Pugnaci esercizi di autodifesa culturale

Ormai è più che chiara, la situazione. Quasi pleonastico rimarcarla. L’Italia, paese primario al mondo (se non primo in assoluto) per potenzialità culturali, e per altrettanto potenziale e fruttuosa influenza della cultura sulla società civile e sullo stato del paese, la cultura stessa istituzionalmente l’ha ormai gettata alle ortiche. La classe dirigente che ci comanda, ignorante e becera (oltre che sovente criminale), non capisce quanto bene si potrebbe ricavare (anche dal punto di vista economico) dalla cultura – non solo: con la ormai palese strategia di rincoglionimento di massa (scusate la franchezza) posta in atto da decenni, funzionale al far che le menti spente non possano creare noie e fastidi alle loro mire di potere e di dominio sempre più vaste, sta facendo in modo che la cultura, in Italia, sia ormai quasi allo stato di cadavere. Lo si sa bene, d’altronde, che la cultura genera pensiero, dunque intelligenza, dunque consapevolezza della realtà: tutto ciò che il potere aborrisce, invece, per i motivi di cui sopra.
Dunque? Dunque non resta che fare una cosa – del tutto ovvia e naturale, d’altronde, se veramente vogliamo vivere in un sistema democratico: riprendere in mano il controllo della realtà, fare ciò che le classi dirigenti non fanno e probabilmente non faranno mai (visto al proposito l’orizzonte che abbiamo di fronte…), e cominciare a farlo fin dalle piccole cose – dacché, non dimentichiamocelo, anche le più grandi conquiste sono spesso fatte di tanti piccoli progressi, a partire da noi tutti singoli individui in su.
Ecco di seguito, ad esempio, due ottimi esercizi di autodifesa culturale, alla faccia di quei beceri potenti che un libro non sanno forse nemmeno come sia fatto…

Esercizio di autodifesa culturale #1: la biblioteca di condominio
biblioteca-via-rembrandt-milanoÈ stata inaugurata lo scorso 12 febbraio la prima “Biblioteca condominiale” a Milano, in via Rembrandt 12, passata subito agli onori della cronaca grazie alla singolare problematica che il suo fondatore, il Sig. Roberto Chiappello, è riuscito a mettere in luce. Non solo nel condominio di via Rembrandt 12, abitato da circa una settantina d’inquilini, si assiste infatti all’assurdo di non conoscere i propri vicini di pianerottolo, o il non aver scambiato se non un vuoto “buongiorno” per le scale con gli altri condomini. Il paradosso si raggiunge in ascensore, ci racconta con un filo di ironia lo stesso signor Chiappello che siamo andati a trovare per chiedere come procede l’iniziativa, dove, se si è in tre, uno fa girar il mazzo di chiavi, l’altro guarda il soffitto e l’altro il pavimento, perpetuando questa bizzarra situazione. “Abbiamo cercato di abbattere le distanze tra gli inquilini del palazzo, di dialogare con i condòmini per verificare se anche da parte loro ci fosse la volontà di creare finalmente un nostro spazio, adibito al dialogo e al confronto” dichiara il signor Chiappello. La Biblioteca, allestita in una sala adiacente alla portineria, ora considerata come spazio comune del condominio, imbiancata e sistemata di tutto punto per l’iniziativa, conta tra le sue fila più di mille titoli, ancora non catalogati, ed altri mille sono in arrivo. La maggior parte di questi libri, sottolinea il signor Chiappello, sono arrivati grazie anche al supporto di persone all’esterno del condominio, “ho addirittura ricevuto una telefonata da un signore di Perugia che voleva donarci alcuni libri”, aggiungendo, in risposta a chi del condominio aveva proposto di chiudere la biblioteca agli “esterni”, che queste opere non sono altro che un veicolo culturale, un mezzo attraverso il quale promuovere una nuovo modo di fare coesione sociale, all’interno tanto del condominio quanto del quartiere.” (articolo tratto da www.milanoize.com. Qui l’originale.)

