La natura, il subconscio, il sogno, il cosmo, l’infinito… Il Museo d’Arte di Lugano indaga miti e misteri dell’arte moderna

Anche per quest’autunno il Museo d’Arte di Lugano – istituzione certamente “piccola” rispetto ad altri colossi istituzionali, anche italiani, eppure capace di allestire eventi di respiro e importanza culturale assolutamente internazionali – offre un’esposizione a tema veramente intrigante fin dal titolo: Miti e misteri – Il simbolismo e gli artisti svizzeri, curata da logo_museo-arte_luganoValentina Anker e aperta da pochi giorni (dallo scorso 15 Settembre, per la precisione) fino al 12 Gennaio 2014 nelle due solite sedi luganesi del Museo.
L’esposizione – leggo dalla presentazione nel sito del Museo – offre uno straordinario viaggio nell’immaginario simbolista a cavallo tra Otto e Novecento attraverso le opere dei principali protagonisti elvetici in dialogo con quelle dei loro colleghi europei.
Saranno presenti tra gli altri Arnold Böcklin, Augusto e Giovanni Giacometti, Johann Heinrich Füssli, Ferdinand Hodler, Giovanni Segantini, Carlos Schwabe, Albert Trachsel, Félix Vallotton, Albert Welti ma anche Edoardo Berta, Adolfo Feragutti Visconti, Filippo Franzoni, Luigi Rossi così come Jean-Joseph Carriès, William Degouve de Nuncques, Fernand Khnopff, Gustave Moreau, Gaetano Previati, Odilon Redon, Auguste Rodin, Franz von Stuck, Hans Thoma, Jan Toorop. Bel parterre, non c’è che dire…
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L’esposizione indagherà tematiche quali il sogno, il subconscio, l’ibrido, la violenza e la morte, la natura sublime e inquietante, la figura femminile angelica e al tempo stesso demoniaca, il cosmo e l’infinito ecc., offrendo al visitatore la possibilità di scoprire i diversi linguaggio con cui gli artisti, durante un periodo ricco di cambiamenti, hanno dato forma alle loro speranze e aspettative, ma soprattutto ai loro fantasmi e alle loro inquietudini.
Speranze e aspettative ovvero fantasmi e inquietudini che, mi viene da dire, in quell’epoca nacquero per poi essere assolutamente presenti anche oggi nell’immaginario collettivo contemporaneo, e non solo, nonché come elementi di fondo del mondo che viviamo: in certi casi in modo più evanescente di un tempo, ma in altri casi pure più importante, più pressante, più grave. La lettura che ne diedero allora gli artisti presenti in mostra, certamente diversa da quella data dagli artisti di oggi – per i quali alcune di quelle tematiche sono ancora oggetto di indagine e di rappresentazione artistica – può certamente essere preziosa per riscoprire il senso e il valore di esse, e per ricavarne una riflessione senza dubbio utile a comprenderle e contestualizzarle nel presente. Proprio questa peculiarità che, mi pare, la mostra possiede, me la rende parecchio intrigante… Credo proprio che andrò a visitarla; se siete in zona, potrebbe di sicuro interessare anche voi – anche solo per i bei nomi in mostra, appunto.
Cliccate sul logo del Museo d’Arte per visitarne il sito web e conoscere ogni altra informazione sulla mostra.

(Nell’immagine in testa all’articolo: Ferdinand Hodler, Die Nacht, 1889-1890, olio su tela cm.116×299, Berna, Kunstmuseum)

Possono delle opere di arte contemporanea stare in un fazzoletto? La risposta allo spazio d’arte “Piscina Comunale” di Milano!

