E se invece si facesse scoppiare una rivolta dei libri?

Già, piuttosto che di forconi o altro del genere e di così “fumoso”, se non bieco… In fondo, buona parte dei malanni che stanno uccidendo l’Italia nascono in primis da un grave problema culturale. Ignoranza, insomma, in senso generale e soprattutto nel senso di ignorare la realtà, dalla quale deriva la mancanza di consapevolezza e senso civici, il menefreghismo imperante, l’abulia sociale, la spiccata tendenza ad assoggettarsi a qualsiasi potere (o pseudo-tale) che accontenti i propri egoismi… Tutte cose sulle quali prospera e s’ingrassa chi vuole dominare, da sempre e ovunque: il popolo ignorante è ben più semplice da governare che quello consapevole, informato, acculturato – qualità che ne sottintendono un’altra ancor più fondamentale: libero.
Una rivolta dei libri, una rivoluzione culturale che spazzi via ogni cosa che offende l’intelligenza, l’onestà, l’etica e il buon senso comune: e non pensate che, da questo punto di vista, la prima cosa ad essere spazzata via sarebbe proprio la miserabile casta politica che l’Italia si ritrova?

In effetti, dice bene Doctor Who, il personaggio della nota serie TV della BBC prodotta e sceneggiata da Russell T. Davies…:

You want weapons? We’re in a library. Books are the best weapon in the world. This room’s the greatest arsenal we could have. Arm yourself!

(Volete armi? Andate in una biblioteca. I libri sono l’arma migliore nel mondo. Questo luogo è il più grande arsenale che potremmo avere. Armatevi!)

Booksareweapons

Leggere libri è come schiaffeggiare in faccia il potere più arrogante (Alberto Manguel dixit)

Le biblioteche, per loro stessa natura, possono sostenere ma anche mettere in discussione l’autorità di potere. Come depositari di storia o fonti per il futuro, guide o manuali per i tempi difficili, simboli di autorità passate e presenti, i libri di una biblioteca rappresentano ben più di quanto contengano nel loro insieme, e sono stati considerati, sin dall’inizio della scrittura, una minaccia. Poco importa il motivo per cui una biblioteca viene distrutta: ogni censura, riduzione, frammentazione, saccheggio o bottino dà origine (perlomeno come presenza spettrale) a una biblioteca più forte, più chiara e più durevole di libri banditi, saccheggiati, depredati, frammentati o ridotti. Può essere che questi libri non siano più consultabili, che esistano soltanto nel vago ricordo di un lettore o nell’ancor più vago ricordo di una tradizione e di una leggenda, ma hanno acquisito una sorta di cop_labibliotecadinotteimmortalità. (…) Le biblioteche che sono svanite o a cui non è mai stato concesso di esistere sono molte di più di quelle che visitiamo, e formano gli anelli di una catena circolare che ci accusa e ci condanna tutti.
(Alberto Manguel, La biblioteca di notte, traduzione di Giovanna Baglieri, Archinto 2007, p. 109)

E’ vero: da sempre la cultura è una minaccia per il potere, e il libro è l’oggetto culturale per eccellenza, quindi figuratevi una biblioteca, un luogo che di libri ne contiene a migliaia e migliaia! Una sorta di enorme arsenale sovversivo, insomma.
Ecco anche perché il potere, soprattutto in certi paesi (inutile dire a chi mi stia riferendo, no?) non fa nulla per coltivare la cultura, anzi! – mi torna sempre in mente quel “con la cultura non si mangia!” boriosamente pronunciato tempo fa da un così tanto apprezzato (non certo dallo scrivente) esponente del potere nostrano… Beh, aveva “ragione”: il potere si nutre di ignoranza, non certo di sapienza; di questa, ovvero di cultura, si nutre invece la libertà.
Lo si capisse finalmente, e una volta per tutte!

