Sono entrato in un grande magazzino di elettrodomestici per valutare qualche modello di lavatrice, e poco dopo mi sono recato in una libreria di catena per verificare l’uscita di un paio di titoli nuovi – che poi, come mia abitudine, vado ad acquistare dal mio impavido librario di paese e di fiducia.
Beh, vi confesso che, ancora una volta come già in passato, ho avuto qualche attimo di confusione, e m’è venuto da cercare lavatrici anche in quella libreria. Nonostante un libro non sia certo un elettrodomestico o altro bene del genere ma, appunto, ho sovente l’impressione che ‘sta cosa – di cosa sia veramente un libro, intendo – non sia granché compresa e condivisa.
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Eppur si muovono! Le “formiche” della filiera editoriale indipendente accumulano (finalmente) provviste culturali per le prossime stagioni
Lo scorso febbraio fa pubblicavo qui su Cultora un articolo dei tanti che dedico alla situazione della filiera editoriale indipendente nazionale: era il periodo in cui la Legge Levi subiva l’attacco da parte della lobby dei grandi editori, e in esso incitavo editori e librai indipendenti (che definivo come formiche in lotta contro gli “elefanti” della grande editoria) a fare fronte comune e il più ampio possibile e incazzarsi, finalmente, invece di subire continuamente le pretese della grande editoria ed essere obbligati a una costante (rin)corsa ai ripari, come appunto è accaduto nella vicenda della tentata “revisione” (in verità era un’uccisione) della Legge Levi, fortunatamente conclusasi bene – ovvero senza alcun danno ulteriore. L’unione fa e farà sempre la forza, in buona sostanza era questo il messaggio di fondo di quell’articolo e degli altri dedicati al tema in questione, e a fronte di ciò in qualche modo criticavo l’editoria indipendente nazionale di essere troppo sfilacciata e poco coesa – paradossalmente, visti gli intenti inevitabilmente comuni e l’arroganza fin troppo palesata da parte della grande editoria contro di essi.
Bene: pare che finalmente i soggetti facenti parte della filiera editoriale, e fortunatamente non solo di quella indipendente, cerchino di mettere in pratica quello che qui, nel mio/nostro piccolo, si auspicava. Prima buona mossa è stata l’organizzazione del convegno “Librerie, futuro scontato? Rimanere indipendenti fra futuro e innovazione”, messo in atto lo scorso 8 giugno a Roma dal SIL-Sindacato Italiano Librai di Confesercenti cui hanno partecipato, tra gli altri, l’Onorevole Flavia Nardelli, Vice Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati, il Direttore di Confesercenti Nazionale Giuseppe Capanna, il Presidente di SIL Cristina Giussani, il Vice Presidente dell’ODEI – Organizzazione Editori Indipendenti – Andrea Palombi ed il vice presidente dell’Associazione Librai Italiani Confcommercio Aldo Addis. In esso si è evidenziato, da parte della filiera editoriale e al fine di rilanciare l’interesse nei libri ed il ruolo culturale dei librai, la necessità di un intervento di riforma e di rilancio del settore, a partire da una nuova Legge quadro che riduca o abolisca le percentuali di sconto massimo attualmente previste dalla Legge Levi, permetta di creare un rapporto più solido tra librerie e scuola e riveda la struttura dell’attuale rete. Dalla parte istituzionale rappresentata dall’Onorevole Nardelli, invece, è venuto l’auspicio che “la filiera del settore si presenti unita nelle sue proposte di rilancio e presenti un progetto comune”. Nemmeno avesse letto e fatto proprio il messaggio di quel mio articolo dello scorso febbraio!