Esercizio di autodifesa culturale #2: la comunità dei lettori
liberos-it_imageLiberos in logudorese significa sia libri che liberi ed è il nome di un nuovo interessante progetto.
Liberos – come si legge sul sito di Michela Murgia – è un progetto di rete nato per volontà di scrittori, editori, librai, associazioni culturali, bibliotecari e agenti letterari. Partirà tra poche settimane, ma intanto è già on line una pagina di pre-lancio con un video (con musiche di Arrogalla). Il network Liberos sarà operativo ai primi di marzo. E’ già possibile però effettuare una pre-iscrizione su http://www.liberos.it (per testare per primi le funzionalità della comunità) e seguire l’iniziativa su Facebook e Twitter.
L’idea di Liberos nasce dalla constatazione delle difficoltà di sopravvivenza di tutti i soggetti della filiera sarda del libro e si propone di offrire a librai, bibliotecari, editori e agli altri attori del mondo editoriale uno strumento di relazione costante, di progettazione comune e di comunicazione diretta con i lettori. Ai lettori, che sono la chiave di volta di questo progetto, Liberos offre moltissimi servizi, il principale dei quali è un social network on line dove incontrarsi, costruire i propri angoli di lettura personalizzati, entrare in contatto diretto con gli autori, le associazioni, i librai, gli editori e i bibliotecari e ricevere informazioni sul mondo del libro in Sardegna.

(Articolo tratto da www.edumondo.it. Grazie di cuore a Marta, del blog Tramedipensieri, per la segnalazione.)

Ecco. La cultura è nostra, la cultura siamo noi. Riprendiamone il controllo, e avremo tra le mani l’arma forse in assoluto più efficace contro qualsiasi deriva sociale, imposta per strategia o meno.
Alla pugna! E, mi raccomando, siate feroci e spietati, quando avrete un buon libro tra le mani!

Gli italiani? “Un popolo di ignoranti destinato all’imbarbarimento” (Roberto Ippolito dixit)

Stralci da un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno di Roberto Ippolito sul suo nuovo libro, Ignoranti. L’Italia che non sa. L’Italia che non va, appena uscito per Chiarelettere

cop_Ignoranti_Ippolito(…) Siamo in Europa ventiduesimi per la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione in rapporto al Pil. Tra gli strafalcioni delle eminenze di governo e gli errori persino nel formulare le domande ai concorsi, tra la pervicace negligenza e il voluto abbandono del patrimonio storico-culturale, appaiono quasi un eldorado gli anni del boom, quando l’innalzamento culturale accompagnò il miracolo. (…) Vedo un paese che purtroppo si è seduto sul proprio benessere, si è assuefatto a questo, e si è ritenuto soddisfatto a tal punto da addormentarsi. Neanche una crisi come quella attuale riesce più a stimolarlo. (…) Quando si abbassa in modo pervicace e generalizzato il livello delle conoscenze e competenze dell’istruzione di grandi e piccoli, indifferentemente, si diventa il paese dell’Europa che, dal 1999, cresce di meno. Abbiamo un impoverimento e un imbarbarimento della vita collettiva. (…) E’ la sconfitta della classe dirigente del Paese. La politica nel complesso ha le sue responsabilità, ma vogliamo parlare dell’impegno della classe dirigente? Vogliamo dire che non legge libri?

Beh, approvo in toto, mi tocca. E ci stiamo dentro tutti – siamo tutti ignoranti, sia chiaro, dacché se si è generata una situazione di tal specie è anche perché abbiamo fatto in modo che potesse (de)generarsi.
Mi viene solo da aggiungere una piccola osservazione: tutto torna. Già, tutto quanto torna, dacché nulla mai (o quasi) accade per caso. L’imbarbarimento generale – dunque culturale ma non solo – di cui parla Ippolito è il frutto di una strategia ben precisa mirata a conseguire tale condizione diffusa, ideale per fare che il potere che ci domina abbia ancor più mani libere per fare ciò che vuole. Molto semplice, molto efficace, molto difficile che accada con un popolo pensante, molto facile che accada con un popolo che ha smesso di pensare. E, appunto, mi guardo in giro (di questi tempi, con una imminente tornata elettorale farsesca come non mai!) e mi ribadisco: già, tutto torna. E’ stata veramente efficace, quella strategia…
Eppure non voglio ancora essere del tutto pessimista. So bene che ci sono ancora italiani verso i quali le opinioni di Ippolito non possono essere contestate. Ma certo che ci sono! Solo… Ecco, spero soltanto non siano quelli che se ne sono andati a lavorare all’estero, perché non riconosciuti nelle loro qualità accademiche e professionali in patria o solo perché in cerca di un luogo migliore nel quale vivere…

(Cliccate sulla copertina del libro per visitare il sito di Chiarelettere e averne ulteriori informazioni.)