La cultura non serve a nulla! (Inopinati attimi di pericolosa lucidità mentale)

A volte, mi sento veramente un idiota.
Sì, insomma, come in quei momenti nei quali ci si rende conto di una cosa lapalissiana come se invece fosse una scoperta sconcertante, che fosse lì davanti agli occhi e semplicemente, o ottusamente, gli occhi non la vedono.
Perché insomma, io qui nel blog e in mille altre occasioni e come me tanti altri in infinite occasioni continuiamo a dire che bisogna difendere la cultura, è necessario promuoverla in ogni modo, che la cultura è fondamentale per un paese veramente civile, che la cultura è una risorsa inestimabile, che un paese come l’Italia che di cultura in ogni senso è culla da secoli non può ignorarla…
Poi, appunto, mi fermo un attimo a pensare, e basta veramente un singolo, minimo attimo, per obiettarmi e controbattermi: ma quale cultura e cultura! In questo paese è stata messa in atto una calcolatissima strategia per eliminare la cultura, e ciò per un motivo il cui senso è vecchio di secoli: la cultura attiva la mente, sollecita l’intelligenza, libera il pensiero, suscita lucidità intellettuale – apre occhi, mente cuore e animo sulla realtà che abbiamo intorno, insomma. E gli effetti di quella strategia rispondono perfettamente ad una domanda che sovente mi ritrovo a fare, cioè a come gli italiani possano subire tutto ciò che gli viene propinato dal sistema nel quale si ritrovano a vivere senza la minima reazione, a volte senza nemmeno un qualche piccolo moto di indignazione – che invece, quando sembra generarsi, non è che un mero esercizio retorico che solo qualche minuto dopo essersi generato è già bell’e dimenticato.
Ma, appunto, la cultura suscita nella società che la sa ben coltivare quanto ho detto poco sopra; ovvero, qui in Italia, per (credo) quasi inevitabile conseguenza, susciterebbe una rivoluzione. Contro l’apparato politico, contro la criminalità bancaria, l’ipocrisia ecclesiastica, l’imbecillità dei media, certe devianze del mercato e dell’industria, certe imposizioni totalmente idiote quando non scellerate, le innumerevoli iniquità che caratterizzano la nostra quotidianità… – l’elenco degli “obiettivi” sarebbe parecchio lungo, inutile dirlo.
Invece niente. L’intelligenza è spenta, il pensiero è stagnante se non fermo, anzi, se non già morto, la mente è una scatola vuota che si può facilmente riempire di qualsiasi cosa, di ogni falsità, ipocrisia, Vignetta_America_Italiastupidità, conformismo, moralismo, e tale facilità, lo ribadisco, è stata ed è perfettamente pianificata fin nei minimi termini, al fine di creare la più totale tabula rasa attorno alle mura della fortezza nella quale sono arroccati i poteri dominanti. La gente che frequenta le librerie e legge, che ascolta e apprezza musiche e film di qualità, i visitatori di musei e mostre d’arte, gli organizzatori di eventi culturali, i difensori di luoghi di interesse culturale, gli studiosi, gli accademici, gli intellettuali (termine che a me non piace affatto, ma tant’é) non sono che una sorta di comunità sempre più ghettizzata (a volte giocoforza auto-ghettizzante) e in costante estinzione, che quei suddetti poteri dominanti sopportano soltanto perché hanno perfettamente capito che sta sparendo, lentamente (ma la velocità è in aumento) e inesorabilmente: ora si tratta solo, per essi, di agevolare tale sparizione, facendo in modo di convincere sempre più persone che la cultura è una cosa poco divertente, pesante, noiosa, inutile, e che mai darà lo stesso piacere di due belle tette in TV, un telefonino alla moda, una t-shirt griffata… Ma volete mettere l’ammirare (primo nome che mi viene in mente) un Fontana in un museo – una stupida tela vuota con un taglio in mezzo – un monumento d’epoca romana o medievale – quattro pietre cadenti! – una basilica del Quattrocento che non ci si può nemmeno telefonare, dentro, oppure leggere (primo nome, vedi sopra) un Dostoevskij – pesaaaaante! – o anche solo starsene a guardare il cielo stellato chiedendosi che stelle siano quelle che si vedono – roba da fuori di testa… – volete insomma mettere queste cose (che poi nemmeno “fanno mangiare”, come disse tempo fa un ignobile politico italiano) con la movida di un locale alla moda, le ragazze mezze nude che ti guardano ammiccanti che tu puoi fotografare e mostrare agli amici su facebook (o viceversa, naturalmente)? E se intanto lo stato va a pezzi, la società decade sempre più e il degrado si espande a macchia d’olio ammorbando tutto quanto si ha intorno, beh, chissenefrega: domani c’è la partita in TV, almeno ci si “rilassa” un po’! Perché altrimenti leggere un libro, ad esempio, che magari tratta pure di certi temi che ti potrebbero far riflettere sulla situazione che hai intorno e per questo facendoti deprimere, seccare, angustiare, irritare, indignare – insomma, rovinandoti la giornata?! In fondo lo si sa bene: ad essere intelligenti si vive male, a non capire nulla, invece, almeno si vive più tranquilli e spensierati!

