Maria Callas

Ci capisco poco o nulla di musica lirica, tuttavia non ci vuole molto (pure per me) per capire che Maria Callas, la quale esattamente 40 anni fa se ne andava a deliziare con la sua voce altri mondi e altre dimensioni, è stata qualcosa che, se mai esista la “perfezione”, alla sua maniera la esemplificò in modo inimitabile e tutt’oggi irraggiungibile.

P.S.: cliccate qui.

La saggezza dell’Asino, nel 1907!

Ecco perché i preti strillano contro la scuola laica: l’alfabeto uccide il clericalismo.

L’ Asino fu una rivista settimanale satirica fondata nel 1892 da Guido Podrecca (che scriveva con lo pseudonimo di Goliardo), giornalista, e da Gabriele Galantara (che si firmava con l’anagramma Rata Langa), disegnatore, entrambi di idee carducciane e socialiste. Il motto della rivista era “L’asino è il popolo, utile, paziente, bastonato”, ricavato da un’opera dello scrittore risorgimentale Domenico Guerrazzi.

La rivista riscosse fin da subito un enorme successo: dalla sua fondazione fino al 1901 ogni numero vendette più di 100.000 copie ed ebbe circa 300.000 lettori assidui. Celeberrime furono le campagne satiriche del giornale contro il capo del governo Giovanni Giolitti, contro gli scandali politici di quegli anni, la corruzione, le brutalità poliziesche, quindi contro il clero e il Vaticano, bersaglio di vignette in cui venivano descritte la corruzione della Chiesa nonché l’atteggiamento aggressivo e superstizioso dei preti, le quali crebbero il successo de L’Asino fra la popolazione e permisero un aumento ulteriore della tiratura.

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e un periodo di interruzione delle pubblicazioni, nel 1921 il giornale riaprì guidato dal solo Galantara perché Podrecca nel frattempo aveva aderito al Partito Fascista e si disse non più interessato a scrivere contro il potere.
L’Asino divenne dunque un coraggioso baluardo dell’antifascismo, opponendosi apertamente al regime e a Mussolini. Dopo numerose minacce, nel 1925 un gruppo di squadristi in camicia nera assaltò e distrusse la redazione del giornale, che fu costretto a chiudere definitivamente. Galantara finì agli arresti domiciliari; dopo la sua scarcerazione continuò a collaborare in forma anonima con altre riviste satiriche e, di conseguenza, a subire diffide, minacce e incarcerazioni.

Oggi L’Asino, nonostante ben pochi ricordino la sua esperienza editoriale e letteraria, rappresenta una fonte storica assai importante per ricostruire il sentore popolare diffuso in ampia parte della società italiana nei primi venti anni del Novecento nonché l’atmosfera sociopolitica del periodo precedente e coevo all’ascesa egemonica del Fascismo al potere.

Tuttavia, mi viene inesorabilmente da pensare, sarebbe una pubblicazione assai saggia e proficua anche oggi, a più di un secolo dalla copertina lì sopra raffigurata!

Vedere le “Città invisibili” di Calvino

Anastasia

C’è un architetto di Lima, in Perù, Karina Puente, che sta portando avanti un progetto artistico-letterario piuttosto ambizioso, soprattutto in senso “visionario”: realizzare delle illustrazioni per ciascuna delle 55 città descritte da Italo Calvino nel suo capolavoro Le Città invisibili.

Maurilia

Dice Puente (traggo le sue parole da qui): “Ogni disegno scaturisce da un processo concettuale e alcune richiedono più tempo di altre. […] Non sono semplici disegni, utilizzo diversi tipi di carta e disegno su ciascuno di essi prima di ritagliarli col taglierino. Ogni illustrazione è composta da diversi strati di carta ritagliati e incollati.