E’ on line il numero 105 – Febbraio 2013 – di InfoBergamo!

cop_InfoBergamo_feb2013E’ uscito il numero 105Febbraio 2013 – di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più. Il gradimento dei lettori per il mensile è peraltro in costante ascesa, dato che anche con la scorsa uscita di Gennaio InfoBergamo ha saputo consolidare e aumentare il record di Dicembre, giungendo al ragguardevole numero di 93.822! Ma è certamente una quantità ben legata – anzi, proporzionale! – alla qualità dei collaboratori e degli articoli ospitati sul mensile, che anche in questo numero 105 offre veramente molta carne al fuoco tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto, molto altro, come si può evincere dal sommario del mese
Questa volta il mio contributo è dedicato ad un fenomeno desolante tanto quanto estremamente grave: l’articolo si intitola Se chiude una libreria, chiude un pezzo della nostra civiltà, e offre un resoconto sull’inesorabile “estinzione” delle librerie indipendenti, che comincia a coinvolgere non più solo il piccolo esercizio a gestione familiare ma anche realtà ben più importanti e prestigiose. Prendo spunto da un’analisi della situazione milanese – essendo Milano una città-campione molto interessante anche da questo punto di vista – e la rapporto a quella di Bergamo, città di piccola/media taglia a sua volta statisticamente significativa dacché senza dubbio correlabile a moltissime altre realtà cittadine simili sparse per la penisola – dunque, anche per questo, un articolo che non ha certo una valenza meramente locale ma può ben interessare i lettori di tutto il territorio nazionale.
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina in testa al post ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

La Provincia di Bergamo e le sue biblioteche: una realtà della quale ci si può (quasi sempre) vantare

Come forse già saprete, collaboro da tempo con il mensile on line di cultura e informazione InfoBergamo, il primo e più letto periodico di tal genere della città lombarda, occupandomi di argomenti legati al mondo della letteratura e dell’editoria. Stante la “genetica” bergamasca del mensile, e nonostante la sua vocazione sia tutt’altro che “localista”, ogni tanto dedico il mio spazio e focalizzo l’attenzione sul panorama locale, analizzandone le realtà anche in veste di più prossimo “campione statistico” facilmente assimilabile a tante altre realtà locali di simile scala ma nell’essenza di quanto trattato anche, più in generale, all’intero panorama nazionale.
Posto ciò, nell’ultimo numero disponibile di InfoBergamo ovvero il nr.104 di Gennaio 2013 il mio contributo/sguardo sul mondo letterario, che di seguito qui vi presento, si intitola “La Provincia di Bergamo e le sue biblioteche: una realtà della quale ci si può (quasi sempre) vantare“, e da subito credo ne risulti evidente il tema trattato: un’analisi tanto rapida quanto illuminante sul sistema bibliotecario bergamasco basata sui dati ottenibili dall’Anagrafe delle biblioteche lombarde, il servizio offerto dalla Direzione Generale per l’istruzione, la formazione e la cultura della Regione Lombardia. Un focus di interesse locale, certamente, ma io credo assai significativo pure per chi non sia residente nella provincia bergamasca, appunto, per il notevole valore statistico e dunque – anzi, ancor più – indicativo su cosa, quanto e come la gente legge i libri. Inoltre, indirettamente ma non troppo, questo articolo vuole pure essere una sorta di omaggio e una luce accesa ad illuminare una realtà culturale fondamentale per qualsiasi luogo, comunità, paese, città piccola o grande: la biblioteca, un piccolo/grande scrigno di cultura e conoscenza di nostra proprietà e disponibile per chiunque, la cui conservazione e prosperità è anche nelle mani di tutti noi.
Naturalmente l’articolo originale è consultabile e scaricabile nel sito web di InfoBergamo: cliccate QUI o sull’immagine sottostante per raggiungerlo.

