AntifascETTismo militante

Basta-fascetteVolete fare del gran bene alla letteratura con un pur piccolo e semplice gesto?
Bene: non comprate libri dotati di fascette promozionali – sì, le fascette che avvolgono i tomi e riportano spesso affermazioni tanto roboanti e megalomani quanto sovente millantatrici e francamente idiote, nel senso e nella sostanza – manco avessero da imporre un nuovo prodotto dimagrante o altra facezia simile!
O se proprio un libro dotato di fascetta promozionale lo volete comprare, fatelo pure, ma quando andata alla cassa a pagare, consegnatela nelle mani del libraio e dite che non vi interessa quella cosa e cosa ci sia scritto sopra. Fategli capire, insomma (ma se poi è un buon libraio, lo sa bene pure lui!) che un libro ha valore nel suo contenuto, nella sua qualità letteraria, nell’offrire buon cibo culturale per la mente e per l’animo, mica nelle frasi fatte (per nulla comperata, poi, come no!) di chissà chi su quanto sia “una lettura sensazionale” o su quante migliaia di copie abbia venduto negli USA o su Saturno!
Le fascette promozionali sono uno degli esempi più lampanti della corruzione commercial-consumistica che la grande editoria ha imposto e cagionato alla produzione letteraria, con strategie da ipermercato che ignorano ovvero spregiano la valenza culturale dei libri in quanto tali. Non è un caso, d’altronde, che più il libro pubblicato sia un prodotto di scarsissimo livello – un non libro, mi viene da definirlo – e più sarà ben fornito di roboante fascetta promozionale. Insomma, per vendere l’oro non c’è bisogno di metterci una scritta sopra facendo notare quanto brilla, per il fango (e dico fango, non voglio essere scurrile!) inevitabilmente sì, invece.
Ecco, siate antifascettisti militanti. La buona letteratura ve ne sarà grata.

P.S.: la foto in testa all’articolo (da me rielaborata) è tratta dal sito web della Libreria la Casa sull’Albero, che come lo scrivente condivide una simile opinione sul tema disquisito – si veda l’articolo relativo dal quale l’ho tratta. Preciso peraltro che questo post l’ho pensato e scritto prima di leggere il suddetto articolo; d’altro canto so perfettamente di non essere stato il primo né l’unico a rimarcare tali osservazioni, anzi, spero assolutamente di essere uno tra i tanti e giammai l’ultimo a darne pubblica manifestazione.

La legge di gravità letteraria (Paolo Nori dixit)

Però non avevo potuto nascondere il fatto che, secondo me, stavamo facendo una cosa insensata e avevo detto che, secondo me, promuovere la letteratura, ha una forza, la letteratura, che sarebbe come se uno volesse promuovere la legge di gravità, che a me mi verrebbe da chiedergli, a uno così «Ma chi sei, tu, per promuovere la legge di gravità?»

(Paolo Nori, Siamo buoni se siamo buoni, Marcos y Marcos, Milano, 2014, pag.39)

paolo-nori-3Ha ragione, Nori. La letteratura, come la gravità, ha una forza così evidente e palese che, se qualcuno non ne percepisce i possenti effetti, probabilmente è perché la sua testa è sostanzialmente “immune” alle sue leggi. Cioè, in pratica, priva di peso. Ovvero, vuota.

(Cliccando sull’immagine, potrete leggere la mia “recensione” a Siamo buoni se siamo buoni.)

Di detrazioni fiscali sui libri e detrazioni culturali sulle menti

Senza nome-True Color-02Cristina Giussani, presidente del SIL – Sindacato Italiano Librai aderente a Confesercenti – commentando il rapporto diffuso dall’Istat sulla lettura in Italia – ovvero la deprimente (e ormai cronica) situazione fotografata in esso, dice: «Sarebbe più efficiente passare ad un approccio globale del problema. Per questo auspichiamo che la Legge Giordano, attualmente in discussione in Parlamento, introduca per tutti la possibilità di usufruire di detrazioni fiscali sull’acquisto dei libri, che siano di varia o di scolastica. Un intervento che, soprattutto se inserito all’interno di una grande campagna per rilanciare il ruolo culturale di libri e librerie, può efficacemente stimolare l’avvicinamento degli italiani alla lettura.» (Cliccate sull’immagine qui sopra per leggere l’articolo in originale nel sito del SIL.)