Zirma

C’è la suggestione di illustrazioni certamente intriganti per nella loro apparente semplicità (ma può essere realmente semplice ciò che si prefigga di rendere “visibile” un romanzo così fuori dagli schemi?), insomma, e ancor più c’è la conferma di come Le Città invisibili sia uno dei libri più affascinanti, magnetici e ispiranti della letteratura moderno-contemporanea, una creazione letteraria e culturale fuori dallo spazio – come effettivamente lo sono, le 55 città descritte – tanto quanto dal tempo nonché, ancora oggi, da qualsiasi ordinarietà. Doti proprie di un autentico capolavoro, senza dubbio, che non smetterà di suggestionare innumerevoli future generazioni: perché in fondo, anche se Karina Puente ci offre una (sua) visione delle 55 città calviniane, la loro verità continua a sfuggire a chiunque.

Fedora

Cliccate sulle immagini per visitare il sito web del progetto di Karina Puente.

Concordanze

Dunque…
Quella a sinistra è la copertina di oggi (6 settembre 2017) di un “noto” quotidiano italiano. Quello a destra è un poster antisemita del 1941, diffuso in Polonia dai nazisti con l’intento di instillare la paura degli Ebrei nelle menti dei Polacchi di religione cristiana, la cui didascalia recita: Gli Ebrei sono pidocchi e portano il tifo (immagine tratta dal sito dello United States Holocaust Memorial Museum; cliccate qui per saperne di più).
Non v’è molto altro da aggiungere, credo.

P.S.: è una questione culturale anche questa, senza dubbio. Sapete forse già che mi disgusta profondamente l’avere a che fare con la “politica” dei partiti contemporanei – che invero politica non è, perché ove essa in origine sia una disciplina filosofica (e poi sociale) assolutamente nobile, quel termine oggi viene forzosamente usato per descrivere pensieri e azioni che di nobile non hanno praticamente più nulla. Ma è proprio questo, il nocciolo della questione, e ciò che a volte mi costringe ad accostarmi a quella marciume assoluto appena descritto: la gravità della distorsione culturale (ovvero d’una vera e propria negazione di cultura) che vi si può leggere nitidamente al fondo. Si dirà che sono solo provocazioni, che la fonte di cotanta scempiaggine è un quotidiano in crisi nera (-11% di copie vendite in soli due anni, dati ADS) il quale cerca soltanto di far parlare di sé, che i contesti sono diversi, che è solo propaganda populista di destra… Ma no, per carità, nulla di tutto questo: non è questione di destra o di sinistra (categorie ormai morte e sepolte da tempo, ma fatte credere “vive” solo per sostenere il sistema di potere che hanno generato, alle quali personalmente sono totalmente antitetico), e in fondo nemmeno di politica più o meno becera. Questa è semplicemente barbarie e persino della più stolta, dal momento che la sua stortura culturale è tale che finisce o per aggravare ancor più le questioni contro cui si scaglia, essendo ad esse perfettamente funzionale: e credo che, per capire quanto pericolosa sia tale esacerbata gravità, basti conoscere come sia andata la storia alla quale l’immagine di sinistra fa riferimento.

La stupidità non smette mai di progredire (Ennio Flaiano dixit)

La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé.

(Ennio Flaiano, Ombre grigie, elzeviro sul Corriere della Sera, 13 marzo 1969; riportato anche in La solitudine del satiro.)

Flaiano, inutile rimarcarlo, fu un intellettuale di intelligenza e sagacia più unica che rara nonché di lucidità forse tutt’oggi inimitabile. La citazione sopra riportata lo dimostra bene: pare scritta per i giorni nostri, perfetta nell’illustrare in breve quanto sta accadendo in ampia parte dell’opinione pubblica (assimilate “mezzi di comunicazione” ai contemporanei social media e il gioco è pressoché fatto) ma, come vedete, è di quasi cinquant’anni fa. Perché la voce dei grandi intellettuali è sovente accomunata da due peculiarità: una, il saper prevedere come andrà il mondo (ovvero l’essere più avanti del mondo stesso); due, il non essere quasi mai realmente ascoltate e tanto meno comprese.
Ma forse è inevitabile che vada così. Come lo stesso Flaiano disse, in un altro dei suoi fulminanti aforismi:

Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.

(Da Taccuino del Marziano, 1960.)