Giuro solennemente che se un bel giorno dovessi trovarmi di fronte e conoscere qualsiasi individuo di qualsivoglia sesso, razza, religione, classe sociale o che altro, il quale abbia coscientemente – ovvero senza costrizione – inviato un sms in risposta all’invito divulgato dallo spot televisivo (inopinatamente tornato in onda da un po’) dal quale è tratto il frame qui sopra, sarà mia cura nonché grande onore e gioia colpire ripetutamente il suddetto individuo con il primo oggetto contundente che troverò alla portata, prestando la massima attenzione a che sia particolarmente solido e impiegandolo con inimitabile costanza e veemenza.
Questo NON perché egli abbia risposto all’invito dello spot – peraltro di una scempiaggine inarrivabile – dacché ognuno è libero di fare ciò che vuole e in qualsiasi modo di dimostrare la propria demenza, seppur ciò comporti una perdita di denaro pseudo-truffaldina e più volte pubblicamente denunciata – ma perché, col farlo, egli abbia dato un senso – ancorché proprio, ma tant’è – al fatto che il gioco per il quale viene richiesta la risposta tramite sms viene definito “cultural quiz”.
Cioè, ribadisco: cultural. Qualcosa di “culturale”. C-u-l-t-u-r-a.
Detto tutto.
Che poi lo spot in questione sia trasmesso su canalinazionali ormai da un paio d’anni, darebbe buonissimo adito ad altre promesse simili a quella sopra espressa e di più vasto raggio d’azione, ma questo è un altro discorso. Anzi, un’altra tragedia. Italiana. Come tanta parte della cultura, quand’essa finisca nelle grinfie di chi ci domina e controlla, e anche se si tratta solo di un piccolo, stupido quiz: ma in certi casi le cose più piccole sono pure le più significative, statene certi.
Considero Clara Luiselli una delle migliori artiste in circolazione, per la capacità di portare nella realtà attraverso il linguaggio dell’arte elementi, sensazioni, visioni, e bellezze che sembrano scaturire da una dimensione altra, certamente più elevata e più pura della nostra ordinaria, nella quale ogni cosa riacquista il suo valore più autentico e più genuino, facendo dialogare il tutto con il tempo e lo spazio nel quale il fruitore delle sue opere si trova ad essere – ovvero con il nostro mondo quotidiano. E’ un dialogo dunque a sua volta assolutamente alto e puro, attraverso il quale Clara Luiselli sa presentare davanti agli occhi – e a tutti i nostri sensi – evidenze e verità altrimenti ignorate, oppure nascoste da tutti quei vari e assortiti disturbi che ci ritroviamo nostro malgrado intorno. In fondo è ciò che di primario oggi l’arte può e deve conseguire, e l’artista bergamasca lo sa conseguire con classe, profondità, intelligenza e valore artistico assoluti.
Dunque per il sottoscritto, che ha la fortuna di conoscere Clara e di averla pure ospitata in RADIO THULE qualche tempo fa (QUI c’è il podcast di quella puntata), è ben più che un mero piacere presentare un breve ma significativo video da Dulcis in fundo, la conferenza tenuta sabato 13 Luglio scorso alla GAMeC di Bergamo (evento del programma Art2Night) durante la quale Clara ha affrontato la domanda (capitale, inutile dirlo) “Può l’arte contemporanea addolcire le asprezze della vita?”, trovando soluzioni “dolci” d’artisti che attraverso la condivisione dell’opera col fruitore hanno saputo raccontare la vita, l’amore, la morte.
Un modo per disquisire con cognizione profonda di arte contemporanea attraverso le parole di una grande artista, appunto, ovvero un modo ulteriore per illuminare il valore artistico (e anche umano) di Clara Luiselli attraverso la sua competenza dell’arte (e la sua presenza nell’arte, pratica e pure teorica) di oggi.
Per saperne di più sulle opere e sulla ricerca artistica di Clara Luiselli, cliccate QUI.