Parecchio originale la nuova mostra presenta presso la Piscina Comunale – Spazio d’arte in Copisteria di Milano: una collettiva curata da Adriano Pasquali che presenta più di cento opere realizzate “in un fazzoletto” – letteralmente s’intende, ovvero create su altrettanti semplici fazzoletti. Non solo una mera reinterpretazione fuori dal comune del supporto artistico, ma pure una sorta di metafora del valore di esso e dell’arte stessa, in grado di offrire un certo valore – estetico, tematico, culturale, sociale persino – al fruitore anche quando “relegata” su di un supporto così apparentemente limitato e limitante… Ma, inutile dirlo, quando l’arte è di valore (e di nuovo intendo ciò in senso artistico, appunto, non certo “commerciale”!), qualsiasi pur ridotta quantità non sarà mai proporzionale alla qualità offerta! E in fondo, appunto, nemmeno al mero godimento estetico di essa…
Fino al prossimo Ottobre, alla Piscina Comunale di Milano, in via Campiglio 13 (zona Lambrate). Cliccate sull’immagine qui sotto per visitare la pagina facebook dello spazio d’arte e avere maggiori informazioni sulla mostra, oltre che per poterne vedere anche qualche interessante video.

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Lucerna, un confortevole salotto arredato con gusto… (E un invito a seguirmi, lì!)

(…) Ogni volta che giungo in questa città di luce e di scintillii, di bagliori e di stupori, sento quasi un’urgenza spirituale di divenirne parte della sua più intima essenza. Cammino lentamente lungo la riva sinistra della Reuss, scorro lo sguardo sulle facciate dei palazzi che, sulla riva opposta, affrescano l’orizzonte prossimo come su una tela impressionistica dai vivacissimi colori. La corrente è impetuosa, il lago spinge fuori da sé l’acqua con possanza, schiumante tra rapide vigorose, compressa tra gli argini sopra i quali le placide passeggiate della gente sembrano soavi traiettorie di fragili farfalle sopra una furiosa tempesta – ma appena le risacche placano il flusso, ci si meraviglia di quanto verde e trasparente sia quest’acqua cittadina – e potabile, suppongo, come d’altronde accade altrove qui in Svizzera.
Poco a valle c’è lo Spreuerbrücke, uno dei due ponti in legno che scavalcano il fiume, e quello ancora originale (dell’altro, il Kapellbrücke, e della sua storia, vi racconto a breve). Mi piace penetrare nel centro storico di Lucerna da quella parte e non dall’altra, dove usualmente i bus scaricano le comitive di turisti. Vi entro da qui perché ho la vivida impressione di entrare in una dimora antica e nobile che da subito si rivela accogliente, ospitale, confortevole. Un salotto arredato con gusto, certamente prezioso ma non sfarzoso, nel quale ci si sente a proprio agio, compartecipanti alla sua finezza, allo charme.
Vie pedonali strette che scorrono tra antichi palazzi dalle facciate affrescate spesso fantasiosamente come tele d’un discepolo elvetico di Bosch, le quali di colpo divengono ancora più strette, più intime, e d’un tratto si frantumano in altre viuzze, vicoli e vicoletti che donano l’impressione di trovarsi in un labirinto urbano. Ma basta girare l’angolo per ritrovarsi all’improvviso in una deliziosa piazzetta circondata da ulteriori nuove tele-facciate e agghindata da una tipica ed elaborata fontana in pietra, piccoli slarghi che mi allargano parecchio l’animo e lo abbracciano affettuosamente, instillandomi un senso di protezione serena, quieta. (…)

Luzern, “Luce-rna”, ovvero “città della luce”. Un nome che più azzeccato non potrebbe essere, e voglio cercare di dimostrarvelo nel modo più chiaro e, mi auguro, affascinante possibile, accompagnandovi per le sue strade, le piazze, i ponti, tra i palazzi e le torri, tra i luccichii delle acque del lago e quelle nivali sulle vette montuose che coronano il panorama cittadino.
E vi ci accompagnerò presto, molto presto…
Continuate a seguire il blog (o arrivateci, qui, dai social network) e a breve ne saprete di più.

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Francesco Lussana “OPEN”: a Venezia, nella 16a Esposizione Internazionale di Sculture e Installazioni