Biblioteca_Nembro(La biblioteca di Nembro, certamente tra le più “ammirate” della provincia di Bergamo)

Chiunque coltivi una sana passione per i libri e la lettura, non può non avere a cuore i principali (e spesso unici) presidi pubblici che del meraviglioso mondo letterario sono le “ambasciate” nelle nostre città e nei nostri paesi: le biblioteche. Credo che persino il più disinteressato alla lettura almeno una volta nella sua vita abbia messo piede in una biblioteca e ne abbia percepito, anche solo per un attimo, il fascino di un tal scrigno di libri, di cultura, di conoscenza: è in effetti inutile rimarcare il valore culturale e sociale insostituibile che le biblioteche rappresentano, e come spesso una biblioteca ben curata, fuori e dentro, sia segno di un Comune ben condotto e attento al benessere della propria cittadinanza. Posto ciò, e pure nell’ottica della citata e significativa rappresentatività, può essere parecchio interessante capire un poco più a fondo quale sia la realtà effettiva, a Bergamo e provincia, della rete bibliotecaria – realtà certamente indicativa, anche in senso più generale, del rapporto che intercorre tra i bergamaschi e il mondo dei libri.
Ci può aiutare in questo intento la Direzione Generale per l’istruzione, la formazione e la cultura della Regione Lombardia, che offre sulle sue pagine web l’Anagrafe delle biblioteche lombarde, una serie di dati statistici, tabelle e grafici su scala regionale e, più spesso, con una suddivisione provinciale delle informazioni, che compendia e illustra lo stato della rete bibliotecaria lombarda: una realtà composta da 1300 biblioteche pubbliche, alle quali vanno aggiunte ulteriori 800 biblioteche “di altra titolarità”, non conteggiate nel censimento. L’Anagrafe delle biblioteche lombarde (ABiL) ha avuto inizio nel 1973 e la prima pubblicazione dei dati risale al 1974, per cui la serie storica è composta da oltre 30 annualità; l’ultima serie disponibile non è invero così aggiornata – i dati fanno infatti riferimento all’anno 2010! – ma è comunque in grado di fornire una buona e rappresentativa idea dello stato del sistema bibliotecario regionale e, cosa per questo articolo più interessante, di quello della provincia di Bergamo.
Si può subito notare, fin da una prima lettura generale dei dati, come emerga che la situazione del sistema bibliotecario bergamasco sia senza dubbio piuttosto buona. In ambito regionale Bergamo possiede in assoluto il maggior numero di biblioteche, ben 228; la popolosa provincia di Milano, per raffronto, ne presenta 180. In buona sostanza, considerando una popolazione provinciale di 1.098.740 abitanti (al 2010, ricordate sempre questa “costante” temporale), in bergamasca vi è una biblioteca ogni 4.819 abitanti, mentre le vicine Brescia e Lecco (territori provinciali limitrofi e geopoliticamente assimilabili, per così dire) ne hanno rispettivamente una ogni 5.761 abitanti e una ogni 5.233 abitanti. Ugualmente prima Bergamo lo è nel numero di documenti per abitante, 4,08 pari a un patrimonio di 4.482.952 documenti (ovvero libri, manoscritti, testi editi vari ed altro di simile; solo Milano ne possiede di più, avendo però biblioteche ben più grandi, come facilmente intuibile), e questi buoni dati sono confermati anche dal numero di documenti acquistati nel corso dell’anno, 181.762 pari a 165,43 documenti ogni 1.000 abitanti (altro primato regionale), dal totale dei prestiti, 2.300.730, e dal rapporto prestiti per 1.000 abitanti, pari a 2.094 – una media di poco più di due testi chiesti in biblioteca per ogni bergamasco, in pratica. Il che, considerando la parte di popolazione che non si dedica alla lettura e dunque, presumibilmente, non si reca mai in biblioteca a chiedere il prestito di libri, è un buon dato (quarto a livello regionale dietro Monza e Brianza, Lecco e Sondrio).
Interessanti anche i dati di natura economica relativi alla gestione della rete bibliotecaria provinciale. Nel 2010 Bergamo ha speso per le proprie biblioteche 18.858.934 Euro, terza dopo Milano e Brescia. Tuttavia, solo il 9,70% di tale somma è stata investita per l’acquisto di nuovi documenti: poca cosa, indubbiamente, ma assolutamente in linea con le altre provincie lombarde – Cremona, che per l’acquisto di nuovi documenti è quella che ha speso di più, arriva solo al 11,99% il che, più in generale, può dare l’idea di quanto le altre voci di spesa incidano sull’investimento (pubblico) complessivo, ovvero personale, ristrutturazioni, acquisto arredi, acquisto software e altre voci