Un altro buon passo nella formazione di un fronte editoriale – teorico e pratico – coeso, soprattutto ad interesse dei librai indipendenti, è stato compiuto all’inizio del corrente mese di luglio, quando nel corso di un incontro finalizzato alla creazione di un tavolo di confronto sulle problematiche del settore – in special modo riguardo i testi scolastici ma non solo – si sono confrontati il vicepresidente del SIL-Confesercenti, Antonio Terzi, il presidente di ALI, Alberto Galla, ed il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti. Ne è uscita in primis la comune constatazione delle difficoltà e delle profonde rigidità nei rapporti commerciali con gli editori e con la filiera della distribuzione del libro – rigidità che non consentono alle librerie del territorio di competere con le offerte proposte, illegittimamente, dalla grande distribuzione. Posto ciò, i rappresentanti degli esercenti ed il Presidente della Federconsumatori hanno convenuto sulla necessità di mettere in campo iniziative per produrre interventi strutturali in grado di contenere le spese per l’istruzione nel rispetto delle normative vigenti e delle prerogative del ruolo del libraio.
Infine, è notizia proprio di questi ultimi giorni che, a fonte di quella sorta di investitura dell’On.Nardelli (nel frattempo nominata nuova Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati) a fare che la filiera editoriale porti alla politica una proposta comune, SIL-Confesercenti ed ALI-Confcommercio stanno organizzando una riunione a Milano per il mese di settembre con i principali rappresentanti degli editori, dei distributori, dei grossisti, per proporre una collaborazione finalizzata sia al rafforzamento della Legge Levi, attraverso la previsione di sanzioni a fronte delle numerose e crescenti violazioni della stessa legge che ogni anno registriamo, sia alla realizzazione, insieme alle Istituzioni, di un progetto onnicomprensivo per il settore che preveda, fra l’altro, il sostegno alle aziende impegnate nella promozione del libro, della lettura e della cultura. La proposta-invito all’incontro (che trovate qui) è già stata raccolta da numerosi soggetti della filiera non solo indipendente, come già accennato: da Messaggerie a Odei, da Giunti a Ibs a Mondadori e via discorrendo. Al momento, ma sono passati pochi giorni, manca la risposta dell’AIE ancora impegnata con la scelta del nuovo presidente. Tuttavia, sottolinea il vice presidente SIL-Confesercenti Antonio Terzi, “anche l’AIE non potrà sottrarsi.” Il tema è proprio quello che indicavo in quel mio articolo citato, come nota Terzi: “Capire che la barca affonda per tutti di questo passo e darsi nuove regole. Utopia? Vedremo. Fosse per me sarei per chiuderci tutti in una stanza e chiedere a chi sta fuori di gettare la chiave fino ad una fumata bianca. Intanto finalmente la commissione cultura ha fatto proprio un testo base per la legge Giordano sulla promozione alla lettura. Il testo comprende alcune proposte del SIL: sgravi sugli affitti per le librerie, qualche sforzo sul tema della detrazione degli acquisti di libri, finalmente una definizione di libreria indipendente e l’apertura verso un marchio di qualità che certifichi l’attivismo culturale delle librerie.”
Questo, per ora è quanto. Non ci si può non augurare che tutte queste buone premesse possano finalmente portare innanzi tutto a una nuova – o rinnovata, o conquistata – presa di coscienza da parte della filiera editoriale indipendente sulla necessità di fare corpo comune e voce singola, in modo da poter perseguire gli altrettanto comuni intenti propri del settore con adeguata forza, sia politica che d’opinione. Inoltre, conseguendo il necessario riequilibrio dell’intero comparto editoriale nazionale, grazie al quale la grande editoria e la filiera indipendente possano essere dotati di pari diritto e capacità di dialogo e d’azione, in considerazione di quell’obiettivo comune (di nuovo) che, è bene rimarcarlo, non è solo industriale e commerciale ma soprattutto culturale e di rimando sociale.
Che le notti estive, da qui a settembre, portino buon consiglio, insomma. In fondo è proprio nella bella stagione che le formiche lavorano sodo per accumulare provviste utili all’inverno seguente… E sono provviste culturali che potranno risultare preziose a tutti quanti, stavolta.
