Una libreria il cui fascino è inversamente proporzionale alla metratura, Modo Infoshop! In pieno centro storico di Bologna, in mezzo al quartiere universitario e in fondo mica poi così piccola: 90 metri quadri ricolmi di libri su temi (si legge nel sito) “di cultura e delle arti contemporanee, dei nuovi media, dei movimenti sociali e delle controculture” (ma non solo), produzioni editoriali indipendenti, fumetti, fenomenali rarità, testi usati, CD, DVD, e un calendario di incontri con gran personaggi ed eventi variegati fittissimo e senza soste.
La tipica libreria indipendente nella quale ci si potrebbe restare per giorni interi, insomma, anche solo per viverne l’atmosfera e respirare il tipico profumo dei vecchi libri – tanto, in caso di soste prolungate, Modo è pure dotata di un bellissimo bar, appena a fianco, che è “come una poesia sussurrata all’orecchio in una notte di luglio da una ragazza che conosciuto poche ore prima…” (parola di un utente su TripAdvisor!)
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“Alice, la voce di chi non ha voce” ha voce su TeleUnica!
Venerdì 6 maggio Alice, la voce di chi non ha voce, il libro sulla più libera e innovatrice radio di sempre, è stato ospite (beh, giocoforza col sottoscritto, vi tocca sopportarne la visione…) di Sette, la trasmissione di TeleUnica curata e condotta da Matteo Filacchione.
Cliccate sull’immagine per vedere Sette (anche qui, direttamente dalla pagina facebook dell’emittente); date invece un occhio qui per sapere ogni cosa utile sul libro.
The real Michele Serra! (E vedete di avere un libraio di fiducia che vi sappia consigliare al meglio!)
(Comunque volevo dire che a me, tutto sommato, Michele Serra sta pure simpatico. E però volevo pure dire che per dare maggior credito a tale personale simpatia e tramutarla in sostanziale e più completo apprezzamento volevo acquistare l’ultimo suo libro, dacché non avevo mai letto nulla del suddetto in qualità di scrittore. Dunque ho fatto ciò che faccio spesso nei casi in cui non abbia acquisite certezze – e relative scelte determinate – su cosa acquistare, ho chiesto consiglio al mio libraio di fiducia – il quale, per la cronaca, è un libraio di quelli di una volta, quelli talmente fuori di testa da leggersi buona parte dei libri che poi mette in vendita nella sua piccola libreria di paese per poi saper che dire ai clienti che gli chiedano consigli e saperlo fare con cognizione di causa e appassionata convinzione, quelli che l’UNESCO dovrebbe proteggerli e che siccome non proteggerà faranno probabilmente la fine che hanno fatto i dodo delle Mauritius, estinti per colpa di animali ben più invadenti e letali ovvero per la conseguente distruzione del loro “ecosistema” – gli ho chiesto consiglio, appunto dicevo, su quell’ultimo romanzo di Serra e, insomma, alla fine ho comprato altro.
Tutto ciò per dire che i librai dovrebbero saper sempre dispensare consigli ai propri clienti, ovvero che questi dovrebbero sempre godere della possibilità e della fortuna di chiederglieli. E, anche, che l’immagine lì sopra è presa dalla pagina facebook di Visiogeist. Ecco.)
Gian Paolo Serino recensisce su SATISFICTION “Alice, la voce di chi non ha voce”
La storia di “Radio Alice” è adesso ripercorsa dallo scrittore Luca Rota che ha il grande merito di raccontarla con una visione oggettiva, con lo sguardo di chi non ha vissuto quegli anni ma ne ha captato le potenzialità. Non è uno dei tanti libri su “Radio Alice” che sono stati pubblicati in questi anni, ma “Alice, la voce di chi non ha voce” (SensoInverso Edizioni, pagg.90, euro 10) nel titolo ci fa già comprendere come Luca Rota abbia “scavato” con gli occhi della memoria attraverso una cronistoria che ha il passo di un romanzo. Ed è un passaggio fondamentale l’appeal narrativo, senza mistificazioni ma con un’attenta e accurata ricerca: per far sì che i tanti, soprattutto giovani, che non conoscono cosa sia stata “Radio Alice” e la sua importanza, comprendano. Comprendano che un tempo le radio non erano solo “playlist” e pubblicità, ma la vera antesignana di Internet. “Alice, la voce di chi non ha voce”. Mai come in questo caso, il titolo racchiude quello che troverete in queste pagine.
E nell’articolo su SATISFICTION trovate anche, per gentile concessione dell’autore – sì, mia! Ovvio, no? – l’intervista-chiacchierata-confessione con/di Valerio Minnella che chiude il libro.
Ringrazio di gran cuore Gian Paolo Serino per l’attenzione e la considerazione che ha voluto dedicare al mio libro. D’altro canto lo scrivevo già mesi fa – in tempi non sospetti, come si usa dire in questi casi – che Serino è colui a cui mi viene da pensare se devo pensare a qualcuno che di libri ne capisca e anche tanto, no?
E ciò a prescindere dal mio libro e dalle sue considerazioni, chiaramente!
Cliccate sul logo di SATISFICTION, lì sopra, per leggere la recensione completa. Cliccate invece sulle copertine del libro, qui sotto, per conoscere ogni cosa su Alice, la voce di chi non ha voce.
Modus Legendi: la “rivoluzione gentile” s’è compiuta!
Il piccolo/grande miracolo di Modus Legendi, iniziativa della quale già vi raccontavo qui, ovvero la rivoluzione gentile dei lettori, come l’ha definita Loredana Lipperini, è riuscita: un libro pubblicato da un editore indipendente, Il posto di Annie Ernaux (edito da L’Orma) è entrato nella classifica dei libri più venduti in Italia soltanto grazie alla scelta dei lettori che hanno partecipato a Modus Legendi, senza alcun supporto promozionale (di cui i piccoli editori non godono da parte dei lucranti media,
è cosa risaputa) e nonostante lo stato di corruzione del mercato editoriale nazionale, controllato dall’oligarchia dei grandi editori – “grandi” di forma ma sovente non di sostanza, ci tengo a precisarlo. Più precisamente, è al 3° posto della classifica italiana di vendita dei libri di narrativa straniera (e all’11° di quella assoluta), ben circondato da titoli che, in certi casi, chissà quanti denari in pubblicità saranno costati ai loro editori – nonché, ve ne renderete conto scorrendo la classifica con le sue 35 posizioni, unico libro di un editore indipendente presente.
Ha ragione Loredana Lipperini a definirla una rivoluzione gentile, questa; ma, mi viene da pensare, a volte le rivoluzione più destabilizzanti e innovatrici sono proprio quelle che iniziano adagio, con calma, pure con gentilezza, appunto, tanto da essere sottovalutate, probabilmente, ma che poi col tempo ottengono inesorabilmente grandi risultati.
Beh, mi auguro che finisca veramente così. Perché in un ambito così corrotto (ribadisco) nel suo valore e nella sostanza come è quello editoriale italiano, se c’è un modo per risollevarne le sorti e svincolarle dal volere e dalle pretese di chi ora lo controlla – con risultati pessimi, appunto – è quello di ridare potere ai lettori. Giusto il motto di Modus Legendi!
