La professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli un’attività solida, stabile.
(John Steinbeck, citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995, n.1833.)
La professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli un’attività solida, stabile.
(John Steinbeck, citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995, n.1833.)
La vodka cominciava ad agire e io avevo pensato: Si sta bene in libertà! Appena mi congedano, me ne vado per ore a zonzo per le strade di Leningrado. Faccio un salto al bar di via Marat, mi fumo una sigaretta sulla panchina davanti al palazzo della Duma…
So che la libertà è un concetto filosofico. Ma non m’interessa. Gli schiavi non si interessano mica di filosofia, no? Andare dove ti pare, ecco cos’è la libertà!…
(Sergej Dovlatov, La valigia, Sellerio Editore, Palermo, 1999-2017, traduzione di Laura Salmon, pag.75.)
A questo mondo esistono le scienze esatte. Dunque esistono anche quelle inesatte. Tra quelle inesatte, penso, al primo posto ci sono le lettere. Così divenni uno studente di lettere.
(Sergej Dovlatov, La valigia, Sellerio Editore, Palermo, 1999-2017, traduzione di Laura Salmon, pag.15.)
Arto Paasilinna se n’è andato. Ha preso le sue cose e via, probabilmente per andare a sorvegliare i boschi di qualche altra dimensione e raccontare le avventure di chi ci troverà. Ed è un po’ come, ora, se parte della foresta letteraria grazie a lui così rigogliosa, nella quale ho vagato per anni e anni senza mai smarrirmi, anzi, ritrovando di continuo nuove e sublimi strade narrative da percorrere, sia stata abbattuta, o quanto meno parecchio sfrondata.
Qualche anno fa, quando ebbi occasione di girovagare in lungo e in largo per la sua Finlandia, la rotta che seguii la stabilirono anche i suoi libri letti, le storie narrate, i meravigliosi personaggi protagonisti e i luoghi nei quali essi combinavano le proprie divertenti e illuminanti follie, che volevo visitare o dai quali volevo transitare per sentirmi almeno un poco dentro le vicende lì ambientate. Al punto che non potei lasciare Helsinki senza recarmi in “pellegrinaggio” alla WSOY, la sua storica casa editrice, e acquistare presso il bookshop interno alcuni suoi libri in lingua originale. Della quale, per inciso, non ci capisco pressoché nulla: solo per il piacere di averli nella stessa parlata con la quale li aveva pensati e scritti.
Ecco.
Poi, ci tengo a rimarcare che Paasilinna ci lascia qui, sulla Terra, alcuni tra i più fenomenali libri degli ultimi decenni, e il prezioso retaggio di uno stile narrativo unico, divenuto nel tempo profondamente emblematico di un intero panorama letterario, quello nordico-scandinavo, senza dubbio tra i migliori al mondo. Ma, soprattutto, a parte tali annotazioni meramente “critiche”, a quelli come me che l’hanno letto innumerevoli volte (grazie alla mai abbastanza encomiabile Iperborea) Paasilinna lascia delle emozioni così grandi da restare sempre stabilmente e solidamente forti, radicate, vive. Almeno quanto i grandi alberi delle maestose e infinite foreste finniche, ove un guardaboschi come tanti altri è diventato uno dei più grandi scrittori della nostra epoca.
In questa vita la cosa più seria è la morte; ma neanche quella più di tanto.
(Da Piccoli suicidi tra amici.)
P.S.: Qui trovate alcune delle personali “recensioni” dei libri di Arto Paasilinna letti.
Ci sono tre cose che può fare una donna per uno scrittore russo. Può preparargli da mangiare. Può credere sinceramente al suo genio. E infine, può lasciarlo in pace. A proposito, la terza cosa non esclude le prime due.
(Sergej Dovlatov, La valigia, Sellerio Editore, Palermo, 1999-2017, traduzione di Laura Salmon, pag.115.)
Mogli, fidanzate, conviventi, compagne, amanti, partner di varia natura degli scrittori di tutto il mondo: unitevi! Che, senza dubbio, se (quaggiù in Italia, in particolare) stavate con un politico, un web influencer o un calciatore avreste vissuto meglio, certamente più spensierate. Ma si sa, non si può chiedere e ottenere tutto dalla vita. Consolatevi, dunque (e, nel caso il vostro partner vi faccia leggere il suo ultimo manoscritto e voi trovate che sia una boiata assoluta, diteglielo, per favore!)