Bene, ora chiudo con tutte queste banalità. Perché tali sono, assolutamente: grandissime banalità, ovvietà, cose scontate. Ovvero: sono la normalità, e in quanto tali nessuno o quasi le considera, nonostante a me sembrino tanto evidenti. Ed è proprio questo il risultato più efficace che quella strategia di (scusate la scurrilità) rincoglionimento totale ha saputo conseguire. L’essere su una nave che sta colando a picco, ma l’averci convinto di navigare su un mare calmissimo col vento in poppa.

O, forse, tutto ciò è soltanto una astrusa costruzione della mia mente, che legge troppi libri, visita troppi musei e luoghi d’arte, non guarda la TV, non legge i quotidiani, non compra gadgets tecnologici all’ultima moda, a volte si isola su una cima di montagna a pensare, ed altre cose similmente bizzarre e, sotto molti aspetti, pericolosamente sovversive.

Pugnaci esercizi di autodifesa culturale

Ormai è più che chiara, la situazione. Quasi pleonastico rimarcarla. L’Italia, paese primario al mondo (se non primo in assoluto) per potenzialità culturali, e per altrettanto potenziale e fruttuosa influenza della cultura sulla società civile e sullo stato del paese, la cultura stessa istituzionalmente l’ha ormai gettata alle ortiche. La classe dirigente che ci comanda, ignorante e becera (oltre che sovente criminale), non capisce quanto bene si potrebbe ricavare (anche dal punto di vista economico) dalla cultura – non solo: con la ormai palese strategia di rincoglionimento di massa (scusate la franchezza) posta in atto da decenni, funzionale al far che le menti spente non possano creare noie e fastidi alle loro mire di potere e di dominio sempre più vaste, sta facendo in modo che la cultura, in Italia, sia ormai quasi allo stato di cadavere. Lo si sa bene, d’altronde, che la cultura genera pensiero, dunque intelligenza, dunque consapevolezza della realtà: tutto ciò che il potere aborrisce, invece, per i motivi di cui sopra.
Dunque? Dunque non resta che fare una cosa – del tutto ovvia e naturale, d’altronde, se veramente vogliamo vivere in un sistema democratico: riprendere in mano il controllo della realtà, fare ciò che le classi dirigenti non fanno e probabilmente non faranno mai (visto al proposito l’orizzonte che abbiamo di fronte…), e cominciare a farlo fin dalle piccole cose – dacché, non dimentichiamocelo, anche le più grandi conquiste sono spesso fatte di tanti piccoli progressi, a partire da noi tutti singoli individui in su.
Ecco di seguito, ad esempio, due ottimi esercizi di autodifesa culturale, alla faccia di quei beceri potenti che un libro non sanno forse nemmeno come sia fatto…

Esercizio di autodifesa culturale #1: la biblioteca di condominio
biblioteca-via-rembrandt-milanoÈ stata inaugurata lo scorso 12 febbraio la prima “Biblioteca condominiale” a Milano, in via Rembrandt 12, passata subito agli onori della cronaca grazie alla singolare problematica che il suo fondatore, il Sig. Roberto Chiappello, è riuscito a mettere in luce. Non solo nel condominio di via Rembrandt 12, abitato da circa una settantina d’inquilini, si assiste infatti all’assurdo di non conoscere i propri vicini di pianerottolo, o il non aver scambiato se non un vuoto “buongiorno” per le scale con gli altri condomini. Il paradosso si raggiunge in ascensore, ci racconta con un filo di ironia lo stesso signor Chiappello che siamo andati a trovare per chiedere come procede l’iniziativa, dove, se si è in tre, uno fa girar il mazzo di chiavi, l’altro guarda il soffitto e l’altro il pavimento, perpetuando questa bizzarra situazione. “Abbiamo cercato di abbattere le distanze tra gli inquilini del palazzo, di dialogare con i condòmini per verificare se anche da parte loro ci fosse la volontà di creare finalmente un nostro spazio, adibito al dialogo e al confronto” dichiara il signor Chiappello. La Biblioteca, allestita in una sala adiacente alla portineria, ora considerata come spazio comune del condominio, imbiancata e sistemata di tutto punto per l’iniziativa, conta tra le sue fila più di mille titoli, ancora non catalogati, ed altri mille sono in arrivo. La maggior parte di questi libri, sottolinea il signor Chiappello, sono arrivati grazie anche al supporto di persone all’esterno del condominio, “ho addirittura ricevuto una telefonata da un signore di Perugia che voleva donarci alcuni libri”, aggiungendo, in risposta a chi del condominio aveva proposto di chiudere la biblioteca agli “esterni”, che queste opere non sono altro che un veicolo culturale, un mezzo attraverso il quale promuovere una nuovo modo di fare coesione sociale, all’interno tanto del condominio quanto del quartiere.” (articolo tratto da www.milanoize.com. Qui l’originale.)

