Opinione personale: tra i potenti del mondo di oggi non esistono anime candide, in primis al di là dell’Atlantico, ma senza dubbio più di ogni altra figura Vladimir Putin in questi giorni sta dimostrando ineluttabilmente ciò che è da sempre: un gran farabutto, subdolo e pericoloso. Eppure continuo a pensare che tutta questa aggressività serva soprattutto a nascondere la sua effettiva grande debolezza e che la Russia, nazione meravigliosa e fondamentale, nelle mani di un bieco autocrate del genere rimanga come la definì già Diderot nel Settecento, un «colosso dai piedi d’argilla» dal futuro inesorabilmente infelice.
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Il “teatro di guerra” dell’Ucraina
Sbaglierò (come sbaglierebbero in tanti, d’altronde), ma credo che non vi sarà alcuna guerra in Ucraina tra Russia e Occidente, perché è un conflitto che, nonostante le dichiarazioni bellicose di entrambe le parti, non conviene a nessuno. Quelli in corso sono soltanto dei “capricci”, con l’aggiunta di un po’ di bullaggine – soprattutto da parte russa – tra “leader” fautori di una geopolitica superficialmente infantile la cui base concreta è invece fatta da ben altro, in primis da equilibri economici che nessuno mai, oggi, si sognerebbe di infrangere con una guerra. Anzi: credo che il livello di tensione raggiunto negli ultimi giorni sia proprio la dimostrazione che nessuna delle parti pensi seriamente alla guerra, e ciò permette ad esse di spingere molto sulla messinscena bellicosa che tuttavia tale resta, senza andare oltre il palcoscenico delimitato da quegli equilibri citati, appunto.


Una guerra non conviene in primis proprio a chi sembra che la voglia più di altri, ovvero alla Russia e a Putin, nonostante la sua ossessione per l’Ucraina e per la rinascita dell’imperialismo geopolitico russo. La Russia resta cronicamente un colosso dai piedi d’argilla capitanata da un leader molto meno forte di quanto appaia (e venga creduto da molti suoi “fan” occidentali), e entrambi hanno bisogno di un’Europa il più possibile collaborativa ben più di quanto la Russia abbia bisogno della Cina, potenza assolutisticamente egocentrica anche nei rapporti con i suoi “alleati” più importanti e per questo del tutto inaffidabile in un ottica di coalizione nel senso più pieno del termine. D’altro canto non conviene nemmeno all’Occidente uno scontro bellico con la Russia, per giunta sul suolo europeo, e infatti ancor meno converrebbe all’Unione Europea, che a sua volta ha bisogno della Russia e delle sue forniture energetiche (ma pure d’una certa spalla geopolitica per molte delle attività comunitarie). Inoltre una guerra in Ucraina per conquistare il paese dall’una o dall’altra parte non sarebbe logica nemmeno dal punto di vista delle strategie geopolitiche, storicizzate su modus operandi che valgono da secoli e oggi parimenti: basta dare un occhio alla mappa politica del continente europeo per comprendere come l’Ucraina sia in una posizione perfetta per fare da cuscinetto tra i due blocchi, una condizione ideale per entrambi al fine di avere un territorio che separi i due confini evitando così attriti che in futuro, ma con ben altre condizioni, potrebbero sì generare problematiche belliche.


Infine: quando mai s’è vista un’invasione militare di un paese straniero, ovvero un’azione che basa molto della sua riuscita sulla sorpresa e sulla rapidità d’intervento, che da settimane viene preparata sotto gli occhi del mondo intero? Sembra il classico caso dell’aspirante suicida che in verità non si vuole affatto ammazzare e dal cornicione del palazzo sul quale è salito si mette a urlare per ore «Mi butto! Ehi, avete capito? Mi sto buttando! Ora lo faccio! Ehi, laggiù, mi avete capito? Conto fino a tre… no, magari a dieci, ehm…» finché qualcuno gli dà l’attenzione che desidera e lo fa scendere soddisfatto. Ciò che è accaduto nel Donbass è stata solo una “scaramuccia” regionale, che ha cagionato molti danni in loco ma praticamente nessun effetto altrove e, risaputamente, per “conquistare” un paese oggi esistono pure altri metodi, che non contemplano l’uso di armi da fuoco ma d’altro tipo, mediatico e d’intelligence ad esempio, che sovente risultano assai più efficaci, molto meno palesi (dunque più difficili da controbattere) e senza dubbio meno dispendiose.
Insomma: si alzano le voci, si lanciano proclami “duri”, si mostrano i muscoli ma ciascuno, ribadisco, stando fermo sui propri palcoscenici ben illuminati dai media, mentre al di fuori dei riflettori la giostra continua come prima, senza sostanziali cambiamenti. La geopolitica contemporanea è questo, in effetti, soprattutto in quelle parti del mondo ove siano attivi e sostanzialmente consolidati equilibri e assetti economico-strategici la cui rottura creerebbe macerie ben più terribili di quelle generate da bombe e proiettili. Dunque per ora l’Europa non ha granché da temere, al riguardo: può osservare con sguardo un po’ bieco ma pure svagato i “grandi leader” giocare coi propri soldatini, come bambinoni gradassi che continueranno così fino al prossimo divertente (per loro) wargame.
Olimpiadi invernali?
Non capisco perché leggo e sento parlare da più parti di Olimpiadi invernali…
Quali “Olimpiadi invernali”? Non mi sembra che ve ne siano, né in corso e né a breve.
Le prossime saranno – per fortuna o purtroppo – quelle di Milano-Cortina 2026, e tant’è.
Non capisco proprio.

Come “educare” a ceffoni

In ogni caso, la pratica di erigere muri e altre barriere di varia natura pensando così di bloccare il movimento transnazionale di migranti mi ricorda tanto, per molti aspetti, il genitore che crede di poter educare il proprio figlio a suon di ceffoni e non in forza della propria autorità genitoriale. Penserà di riportarlo su quella che egli ritiene sia la “retta via”, in verità gli starà solo insegnando a usare la violenza e a perpetrarne la pratica, in modo materiale e immateriale. Non una manifestazione di autorità del genitore sul figlio ma la testimonianza della sua debolezza educativa.
Ecco, io penso che i muri eretti per bloccare i migranti siano una cosa simile: la dimostrazione materiale della debolezza culturale e dell’incapacità politica di una parte di mondo ritenuta “civile” e “avanzata” rispetto a un’umanità che le si contrappone in tutta la sua miseria ma che la prima non sa gestire altrimenti.
Il che, lo ribadisco per l’ennesima volta, non significa necessariamente accoglienza illimitata ma di contro significa ineluttabilmente rispetto della dignità umana. Di chiunque da parte di chiunque, sempre.
L’umanità è migrata (fuori dall’Europa)

Forse, affinché cambino realmente le cose al riguardo, servirebbe veramente che le posizioni si invertissero. E, nel mondo caotico e in balìa di innumerevoli macroproblemi di gravità planetaria (quello riguardante i cambiamenti climatici, per dirne uno) non è detto che un domani non accada sul serio e che sul filo spinato di quei confini o sui barconi fatiscenti in navigazione nel Mediterraneo o in mezzo ai deserti più inospitali ostaggi di spietati e impuniti trafficanti di esseri umani ci saranno gli altri. E sapete a chi mi stia riferendo. Ecco.