INTERVALLO – Lubbock (Texas, USA), “The Read Reader”

bookman0Gli uomini fanno i libri, certo, ma a volte – grazie alla creatività artistica – possono essere i libri a “fare” l’uomo… The Read Reader (altrimenti chiamata The Bookman) è una suggestiva scultura dell’artista Terry Allen posta dal 2003 all’ingresso del Texas Tech University Campus di Lubbock, in Texas.

Trumpology

14992076_10210697569536457_545931070250001023_nC’è qualcosa di veramente straordinario in questa foto della famiglia del nuovo presidente degli USA Donald Trump che ho scovato casualmente sul web. Anzi, di extraordinary – in inglese il concetto si esprime meglio: extra ovvero fuori dall’ordinario, sotto molti aspetti.
A partire dal fatto che no, non è come probabilmente state pensando e come ho creduto io appena l’ho vista: non è un fake, è verissima. Circola sui social media dallo scorso mese di agosto ma fa parte di una serie del 2010 realizzata dalla fotografa Regine Mahaux (ne potete sapere di più qui).

Posto ciò, l’immagine è delle più emblematiche che vi siano. È palesemente costruita e posata eppure è assolutamente vera, realistica, obiettiva. Deborda di kitsch in modo esagerato, eppure quello è uno degli studi di lavoro del miliardario, ora Presidente USA, nella Trump Tower di New York – qualcosa che dunque, di logica, dovrebbe essere la più seriosa e meno pacchiana possibile (con quegli stucchi dorati e quei lampadari che, mammamia, sarebbero bburini pure in una balera di quart’ordine d’una periferia malfamata. Eppoi la faccia di lui, con espressione “Io sono io e sono miliardario e voi siete solo merda”, quella di lei in posa da ciò che fu – una modella – con tanto di vestito in preda a inopinato e sublime colpo di vento, quella del di loro figlio in sella a quella specie di mega-Trudi leonino il quale – vien da pensare – avrà appena udito dal padre la solita frase di (tale) circostanza «Figliolo, un giorno tutto questo sarà tuo!» ovvero il “tutto questo” che l’orizzonte sconfinato visibile dalle vetrate alle spalle dei soggetti esemplifica in modo perfetto…
Eppoi ancora i modellini di auto di lusso sul tappeto ai piedi del First Son, le foto di tutti gli altri figli avuti dai precedenti matrimoni del neo-presidente sul tavolino là dietro – perché, sia chiaro, per un cristiano osservante come lui la famiglia è importante, che sia quella del primo, del secondo o dell’ennesimo matrimonio! – il colore della cravatta (la quale tuttavia solo l’anno prima sarebbe stata blu e solo l’anno dopo d’un colore neutro, visto il suo frequente rimbalzello politico.)
Non solo: in quest’immagine vi si possono “vedere” chiaramente Disneyland, Las Vegas, Hollywood e le soap anni ’80 ma anche gli show TV (più o meno reality) contemporanei, il generale Custer che sconfigge i maledetti indiani così come Joseph Mc Carthy che gigioneggia amabilmente con il colonnello Kurtz di Apocalypse Now, il turbocapitalismo yankee e i fast food nonché quel tipicissimo atteggiamento dei benestanti (arricchiti, generalmente) WASP (del genere “io non sono razzista ma stammi lontano, sporco negro!”) il quale nella pancia dell’America tutt’oggi si autoalimenta e si mantiene più in forma che mai – e che, con diverse accezioni ma equivalenti risultati, è rintracciabile nelle figure similari un po’ ovunque (vedere un po’ questa foto d’un noto “leader” politico europeo – ora decaduto – e poi ditemi se non ha lo stesso identico mood!)

