Quando una civiltà finisce per archiviare sé stessa (Nicolas Dickner dixit)

Mettendo piede alla biblioteca municipale, Hope lanciò un’occhiata diffidente al banco dei prestiti, dove due vecchie bibliotecarie classificavano delle schede. Secondo lei una civiltà che si preoccupava così tanto di archiviare era, e non c’era dubbio, una civiltà in declino.

(Nicolas Dickner, Apocalisse per principianti, Keller Editore, 2012, traduzione di Silvia Turato, p.67)

nicolas-dicknerBeh, in tema di biblioteche non so se quanto afferma Hope Randall, la protagonista del romanzo di Nicolas Dickner, possa essere realmente condivisibile. D’altro canto è vero: una civiltà che manifesta una evidente compulsione archivistica non ha timore di poter dimenticare il passato, come potrebbe sembrare di primo acchito, ma ha soprattutto paura di affrontare il futuro. Paura di non saper fronteggiare ciò che il futuro le offrirà, così da rifugiarsi per istinto nell’adorazione conservatorista di ciò che è conosciuto e che è parte del passato, appunto.
Un segno evidente di debolezza, insomma. Accresciuto dal fatto poi che sovente, a furia di archiviare, si finisce per accantonare. Che è ancora peggio.

La mia ragazza quasi perfetta

Un concentrato di ironia e sarcasmo…
(Christian Dozio, La Provincia)

Mille suggestioni esilaranti in La mia ragazza quasi perfetta (…).
Impiegheremo il tempo leggendolo e rileggendolo, e ce ne staremo ferme, immobili, con il fiato sospeso ad attendere il sequel…

(Alessia e Michela Orlando, NapoliMisteriosa)

Il libro è divertente, originale, pirotecnico, fantasioso, surreale.
Poi a voler scavare ci si accorge che la gigioneria nasconde riflessioni ben più serie su molti aspetti della vita…

(Carla Casazza, Critica Letteraria)

Il libro è davvero particolare. Un romanzo inusuale, una scrittura giovane e facile, a cui forse non siamo decisamente preparati…
(Love Books)

Sì, stanno proprio parlando di questo libro:

Cop_LMRQP_taglio2Sì, l’ho scritto io. E sì, certo che è come lo descrivono là sopra! Ma questo, beh, non lo posso mica dire io, dunque cliccateci sopra, e potrete saperne di più.
Anche su come acquistarlo, ovviamente.
Ho il mutuo da pagare, già.

Mark Twain, “Appunti sparsi su una gita di piacere”, “Storia privata di una campagna militare che fallì”

cop_Twain-entrambe_200Ammettiamolo: l’America, tra tante idiozie, ci ha pure donato qualcosa di buono. Ad esempio alcune parti del suo “mito”, le conquiste spaziali, Il David Letterman Show, i Griffin, Thoreau, Lovecraft e, assolutamente, Mark Twain. Scrittore immenso, brillante, illuminante, sagace, anticipatore di stili e generi, animo profondissimo e spirito di inestimabile valore umano, non solo è da considerarsi il “padre” della letteratura americana moderna e contemporanea, ma pure una sorta di entità protettrice, quando non ispiratrice, di tutta la successiva produzione letteraria mondiale. Un pilastro della scrittura, insomma, senza il quale essa credo stazionerebbe su livelli più bassi e meno valorosi di quanto ha saputo fare lungo tutto il Novecento nella sua produzione migliore.
Posto ciò, e avendo io letto buona parte dei lavori più noti e celebrati del grande scrittore americano, mi faccio facilmente incuriosire da qualsivoglia altro libro che presenti suoi testi pur secondari e minori, dunque meno famosi degli altri – ma chissà poi perché. Per questo motivo, appena ho visto questi due libricini sugli scaffali a metà prezzo di una discutibile libreria di catena (cioè, Mark Twain a metà prezzo… Inconcepibile nel principio, per me, se poi considero certi altri “libri” sparati sul mercato a prezzi folli, e comunque acquistati da pseudo-lettori privi di reale passione per la lettura), ovvero Appunti sparsi su una gita di piacere e Storia privata di una campagna militare che fallì (Passigli Editori, del 1992 il primo, con traduzione di Franca Piazza; del 1994 il secondo, con traduzione di Bruno Oddera) ho dovuto accaparrarmeli.
Sono due volumetti che contengono alcuni racconti di varia lunghezza, un paio sufficientemente lunghi da poter essere considerati romanzi brevi, altri in forma di novella, in pratica…

twainLeggete la recensione completa di Appunti sparsi su una gita di piacere e Storia privata di una campagna militare che fallì cliccando sulla copertina dei libri lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Essere sempre connessi con il mondo intero? Una maledizione! (Mark Twain dixit)

I bermudesi sperano di poter presto comunicare telegraficamente con il resto del mondo. ma anche quando possiederanno questa maledizione il loro rimarrà un paese magnifico per le vacanze, perché vi sono incantevoli isolette sparse nella laguna dove si potrà sempre vivere senz’essere disturbati. Il fattorino del telegrafo dovrebbe venirci in barca, e non sarebbe difficile ammazzarlo mentre approda.

(Mark Twain, Appunti sparsi su una gita di piacere, Passigli Editori Firenze, 1992, p.78-79)

mark_twainInsomma, il sagacissimo Mark Twain, nel dire delle Isole Bermuda non ancora collegate al mondo dal telegrafo – allora il massimo della connettività possibile – aveva già inteso che, per una terra genuina come quella, poter collegarsi col resto del pianeta sarebbe stata una maledizione.
Beh, sarei veramente curioso di sapere cosa direbbe oggi, nell’era del web, della connettività totale e perpetua, nella quale chi in rete non c’è viene guardato peggio che un Neanderthal
Ma (al di là che il web sia una cosa meravigliosa, quando ben utilizzata) chi sono poi, alla fine, i veri trogloditi?

P.S.: qui potete leggere la personale recensione del testo da cui la citazione è tratta.

I poeti? Sono dei minchioni! (Mark Twain dixit)

Suvvia, finiamola! E’ da quando son nato che leggo queste sciocchezze nelle poesie, nei racconti e altre simili balordaggini! Pietà per il povero marinaio! Sì, va bene, ma non nel senso che intendono le poesie. Pietà per la moglie del marinaio! Anche questo va bene, ma non nel senso inteso dai poeti. Pensate un po’: chi, fra tutti gli uomini, conduce la vita più sicura? Il povero marinaio. Date un’occhiata alle statistiche e vedrete. Dunque, non sprecate la vostra pietà per i pericoli, i disagi e le privazioni del povero marinaio. Lasciate che lo facciano quei minchioni dei poeti.

(Mark Twain, Appunti sparsi su una gita di piacere, Passigli Editori Firenze, 1992, p.29)

tom-selleck-as-mark-twain-martha-booysenBeh, quantunque le motivazioni che utilizza Twain – col suo solito meraviglioso e mordace stile – per sostenere quanto sostiene sui poeti siano quanto meno insolite, almeno per noi, oggi, devo inevitabilmente concordare con lui sulla sostanza di molti (troppi) presunti/pretesi poeti contemporanei, che con le loro dabbennaggini spacciate per poesia e ancor più con la boria di definirsi poeti, appunto, giustificano tutt’oggi pienamente il giudizio del grande scrittore americano. Assolutamente.

P.S.: qui potete leggere la personale recensione del testo da cui la citazione è tratta.