L’informazione analfabeta

Nell’edicola della piazza della Passione vende le riviste, sostituendo temporaneamente il giornalaio, che si è allontanato, una baba analfabeta!
Lo giuro: analfabeta!
Io stesso mi sono avvicinato all’edicola, ho chiesto la rivista «Rossija» e lei mi ha dato «Korabl’» (i caratteri di stampa sono simili). Non va bene. La baba nella sua edicola si dà da fare. Mi dà un’altra rivista. Neppure questa.
«Siete analfabeta?» le chiedo ironicamente.
Ma basta con l’ironia. Viva la disperazione!
La baba era effettivamente analfabeta.

(Michail Bulgakov, Mosca, la Capitale nel block notes, Excelsior 1881, 2007, pagg.64-65. Per la cronaca, nelle lingue slave il termine baba significa “donna anziana”, “vecchia”, “nonna”, con accezione affettuosa anche se non di rado in tal senso sarcastica, cfr. Baba Jaga, vecchia strega malvagia – ma in modo ambiguo – delle fiabe slave e in particolar modo russe.)

INTERVALLO – Tjumen (Russia), Book House

Di fronte a una delle scuole della città russa di Tjumen’, posta nella Siberia Occidentale, c’era un edificio vecchio e grigio, piuttosto triste da osservare per gli alunni della scuola e non solo. La cosa è stata notata dal locale collettivo artistico Color of the City, i quali hanno realizzato un dipinto di oltre 200 mq e alto fino a 7,5 metri, facendo dello stabile non più un triste edificio ma una colorata e suggestiva “casa di libri”, in onore alla grande tradizione letteraria russa.

Non sarebbero affatto male ritinteggiature simili anche dalle nostre parti, no?

Paolo Nori, “Siamo buoni se siamo buoni”

cop_siamo-buoniPaolo Nori ha uno dei più bei siti web “da scrittori” che ci siano. “Embè?”, direte voi. Embè, dico io, è soprattutto da lì, oltre che da qualche amicizia comune, che in origine ho conosciuto lo scrittore parmense, prima che le sue opere edite. Il suo sito – più un blog, a dire il vero – è semplice, lineare, quasi minimale, eppure sempre arricchito (dallo stesso Nori, ovviamente) di cose interessanti e mai banali. Non è poco, e ancor più è alquanto significativo nonché, se così posso dire, identificante di quel piccolo/grande mondo a sé che, a ben vedere, Paolo Nori è.
O Ermanno Baistrocchi, è… ovvero il protagonista di Siamo buoni se siamo buoni (Marcos y Marcos, Milano, 2014), romanzo nel quale Nori si trasfigura (ma nemmeno troppo, mi pare di capire) in quel protagonista, che è un ex editore che scrive un libro intitolato La banda del formaggio (in verità è un altro romanzo di Nori) da pubblicare solo dopo il suo eventuale decesso ma che poi subisce un grave incidente (come Nori nella realtà, guarda caso!) così che tale Salvarani, che compra la casa editrice del suddetto Baistrocchi, pubblica il libro sotto altro nome dato che l’autore è dato ormai per morto e ne ricava un gran successo, senonché l’autore stesso inaspettatamente si risveglia e…

(Photo courtesy: Manuela Bersotti)
(Photo courtesy: Manuela Bersotti)
Leggete la recensione completa di Siamo buoni se siamo buoni cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Il caos, senza i libri (Fëdor Dostoevskij dixit)

Lasciateci soli, senza libri, e ci confonderemo subito, ci smarriremo: non sapremo dove far capo, a che cosa attenerci; che cosa amare e che cosa odiare, che cosa rispettare e che cosa disprezzare.

(Fëdor Dostoevskij, Memorie dal Sottosuolo. A proposito della neve bagnata, X, nota introduttiva di Leone Ginzburg, traduzione di Alfredo Polledro, Einaudi, Torino, 2002, p.132. Orig.: Zapiski iz podpol’ja, 1864)

L’avesse saputo, il buon Dostoevskij, che oltre a rischiare sul serio di lasciarci senza libri – o meglio, con libri senza lettori e al posto dei libri stessi – chi governa il mondo di contro non ci lascia mai senza la TV, quale “insegnante” sempre più presente e influente di ciò che si deve odiare, amare, rispettare o disprezzare. E il risultato di ciò è anche peggiore di quanto Dostoevskij suppose: perché il non sapere crea di certo smarrimento, ma il credere di sapere senza realmente sapere nulla crea una inesorabile schiavitù.