La genialità nell’arte è (spesso) solo un’illusione! (Marcel Duchamp dixit)

Se il genio raggiunge il successo troppo velocemente, ben presto fallisce… Adesso ci sono cinquanta geni, ma quasi tutti stanno buttando nella pattumiera il loro talento. Perché un uomo attraversi la vita senza essere divorato bisogna che passi per moltissime trappole. Di geni ce n’è da vendere, ma vengono schiacciati, si suicidano o si trasformano in fenomeni da baraccone… Ma è tutto un’illusione, un sogno. Accontentiamoci della bellezza del miraggio, perché questo è ciò che resta.

(Marcel Duchamp, intervista rilasciata a Otto Hahn in L’Express, luglio 1964. Citata in Renato Ranaldi (a cura di), Marcel Duchamp. Un genio perdigiorno, Edizioni Clichy, Firenze 2014, pag.116.)

duchamp_image1Beh… oggi, più di mezzo secolo dopo, siamo nell’era in cui sempre più spesso gli incapaci raggiungono il successo troppo velocemente, nonostante siano (a volerli giudicare nel modo più magnanimo possibile) dei palesi fenomeni da baraccone, nel mentre che gli autentici geni nemmeno più vengono riconosciuti, nella maggioranza dei casi. Almeno in tal modo è divenuta altrettanto palese la reale natura di quel miraggio e della sua bellezza: tutto il contrario. Ma l’uomo contemporaneo d’altro canto vive di miraggi, figuriamoci se si renda conto della necessità di osservare cosa veramente ha intorno, e possibilmente di capire che quasi ovunque attorno a sé ha il nulla più assoluto…

Renato Ranaldi (a cura di), “Marcel Duchamp. Un genio perdigiorno”

cop_duchampDi “rivoluzionari” la storia della civiltà umana è piena: personaggi che, nel bene o nel male, più o meno consapevolmente, hanno deciso di andare contro le regole e le convenzioni del momento per determinarne delle nuove ovvero per eliminarle del tutto. Alcuni di essi sono poi stati definiti “eroi”, altri hanno combinato dei danni tremendi – e le due cose non sono affatto distinte, di frequente. Di autentiche rivoluzioni, invece, la storia dell’umanità ne conta molte meno: episodi che veramente hanno cambiato il corso delle cose, il punto di vista, la conoscenza, la cognizione della realtà, l’essenza delle sue verità.
Marchel Duchamp, nell’arte moderna e contemporanea (ma non solo, in effetti), non è stato soltanto un rivoluzionario (o forse, se così si può dire, non lo è stato affatto), semmai è stato colui che ha ribaltato totalmente l’espressione artistica, l’ha sovvertita nelle sue basi fondamentali, l’ha rivoluzionata nel senso più letterale e al contempo più pieno del termine. E lo ha fatto nel modo meno “rivoluzionario” possibile (appunto): non con azioni eclatanti e sconvolgenti, piuttosto ricercando il modo di essere artista e generare senso artistico senza creare arte – prendetela, questa, come una personale definizione molto sbrigativa ma già significativa dei suoi ready made, ecco. Una rivoluzione basata sulla pigrizia: dunque la modalità più lontana possibile dal senso stesso di quel termine, “rivoluzione”, come ribadisco.
Sia chiaro: la “pigrizia” di Duchamp è stata in realtà il riflesso esteriore della frenetica iperattività interiore, anzi intellettuale, di quello che da più parti è definito uno dei più grandi geni del XX secolo, e tale evidenza è dimostrata dalla gran messe di libri che riferiscono del personaggio, del suo lavoro e della sua rivoluzione culturale, che rende Duchamp una nozione fondamentale per chiunque si voglia definire cultore di arte contemporanea. Tuttavia il personaggio è così grande che di narrazioni al proposito se ne possono fare (e se ne potranno fare in futuro) ancora molte: a tal proposito Marcel Duchamp. Un genio perdigiorno è quella curata da Renato Ranaldi (Edizioni Clichy, Firenze 2014) per la collana “Sorbonne” dell’editore fiorentino, nella quale vita, opere e idee di grandi personaggi del Novecento vengono relazionate a narratori contemporanei di varia natura ma sempre connessa a quella del personaggio narrato – in questo caso l’artista Duchamp raccontato dall’artista Ranaldi…

portrait_duchamp_20140916163736_20140916163758(Leggete la recensione completa di Marcel Duchamp. Un genio perdigiorno cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Mark Twain, “Il diario di Adamo ed Eva”