di gestione ordinaria. Voci peraltro indispensabili perché, come si accennava all’inizio, una biblioteca non deve solo fornire un’abbondante messe di libri ma pure un buon servizio generale alla cittadinanza che ne usufruisce. Ma indubbiamente, che solo il 10% circa del bilancio di una biblioteca possa essere speso per acquistare libri, ovvero per il proprio fine “naturale” e primario, è segnale di un sistema economico non esattamente virtuoso, ovvero di costi e spese eccessive che persino un ente di grande valore sociale come una biblioteca deve sostenere – come d’altro canto tocca a tutti constatare, nel nostro vivere quotidiano: si tenga conto che le biblioteche bergamasche, per il proprio mero funzionamento, nel 2010 hanno speso quasi 16 milioni di Euro, ovvero più dell’85% del proprio bilancio!
Tornando nuovamente ad analizzare la voce relativa all’acquisto di testi e documenti, è rilevabile la sua “criticità” anche in relazione a come rappresenti l’elemento più intrinseco di un luogo deputato alla conservazione dei libri e alla diffusione della lettura, e non a caso da tale analisi emergono le note meno liete di questa nostra piccola indagine. L’acquisto documenti, infatti, con la sola eccezione delle biblioteche della provincia di Varese, ha subito ovunque in Lombardia un calo, presumibilmente dovuto ai tagli ai bilanci di gestione della rete bibliotecaria: nel 2010, rispetto al 2009, Bergamo ha acquistato il 2,67% in meno di documenti (ma, ad esempio, è andata peggio a Brescia, con il 14,84% in meno!), e la stessa quota percentuale delle spese di funzionamento (ovvero di gestione annua ordinaria, che non comprendono i costi straordinari quali, per fare un esempio, la ristrutturazione dei locali) delle biblioteche bergamasche relativa all’acquisto di documenti è passata dal 12,42% al 11,5%. D’altro canto è l’intera spesa procapite destinata alla rete bibliotecaria provinciale ad essere diminuita, passando dal 2009 al 2010 da 20,31 euro a 17,16 euro per abitante, rappresentando il dato peggiore a livello regionale a fronte invece di un aumento che quasi tutte le altre provincie possono vantare (uniche a “far compagnia” a Bergamo sono Pavia e Varese).
Infine, per porre di nuovo sugli scudi Bergamo e far da contraltare ai dati non troppo positivi appena citati, è rimarchevole il fatto che la nostra provincia ha la più alta percentuale di iscritti ai servizi di prestito bibliotecario: ben il 20,02% della popolazione, pari a 219.990 bergamaschi che usufruiscono con regolarità più o meno frequente di questo servizio. Nel 2010 le biblioteche della provincia hanno prestato 2.300.730 documenti (secondi in Lombardia soltanto dietro Milano e la sua popolazione tripla rispetto a Bergamo!), dei quali 214.532 multimediali, il che significa 10,46 prestiti per ogni iscritto al servizio: dei lettori piuttosto forti i bergamaschi, dunque!
Insomma: al di là dell’apparente freddezza dei numeri, delle percentuali e dei calcoli relativi, di sicuro i dati presentati dall’Anagrafe delle biblioteche lombarde tratteggia in relazione alla provincia di Bergamo una situazione piuttosto serena, come detto – cosa del tutto ragguardevole, sia chiaro, in un ambito nazionale che – come tutti sanno bene – non brilla certo di troppa passione verso i libri e la lettura, e per giunta in una situazione socioeconomica difficile come quella degli ultimi anni. Si diceva, in principio a questo articolo, che una particolare cura verso la biblioteca di una località, piccola o grande che sia, ne denota l’altrettanto particolare attenzione verso la sua comunità, i suoi abitanti e il loro benessere civico. Bene, se assimiliamo l’intera rete bibliotecaria provinciale ad una sorta di unico grande “edificio” e ne constatiamo lo stato, possiamo essere piuttosto fieri della cura che Bergamo ripone in esso, in questo elemento sociale e culturale così importante della (e per la) propria identità provinciale. Indubbiamente si può fare di più, probabilmente molto di più, ma si può affermare che i bergamaschi hanno a disposizione, nei propri paesi e nelle città, un piccolo/grande tesoro culturale di cui possono essere orgogliosi tanto quanto consapevoli che la sua conservazione e prosperità è anche nelle loro mani. Nella speranza che una tale consapevolezza non venga mai meno ed anzi possa costantemente crescere, e la passione per i libri e la lettura farsi sempre più solida nonostante la società liquida (per dirla con Zygmunt Bauman) che la nostra bizzarra epoca contemporanea ci presenta.

