Donne, sognate l’uomo ideale? Cercatelo in libreria, non in discoteca o fuori dai bar!

Quando capita di averne l’occasione, leggo sempre con interesse i periodici femminili. Primo, perché non è certo il target di genere che può sancire la buona e intelligente (o meno) stampa; secondo perché ve ne sono alcuni senza dubbio ben fatti; e, terzo, perché certe futilità che si possono leggere sulle loro pagine sono a volte più accettabili di certe altre assai più rozze e becere che invece “impreziosiscono” i pari periodici maschili, i quali veramente a volte offrono un’immagine standard dell’uomo contemporaneo quasi avvilente…
Fatto sta che su uno di questi periodici femminili, in un numero recente, trovo questo interessante Geppi-Cucciari_imagearticoletto firmato dalla brava Geppi Cucciari, e intitolato Cerchi l’uomo per sempre? Guarda in libreria:

Dove trovare l’uomo con cui invecchiare davanti a un caminetto con dei nipoti accovacciati ai vostri piedi? Le discoteche sono da escludere: se avete più di 30 primavere, trovare nelle vicinanze di un cubo uno con cui intrattenersi poco più che fugacemente sarà improbabile. Le cene da amici celano incognite: a meno che non si incappi in un vedovo (quindi sofferente) o in un separato di fresco (quindi arrabbiato), è poco plausibile andare oltre il vecchio cugino dei cari amici dal fascino discreto, molto discreto, direi impercettibile. Secondo una recente ricerca, gli incontri meritevoli di approfondimento si fanno in libreria, più che in palestra: i giovani che desiderano innalzare il loro spirito risultano più allettanti di quelli che si risollevano i pettorali. Ma come attaccare bottone? Un classico è chiedere una mano per arrivare a un libro su uno scaffale alto, che raramente ospita i titoli più commerciali. «Scusi mi può prendere quel volume sulla lotta iconoclastica nell’epoca bizantina?». Se lui non ti guarda interrogativo ma ammirato, è di certo un grandioso inizio.
(Geppi Cucciari in Donna Moderna, anno XXVI n.14, 3 Aprile 2013, pag.15)

Beh, che dire, da “doppio frequentatore” delle librerie (stando potenzialmente sugli scaffali con qualche mio libro e di fronte a essi come famelico compratore di libri altrui) se non che sono del tutto d’accordo con quanto scritto da Geppi Cucciari. Certo, quanto scritto nell’articolo non evita di tirare in ballo qualche banale luogo comune – ovvero che il frequentatore di librerie il classico tipo in stile secchione-nerd e che non possa invece, pure lui, essere un bel virgulto atletico e fisicato, e ovviamente viceversa – ma di sicuro l’immagine troppo spesso imposta dai media del tipo tutto pettorali e abiti alla moda (il “tronista”, insomma) come quella dell’uomo vincente con le donne dimostra in verità quanto basso, bassissimo sia il livello culturale della nostra società – e sinceramente mi fa parecchio ribrezzo il constatare come tale modello maschile piaccia a certe ragazze e donne… Inconcepibile eppure inevitabile, per quel nostro livello culturale infimo diffuso, appunto.
Ma se, giusto per essere par condicioso, la verità anche questa volta sta nel mezzo – come già avevano capito venti secoli fa i Romani: mens sana in corpore sano – non posso non sottolineare che mai nessun pur supersviluppato muscolo potrà avere la forza che ha il cervello e la sua intelligenza, ne tanto meno il fascino. Come i muscoli, che col tempo inevitabilmente s’inflaccidiscono, anche il basare il propri fascino soltanto sul fisico è cosa destinata a svaporare rapidamente – anche perché spesso segno di scarsissima personalità… L’intelligenza, beh, quella no, non si inflaccidisce mai, ed è il miglior segno di personalità e di fascino che una persona può dimostrare. Anche perché, appunto, basta un buon libro da leggere per rinvigorirla e mantenerla sempre ben allenata.
Tutt’al più, donne, se entrare in una libreria per seguire il consiglio di Geppi Cucciari ma dentro non trovate nulla di maschilmente interessante, potete sempre consolarvi con l’acquisto di un buon libro, no? (che, visti certi uomini in circolazione – e lo dico io, uomo, sostenendolo peraltro da molto tempo – potrebbe pure essere una compagnia ben migliore…)

Fiera del Libro di Romagna 2013: “Romagna mia | Romagna in FIERA | Tu sei un evento | Che si fa onore!”

