Una buona risposta, almeno

Se non fosse per la situazione sanitaria tremenda vissuta ormai a livello planetario, in questi giorni avremmo la prova pressoché ineluttabile a sostegno della risposta a una domanda che ci si pone da tempo senza però che si agisca di conseguenza, in primis a livello politico: come si potrebbe risolvere, o almeno attenuare, il gravissimo inquinamento dell’aria nel Nord Italia e nelle altre zone che ne subiscono gli effetti?

[Immagine tratta da qui, cliccateci sopra per aprirne la fonte.]
Ecco.
Cito, da questo articolo de “Il Post“:

Emanuele Massetti, un ricercatore della Georgia Tech University che si occupa degli effetti sull’economia del cambiamento climatico, ha detto al Washington Post: «Penso che dipenda soprattutto dall’assenza di automobili con motori diesel per la strada. Mi aspetto che l’inquinamento diminuisca ancora con la dispersione e l’assorbimento del particolato nell’atmosfera. Tra qualche giorno nel Nord Italia sperimenteranno l’aria più pulita di sempre».

Ci si ricorderà di questa immagine, e dei dati scientifici relativi, quando l’emergenza coronavirus sarà passata?
C’è da sperarlo. Esserne certi è troppo, temo, resto inesorabilmente scettico al riguardo. Ma, appunto, chissà.

Il posto auto per i disabili

Mattina dalla meteo a dir poco avversa, traffico tremendo, un documento da consegnare con urgenza in un ufficio. Ho fretta, la coda in strada mi ha fatto perdere un sacco di tempo. Arrivo in zona, i soliti parcheggi sono pieni, mi infilo in alcune stradine laterali ma di posti in cui lasciare l’auto non ce ne sono, piove sempre più forte. Poi un piccolo parcheggio, sembra ci sia uno spazio libero: vi entro ma quello spazio è uno stallo riservato agli automobilisti con disabilità. Vado oltre, mi allontano ancora di qualche centinaio di metri finché trovo un parcheggio più grande con posti liberi, finalmente. Sono lontano dalla mia meta e piove a dirotto, ma non ho altra scelta.

Per arrivare all’ufficio devo passare davanti a quel piccolo parcheggio in cui ero entrato poco fa, dove c’era il posto libro ma per automobilisti con disabilità: è occupato, ora, da una station wagon. Mi fermo un attimo, guardo fuori, sul lunotto: nessun contrassegno speciale. Poi guardo dentro: non è un’auto per persone con disabilità.
Anche se, penso subito tra me, quella persona che ha parcheggiato lì una invalidità grave ce l’ha, senza alcun dubbio, e la sta dimostrando perfettamente. Invalidità, ovvero mancanza di validità, di valore – mentale, culturale, umano. Comune, purtroppo, a tante, troppe altre “persone” che quotidianamente si comportano allo stesso modo e, purtroppo bisogna ammetterlo, molto più in Italia che altrove – l’esperienza personale me lo prova indubitabilmente.
Anche per questo, in fondo, sono sempre meno fiero di dover tenere in tasca una carta d’identità italiana.

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. (G.G.)

P.S.: giova ricordare agli italioti che commettono atti come quello da me constatato che gli stessi sono puniti con sanzione amministrativa in base a quanto decretato dall’art. 158 comma 2 del Codice della Strada; se poi il posto occupato è espressamente riservato ad una singola persona con disabilità, il reato è pure penale (violenza privata), come stabilito di recente dalla Corte di Cassazione.

Ecco.

A chi guida con lo smartphone in mano

Comunque, ci tengo a dire che auguro veramente di tutto cuore a quelli che guidano lungo le pubbliche strade con lo smartphone in mano* di fare un bell’incidente, sì, che si schiantino senza farsi assolutamente male – nemmeno un graffio, per carità! – ma che invece la loro auto dallo schianto ne esca completamente distrutta. Di più: che magari si schiantino contro un edificio o un monumento di particolare pregio artistico oppure una vettura d’epoca di gran valore – va bene anche una fuoriserie con un prezzo di listino da emiri arabi, sì – e che dunque a quelli con lo smartphone in mano mentre guidano tocchi di pagare pure tutti i danni arrecati.
Ma, ribadisco, senza che nessuno si faccia del male, assolutamente.
Ecco.

*: come il tizio che avevo davanti ieri sera lungo una strada extraurbana collinare al quale scorgevo il bagliore dello smartphone nella mano destra, procedente a 30 km/h e curvando l’auto a scatti.

P.S.: lo so bene che ci sono in vigore leggi punitive (troppo poco tali, forse) al riguardo, ma tanto qui quasi nessuno le rispetta e quasi nessuno le applica e le fa rispettare. Dunque, amen!

Code misteriose

Qualche giorno fa ho avuto l’ennesima conferma che il traffico intenso sulle strade e le code di autovetture sono fenomeni governati da leggi fisiche che sfuggono a qualsiasi determinazione logica. Già.

Perché se la nota Legge di Murphy la quale in tema postula che

In coda, la fila accanto scorre sempre più rapidamente della tua. Se cambi fila, quella in cui ti trovavi comincia a scorrere più rapidamente di quella in cui ti sei trasferito

si basa effettivamente su un teorema matematico – il “Paradosso di Redelmeier”, vedi qui – altre fenomenologie al riguardo restano assai oscure. Almeno allo scrivente.

Fatto sta che – poco tempo fa, appunto – mi trovo in coda su una superstrada a doppia corsia in un punto rispetto al quale, alla destra, si immettono due altre strade con relative corsie e traffico pure in esse rallentato/bloccato. Bene: io sono nella corsia di sinistra (di sorpasso) la quale, di logica, dovrebbe subire assai meno di quella di destra l’ulteriore rallentamento causato dalle autovetture in entrata da quelle due immissioni laterali, giusto?
Invece no! Io resto bloccato o avanzante in modo risibile mentre la corsia accanto (sulla quale ho preso un’auto particolare a mo’ di riferimento, come si fa in queste occasioni) avanza in modo sensibilmente più rapido.
Eccheccaz…pita! Ma come può essere?!
E non è che uno dei tanti esempi che si possono fare al riguardo, questo.

Ecco, insomma: visto che siamo in periodo di assegnazione dei Premi Nobel, quello per la fisica (ma pure quello per l’economia, a ben vedere) potrebbe risultare ben meritato da chi risolva il mistero di quei suddetti astrusi fenomeni! D’altro canto, un qualche premio andrebbe assegnato pure a chi scoprisse finalmente come noi tutti, esseri (presumibilmente) intelligenti e razionali, si possa continuamente sopportare di perdere una considerevole parte della nostra vita chiusi in un’autovettura intrappolata nel traffico di strade sempre più simili a recinti per mandrie di bestiame metallico rumoroso e inquinante. O no?

La pianta è incolpevole!

vignetta-fumetto-incidente_01Avevo davanti un tizio in auto, oggi sulla statale, che in duecento metri o poco più di strada ha commesso più infrazioni di un difensore falloso e ubriaco in area di rigore: si è immesso sulla carreggiata senza indicatore di direzione procedendo poi a 30 km/h, non ha dato la precedenza a un pedone già sulle strisce, infine ha di nuovo svoltato senza indicatore di direzione. Beh, mi è venuto spontaneo di abbassare il finestrino e urlargli di andare a schiantarsi contro la prima pianta a lato della strada.

Poi però, me ne sono pentito. Mi sono detto che no, non era giusto, avevo esagerato. La pianta non aveva fatto nulla di male, che c’entrava lei con un incivile del genere?

Un palo, ecco. O un muro, bello resistente. Meglio.