Le cose semplici e importanti, e le cose grandi e superflue (Ota Pavel dixit)

Noi tre ragazzi in quei posti appena oltre il castello di Křivoklát ci andavamo con immenso piacere. Allora non sapevo perché, ma oggi lo so. Papà aveva capito già allora che una volta o l’altra avrei potuto vedere i boulevard di Parigi e i grattacieli di New York, ma che non avrei mai più avuto la possibilità di abitare per settimane in una baita dove il pane profuma dentro il forno e si fa il burro nella zangola, perché un giorno davanti a quelle baite ci sarebbero state parcheggiate le Skoda MB, all’interno i televisori avrebbero diffuso un chiarore intermittente, avrebbero servito del caffè nero e del pane sbiadito.

(Ota Pavel, La morte dei caprioli belli, Keller, 2013, pag.45.)

otapavel_galerie-980Il progresso, coi cambiamenti sociali e culturali che si porta appresso è sempre una cosa bella e auspicabile. A meno che diventi uno strumento di dimenticanza – quando non di annientamento – delle cose importanti che si possiedono, a volte tanto minime e banali da farcele credere trascurabili per poi renderci conto della loro grandezza e fondamentale importanza soltanto quando non ci sono più.

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere la personale recensione de La morte dei caprioli belli, di Ota Pavel.

Perché il pianeta Marte è rosso? (Un estratto da un certo libro)

Dall’articolo pubblicato sul quotidiano KKWXKKJYW del pianeta IRUUTRUYIY, edizione del giorno 389 dell’anno cosmico 48.221 ± ¼ (corrispondente, con una certa precisione, a qualche eone fa del tempo terrestre – n.d.a.) nel quale articolo si riporta di che brutta fine abbia fatto la fiorente e pacifica civiltà di un ameno pianeta del Sistema Solare. (Testo tradotto e adattato alla bell’e meglio, si noti: la lingua del pianeta IRUUTRUYIY è quasi peggio che il bergamasco delle montagne! – sempre n.d.a.):
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NOSTRANA VALOROSA FLOTTONA SPAPAGNA DISTRUTTAMENTE PIANETA INUTILE.
Nostri nostrani guerrieroni co’ flottona battagliante zeppa piena de bum bum s’approssimata a novo pianeta de stella-tipo-polenta, nomata in loco “Sole”, pe’ nova entusiasmantissima-wowwow conquistona. Dopo iperspazialico viaggione de tutto-relax, che nostrane astronavone cianno on board sauna et pure idromaxaggggio pei nostri nostrani valorosi guerrieroni, lo navigatore satelli-stellare bip-bippa et segnala arrivo at pianeta cat.122.GSS.001259. Non os tante putenza spaccatutto de nostrana flottona battagliante, et novissima superarma “Fanculizzatron” on board pronta a sparà, lo sublimassimo et saggissimo et magnamagnanimissimo ammiraglione Piermariedhieruzzz#88 accomandante la flottona decidetto de usar diplomazia-ia-ia-oo – ah che nobbbiltà, ah che bontà de cuor, ah che gentilalien! – indipercuidunque nostra nostrana delegazione discesagiù sul pianeta cat.122.GSS.001259 pe’ncontrare i-tanti abi-tanti, et nostrano capo-delegazione portato saluto ehillallà de fratellanza spazialona co’ dichiar’azione apposta studiata in linguaccia locale: “Io ho visto cose che voi umani non potreste immaginare…”. Ma inopinauditamente capo-delegazione de novo pianeta rispondetto: “Eh, grazie, bella scoperta, noi non siamo umani!”; pertantorsù nostro nostrano guerrierone s’addubbia: “No pianeta 122.GSS.001259, nomato Terra qui?”, et tipo de novo pianeta ribatte: “No, questo è Marte!”
“Marte?!? Ma VAFFANquasar d’una-PORCAPulsar, habemus sbaliato a impo-star lo navigatore satelli-stellare, digitoscritto 122.GSS.001258 al posto de 1259, ecchecCAZZaurak!” sbraitato lo sublimassimo accomandante della flottona, et co’ ira-stizza-furia-ggrrrrrr-‘rrtacci sua de paura pe’ sta ‘rogna, flottona bum-bumbardato pianeta inutile nomato Marte et spapagnato co’ “Fanculizzatron” a gogò, abitanti-tutti quanti adieu et fuoco e fiamme da per tutto, che ‘sto finferlo de pianeta inutile s’arrosserà così nei secoli dei secoli, amen! Et come tradizione: gestombrelloso tiè!
Cosicchécuindi nostri nostrani guerrieroni co’ flottona battagliante rientrati a IRUUTRUYIY per ripianificare nova expedizione de conquistamento planetario verso pianeta nomato Terra et pe’ rileggersi l’estruzioni de ‘sto zozzone de navigatore satelli-stellare, in vista de futuri, gloriosi et correttamente impostati conquistamenti iperspazialoni alè-o-o alè-o-o!”.

Ebbene sì, c’è anche questo in Cercasi la mia ragazza disperatamente, oltre a un sacco di altre cose tutte inesorabilmente e inestricabilmente intrecciate alla vita e alle avventure di Tizio Tratanti, Il folle protagonista de La mia ragazza quasi perfetta qui nella sua seconda e per ora ultima avventura letteraria! (Ma sappiate che si sta parlando di una trilogia!)
Cliccate sulla copertina qui sotto per saperne di più oppure cliccate QUI, e occhio: non solo la madre dei cretini è sempre incinta e partorisce senza sosta, ma ha pure viaggiato nello spazio!!!