Forse vi sarà già capitato di conoscerlo, Hysterical Literature, vista la prevedibile vagonata di visioni sul web; in caso contrario, ecco a voi il progetto del fotografo e video maker americano Clayton Cubitt, nel quale il libro diviene esempio primario di arte (ovvero di cultura, in senso lato) ma pure di piacere culturale, per così dire, senza tuttavia essere il protagonista principale dell’esperimento – come lo stesso Cubitt definisce il progetto nel relativo sito web. Ecco, a ben vedere è il termine “piacere”, e i suoi molteplici significati, il protagonista di tutto quanto.
Per farla breve: Hysterical Literature è composto da una serie di video, aventi come “attrici” alcune donne, apparentemente scelte con modalità casuale. Qui sotto ve ne propongo uno, scelto altrettanto casualmente.
Le donne – leggo dalla presentazione del progetto nel sito – sono sedute con un libro a un tavolo, riprese in un austero bianco e nero su uno sfondo altrettanto nero. Loro stesse hanno scelto cosa leggere e come vestirsi. Quando la camera inizia a registrare, si presentano e cominciano a leggere. Sotto il tavolo, al di fuori del controllo del soggetto e nascosto alla vista, un assistente le distrae con un vibratore. Le donne smettono di leggere quando sono troppo distratte o sovreccitate o affaticate per continuare, a questo punto dichiarano di nuovo il proprio nome e quello che hanno appena letto. I frammenti video variano in lunghezza in base al tempo di risposta dei soggetti.
Non serve rimarcare dove quel vibratore sia utilizzato, no?!
Insomma, quando si dice godersi la lettura di un buon libro!
“Ad un livello superficiale” spiega Cubitt riguardo il suo progetto, “voglio corto-circuitare le tipiche pose messe in atto dai soggetti ritratti dai media contemporanei. Al livello successivo voglio esplorare la battaglia tra la mente e il corpo. Ad un livello ulteriore voglio esplorare il rapporto tra la sessualità femminile e i concetti di vergogna diffusi nella società. Ad un livello finale voglio esplorare il contrasto culturale tra arte e sesso, in particolare come le persone reagiscono alla miscela tra i due. Gli ultimi due livelli avvengono nella mente e la risposta di essi riguarda lo spettatore finale. Egli reagirà agli aspetti fisici salaci del progetto (sesso) o al suo concetto e all’elemento letterario (arte)? Alcune persone reagiscono all’intero spettro dei livelli suddetti. Altri solo a quello superficiale. Anche questo è comunque parte dell’esperimento.”
In ogni caso potrete conoscere ogni altro aspetto del progetto dal sito web – compreso il fatto che purtroppo, cari colleghi, non si possono sottoporre alla lettura e al piacere delle donne riprese i propri libri editi… (!)
Geniale e sagace analisi sociologica, quella di Clayton Cubitt, o classica furbata che poggia su un “tema” sempre in voga (peraltro scaltramente reso “pudico”) per attrarre attenzione e notorietà? Personalmente, mi viene da propendere più (molto di più!) per la seconda ipotesi. In fondo, lo ribadisco, di tutto quanto sono più incuriosito dalla scelta del libro come oggetto artistico-culturale, antitetico (perché insomma, non è che durante un orgasmo venga da pensare ai libri, almeno non di frequente!) e parimenti concordante (dacché in fondo lettura e sesso potrebbe pure essere intesi come sublime piacere, di forma diversa ma simile e goduriosa sostanza!) con gli scopi che Cubitt s’è prefissato di mostrarci nei video. E, appunto, credo che i venti e più milioni di utenti che sul web si sono visti tali video non fossero primariamente interessati ai libri che le ragazze stanno leggendo nelle loro performance! – ma, nel frattempo, venti e più milioni di utenti del web si ricorderanno chi sia Clayton Cubitt (e anch’io sto contribuendo a ciò, guarda caso!)
Siamo nell’era in cui tutto è marketing, no? Beh, se pure da tali strategie a dir poco ruffiane può scaturirne qualche vantaggio per i libri e per la diffusione della lettura… Speriamo di goderne tutti!!!