Ho l’onore di conoscere ormai da tempo Francesco Lussana e ancor più di aver potuto collaborare con lui in alcuni recenti eventi pubblici legati alla sua originale e intrigante produzione artistica, sulla quale – anche in relazione ai suddetti eventi – ho spesso dissertato nel blog (QUI potete trovare tutti gli articoli pubblicati). Vederlo quindi incluso nella mostra OPEN – Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni che celebra la sua sedicesima edizione dal 29 agosto al 29 settembre a Venezia Lido e all’Isola di San Servolo parallelamente alla Mostra d’Arte Cinematografica nonché – soprattutto, direi – alla 55° Biennale di Venezia, con la curatela di Paolo De Grandis e Carlotta Scarpa, mi rende assai felice tanto quanto però non così sorpreso. Sì, perché l’ormai lungo percorso artistico intrapreso da Lussana – Francesco-Lussana-image1delle cui peculiarità essenziali potete appunto leggere negli articoli pubblicati – è di tale fascino e profondità generali che questo riconoscimento mi risulta sotto molti aspetti ovvio, anzi, potrei pure dire indispensabile.
Francesco Lussana con la sua arte ha saputo generare un’armonia assolutamente rara tra elementi diversi del “fare” artistico, andando ben oltre le componenti primarie estetiche e tematiche dell’opera d’arte per inglobare nell’essenza di essa anche valenze di natura sociale, sociologica e antropologica. Il produrre arte come lavoro di Lussana si affianca e si fonde col suo lavoro in fabbrica che è a sua volta “arte” nel senso artigianale e manifatturiero del termine; l’uso pratico delle macchine ovvero degli strumenti della produzione industriale seriale muta sotto il suo controllo, si trasforma in un gesto ben più peculiare fino a ricuperare (o riscoprire) un’accezione primordiale, per così dire, di ritorno alla generazione di oggetti non più solo dotati d’una qualche funzione utilitaristica ma, al contrario, capaci di dialogare con chi li “incontra”, di raccontare lunghe storie, di trasmettere messaggi articolati e intensi che sovente esulano dal mero contesto artistico per giungere in ambiti più culturalmente profondi – dacché il lavoro industriale, tema fondamentale della sua riflessione artistica, non serve dire quanto sia soggetto assolutamente sociologico e antropologico! L’effetto ottenuto è duplice: la riaffermazione del lavoro come opera umana capace di produrre “arte”, e la valorizzazione dell’arte come opera umana nobile e nobilitante come è il lavoro (almeno nel principio e come dovrebbe sempre essere, anche e soprattutto nella nostra così caotica e critica era contemporanea). E’ un effetto assolutamente e autenticamente artistico, che legandosi poi alle numerose suggestioni di matrice estetica proprie dell’opera d’arte in senso “classico” e al carattere analitico di esse (ben tratteggiate da Serena Mormino nella presentazione dell’opera esposta a Venezia, QUI) contribuisce a fare del lavoro (appunto, termine che ora spero leggerete e comprenderete con un senso ben più ampio dell’usuale) e della produzione (idem) artistica di Francesco Lussana un’esperienza del tutto originale, come detto, e profondamente significativa nel panorama dell’arte contemporanea attuale.
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Cliccate QUI per conoscere ogni dettaglio su OPEN (e, se volete, per scaricare il comunicato stampa), oppure cliccate sull’immagine lì sopra per visitare il sito web di Francesco Lussana, così da trovare – se mai fosse necessario – ancora ulteriori ottimi motivi per conoscere la sua arte e visitare, se vi è possibile, la mostra di Venezia. Ve la consiglio caldamente, ça va sans dire!

I miracoli non esistono. Anzi no, qualcuno (artistico) esiste! A Milano, zona Lambrate, fino al 18 Luglio prossimo…

Ammetto di non sapere praticamente nulla della mostra che si inaugurerà a breve presso la PISCINA COMUNALE a Milano, però conosco benissimo il valore umano e artistico di almeno due dei tre protagonisti che la proporranno, ovvero Lorenzo Manenti e Marco Mapelli, il che diviene una pressoché automatica garanzia che pure Roberto Pesenti sia del loro stesso livello.
Eppoi il promo dell’evento che gira su youtube devo dire che è veramente intrigante…:

Il Miracolo.
Lorenzo Manenti, Marco Mapelli, Roberto Pesenti
Da mercoledì 26 giugno 2013, ore 20.00, e fino al 18 luglio, presso la PISCINA COMUNALE, spazio d’arte in copisteria, via Campiglio nr.13 (zona Lambrate), Milano. Orari: dal lunedì al venerdì, ore 9.00-18.00.
Insomma: se siete della zona o sarete a Milano andateci, vi assicuro che merita una visita e tutta la vostra attenzione.