Uno aveva già comperato il posto in cimitero. Causa trasferimento all’estero aveva messo un cartello: Affittasi.
[AA.VV. (a cura di Paolo Nori), Repertorio dei matti del Canton Ticino, Marcos y Marcos, 2019, pag.139.]
Uno aveva già comperato il posto in cimitero. Causa trasferimento all’estero aveva messo un cartello: Affittasi.
[AA.VV. (a cura di Paolo Nori), Repertorio dei matti del Canton Ticino, Marcos y Marcos, 2019, pag.139.]
In cambio del suo archivio alla Biblioteca Cantonale di Lugano, Guido Ceronetti aveva chiesto una villa con il bagno turco. Quando gli avevano mostrato la villa lui era corso a vedere il bagno e si era profondamente arrabbiato nel trovare un normale water; aveva detto “Non posso accettarlo! Qui sopra la gente ci muore”, e aveva chiesto di distruggerlo immediatamente per sostituirlo con un bagno turco.
[AA.VV. (a cura di Paolo Nori), Repertorio dei matti del Canton Ticino, Marcos y Marcos, 2019, pag.119.]
Posta la mia appassionata svizzeritudine, non potevo non cominciare la lettura della serie dei “Repertori dei matti”, curata dal sempre mirabile Paolo Nori, con il Repertorio dei matti del Canton Ticino (Marcos y Marcos, 2019), cantone elvetico di lingua e cultura italiana – anzi, lombarda, per la precisione – che già dimostra una certa dose di “pazzia” (ma lo dico con tutto l’affetto del caso) nell’essere culturalmente assai italiano, appunto, e nel diffidare degli italiani più che i cantoni svizzero-tedeschi. D’altro canto, il Ticino è terra di contrasti spesso forti: climaticamente alpina a Nord e mediterranea a Sud, praticamente lombarda nel Sottoceneri e già quasi mitteleuropea nel Sopraceneri, dipendente per molti versi da Milano ben più che da Berna, rifugio di grandi anarchici e buen retiro di capitalisti e milionari… insomma, un luogo che forse, per certi aspetti, può agevolare in alcuni una certa confusione mentale!
Ma chi sono in genere, poi, i “matti”? Ce ne sono sostanzialmente di due tipi, a mio parere, opposti eppure (quasi) “uguali”, a volte: i matti matti, quelli veramente con parecchie rotelle fuori posto, e i geni, che però sono talmente geniali ovvero fuori dall’ordinario delle persone “normali” che hanno intorno che queste, non capendo ciò che quelli dicono o fanno, li dichiarano “matti” […]
(Leggete la recensione completa del Repertorio dei matti del Canton Ticino cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
Cito paro paro dal sito di Paolo Nori, persino con copiaincolla funzionalmente scaltro (cliccate sull’immagine per leggere il post originale), perché Nori è sempre (l’ho già affermato e ribadito, quindi ora lo avvaloro) una mirabile fonte di spunti e ispirazioni, e perché l’affermazione di Milgram – che è quello del celeberrimo (e per alcuni controverso) esperimento omonimo, per la cronaca – io, se posso dire, la farei studiare con l’alfabeto e le tabelline fin dalle classi elementari. Assolutamente sì.
(P.S.: il libro di Milgram citato lo trovate qui.)
Uno aveva letto sull’Izvestija che la vita è bella, ma pensava che prima o poi ci sarebbe stata una smentita.
(Nikolaj Erdman, Il suicida, 1928, dal Repertorio dei matti della letteratura russa di Paolo Nori – in preparazione – dal cui blog ho tratto la citazione. Le “Izvestija” è questo, per chi non lo conoscesse.)