Ok, ammetto che il titolo di questo articolo possa suonare quanto meno bizzarro (e non certo perché echeggiante il celeberrimo successo di Casadei), ma vi assicuro che è assolutamente consono – pure geograficamente, poi! – ai contenuti che sto andando a presentarvi e a un evento che, fin da questa prima edizione, ha subito trovato la giusta e assai gradevole armonia per mirare ad affermarsi tra quelli che contano nel panorama espositivo nazionale dedicato all’editoria indipendente.
Fiera del Libro di Romagna, appunto, a Cesena nella bella e funzionale cornice del Palazzo del Ridotto – in centro città e a pochi passi dalla celeberrima Biblioteca Malatestiana – prima edizione SOLO_Logo-fiera-libro-Romagnasvoltasi nel fine settimana appena trascorso, ovvero: un bel salto nel buio, visto come, non così rare volte, certi eventi potenzialmente rilevanti e carichi di aspettative e speranze notevoli si siano poi rivelati dei fiaschi, a volte non per colpa degli organizzatori, altre volte sì e pure troppo ma, indubbiamente, dovendo in generale considerare una tale quantità di elementi e variabili imprevedibili che possono rapidamente trasformare in un insuccesso qualcosa che invece sembra destinato a ben altra gloria.
A Cesena invece, certo per buona sorte (un fine settimana meravigliosamente primaverile, ad esempio) ma io credo più per bravura dell’organizzazione e bontà “culturale” del palcoscenico cittadino e del suo pubblico, ne è scaturito un evento così bello che sembrava già ben rodato nonostante invece fosse al debutto: molto vivo, visitato da un pubblico quasi sempre folto e interessato, con una trentina di espositori di livello e un calendario di incontri, conferenze e presentazioni – tra le quali si è annoverata pure quella dei miei ultimi due romanzi! – di grande interesse. Molti temevano che le condizioni meteo anche troppo favorevoli portassero i cesenati ad affollare le vicinissime spiagge della riviera romagnola abbandonando la città, e invece, per ribadire quanto poco sopra affermato, proprio nella giornata di domenica e nonostante una temperatura da primo bagno di stagione la Fiera ha riscontrato la maggiore affluenza in assoluto, con soddisfazione degli espositori e soprattutto, cosa ben più importante, dei visitatori.
Insomma, una fiera appena nata ma che già ha saputo costruirsi solide basi – di immagine, di consenso e di qualità generale – per un futuro che io spero assolutamente di rilievo. Il calendario degli eventi espositivi dedicati ai libri, alla lettura e all’editoria non è certo scarno di appuntamenti, da quelli storici e istituzionali ad altri piccoli e, purtroppo, in certi casi evanescenti (per non dire inutili); sovente sorge il dubbio che molti eventi di piccola portata non sappiano evitare il rischio di palesarsi come fiere paesane o poco più, buone giusto se non si sa che altro fare in un pomeriggio domenicale ma, ai fini della valorizzazione e della diffusione dell’editoria indipendente, sostanzialmente insignificanti – e, a ben vedere, quel rischio non lo evitano nemmeno certe fiere letterarie di città importanti, la cui sola presenza urbana intorno dovrebbe comportare un livello di esse ben più elevato. Anche a Cesena il rischio ci poteva essere, assolutamente: lo stesso nome scelto per la Fiera poteva dare adito a dubbi di eccessiva geolocalizzazione di essa e, dunque, a un inevitabile interesse ristretto alla sola zona; invece, gli organizzatori hanno senza dubbio saputo ampliare da subito il senso e la portata della Fiera cesenate, riuscendo a valorizzare le eccellenze editoriali locali ma portando in città anche realtà provenienti da tutta Italia, unendo a ciò un ottimo e proficuo lavoro di promozione (programmata, sulla stampa locale, ma anche in real time, con volantinaggi nel centro cittadino e innumerevoli altri richiami alla visita) che, lo ripeto ancora, ha comportato alla fine della fiera (mai intercalare popolare potrebbe essere più adatto, qui!) un successo veramente notevole, e una bella eredità d’immagine da sfruttare alla meglio per le edizioni future. Buona la prima! – come si dice, ma di certo con questo passo la seconda e le successive saranno anche meglio.