Insomma: c’è buona parte di ciò che è l’America oggi, che inevitabilmente avrebbe finito (e ha finito) per votare Donald Trump come proprio Presidente. In fondo, il suo senso peculiare l’ho già indicato in principio di questo articolo: il fatto che sembri tanto un fake, un fotomontaggio o altro del genere e che invece sia autentica. L’apparente verità che si palesa falsità e viceversa, sempre più legge fondamentale della contemporanea società liquida. In fondo quanti prima dello scorso 8 novembre avrebbero creduto che uno come Trump sarebbe diventato il Presidente della maggiore superpotenza mondiale? Ecco: tutto torna, dunque.

Se un orologio elettronico artigianale di un ragazzino americano scocca l’ora dell’inizio della fine di una civiltà (forse) avanzata

CPAFMKrUkAABI2aAhmed Mohamed è un classico teenager americano. 14 anni, piuttosto bravo a scuola, appassionato di elettronica, t-shirt della NASA di ordinanza, il sogno di diventare ingegnere. Probabilmente, per le passioni che coltiva, è contento di vivere in uno dei paesi più avanzati – tecnologicamente, almeno – al mondo.
Già, perché Ahmed è di origine sudanese, e qualche giorno fa, sperando di impressionare i suoi docenti e dimostrare le sue capacità in ambito tecnico-elettronico, ha portato a scuola una sveglia digitale costruita a casa. Un normalissimo orologio elettronico che ha saputo costruire e far funzionare da sé, roba che molti di noi non saprebbero nemmeno come iniziare a fare. Un tipo di talento Ahmed, insomma.
Beh, la scuola ha chiamato la polizia, ha fatto arrestare Ahmed il quale è stato portato via in manette e chiuso in cella (!), lo ha sospeso: tutto ciò perché quella normalissima sveglia “poteva essere un ordigno esplosivo, o avrebbe potuto servire per esso.” E nonostante la polizia – che, ormai è appurato, negli USA non è fatta di geni come è piena la NASA stessa o il MIT o altre celebri/celebrate istituzioni americane – abbia del tutto appurato che quella di Ahmed sia effettivamente una sveglia (!), continua a sostenere di poter/dover incriminare il ragazzo per la potenziale ipotetica minaccia – ovviamente intesa di matrice terroristica e integralista.
Trovate la cronaca dettagliata di quanto accaduto in questo articolo tratto dal The Dallas Morning News (in inglese, ovviamente; ne trovate anche in italiano, visto che in queste ore la notizia è stata trattata da molti organi di informazione nostrani).

Islamofobia, senza dubbio. Ma qui, ahinoi, credo si sia pure raggiunto un livello superiore – o inferiore, se vediamo la cosa in termini sociologici. Siamo al punto che una nazione avanzata, anzi, la più avanzata del pianeta sotto molti aspetti, soggiogata e lobotomizzata da anni di fobie assolutamente artificiose – ben al di là di quelle sostenibili nel post-11/09/2001, senza ora considerare nulla di più di quell’evento, che non è il caso – e rinchiusasi in una pretesa e presunta autodifesa da non-si-sa-bene-cosa di natura tremendamente manichea – “chi è come noi è amico, tutti gli altri sono nemici!”– ha forse superato il punto di non ritorno lungo la curva del degrado sociale e intellettuale, trasformando la xenofobia generatasi da quei processi di lavaggio del cervello di massa a fini geopolitici internazionali (ma non solo) in isteria e impulsività ingiustificata e autodistruttiva. Un processo che – appunto in una bieca (d)evoluzione del metro manicheo sopra esposto – mette tutti contro tutti, ognuno potenzialmente nemico dell’altro, rompe l’equilibrio dei rapporti interpersonali e fonda la correlazione tra individui non più sulla solidarietà della comunità sociale ma sulla potenziale ostilità, sul chi-va-là continuo, sul mors tua vita mea totalitario e definitivo.
Tutto ciò non rappresenta altro che la fine di una civiltà – avanzata o presunta tale. E’ il suo suicido lento, l’eutanasia involontaria ma inevitabile e letale. Ma forse, ancora prima, è la prova che questa civiltà “avanzata” e dunque presuntuosamente superiore, non è affatto tale. Anzi: nella sua compiaciuta e infondata convinzione di essere migliore di altre, ha covato in sé il germe di un’inferiorità tanto letale da risultare fatale, senza nemmeno rendersene conto.
Che poi, probabilmente, qualche pericoloso terrorista vi sarà pure, in essa, mischiato tra la gente “normale”; ma per tutto quanto sopra non saprà riconoscerlo e/o lo confonderà con tanti innocenti, moltiplicando la forza del processo di autodistruzione sociale in corso e corrompendo in maniera definitiva il senso di quel “normale” che ci fa sentire “bene” e accettati dal mondo ma dietro il quale quasi sempre nascondiamo la nostra drammatica, letale perdita di identità, di cultura e di umanità.