twain-diario-copPer ben poche altre realtà letterarie del mondo e della storia si può affermare con simile sicurezza che un autore sia fondamentale per ogni altra opera scritta ad egli successiva come per la letteratura americana con Mark Twain. È quasi una banalità affermarlo, in effetti, ma quanto meno a mitigare tale ovvietà arriva in soccorso un altro pilastro letterario come Ernest Hemingway, il quale a sua volta affermò che «Tutta la letteratura americana moderna deriva da un unico libro di Mark Twain intitolato Huckleberry Finn», ovvero il riconosciuto capolavoro dello scrittore ex pilota di battelli sul Mississippi – da cui Samuel Langhorne Clemens derivò lo pseudonimo che lo ha reso immortale.
Altra banalità, ora – d’altronde vien facile formularle, con Twain: i pilastri della letteratura di tutti i tempi si riconoscono anche dal fatto che non solo le loro più famose e celebrate opere sono dei capolavori, ma pure gli scritti minori in un modo o nell’altro lo sono, o quanto meno sanno dimostrare anche in poche righe come il loro talento e l’ispirazione non fosse dovuta a fortunate coincidenze o a congiunzioni astrali favorevoli ma, per così dire, a peculiarità genetica costantemente attiva.
Il diario di Adamo ed Eva (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo, 1° ed.1999, a cura di Giovanni Sordini, prefazione di Carla Muschio) è un’ottima prova di quanto ho appena scritto. Opera certamente minore nella produzione dello scrittore americano, probabilmente non fondamentale per poter dire di conoscerlo in modo adeguato eppure, nelle sue sole 60 pagine, perfettamente in grado di…

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Francesco Careri, “Walkscapes. Camminare come pratica estetica”

walkscapesRespirare, gesticolare, muovere gli occhi, emettere suoni vocali, camminare… tutte cose naturali, per l’essere umano, e dunque automatiche, spontanee, istintive ovvero inconsce in senso lato, cioè delle quali non possediamo granché coscienza. Giustamente, d’altro canto, per come appunto siano gesti primari del nostro essere ciò che siamo e del vivere quotidiano che viviamo.
Eppure, dietro quel loro valore primario e ovvio si può celare qualcosa di ben più approfondito; qualcosa che ci riporta in modo diretto, e del tutto filosofico, all’origine stessa di ciò che siamo e della civiltà che abbiamo creato e sviluppato nei millenni. Il cammino, ad esempio: solo un semplice deambulare su due arti qui e là sulla superficie del pianeta? Oppure dietro la pratica del camminare c’è molto, moltissimo di più?
Domanda retorica, chiaramente – l’avrete senza dubbio capito nel momento stesso in cui ve l’ho posta e l’avete letta – e tuttavia dalle risposte molteplici, incredibilmente articolate e frequentemente sorprendenti, nonché illuminanti. Risposte che Francesco Careri struttura nel suo volume Walkscapes. Camminare come pratica estetica (Einaudi, 2006, prefazione di Gilles A. Tiberghien), arrivando addirittura a postulare che il camminare possa essere una pratica estetica, dunque per molti versi affine all’espressività artistica. Un’esagerazione? Niente affatto.
Careri inizia il suo cammino saggistico-letterario attraverso il principio stesso della civiltà umana…

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Questa sera su RCI Radio, in FM e streaming, la 15a puntata della stagione 2015/2016 di RADIO THULE!

Thule_Radio_FM-300Questa sera, 30 maggio duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la puntata #15 dell’anno XII di RADIO THULE intitolata: “La voce dei matti. Franco Basaglia e la Legge 180: una conoscenza necessaria”. Sono passati quasi 40 anni (38, per l’esattezza: era il maggio del 1978) dalla promulgazione della Legge 180, ovvero quella con cui vennero chiusi i manicomi, che fu il frutto delle idee e dell’azione di un grande psichiatra veneziano (col cui nome oggi quella legge è ricordata): Franco Basaglia. Una legge tanto importante quanto controversa e in ogni modo rivoluzionaria, ma che la maggioranza della gente comune non conosce, quando non travisa in base a luoghi comuni del tutto errati. RADIO THULE in questa puntata cercherà di farvi meglio conoscere la legge e la figura di Basaglia: due elementi del tutto significativi e importanti nella storia recente dell’Italia e per la comprensione della sua identità sociale e culturale.

Basaglia-FrancoDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate della stagione in corso e delle precedenti), QUI! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!