INTERVALLO – Sioux Falls (South Dakota, USA), “A book for everyone”

7052a57c2db937876cd7876fb0a96ed9A book for everyone (“Un libro per tutti”) è una scultura esposta lungo la Sioux Falls Sculpture Walk, esposizione urbana di sculture artistiche che si tiene annualmente nella città americana, ed è ovviamente un omaggio alla lettura dei ragazzi e un richiamo all’importanza fondamentale di essa per i futuri adulti.
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web della Sculpture Walk (in inglese).

INTERVALLO – Camarillo (California, USA), Library’s Submarine Themed Room

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Una biblioteca in un sottomarino?
E’ quello che possono credere (soprattutto) i più giovani frequentatori della biblioteca pubblica di Camarillo, città della California nella contea di Ventura. Una biblioteca già di per sé ben fornita e strutturata che ha scelto di dedicare alcuni angoli assai suggestivi ai lettori più giovani: con la Submarine Themed Room, appunto, nella quale sembra di essere a bordo del celeberrimo sottomarino Nautilus del Capitano Nemo – ma c’è persino la poppa di un galeone pirata che spunta in un’altra sala!

4927060_origCliccate sulle immagini per visitare il sito web della biblioteca e saperne di più.

INTERVALLO – Abidjan (Costa d’Avorio), “L’Oiseau-Livres”

ol01 (2)Se nessun altro come un bambino è capace di far volare la fantasia senza limite alcuno (l’avessero gli adulti, una tale dote, il mondo sarebbe di sicuro un posto migliore!), quale può essere il “contenitore” più adatto per una biblioteca di libri per bambini e ragazzi (ovvero per qualcosa che a sua volta sa far volare lontano la fantasia dei più giovani lettori come nessun altra) se non ciò che veramente vola?
Un aereo, esatto, ovviamente non più in servizio nei cieli ma messo a terra al servizio della cultura dei più giovani lettori: ad Abidjan, la città più importante della Costa d’Avorio, il vecchio e storico velivolo utilizzato dal primo Presidente della Repubblica del paese, Felix Houphouet-Boigny, è stato parcheggiato all’interno del grande complesso di edifici del Palazzo della Cultura “Bernard Binlin-Dadié” e convertito a biblioteca per bambini e ragazzi, appunto, con il suggestivo nome di Oiseau-Livres, l’Uccello dei Libri.

102193-050-B902A0ADCerto non una così grande biblioteca, ma di sicuro un posto in cui i bambini possono vivere un’esperienza culturale intensa e divertente, a bordo di un aereo che non vola più proprio per fare che ora sia la fantasia dei più giovani lettori a volare libera sulle ali dei libri!

La lettura dei contenuti web sta ammazzando (alle spalle) quella dei libri?

491453484In un articolo uscito giusto qualche giorno fa in occasione della appena conclusa Bologna Children’s Book Fair 2016 – o Fiera del Libro per Ragazzi, se vogliamo essere meno esterofili/esterofoni – il presidente del Centro per il Libro e la Lettura Romano Montroni ha lanciato l’ennesimo grido d’allarme sullo stato della lettura nel nostro paese, più specificatamente riguardo il pubblico più giovane, appunto:

In Italia il 19,5% degli alunni di 15 anni ha scarsi risultati in lettura. Vuol dire che 1 ragazzo su 5 non è in grado di comprendere quello che legge. Nello specifico, il 48,4% dei minori tra i 6 e i 17 anni non ha letto neppure un libro nell’ultimo anno. Questi dati dimostrano come in Italia non ci siamo mai preoccupati di attuare in maniera incisiva una politica del libro e una strategia comune per la promozione della lettura.

Al di là delle implicazioni politiche citate da Montroni, di questi temi parlavo proprio di recente con alcuni amici ricavandone certe osservazioni che reputo interessanti. Innanzi tutto una precisazione: non è vero che i giovani di oggi non leggono; semmai leggono di tutto ma non leggono libri. Non è una distinzione da poco: non è l’esercizio della lettura a mancare, solo che è sempre più deviato verso cose che si leggono ma che non hanno (o hanno raramente, o in misura assai scarsa) valenza prettamente culturale. I giovani di oggi leggono moltissimo i contenuti del web, dei social network, delle live chat o di altro del genere: credo che se si potessero conteggiare le parole lette da un sedicenne di oggi rispetto a uno di 30 anni fa, il primo facilmente vincerebbe. Peccato che – inutile dirlo – quei contenuti non abbiano pressoché nulla di culturale, anzi, verso la fruizione culturale rappresentino non di rado un ostacolo.
Ecco, altra considerazione in tal senso: il web contemporaneo, in particolare i social così frequentati dall’utenza più giovane, con la loro offerta di contenuti di rapido e veloce consumo, i testi ridotti all’osso, il conseguente adattamento al ribasso (sempre di più) della qualità della scrittura (dunque della relativa lettura) l’affidarsi sempre più a immagini (frequentemente copia-incollate), ho l’impressione che stiano sancendo la disabitudine alla lettura di testi lunghi e, generalmente, più strutturati e linguisticamente complessi. Quelli dei (buoni) libri, insomma. E le storie – le grandi, belle, emblematiche, emozionanti storie letterarie – a loro volta offerte dai libri, per lo stesso motivo vengono sostituite da quella specie di “reality-telling della porta accanto”, pervasivo, illimitato e irrefrenato, che i social offrono – sul modello della TV contemporanea.
Non solo il web toglierebbe tempo libero dedicabile alla lettura dei libri ai ragazzi (e non solo), dunque, ma li starebbe pure abituando ad un esercizio della lettura (o pseudo tale) sempre più antitetico alla fruizione di contenuti culturali di pregio scritti. Per di più accentuando il fenomeno dell’analfabetismo funzionale, come lo stesso articolo citato in principio rimarca:

A questo si deve aggiungere che il 47% degli italiani, secondo dati Ocse, è vittima dell’analfabetismo funzionale o di ritorno, ossia formalmente in grado di leggere e scrivere ma incapace di capire quello che legge.