CERCASI LA MIA RAGAZZA DISPERATAMENTE
Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2011
ISBN 9788896838532
Pag.132 – € 13,00
Illustrazione di copertina di Vittorio Montipò
Ebook:
ISBN 9788896838617 – € 7,00

(Dis)Integrazione

Metropolitana di Milano, Linea 1. Il convoglio è su una tratta di periferia, i viaggiatori sono quasi tutti di origine straniera.
Ad una fermata sale una coppia con il figlio. I genitori palesano in ogni loro cosa il loro non essere italiani: ovviamente nella lingua, che tra di essi usano, e poi negli abiti, nelle movenze, nell’atteggiamento, nel come osservano le cose che li circondano. E’ evidente che siano in Italia da tempo, ma la loro cultura è ancora quella del paese di origine, in tutto e per tutto.
Il figlio avrà 9 o 10 anni, parla perfettamente italiano e pure con lieve inflessione milanese, veste come i suoi coetanei indigeni, osserva e commenta ciò che vede esattamente come poco fa sentivo commentare altri bambini presenti sul convoglio. A differenza dei suoi genitori, lui è in tutto e per tutto italiano.
In quel momento, nel constatare quanto sopra e posto che i bambini di quell’età, inutile rimarcarlo, sono come spugne pronte ad assorbire e assimilare qualsiasi cosa li circondi facendola “nozione” propria, mi sono chiesto: ma la società italiana contemporanea, ad un bambino forse ancora straniero per l’anagrafe ma italiano per ogni altra cosa e dunque probabile futuro membro della società stessa, cosa offre? Che valori gli può mostrare, quali modelli può offrirgli, quali ideali e principi identificativi può consigliargli e insegnargli al fine di fornirgli il bagaglio culturale più adeguato possibile per poter diventare, tra una dozzina d’anni, un buon cittadino italiano?
La risposta me la sono data subito ed è stata – ovviamente, a mio modo di vedere – negativa e amarissima. Questa società italiana contemporanea, oggi, non sa offrire a un bambino del genere pressoché nulla di buono, di virtuoso, di etico, di edificante e di identificante. E ciò è assolutamente terribile. Terribile.
Classi dirigenti, politiche e non, corrotte e sovente criminali, confusione istituzionale, mancanza di un autentico e buon senso di patria, assenza ancor più profonda di senso civico, ipocrisia, falsità, maleducazione, inciviltà, degrado sociale, spregio delle regole del buon vivere comune con conseguente svilimento di esse, dominio del panem et circenses, imposizione mediatica di modelli di vita vuoti, futili e deviati, status symbol come unici generatori di prestigio sociale, disprezzo diffuso della cultura. E potrei andare avanti ancora a lungo. E i valori della nostra società? Soldi facili, potere, donne, calcio, TV. Con le sale da gioco e i compro-oro che spuntano come funghi, e le librerie che chiudono perché 2/3 degli italiani si vantano di non leggere nemmeno un libro, in un anno.
Si blatera tanto di integrazione, di fronte ai flussi migratori in genere provenienti da paesi socialmente meno sviluppati del nostro, ma in cosa bisogna integrare i nuovi residenti? O meglio: c’è una comunità sociale, qui, esiste veramente una società propriamente detta, identificata e auto identificante, dotata di propri principi strutturali, di propri valori e dunque di un senso civico comune che la renda effettivamente un’entità collettiva? Io temo di no. Esiste un’accozzaglia pseudo-sociale che mai è diventata “nazione” anche per colpa di una classe dirigente da decenni inadeguata (ma che nel tempo è divenuta perfetto riflesso della società votante: per la serie “ogni popolo ha i governanti che si merita”!), pressoché priva di senso civico, di consapevolezza e coscienza sociale, il cui unico collante è – alla fine – un certo benessere diffuso il quale tuttavia, lo vediamo bene in questi ultimi anni, sta per essere spazzato via da un solo lustro di crisi economica. E tale mancanza cronica di valori nella società italiana – perché, sia chiaro, anche quelli che qualcuno pomposamente definisce tali sono in verità belle e buone ipocrisie dietro le quali celare comportamenti spesso indegni: “predicar bene e razzolar male”, insomma, per nuovamente motteggiare – non permetterà mai una vera integrazione ai nuovi cittadini italiani. Anzi, genererà un problema ulteriore e assai grave: uno stato di anomia sociale, per il quale le seconde generazioni (come quel bambino sulla metro) si ritroveranno a non essere ne parte della cultura originaria, quella dei genitori, e ne parte di quella nella quale sono nati o sono giunti. Una condizione che inevitabilmente determina discordia e disordine sociale e lascia campo aperto allo scontro, dal momento che alcun senso civico e nessuna consapevolezza sociale, appunto, potranno contrastare. E una società così debole, e così priva di basi solide perché chi ne è parte è il primo a non far nulla per mantenerle tali, verrà spazzata via in men che non si dica. Ma, evidentemente, ai governanti di questo paese non importa assolutamente nulla, da sempre avulsi dalla realtà quotidiana e costantemente, totalmente impegnati nel difendere i propri privilegi…
E’ una colpa gravissima del nostro paese, questa, lo ribadisco, che se non verrà risolta al più presto (ma non vedo alcuna volontà di risolverla, appunto) non farà che accrescere il degrado della società stessa, dato che, quando priva di solidi principi e di autentico senso civico diffuso, essa attirerà pure ben più criminalità di altre simili istituzioni sociali nazionali. Ed è una questione in primis culturale, senza dubbio: perché ne va del futuro della nostra cultura, del senso di essa, del valore sociale e dell’importanza per la civiltà di cui siamo esempio. Oppure, a breve, l’Italia non sarà veramente altro che un‘espressione geografica, per dirla col Metternich, dalla quale le persone per bene sapranno inequivocabilmente di dover stare alla larga il più possibile.