Salumi, formaggi, libri (e Umberto Isman)

L’immagine qui sopra pubblicata – scattata a Casso – è di Umberto Isman, fotografo di notevole sensibilità e sagaci visioni, capace con mirabile costanza di cogliere il senso profondo di cose anche semplici, all’apparenza, eppure dotate di grande capacità narrativa, che poi i suoi scatti sanno catturare e trasmettere vividamente a chi ne può godere.
Fa parte di una coinvolgente serie fotografica scattata nell’aprile 2013 in Vajont, e credo sia inutile rimarcare come siano passati pochi giorni dal 54° anniversario del disastro – e altrettanto rimarcare cosa fu quell’evento, in senso tanto materiale quanto immateriale. D’altro canto, credo che una tragedia come quella del Vajont non debba abbisognare di una data – che in sé ne indica solo l’accadimento – per essere costantemente tenuta viva nella mente e nell’animo di chiunque e non solo dagli abitanti di quei monti, prime vittime di un disastro dagli effetti così protesi nel tempo.
La diga è ancora lì, in sé gioiello di ingegneria idraulica e parimenti beffardo monumento alla follia degli stessi individui. Il famigerato Monte Toc pure, ineluttabilmente inquietante come più di mezzo secolo fa. E spero che lì sia rimasta anche quell’originale rivendita di salumi, formaggi e libri, elementi in fondo non così astrusi tra di essi dacché a loro modo portatori di cultura dei luoghi e delle genti, dunque pure di relativa memoria e saggezza: qualcosa di fondamentale per una vera e virtuosa civiltà umana, ovunque essa sia e al di là di qualsiasi sorte nefasta.

L’intera serie di immagini di Umberto Isman la trovate qui, su facebook. Ma di Isman trovate pure scatti e scritti su In Movimento, rivista della quale è tra i fautori, o su numerosi altri magazine: segnalo ad esempio il suo bellissimo articolo (tale perché Isman è anche un ottimo narratore) sul gipeto e gli altri “signori del cielo” del Parco Nazionale dello Stelvio su OROBIE di quest’ottobre 2017, giusto giusto.

P.S.: ringrazio di cuore Umberto Isman per avermi concesso il consenso alla pubblicazione delle sue immagini.

15 ottobre al Pertüs: una giornata speciale!

Un successo! Non si può che definire in questo modo Storie in cammino tra semplici cascine e grandi alberghi, l’evento che il Museo Ca’ Martì di Carenno ha organizzato la scorsa domenica 15 ottobre lungo il settore del percorso della Valle dei Muratori che dall’Oratorio di San Domenico transita per il nucleo rurale di Montebasso e raggiunge la dorsale dell’Albenza – sui monti tra la bergamasca e il lecchese – nei pressi del Passo degli Spagnoli e dell’ex Grande Albergo del Pertüs.

Complice una meteo quasi estiva e un cielo limpidissimo, una trentina di persone si è impegnata nella scarpinata sul sentiero spesso ripido – ma con continui e meravigliosi scorci della conca di Carenno e dei monti circostanti – sostando dapprima presso la cava di spolverino in località Costa Piana e quindi presso la grande calchera di Monte Ocone e la vicina cava di sabbia, stazioni del percorso ecomuseale delle quali il geologo Nicola Pigazzini ha illustrato la storia e le caratteristiche geologiche ed edilizie, coadiuvato dalla preziosa esperienza di Gianni Carsana, decano dei muratori carennesi. È grazie a tali risorse della montagna locale, e all’ingegno delle genti che lungo i secoli vi hanno intessuto un legame profondo e ricco di sapienze sovente sorprendenti, che sono state edificate le “semplici cascine” che ancor oggi testimoniano la vita sui monti e che hanno costruito e consolidato nel tempo la rinomata tradizione edile di Carenno e dei suoi muratori. Quella tradizione che ha permesso di edificare anche un vero e proprio gioiello architettonico ottocentesco: il Grande Albergo del Pertüs, luogo emblematico degli albori del turismo sui monti i cui muri, nonostante i segni del tempo, sanno ancora narrare moltissime storie, alcune delle quali sono state illustrate ai presenti dal sottoscritto durante la visita degli ambienti interni dell’albergo, eccezionalmente riaperti al pubblico dopo lunghissimo tempo grazie alla gentile disponibilità degli attuali proprietari dello stabile, e per la quale al gruppo di camminatori iniziali si sono aggiunte molte altre persone, giunte appositamente in loco dalla Valle Imagna e dalla bergamasca, per almeno settanta presenze complessive – “infiltrati” esclusi!

Si è quindi tornati a valle transitando dall’antica strada comunale che collega Carenno con la zona del Monte Tesoro e Costa Imagna, la quale presenta ancora in vari tratti la presenza del rissöl, la selciatura originaria in pietra locale che di nuovo testimonia in modo suggestivo la grande manualità edificatoria del territorio nonché l’importanza dei secolari traffici commerciali tra Val San Martino e Valle Imagna/valli bergamasche.

