Luoghi, non luoghi, neo luoghi

Un “luogo”, in forza di processi di variegato degrado materiale e immateriale, può diventare un non luogo – come da tempo ha ben spiegato Marc Augé – ovvero uno spazio abitato/vissuto ma privo, o privato, della sua identità peculiare. A volte prima diventa iper luogo, sovraccaricandosi di significati via via meno consoni ed emblematici che ne intaccano lo spirito, fino al punto di implodere nella propria negazione. Di contro un non luogo può essere recuperato e tornare a essere luogo, a volte addirittura neo luogo, con una propria rivitalizzata identità.

Ma allo spazio che è “luogo” eppure, per varie motivazioni, non viene più riconosciuto come tale oppure viene frequentato in forme e modi banali e convenzionali, dunque del quale si può dire che non è non luogo ma non ancora neo luogo, che potrebbe succedere? Quali processi di identificazione e definizione lo possono condizionare, dunque definire? E come poterli attivare, con quali strumenti e progettualità che possano rendere virtuosi quei processi e non invece svilenti, come invece non di rado (e pur con tutta l’eventuale buona fede del caso) avviene?

Ne parleremo mercoledì 22 aprile, alle ore 17, nella classroom che avrò l’onore di tenere su Zoom per il ciclo Alpes@Home curata da Alpes, intitolata Ricercare e identificare il Genius Loci. L’importanza dell’identità nei progetti culturali.
Cliccate sull’immagine in testa al post per avere ogni informazione utile al riguardo, oppure qui. Vi aspetto!

La lettura rende ricchi

L’immagine lì sopra, che traggo da questo articolo de “Il Libraio”, a sua volta ricavato da Rapporto Istat sulla lettura 2018, relativo ai dati del 2017, trovo che sia assolutamente significativa di come la cultura (per la quale la lettura di libri è uno degli aspetti più identificanti ed emblematici) sia legata a doppio filo alle condizioni socio-economiche dei territori a cui i dati si riferiscono. Non solo è evidente come l’Italia non sia una nazione – una “unità nazionale”, voglio dire – nemmeno dal punto di vista della lettura dei libri, ma palesa quanto i tassi maggiori di lettura si riscontrino nelle regioni maggiormente benestanti, coerentemente con altri paesi europei ed extraeuropei: non è un caso, infatti, che gli stati nei quali si leggano più libri siano quelli scandinavi, di gran lunga i più avanzati nelle condizioni economiche e sociali.

Potrebbe anche sembra una cosa ovvia, quella da me (e da altri) evidenziata ma, io credo, la realtà illustrata nel grafico sopra pubblicato va anche oltre l’ovvietà, in qualche modo indicando pure come la cultura e il bagaglio culturale individuale – che non è solo quello certificato dal livello di istruzione, sia chiaro – siano elementi assolutamente funzionali e strutturali di/per qualsiasi società progredita e avanzata, ovvero “genetici”, per così dire, al suo elevato stato di progresso. Il che rende ancora più bieca e colpevole la mancanza di attenzione verso la cultura e la produzione culturale da parte della politica nostrana, sempre ferma a quell’ormai drammaticamente celebre (ma strategico, per “lorsingori” politicanti) «con la cultura non si mangia» che, di questo passo e paradossalmente (visto che l’Italia viene ancora considerata una delle culle della cultura mondiale), finirà per non far mangiare più nessuno, qui.