Un anno è finito

[Thomas Worth, A Match Against Time! (“Una corsa contro il tempo!”), 1878. Immagine di Popular Graphic Arts – Library of CongressCatalog, pubblico dominio, fonte commons.wikimedia.org.]

Un anno è finito. Si è tagliata via una fetta al tempo, e il tempo resta intero.

(Jules Renard, annotazione del 31 dicembre 1902 in Diario 1887-1910, traduzione e postfazione di Orio Vergani, a cura di Guido Vergani, SE, Milano, 1989, pag.199.)

Per fortuna che il tempo resta intero! Così ci consente di poterlo vivere pienamente domani come ieri e così, anche se scappa inesorabilmente via, possiamo vivere la gradevole, necessaria illusione di riacchiapparlo sempre.

L’infelicità natalizia

Nella città in cui vivo, anzi in tutte le città in cui potrei vivere, sta arrivando il Natale. Alcuni dicono, il Santo Natale. Sebbene la mia vita sia distratta e disorientata, da molti segni, come gli animali, mi accorgo della imminenza del Natale. L’irrequietezza agita i miei simili; una sorta di inedita tristezza che si accompagna ad una smania, una torbida cupezza, una litigiosità capziosa, non di rado violenta, ma soprattutto aspramente angosciosa. Quando il Natale si approssima, l’infelicità si scatena su tutta la terra, invade gli interstizi, ci si sveglia al mattino con quel sentimento, discontinuo durante l’anno, che vivere a questo modo pare intollerabile, forse disonesto, una bestemmia. Strano che abbia scelto questa parola, sostanzialmente pia, per descrivere l’infelicità natalizia. E infatti questo avverto, che a differenza della desolazione che direi privata, attraverso la quale passiamo in vari momenti dell’anno, questa è una tetraggine che ha dell’astronomico, come a dire che gli astri sono coinvolti, e forse la tristezza che suppongo mia in realtà è un affetto che tocca gli estremi dell’universo, e oltre, se si dà un oltre.

(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992. Immagine tratta da qui, da me rielaborata.)

Se la festa del Natale arriva puntuale e inevitabile, Il presepio di Manganelli torna necessario e imprescindibile.
Fino al 25 tenetelo presente se passerete di qui, eh!

Di nuove riviste, e del piacere di leggerle

Se c’è una cosa che mi genera lo stesso sublime piacere del ricevere libri – per acquisto personale o dono altrui – probabilmente è il ricevere riviste di pregio, al punto che la stessa irrefrenabile bulimia letteraria che manifesto acquistando di continuo libri, la paleso pure nella forma del continuo abbonarmi a tali riviste. E di esse in circolazione ce ne sono parecchie, anzi: per certi aspetti, non ultimo quello letterario, la produzione editoriale di periodici culturali è molto più attiva e di qualità rispetto a quella di libri – ad esempio ne parla al riguardo questo interessante articolo de Il Libraio.

Ecco, lì sopra di belle riviste ne potete vedere due, ricevute dal sottoscritto in tempi recenti: a destra il nuovo numero di Walden, magazine dal nome assolutamente programmatico del quale vi ho già detto altre volte; a sinistra l’ultimo numero di Nuun, rivista che ha come sottotitolo un altro ben programmatico slogan: Stile glocale.

Sono entrambe ottimi esempi della notevole creatività editoriale, tematica, letteraria, narrativa che sovente (e con le solite, dovute eccezioni) si può trovare tra le produzioni indipendenti italiane (rispetto poi alla sempre più degradata e demenziale produzione mainstream), e delle quali vi dirò prossimamente, quando al sublime piacere dato dalla loro ricezione nella mia cassetta della posta seguirà quello, primario e imprescindibile, della relativa lettura.