D’Annunzio, 155 anni

Comunque, oggi sono 155 anni dalla nascita di Gabriele D’Annunzio.
Il quale resta, al di là del bene e del male (lo scrivo in senso nietzscheano, soprattutto), uno dei più grandi italiani di tutti i tempi.

(Consiglio: se non l’avete già fatto, fatevi un giro nel magico mondo dannunziano del Vittoriale degli Italiani. È un luogo unico, sotto ogni punto di vista.)

Conoscenze essenziali

Quanto avrebbe bisogno, il mondo di oggi, di avere tra le sue “mani” un biglietto da visita come questo?

(La domanda ovviamente è retorica, dal mio punto di vista.)

P.S.: peraltro (e non per puro caso), proprio a proposito del professore a Basilea, e di retorica, leggete qui.

Gillo Dorfles (1910-2018)

Ci sarebbe tutto un lavorio da svolgere, a cominciare dall’educazione artistica e musicale dei bambini. Ma siamo ai minimi termini da un punto di vista pedagogico. Comunque non bisogna rassegnarsi. La forza della sensibilità estetica – senza barriere di generi e linguaggi e applicata al quotidiano – è indispensabile per contrastare la dittatura dello sgradevole.

(Gillo Dorfles, da Italia disunita e senza stile dove ormai è in vigore la dittatura dello sgradevole, L’Unità, 11 aprile 2010, intervista di Bruno Gravagnuolo.)

Parte sostanziale della grandezza dei più insigni intellettuali – ovvero di quelle figure per le quali tale termine sia assolutamente sensato e giustificato – è da sempre anche la dote di saper condensare il senso e l’essenza di un momento storico, una disciplina umana, un ambito culturale e sociale, modus vivendi e cogitandi e ogni altra cosa simile in poche e perfette parole, capaci di riassumere concetti chiari e determinati e, al contempo, di essere fonte di innumerevoli altre conseguenti riflessioni, meditazioni, nozioni, conoscenze, saperi.

Gillo Dorfles ha saputo fare ciò, e lo ha fatto lungo l’intero secolo scorso e in questi primi anni del nuovo millennio con un’acutezza intellettuale più unica che rara, non solo negli ambiti di sua competenza ma nella visione e nella considerazione di ogni altra realtà con la quale decidesse di interagire. Si veda ad esempio quella definizione, “dittatura dello sgradevole”, tanto sublime quanto drammaticamente perfetta per descrivere in breve tanta (troppa) parte dell’odierna situazione italiana – tanto più proprio in queste ore di ennesima messinscena elettorale (o pseudo tale)!

E posto che di figure per le quali il termine “intellettuale” sopra risulti sensato e giustificato/giustificabile ce ne sono sempre meno, la dipartita di un personaggio come Dorfles lascia un altro triste spazio vuoto, in senso culturale e umano, nonché difficilmente – forse impassibilmente  – colmabile, per questo nostro barcollante paese.

Tesla + Twain = Wow!

Credo che se si potesse misurare il valore di un’immagine fotografica in base al tasso di genialità dei soggetti in essa raffigurati, questa fotografia risulterebbe inestimabile e forse insuperabile:

Mark Twain nel laboratorio di Nikola Tesla, nel 1894. Due geni assoluti insieme, appunto.
Fu un’amicizia tutt’oggi poco conosciuta eppure eccezionale, e non solo per l’importanza dei due personaggi: ad esempio, dovete sapere che Tesla scoprì accidentalmente i raggi X proprio grazie a Twain (leggetene qui – in inglese).

Accidentalmente, sì. D’altro canto la genialità (sia essa scientifica o artistica), quando è autenticamente tale, scopre e inventa cose nuove anche in modo “involontario”!

INTERVALLO – Jorge Méndez Blake, “El Castillo”

Jorge Méndez Blake è un artista messicano le cui installazioni di frequente rappresentano la combinazione delle sue due grandi passioni, l’architettura e la letteratura e nelle quali materiali ed opere sono indistinguibili, la materia stessa è l’opera d’arte comprensiva del suo significato e della sua efficacia rappresentativa ed espressiva.

L’opera nelle immagini si intitola El Castillo (“Il Castello”), prendendo il nome dal libro che ne è protagonista, proprio Il Castello (orig. Das Schloß) di Franz Kafka, e dimostra, nemmeno così metaforicamente, come la forza (culturale) di un solo libro, e di quanto esso rappresenti, possa tanto sostenere un muro quanto deformarlo, intaccarne la solidità, esserne elemento costitutivo e costruttivo (se il muro fa da fondamenta a una buona realizzazione) ma pure distruttivo (se serve a dividere e a separare). Si può costruire la muraglia più possente e apparentemente invalicabile, insomma, ma nemmeno questa avrà mai la forza e l’impatto della buona cultura.

Cliccate sulle immagini per saperne di più oppure qui per visitare il sito web di Méndez Blake.

(P.S.: grazie a Sarah Inverno per la segnalazione.)