Il nuovo presidente di Arpa Lombardia e la vergogna inesorabile

Ciò che personalmente trovo più sconcertante, inquietante e francamente innervosente della nomina di Lucia Lo Palo alla carica di presidente dell’ARPA – l’Agenzia Regionale per la protezione ambientale – della Lombardia, una delle regioni più inquinate, cementificate e ambientalmente degradate d’Europa, non è tanto che sia una “negazionista climatica” dichiarata, il che – al netto della strumentalizzazione ideologica dei temi ambientali – la correla a un evidente problema di analfabetismo funzionale il quale, ovviamente, è ampiamente deprecabile ma non perseguibile. Ma che la nomina di Lo Palo, candidata con il suo partito alle ultime elezioni e non eletta dunque formalmente rifiutata dall’elettorato nonché, a quanto pare, carente di competenze atte a ricoprire l’incarico in maniera efficace e proficua, non sia che l’ennesima manifestazione del solito poltronificio politico all’italiana e della strumentalizzazione politica di soggetti istituzionali che, proprio per poter lavorare al meglio a favore di tutta la società civile, non dovrebbero avere nulla a che fare con quell’ambito e con i suoi meccanismi. Dunque, di rimando, è anche la dimostrazione del menefreghismo che certa politica ripone verso soggetti della pubblica amministrazione dai compiti fondamentali per il benessere dei cittadini, ancor più – ribadisco – in una regione come la Lombardia così ambientalmente messa male (quando non malissimo: basta considerare i dati dell’inquinamento dell’aria lombarda e la pressoché totale inazione decennale della politica al riguardo).

Una vergogna assoluta e inaccettabile. Non c’è da aggiungere altro.

Peraltro sarebbe finalmente ora di smetterla una volta per tutte con questa indegna pratica politico-partitica dell’assegnazione di poltrone d’ogni sorta ad mentula canis, veramente intollerabile in un paese che si voglia considerare civile e avanzato. Basta!

Ora i casi sono due: o la signora Lo Palo viene al più presto rimossa da quel suo incarico, per il bene di tutta la Lombardia e dei suoi cittadini (come d’altronde imporrebbe il voto di sfiducia – a scrutinio segreto – della giunta regionale di qualche giorno fa: ma si sa che in Italia le cose logiche non sono quasi mai normali), oppure dimostra entro brevissimo tempo di avere ampie e articolate competenze riguardo temi ambientali, adeguate a sostenere l’incarico che le è stato assegnato, al contempo rimediando all’analfabetismo funzionale scientifico palesato sulla questione del cambiamento climatico.

Quale avverrà delle due, secondo voi?

[Immagine tratta da questo articolo de “L’Eco di Bergamo”.]
Al netto di quanto sopra e di come si risolverà (se si risolverà in qualche modo), purtroppo bisogna nuovamente rimarcare la pessima gestione politico-amministrativa della Lombardia, ormai da lungo tempo, del proprio territorio, dell’ambiente e del paesaggio: una gestione pressoché priva di cura, di sensibilità, di competenze, di progettazione e di visione strategica. Una gestione priva di futuro, insomma: peccato che poi questa privazione di un buon futuro la subiscano tutti i lombardi indistintamente. Ma evidentemente ai politici regionali questa prospettiva concreta non interessa per nulla.

P.S.: ovviamente, per leggere l’articolo al quale si riferisce l’immagine in alto cliccateci sopra.

La sottocultura dei sottosegretari

Al ministero della Cultura compare una sola nomina, quella della senatrice leghista Lucia Borgonzoni (Bologna, 1976) con un passato anche da artista dopo gli anni dell’Accademia di Belle Arti nel capoluogo emiliano. Quello della Borgonzoni, che aveva già ricoperto questo ruolo nel primo governo Conte, è stato un nome iper criticato – a dir poco – già dai giorni scorsi, quando la stampa aveva riportato a galla un’infelice affermazione che fece nel 2018, affermando “di non leggere un libro da tre anni”, motivo che l’ha subito resa difficilmente qualificabile per ricoprire l’incarico di sottosegretario di un Ministero della Cultura. Che si tratti solo di polemiche faziose? Non si direbbe: il suo sfortunato percorso di gaffe era infatti proseguito durante la campagna elettorale promossa dalla Lega per il posto di presidente dell’Emilia-Romagna (vinto alla fine dall’avversario Stefano Bonaccini del PD), quando aveva sostenuto che la regione confinasse con il Trentino e poi promettendo, se avesse vinto, di tenere gli ospedali aperti tutti i giorni, cosa naturalmente già in atto. Insomma, probabilmente il Governo Draghi poteva riservare un occhio di riguardo diverso al mondo della cultura.

P.S.: a proposito di quanto scrivevo ieri… e non serve aggiungere altro. Ecco.

Le solite mitologie

Cambiano i tempi, cambiano le credenze, le superstizioni, le scaramanzie, le leggende e le mitologie.
Un tempo i draghi vivevano nei luoghi naturali più oscuri e inquietanti e spargevano terrore a destra e a manca; oggi invece i Draghi vivono in luoghi urbani ma ugualmente oscuri e inquietanti spargendo poltrone, a destra e a manca.

Be’, a ben vedere tutto cambia ma invero nulla cambia, come sempre. E, in fin dei conti, sempre di superstizioni e mitologie si tratta, alle quali molta gente oggi come un tempo continua a credere. Già.

Porcellum. Italicum. Ridicolum.

Beh, ecco… non è che segua molto queste cose, anzi, ma ovviamente me ne giungono voci, echi, notizie, dicerie, risonanze varie e assortite.
Insomma: ma ‘sta storia della legge elettorale, in Italia – il porcellum, il mattarellum, italicum, rosatellum, il sistema tedesco che non è tedesco ma è all’italiana, le preferenze e il premio di maggioranza che non vuole la minoranza e i listini bloccati anzi no, eccetera – è tipo uno sketch comico-demenziale in stile Monty Python ma che sta venendo malissimo? Oppure è tutto vero?
Perché, voglio dire, paradossalmente mi sembra che nel primo caso non faccia affatto ridere mentre nel secondo moltissimo.

Sia chiaro: non che ne sia così interessato, anzi.
È solo per curiosità. E per sapere come comportarmi, ecco.

(Immagine: © Logo Comune)