Sì, ok, può aver ragione, Cristina Giussani. Anzi, ce l’ha senza dubbio. Però, io penso, il vero “approccio globale del problema” non sarebbe tanto quello di far pagar meno i libri (qualsivoglia cosa significhi e comporti ciò) semmai di riportare gli italiani sui libri ovvero – temo – di rialfabetizzarli culturalmente, e non con provvedimenti presi per legge, calati dall’alto e nemmeno resi strutturali, sicché domani un nuovo governo annulli il tutto per propri differenti interessi o semplicemente perché non vi siano più fondi disponibili (una motivazione, vera o presunta, sempre molto in voga negli esecutivi nazionali), ma in base a un necessario, anzi, incontrovertibile cambio di clima culturale. Che io non vedo, non percepisco, non intuisco. Al contrario, vedo una cultura sempre più disprezzata dalla politica e dalle sue parti amministranti.
C’è da fermare un processo di imbarbarimento sociale ormai parecchio avanzato, insomma, affinché qualsiasi iniziativa del tipo (giustamente) proposto dal SIL possa avere effetti realmente fruttuosi. Altrimenti, sarà come drogare un cavallo così che vinca quelle gare in cui arrivava sempre ultimo, per poi vederlo stramazzare a terra dopo il traguardo lasciando che di nuovo siano gli altri cavalli a vincere.

Entra anche tu nell’Outlet del libro! (Io no, rimango fuori, grazie.)

Mi è comparso quanto sotto giusto qualche giorno fa nella casella mail personale… Non pensavo esistessero ancora iniziative del genere. C’erano già quand’ero bambino (svariati lustri fa…) e pure allora, quantunque non capissi un bel niente della loro sostanza, nonostante la nascente passione per la lettura mi ispiravano poco o nulla.

Senza nome-congiunto-06Eppoi, suvvia, quella definizione, “L’Outlet del libro”, è oggettivamente da galera immediata. E non tanto per la definizione in sé, nemmeno per quella “O” maiuscola per Outlet (vanagloria irrefrenabile? O furbesco tentativo di nobilitare l’avvilente?), ma per racchiudere in sé – che l’abbiano fatto consapevolmente o meno, i responsabili – l’essenza del degrado verso cui certa editoria ha cercato/sta cercando di spingere il libro e la pratica della lettura, trasformandola da esercizio socio-culturale fondamentale a mera azione consumistica (in barba alla vigente Legge sul prezzo del libro, peraltro). E non entro nel merito dei titoli offerti ai fruitori di siffatto “Outlet”, che sennò non ne esco più.

Chissà, poi magari, alla fine, queste iniziative col tempo hanno fatto guadagnare nuovi membri alla comunità di lettori… – in fondo, sono io il primo ad affermare che è benvenuta e benedetta ogni cosa che sia in grado di togliere la gente da davanti la TV per metterle un (buon) libro in mano e farla leggere! Ma di contro ammetto che quel mio scetticismo giovanile è rimasto intatto, negli anni. Di sicuro, nuovi lettori creati o meno, ‘ste cose hanno permesso (ed evidentemente permettono ancora) agli editori di svuotare i magazzini e di gonfiare i numeri di vendita, nel frattempo spacciando il tutto per iniziativa “nobile” e “culturale”. In effetti, “outlet” non è l’anglicismo per spaccio aziendale?

INTERVALLO – Ferrandina, il “Bibliomotocarro” di Antonio La Cava

bibliomotocarro_foto1L’Ape-Biblioteca di Antonio La Cava, maestro in pensione di Ferrandina (Matera): un’iniziativa che da sola vale mille pompose e spesso vacue “azioni” (?!) governative di “promozione” (?!) della cultura…
Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più.