Il consumismo è uno stile di vita che alla fine distruggerà la vita biologica. Qui, negli Stati Uniti, ci sta trasformando in gente priva di un senso di identità al di fuori della propria capacità di consumare.
(Barry Lopez, Barry Lopez, la terra e l’immaginazione. Conversazione tra il vecchio e il nuovo mondo con Davide Sapienza, in Una geografia profonda. Scritti sulla Terra e l’immaginazione, Galaad Edizioni, 2014, traduzione e cura di Davide Sapienza, pag.162.)
…E non solo negli Stati Uniti! – viene inevitabilmente da aggiungere. Il consumismo è il frutto “pratico” di un sistema di potere e di gestione del pianeta che se ne infischia totalmente dei danni causati alla biosfera, sovente irreparabili e col tempo sempre più letali; ma, ancor prima, come osserva Lopez, i danni li fa a tutti noi che ne veniamo soggetti, alla consapevolezza del nostro essere e stare al mondo, alla nostra cultura, alla capacità di identificarci reciprocamente nel mondo, alla coscienza individuale che ci permette di dire chi siamo veramente e perché lo siamo. Sempre di più, invece, noi siamo ciò che acquistiamo, consumiamo, sprechiamo, distruggiamo, la nostra identità è data non dalla cultura dalla quale proveniamo e che sappiamo offrire, dalla storia, dal carattere individuale, dalle idee, dalle aspirazioni e dai nostri “atti sociali”, ma da ciò per cui veniamo convinti a spendere i nostri soldi, spesso senza una motivazione logica ma solo per mera ingiunzione esterna.
Non c’è nulla di male, di principio, nel produrre e consumare ciò che può aiutarci a vivere bene. Ce n’è invece molto, di male, nel consumare quello che non ci servirebbe affatto ma che ci convinciamo sia “indispensabile”, e nel farlo senza comprendere il senso, la sostanza e gli effetti di una tale pratica distruttiva a causa del non saper più comprendere nemmeno noi stessi e il senso della nostra esistenza quotidiana al mondo e col mondo.
Questa forma di consumismo ormai imperante è una vera e propria arma a doppio taglio, in buona sostanza: consumiamo la vita del pianeta e, nel contempo, consumiamo la nostra stessa vita.