(P.S.: la foto in testa all’articolo è di Tipografia Faentina.)

Il metodo Kilgore Trout, o come scrivere una sola storia scrivendone nel contempo tante…

Ogni scrittore dovrebbe avere un Kilgore Trout. Un Kilgore Trout è un personaggio, scrittore anch’egli, a cui regalare le trame dei romanzi che non si è riusciti a scrivere. Il vero (si fa per dire!) Kilgore Trout è un personaggio che ritorna spesso nei romanzi di Kurt Vonnegut, è squattrinato perché nessun editore ha mai accettato un suo romanzo ed è riuscito a pubblicare qualche racconto solo su riviste pornografiche. Eppure è il più grande scrittore di tutti i tempi e, naturalmente, scrive fantascienza. Insomma, quando Vonnegut si rendeva conto che non avrebbe mai sviluppato un’idea che aveva in testa, la spacciava per un’idea di Trout, creando romanzi potenziali per il lettore, ma reali, scritti davvero dentro la finzione letteraria.
Ogni scrittore dovrebbe inventare un metodo, un Kilgore Trout, che gli consenta di dare in qualche modo forma letteraria ai capolavori che non riesce a scrivere. Potrebbe essere un toccasana.

(Cristò, Il metodo Kilgore Trout, in Artribune #11, Gennaio/Febbraio 2013, pag.25)

Molto interessante, il metodo indicato da Kurt Vonnegut – e segnalato da Cristò su Artribune – vero? In effetti, si potrebbe collegare alla discussione avviata Kurt Vonnegut -glassofchocolate.deviantartqualche tempo fa qui sul blog circa il dover scrivere poco oppure tanto per scrivere bene: nel secondo caso, ovvero quando si scelga di praticare la scrittura in quantità abbondante al fine di porre meno limiti possibile al fluire inventivo della propria creatività e, dunque, per ottenere più facilmente, da tale massa produttiva, un qualcosa di valore superiore alla media, il costruirsi un alter ego letterario, uno a cui delegare il lavoro più sporco cioè quelle idee e quegli spunti che, una volta iniziato il loro sviluppo, si dimostrano meno proficui di quanto ci si poteva aspettare, potrebbe effettivamente essere un’ottima strategia di lavoro. Sfrondare insomma quelle parti letterarie che non sembrano buone come altre per portare avanti queste senza però abbandonare del tutto le prime, lasciandole nelle mani di quel nostro alter ego (personaggio più o meno protagonista d’una qualche storia, comparsa, invenzione pura o altro del genere) in modo che potrebbe pure succedere, più avanti, che un diverso momento, diversi predisposizione mentale e stato d’animo o ulteriori spunti nel frattempo coltivati non sappiano invece nuovamente illuminare e rinvigorire le parti suddette e, magari, trasformarle in ottimi spin-off proprio grazie al lavoro sporco di quell’alter ego che nel frattempo ha lavorato (ovvero abbiamo fatto lavorare) per noi.
Ciò, peraltro – come segnala lo stesso Cristò nell’articolo citato – potrebbe aprire una infinita e inopinata dimensione metaletteraria, la possibilità cioè di scrivere storie nelle storie, diversi piani narrativi più o meno intersecanti con notevoli potenzialità di sviluppo, in qualche modo venendo incontro ad entrambe quelle “scuole di pensiero” – scrivere poco o scrivere tanto – tra le quali si divide il senso della disquisizione su come ottenere la migliore qualità letteraria avviata in quel post di cui dicevo poco sopra: in buona sostanza, scrivere una sola storia e nel contempo scriverne in essa (e per essa) tante.
Un metodo assolutamente interessante, lo ribadisco. In fondo, avere un personale Kilgore Trout al proprio servizio potrebbe rivelarsi ben più utile di quanto si possa su due piedi credere…