Ulteriore ostacolo alla lettura e alla comprensione del valore culturale (e sociale) dei buoni libri, insomma.
Posto tutto ciò – questione che, se appurata in tale gravità, è parecchio preoccupante – che si può fare? Forse nulla, nel senso che potrebbe risolversi da sé: non pochi ritengono infatti che i social network abbiano gli anni contati, e che tra non molto decadranno rapidamente – almeno nella forma che oggi assumono e nei contenuti offerti – sostituiti probabilmente da una comunicazione ancora più profondamente legata all’immagine in movimento di matrice televisiva, sempre più live, sempre più in streaming, fors’anche sempre più invadente nelle nostre sfere personali. E che dunque l’estinzione quasi completa del testo web scritto e della lettura conseguente riporterà in auge il testo letterario dei libri – anche perché una comunicazione così ampiamente legata alla creazione personale di immagini immediatamente fruibili potrebbe finire per avviare pure il declino della TV come oggi la conosciamo.
Volendo essere meno speculativi e più pragmatici, invece, è ovvio che tocca ritornare a quanto asserito da Montroni, ovvero alla mancanza di politiche e strategie efficaci per la promozione non solo della lettura in sé ma pure, e soprattutto, dell’importanza di leggere contenuti di pregio. Tuttavia non si può legare il tutto a mere se pur necessarie e ben congeniate iniziative di natura politica: i libri sono cultura al massimo grado, e dunque la lettura/non lettura è questione in primis culturale. Lo è anche il web, certamente, in tutte le sue fenomenologie contemporanee: si dovrebbe lavorare proprio in tal senso, dunque, non sulla contrapposizione tra lettura culturale (dei libri) e lettura superficiale (del web), ma sul senso di due ambiti che si possono coltivare in parallelo e, io credo, possono persino incrociarsi, correlarsi, sovrapporsi pur mantenendo le proprie specificità. Perché la situazione è seria, se tra i 6 e i 17 anni quasi un ragazzo su due non ha letto neppure un libro nell’ultimo anno: non ne va solo della preparazione culturale del ragazzo stesso, ma del futuro della nostra società tutta. Perché per metà il futuro è loro, di quei ragazzi non lettori, ma il mondo è di tutti quanti.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

Vi faccio una domanda… (una, ma fondamentale!)

bimbi-e-letturaSi disserta sempre e ovunque di lettura, di quanto sia importante leggere, di quanti libri uno legge, di cosa legge…
A me però ora viene da porvi una domanda tanto semplice quanto fondamentale, e con riferimento espressamente personale: ma voi, perché leggete? Ovvero, perché avete cominciato a leggere, perché siete diventati lettori?
Qual è quell’evento o quegli eventi, quella o quelle persone, quel momento, quell’ambiente, circostanza, situazione, occasione, stato di cose o quant’altro che sostanzialmente vi ha reso lettori?
Credo sia parecchio interessante conoscere ciò, e lo è soprattutto se dall’ambito personale la causa o motivazione particolare diventa patrimonio collettivo e dunque potenzialmente virtuoso, cioè contagioso, epidemico o – più in soldoni – motivazionale, forse. Per lo stesso motivo, mi viene da pensare, è importante anche più che analizzare e sapere i motivi per i quali molti non leggono.

Per quanto mi riguarda, credo di essere diventato quel lettore che sono soprattutto grazie a mio nonno materno, che quand’ero molto piccolo – in pratica nel periodo tra la prima infanzia e la scuola elementare ma pure dopo, con modalità differenti – nei pomeriggi in cui mia madre era impegnata sul proprio posto di lavoro, mi teneva a lungo seduto sulle sue gambe, sul divano di casa, con aperto davanti un libro, che sfogliava e mi spiegava – per quanto a quell’età potessi capire, delle sue spiegazioni. Tanto più che non erano libri per l’infanzia ma i testi che il nonno (persona di – suo malgrado – bassa istruzione scolastica ma grandissima cultura) aveva in casa e che rispecchiavano i suoi interessi culturali, dunque soprattutto arte, storia, scienza. Non a caso, così, il primo mio libro di cui ho memoria – e intendo un libro che potessi dire veramente “mio” e che avessi consapevolmente scelto di leggere, intorno ai 5 anni o giù di lì – era una sorta di enciclopedia delle scienze, con le prime pagine occupate da nozioni astronomiche e poi via via da geografia, storia, biologia, tecnologia, eccetera. Ugualmente non a caso, da allora, quando genitori e parenti mi chiedevano cosa volessi come regalo alle varie feste, certo tra i desideri c’erano biciclette, macchinine o costruzioni ma i libri non mancavano mai. D’altronde era cosa parecchio gradita, questa, dai suddetti genitori e parenti, che in caso di dubbio sapevano sempre come andare sul sicuro coi regali da farmi!

Ok, questo per quanto mi riguarda. E voi? Come siete diventati lettori, dunque?