Se la cultura è come il sangue nelle vene di un corpo vivo, e se invece qui stiamo diventando zombie…

(…) Sicuramente in Italia non si può più parlare di veri editori; di qualcuno in grado di mediare la necessità di fare andare le rotative e al contempo garantire una buona e continuativa qualità letteraria. I cataloghi delle industrie editoriali sono un povero minestrone, lontano da qualunque criterio di coerenza e distante anni luce per spessore culturale dalle idee fondatrici dei marchi dietro ai quali nascondono la loro pochezza. (…)
Oramai la produzione letteraria è totalmente concentrata nelle mani di grandi gruppi editoriali regolati all’interno da logiche manageriali; il che è un problema, perché in campo editoriale, quando si parla di produzione si chiamano in causa le infrastrutture culturali di un popolo.
Si sa che le industrie si muovono sul mercato alla ricerca del profitto, ma nessuno sembra riflettere sul fatto che, nel caso della letteratura, ciò significa delegare la produzione culturale al fatalismo e al contingente; esattamente come una mucca defeca per liberarsi e non per concimare. Senonché, la mucca è inconsapevolmente più onesta perché, lo voglia o meno, finisce inevitabilmente per concimare, mentre, al contrario, la tensione al guadagno attraverso la retorica del largo consenso, va a scapito della complessità del pensiero.
(…)
Un tempo la scelta dei romanzi competeva ai redattori, i quali a loro volta erano spesso scrittori pubblicati nel catalogo dell’editore per il quale lavoravano. Di conseguenza, non avevano alcun interesse a mescolare i loro romanzi con opere di discutibile qualità. Che la si chiami orgoglio di appartenenza, snobismo, o, più semplicemente, supponenza, (se non la si vuole definire amore per la letteratura) una simile dinamica garantiva una forza alla narrativa di valore qualitativo. Oggi potremmo dire, con un pizzico di nostalgia, che le garantiva l’esistenza.
È inevitabile che il commercio, nelle mani dei manager, finisca, nella telefonia come nell’arte, per assestarsi nel dominio del superfluo. E in libreria, i consumatori non vengono cercati tra i lettori veri, bensì tra chi acquista un prodotto soltanto perché se ne parla o perché visto in vetrina.
I manager editoriali sostengono essere questa la massima concretezza democratica possibile, dal momento che a scegliere la linea di produzione sarebbe la gente stessa. E, con questo pensiero infantile, dimenticano (o fingono di dimenticare o, peggio, non sanno) che il ricatto implicito in una simile dinamica, finisce per distruggere la creatività. Nel momento in cui l’autore viene mosso dal gusto del lettore, il suo pensiero cade verso il basso e abiura i valori culturali a vantaggio, ancora tutto da dimostrare, di quelli del consumo.

copertina_PaginaUno_gen2013Sono vari passaggi tratti dalla presentazione della rivista PaginaUno, bimestrale di analisi politica, cultura e letteratura, ovvero parole strasantissime, peraltro scritte dal direttore della rivista Walter G. Pozzi e da Giovanna Cracco ben sei anni fai (!), nel Febbraio 2007.
Veramente questa volta non mi viene da aggiungere nulla, se non constatare che, in questi sei anni, mi pare che la situazione così ben descritta sia andata ancor più deteriorandosi. La cultura diffusa in una società è come il sangue nelle vene di un corpo vivo, e la letteratura è le piastrine di quel sangue. Senza di esso il corpo diventa quello di uno zombie. La nostra società, ovvero il nostro corpo sociale; e basta darsi un occhio intorno per capire quanto ciò sia parecchio corrispondente alla realtà effettiva.

En passant, è da poco uscito il numero 30 di PaginaUno, una rivista che merita veramente di essere conosciuta e letta – e non lo dico certo per ottemperare a una qualche marchetta, ma ciò che mi premeva era soprattutto di segnalare quelle bellissime parole sopra riportate, sacrosante appunto, e da tenere molto ben presenti ogni qualvolta diamo e daremo uno sguardo nel bizzarro (eufemismo!) mondo editoriale italiano.