune consuete manifestazioni dell’Associazione Nazionale Alpini, e a prescindere dalla categoria in questione della quale appunto mi onoro di far parte, non fatico per nulla a credere alle denunce delle ragazze  e delle donne presenti a Rimini nei giorni della recente adunata nazionale, e sono ben felice che stiano venendo alla luce, anzi, mi auguro che nessuna di esse venga taciuta nonché sottovalutata. Il prestigio degli Alpini deve necessariamente e rigidamente ripudiare tutto ciò che lo può adombrare, soprattutto in circostanze di matrice culturale come quelle in questione e a tale scopo, ribadisco, ben vengano le denunce suddette, se potranno essere utili a questo fine. Di contro, mi auguro vivamente che l’A.N.A. (che nella sostanza nulla c’entra con le Truppe Alpine, è bene che lo sappiano certi “giornalisti” – e non solo loro – i quali in questi giorni mi pare stiano facendo una gran confusione), che nelle ore appena successive alle prime denunce ha fornito una risposta francamente ingenua e imbarazzante, voglia e sappia prendere le più drastiche e “militaresche” decisioni del caso contro i colpevoli accertati dei casi segnalati (dando per scontato che poi gli stessi subiscano le conseguenze penali più adeguate), perché, come ho già detto, comportamenti talmente schifosi offendono in modo oserei dire blasfemo il buon nome degli alpini e ancor più diffamano il genere “maschile” del quale quei beceri trogloditi, che incidentalmente (mi vien da pensare) portano in testa il cappello con la penna nera e vanno alle adunate nazionali, pretendono di rappresentare la parte più forte e virile e invece no, sono la parte più debole e ignobile. Ecco.

P.S.: se posso anche aggiungere, chiedere di sospendere le adunate nazionali, come propone una petizione che sta girando in queste ore, mi sembra una clamorosa e demenziale cazzata.

Sabato 21 maggio a Barzago

Sabato 21 maggio, alle 14.30, avrò l’onore e il piacere di accompagnare Franco Michieli nella sua “passeggiata letteraria” per il ciclo Storie in quota. Racconti e discussioni tra libri e montagne organizzata a Barzago (Lecco) dal Comune e dalla locale Biblioteca. Si tratterà di una vera camminata, semplicissima tanto quanto suggestiva, nel territorio barzaghese, che al netto dell’antropizzazione inesorabile e sovente deprecata della Brianza conserva delle oasi silvestri che sono il retaggio del primordiale, rigoglioso ambiente naturale che contraddistingueva queste zone nel passato, facendo del vagabondare in esse un’esplorazione emblematica tra storia e geografia. E praticare tale vagabondaggio con una guida d’eccezione come Franco Michieli, scrittore, geografo, alpinista e in primis esploratore tra i più autentici e originali in assoluto, assicura ai partecipanti il dono di un’esperienza affascinante, profonda e illuminante.

Per qualsiasi ulteriore informazioni potete consultare il sito web del Comune di Barzago, nel quale trovate anche i relativi contatti. Se potrete partecipare, ve l’assicuro, passerete un pomeriggio probabilmente memorabile.