Esercizio di autodifesa culturale #2: la comunità dei lettori
liberos-it_imageLiberos in logudorese significa sia libri che liberi ed è il nome di un nuovo interessante progetto.
Liberos – come si legge sul sito di Michela Murgia – è un progetto di rete nato per volontà di scrittori, editori, librai, associazioni culturali, bibliotecari e agenti letterari. Partirà tra poche settimane, ma intanto è già on line una pagina di pre-lancio con un video (con musiche di Arrogalla). Il network Liberos sarà operativo ai primi di marzo. E’ già possibile però effettuare una pre-iscrizione su http://www.liberos.it (per testare per primi le funzionalità della comunità) e seguire l’iniziativa su Facebook e Twitter.
L’idea di Liberos nasce dalla constatazione delle difficoltà di sopravvivenza di tutti i soggetti della filiera sarda del libro e si propone di offrire a librai, bibliotecari, editori e agli altri attori del mondo editoriale uno strumento di relazione costante, di progettazione comune e di comunicazione diretta con i lettori. Ai lettori, che sono la chiave di volta di questo progetto, Liberos offre moltissimi servizi, il principale dei quali è un social network on line dove incontrarsi, costruire i propri angoli di lettura personalizzati, entrare in contatto diretto con gli autori, le associazioni, i librai, gli editori e i bibliotecari e ricevere informazioni sul mondo del libro in Sardegna.

(Articolo tratto da www.edumondo.it. Grazie di cuore a Marta, del blog Tramedipensieri, per la segnalazione.)

Ecco. La cultura è nostra, la cultura siamo noi. Riprendiamone il controllo, e avremo tra le mani l’arma forse in assoluto più efficace contro qualsiasi deriva sociale, imposta per strategia o meno.
Alla pugna! E, mi raccomando, siate feroci e spietati, quando avrete un buon libro tra le mani!

Il nemico peggiore della democrazia? Forse non è la dittatura…

La morte della democrazia difficilmente avverrà per un attacco di sorpresa alle spalle, sarà piuttosto il risultato di un graduale sgretolamento per apatia, indifferenza e malnutrizione.
Robert Maynard Hutchins, Professore e Direttore dell’Enciclopedia Britannica, 1957.

Scrivevo poco tempo addietro di come, già quasi due secoli fa, Alexis de Tocqueville, nel suo celebre testo La democrazia in America descrivesse perfettamente la decadenza della civiltà contemporanea per mano del potere politico in salsa consumistica, quasi come ai tempo avesse avuto una sfera di cristallo che gli permettesse di guardare nel futuro, ovvero nel nostro presente.
Abbiamo avuto quasi duecento anni, appunto, per capire il senso di quelle parole e n on ne siamo stati capaci, così il mondo contemporaneo annaspa in quel sistema corrotto e deviato che fino a pochi anni fa tutti credevamo il migliore possibile solo perché ci concedeva/concede qualche materialissimo agio, ma che nel frattempo ha concesso alle oligarchie politico-finanziarie di causare la crisi in cui sprofondiamo e tutti i problemi derivanti, primo tra tutti la costante estinzione di una buona e autentica democrazia.
Beh, come potete leggere sopra, circa un secolo dopo ovvero più di 50 anni fa, ancora c’erano pensatori illuminati – ad esempio il Professor Robert Hutchins, appunto (cliccate sulla foto per conoscerlo meglio) – che tentavano di risvegliare le nostre coscienze, intuendo perfettamente la pericolosa china che stavamo imboccando. Se ci siamo svegliati, oppure se siamo rimasti del tutto apatici e rincretiniti, dunque facilissimamente assoggettabili al volere di quelle oligarchie, lo lascio dire a voi.