Tag: paesaggio
Una domenica pomeriggio, in paese (#2)

(#1)
Una domenica pomeriggio, in paese (#1)
Barry Lopez, “Una geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione”
Ogni creatura vivente di questo nostro pianeta è tale – e si può considerare tale – primariamente in relazione al territorio in cui vive. Non è una questione solo biologica, anzi: la principale implicazione di tale realtà è soprattutto culturale e in particolare filosofica, e ciò vale soprattutto per la creatura vivente maggiormente (all’apparenza) evoluta, l’essere umano, ovvero quella che più di ogni altra ha imparato a relazionarsi in modo profondo col territorio, interagendo con esso al punto da modificarlo altrettanto profondamente per renderlo funzionale alle proprie esigenze vitali.
In tal senso la geografia, quale disciplina di rappresentazione e identificazione del territorio, costituisce da sempre lo strumento fondamentale, per l’uomo, nel rapportarsi con il mondo che ha intorno; in fondo, rappresentando geograficamente il territorio, l’uomo non fa altro che rappresentare sé stesso, la propria storia, l’evoluzione nel tempo, oltre che sancire l’identità e l’identificabilità della propria presenza nel mondo. Studiare tutto ciò risulta dunque una pratica fondamentale per l’uomo-Homo Sapiens, ancor più comprenderlo e comprenderne la portata basilare per la propria vita: non a caso oggi, al riguardo, si parla ordinariamente di “geografia umana” e questa definizione fa capire come sia importante che la geografia del mondo d’intorno penetri in qualche modo nell’animo e nello spirito di chi lo vive e abita – noi esseri umani, appunto.
Basterebbe questa elementare tanto quanto – ribadisco – sostanziale verità per fare d’un personaggio come Barry Lopez, considerato il più grande landscape writer americano, una vera e propria fonte di ispirazione e illuminazione circa la comprensione del nostro legame col territorio, e parimenti per ritenere Una geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione (Galaad Edizioni, 2014, traduzione e cura di Davide Sapienza, introduzione di Franco Michieli) ovvero la prima antologia italiana dedicata a Lopez, una lettura imprescindibile per chiunque.
Purtroppo, invece, viviamo in un paese che addirittura ha ritenuto di poter eliminare la geografia dalle materie scolastiche… (continua)
(Leggete la recensione completa di Una geografia profonda cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)
Il consumismo come arma di distruzione (antropologica) di massa (Barry Lopez dixit)
Il consumismo è uno stile di vita che alla fine distruggerà la vita biologica. Qui, negli Stati Uniti, ci sta trasformando in gente priva di un senso di identità al di fuori della propria capacità di consumare.
(Barry Lopez, Barry Lopez, la terra e l’immaginazione. Conversazione tra il vecchio e il nuovo mondo con Davide Sapienza, in Una geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione, Galaad Edizioni, 2014, traduzione e cura di Davide Sapienza, pag.162.)
…E non solo negli Stati Uniti! – viene inevitabilmente da aggiungere. Il consumismo è il frutto “pratico” di un sistema di potere e di gestione del pianeta che se ne infischia totalmente dei danni causati alla biosfera, sovente irreparabili e col tempo sempre più letali; ma, ancor prima, come osserva Lopez, i danni li fa a tutti noi che ne veniamo soggetti, alla consapevolezza del nostro essere e stare al mondo, alla nostra cultura, alla capacità di identificarci reciprocamente nel mondo, alla coscienza individuale che ci permette di dire chi siamo veramente e perché lo siamo. Sempre di più, invece, noi siamo ciò che acquistiamo, consumiamo, sprechiamo, distruggiamo, la nostra identità è data non dalla cultura dalla quale proveniamo e che sappiamo offrire, dalla storia, dal carattere individuale, dalle idee, dalle aspirazioni e dai nostri “atti sociali”, ma da ciò per cui veniamo convinti a spendere i nostri soldi, spesso senza una motivazione logica ma solo per mera ingiunzione esterna.
Non c’è nulla di male, di principio, nel produrre e consumare ciò che può aiutarci a vivere bene. Ce n’è invece molto, di male, nel consumare quello che non ci servirebbe affatto ma che ci convinciamo sia “indispensabile”, e nel farlo senza comprendere il senso, la sostanza e gli effetti di una tale pratica distruttiva a causa del non saper più comprendere nemmeno noi stessi e il senso della nostra esistenza quotidiana al mondo e col mondo.
Questa forma di consumismo ormai imperante è una vera e propria arma a doppio taglio, in buona sostanza: consumiamo la vita del pianeta e, nel contempo, consumiamo la nostra stessa vita.