È stata una giornata speciale, insomma, bella sotto tutti i punti di vista e in particolar modo per come abbia dimostrato il grande interesse ancora ben presente nel pubblico verso i saperi tradizionali e la peculiare cultura di un territorio che va certamente salvaguardata ma, ancor più, sviluppata quale ottima base per un’evoluzione futura del rapporto culturale (in senso generale) tra l’uomo e il territorio – realmente ecosostenibile e nuovamente in armonia con l’ambiente e la sua storia. Una cultura per la cui (ri)valorizzazione mi auguro di aver dato anche ieri il mio piccolo ma assai appassionato contributo.

P.S.: trovate altre immagini fotografiche (di Graziano Morganti) della giornata nel sito del Museo Ca’ Martì, qui.

Sabato 21 ottobre a Bergamo, con Davide Sapienza e… Gottardo Archi!

Sabato 21 ottobre, dalle ore 10.00, sarò a Bergamo, nell’affascinante cornice urbana di Città Alta, in occasione della prima presentazione del nuovo e attesissimo libro del mirabile Davide Sapienza, La vera storia di Gottardo Archi, in uscita il 20/10 per Bolis Edizioni nella nuova collana Genius Loci.
Si camminerà geopoeticamente con Davide lungo le mura e i bastioni di Città Alta, “causa” della storia che è narrata nel volume, per poi interloquire intorno al romanzo insieme al suo autore e a Gino Cervi, direttore della collana.
D’altro canto, lo stesso Davide è una sorta di possente “bastione” della letteratura contemporanea – in senso generale – narratore dallo stile raffinatissimo e di rara efficacia espressiva, nonché libero spirito dall’animo nobilissimo e dallo sguardo oltre modo profondo, sagace, rivelatore. Leggerlo e, ove possibile ascoltarlo è sempre una fortuna grandissima, che per lo scrivente si accresce ancor più se posso pormi in viaggio al suo fianco lungo le sue vie geopoetiche le quali, forse mai come questa volta, attraverso la parola scritta non si muovono solo nello spazio – materiale e immateriale – ma pure nel tempo e nella storia.

Insomma: se potete, venite anche voi sabato 21 a Bergamo, e se non potete fate che stavolta la volontà sia più forte delle circostanze. Perché un “viaggio” di pur solo qualche ora – e in un ambito urbano “quotidiano” – con Davide Sapienza vale come mille esplorazioni interstellari, in quanto a forza illuminante soprattutto!
Questo in breve è ciò che accadrà:

Per ogni altra utile informazione sul libro cliccate sulla copertina in testa al post, oppure qui per visitare la pagina facebook dell’evento di sabato 21 e saperne di più al riguardo.

Domenica, l’affascinante storia dell’ex Grande Albergo del Pertüs…

Dunque vi aspetto, questa domenica a Carenno, dalle 09.00, per salire verso i monti dell’Albenza e il Pertüs e raccontarvi l’affascinante storia del suo ex Grande Albergo!

Per ogni informazione utile, cliccate qui. Per chi venisse da fuori e non conoscesse la zona, il luogo di ritrovo (su Google Maps) è questo. Vi è una discreta possibilità di parcheggio, in loco, altrimenti si possono lasciare le auto nei parcheggi del paese e raggiungere la partenza della camminata in pochi minuti.

Meglio se indossate scarpe da escursionismo, anche leggere. Infine, dopo la visita all’ex Grande Albergo, ricordo che ci si sposta presso il laghetto di Forcella Alta ove non mancano le possibilità di pranzare (trippa, vin brulé e caldarroste incluse, a quanto pare!) – ma lo si può fare pure al sacco, sui prati ai bordi del piccolo specchio d’acqua.

Ecco, credo di avervi detto tutto quanto di utile al riguardo. Vi aspetto!

Trump, l’UNESCO e la politica del “f**k off!”

Penso che l’uscita dell’America dell’attuale Presidente Trump dall’UNESCO sia una bellissima notizia.

Per l’UNESCO, già. La quale ha certamente fatto sbagli e preso decisioni discutibili, ma che proprio scrollandosi di dosso un paese che, con la presidenza in carica, si manifesta ogni giorno di più come un elemento avverso e nocivo a qualsiasi promozione “della pace e della comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione per promuovere il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali” (come recita l’atto costituivo), oltre che un potere antitetico a ogni intelligenza politica (sostituita ormai del tutto da un borioso e triviale infantilismo, rilevabile nello stesso rapporto tra USA e UNESCO negli anni scorsi e sancito pure da alcuni personaggi dell’entourage presidenziale), può riaffermare con forza il proprio valore e il ruolo culturale fondamentale a livello planetario, soprattutto di questi tempi.

D’altro canto, sfido chiunque ad associare in modo logico e giustificato “Trump” a “cultura”. L’imperante “America first” trumpiano, piuttosto di sancire rafforzare la leadership mondiale americana, tra mille fanfaronate (inclusa quest’ultima) sta soltanto producendo un isolazionismo assai simile a quello di certi stati dittatoriali che proprio gli USA si dilettano ad avversare militarmente. America last, semmai, sempre di più – con buona pace di quella pur considerevole parte del paese che di cultura ne produce, e d’alto livello, ma evidentemente non è capace di farne elemento fondante della realtà sociopolitica nazionale contemporanea.