Diffidate sempre degli scrittori, se non volete correre “rischi”… (Friedrich Dürrenmatt dixit #2)

cop_Il giudice e il suo boiaLo scrittore era seduto davanti a una finestra gotica; indossava calzoni alla zuava e una giacca di pelle. Quando i due entrarono su voltò sulla sua sedia, senza abbandonare lo scrittoio cosparso di fogli di carta. Non si alzò anzi li salutò a malapena, e chiese immediatamente che cosa voleva da lui la polizia. “E’ poco cortese,” penso Bärlach, “non gli piacciono i poliziotti; agli scrittori non sono mai piaciuti i poliziotti.” Il Vecchio decise di essere prudente, anche se Tschanz non si sentiva troppo incoraggiato da quell’accoglienza. “Prima di tutto, non lasciarsi osservare, altrimenti c’è il rischio di comparire in qualche libro,” pensarono pressappoco ambedue.
(Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia, Feltrinelli, Milano, 2004, pag.71)

E’ vero. Più che non piacciano i poliziotti, agli scrittori (beh…!), è vero semmai che si corra sempre il “rischio” di finire in qualche loro libro. Ma sappiate: anche se starete ben nascosti nell’ombra, il rischio lo correrete comunque. Di personaggi sfuggenti ovvero indistinti, da distinguere dunque a nostro modo, noi scrittori abbiamo sempre bisogno. Ma in fondo credo che sia un rischio pure piacevole, da correre…

E’ on line il numero 107 – Aprile 2013 – di InfoBergamo!

E’ uscito il numero 107 – Aprile 2013 – di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più. Prime prove di tali “ampie” peculiarità sono certamente il gradimento dei lettori per il mensile e la quantità di letture, dati assolutamente illuminanti in tal senso visto che da tempo il numero di essi non scende mai sotto gli 80.000 al mese! Ma è certamente una quantità e un gradimento ben legati – InfoBergamo_Aprile2013_350anzi, proporzionali! – alla qualità dei collaboratori e degli articoli ospitati sul mensile, che anche in questo numero 107 offre veramente molta carne al fuoco tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto, molto altro, come si può evincere dal sommario del mese
A mia volta sono molto onorato di far parte dei collaboratori di InfoBergamo, cercando di offrire ai lettori spunti, osservazioni, testimonianze e riflessioni sul mondo dei libri, della letteratura e dell’editoria contemporaneo. In questo numero 107, il mio contributo è dedicato a una risorsa culturale preziosissima che buona parte di noi ha sottomano, coscientemente o meno, e dotata di un’importanza pratica che sotto certi aspetti risulta inopinata e sorprendente: le biblioteche domestiche, ovvero le nostre piccole o grandi librerie di casa. L’articolo si intitola – significativamente – Un tesoro prezioso tra le mura di casa e vi dimostrerà non solo con asserzioni teoriche ma pure con il supporto di dati statistici “ufficiali” come il conservare in casa una buona libreria, il più possibile ben fornita di libri di valore, è una vera e propria azione culturale, un investimento prezioso non solo per noi stessi ma pure, senza esagerare, per l’intera nostra società, come insegnano anche certe nazioni nelle quali si legge ben di più che qui e che – io credo non a caso – funzionano molto meglio che il nostro paese…
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina lì sopra ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!