P.S.: ah, se non fosse chiaro, questo non è un post che tratta di cronaca o di politica, ma di cultura. Al 100%.

Il podcast della puntata #11 di RADIO THULE 2012/2013

Ecco qui, come tradizione del giorno successivo a quello della diretta, il file in podcast della puntata #11 di RADIO THULE 2012/2013 di lunedì 11 Marzo 2013!
Una puntata che senza tema di smentita si potrebbe definire “paranormale” (!), questa, dacché intitolata Pistole, astronavi, alieni e cowboy!
Ovvero: ogni tanto RADIO THULE parte ad esplorare il vasto (anche troppo) mondo del mistero, con tanta curiosità quanto discernimento raziocinio, perché se da un lato questo nostro mondo è pieno zeppo di ciarlatani, dall’altro è spesso vero che la realtà supera anche la più fervida fantasia… E ciò che si narra a proposito della piccola cittadina di Aurora, in Texas, è in effetti qualcosa di assai curioso particolare: laggiù, nel 1897 ovvero quando ancora l’uomo non concepiva nemmeno lontanamente il viaggio nello spazio ne tanto meno di vedere in cielo mezzi aerei provenienti da altri mondi, tra cowboy, mulini a vento, saloon e diligenze, si racconta che sia precipitato un UFO, e che l’alieno trovato ai comandi sia stato sepolto nel minuscolo cimitero locale… Solo una bizzarra leggenda, oppure c’è qualcosa di vero? Beh, ascoltate la puntata di questa sera, e poi giudicate da voi in tutta libertà – come sempre deve poi essere, in questo e in ogni altro caso, senza che mai nessuno possa e debba suggestionarvi con le sue convinzioni…

Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

Prossimo appuntamento con RADIO THULE, lunedì 25 Marzo 2013. Save the date e, per ora, buon ascolto!

Questa sera, ore 21.00: torna RADIO THULE #11-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!

Questa sera, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming:
RADIO THULE, anno IX, puntata #11!
Di certo una puntata a dir poco “paranormale” (!), questa, intitolata…
Pistole, astronavi, alieni e cowboy!
Ovvero: ogni tanto RADIO THULE parte ad esplorare il vasto (anche troppo) mondo del mistero, con tanta curiosità quanto discernimento raziocinio, perché se da un lato questo nostro mondo è pieno zeppo di ciarlatani, dall’altro è spesso vero che la realtà supera anche la più fervida fantasia… E ciò che si narra a proposito della piccola cittadina di ufo-over-aurora-texas-1897_250Aurora, in Texas, è in effetti qualcosa di assai curioso particolare: laggiù, nel 1897 ovvero quando l’uomo non concepiva nemmeno lontanamente il viaggio nello spazio, tra cowboy, mulini a vento, saloon e diligenze, si racconta che sia precipitato un UFO, e che l’alieno trovato ai comandi sia stato sepolto nel minuscolo cimitero locale… Solo una bizzarra leggenda, oppure c’è qualcosa di vero? Beh, ascoltate la puntata di questa sera, e poi giudicate da voi in tutta libertà – come sempre deve poi essere, in questo e in ogni altro caso, senza che mai nessuno possa e debba suggestionarvi con le sue convinzioni…

Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD o ancora QUI per lo streaming in UltraHD! E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: save the date e stay tuned!