P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.
Streaming di libri: innovativo salvagente o ennesima zavorra per il mercato editoriale?
All’ultimo Salone del Libro di Torino, il Gruppo Editoriale Laterza ha presentato Lea – Libri e altro, progetto di diffusione editoriale in streaming che si configura come una vera e propria biblioteca digitale dalla quale è possibile scegliere e leggere, in configurazione iniziale, 500 libri in streaming, con un abbonamento che ricalca quello delle piattaforme che offrono musica o film, a 7,90 euro al mese o 79,00 euro all’anno. Lea, a dire della stessa casa editrice, si ispira all’esperienza di Spotify, che permette di accedere alla musica senza doverla neanche scaricare, e ripercorre la strada dei contenuti in abbonamento già intrapresa nel nostro Paese da Amazon con il suo Kindle Unlimited.
Posto che il progetto nasce da una casa editrice specializzata in testi di saggistica prevalentemente umanistica, dunque relativamente di nicchia per il mercato editoriale, ma considerando che, ovviamente, può essere esempio per iniziative simili da parte di editori di narrativa generalista, viene inevitabilmente da chiedersi: è una buona idea, questa di Laterza? Un nuovo prezioso ausilio per la diffusione della lettura nel nostro paese, oppure un’altra mazzata sui piedi di un’editoria che non sa più cosa inventarsi per salvare sé stessa e i suoi sempre più tetri bilanci?
Di sicuro la seconda che ho scritto è ciò che hanno subitamente pensato i librai. Un sistema di diffusione di libri e letture in streaming, senza più bisogno fisico dell’oggetto-libro e di un suo acquisto nei punti vendita, ovviamente in linea teorica taglia fuori dalla filiera editoriale le librerie, tutt’al più ridotte – in base a quanto sostiene la stessa Antonia Laterza, ideatrice del progetto – a punti vendita degli abbonamenti a Lea, in cambio di una percentuale prevista per ogni abbonamento venduto. E nemmeno sembra tenere il concetto di social reading e di community alla base del progetto, di dialogo e discussione sui libri, la condivisione sui social e quant’altro del genere, che vorrebbe coinvolgere le librerie su Lea per alcuni servizi utilizzabili all’interno della piattaforma, come i gruppi di lettura specifici delle stesse librerie: un’idea, detta così, apparentemente interessante ma poi sostanzialmente inapplicabile per mille motivi, e che fa peraltro cadere il senso stesso di “gruppo di lettura” offerto dalle librerie, che nascono proprio intorno a testi acquistati/acquistabili presso di esse ovvero in base a specifiche argomentazioni offerte in quelle attività comuni sovente legate al tipo stesso di libreria, non certo imposte e calate dall’alto in base a volontà altrui.
D’altro canto – sempre ragionando in senso generale, non sullo specifico caso Laterza – mi viene al solito da pensare che posta la situazione drammatica in cui versa lo stato della lettura in Italia, ogni iniziativa che possa e voglia tentare di risollevarne le sorti – peraltro in tal caso con modalità del tutto analoghe alla diffusione editoriale digitale – sia benvenuta. Non riesco però a non rilevare alcuni elementi che nel complesso, non per pregiudizio ma per obiettività, mi suonano strani. Uno, il fatto di ispirarsi ad un sistema di diffusione del quale Amazon è sovrana: come a dire che, piuttosto di contrastarlo, tanto vale arrendersi e imitarlo, senza pensare troppo alle conseguenze che potrebbe generare. Due, l’altra ispirazione, Spotify, servizio di streaming musicale: ma veramente, al di là della mera fruizione, la letteratura di qualità è assimilabile alla musica mainstream? Un saggio storico lo si può ritenere simile a un album di Lady Gaga, e dunque lo si può trattare e diffondere allo stesso modo? Tre, il social reading: a chi piace veramente? E’ sul serio un’esigenza della comunità dei lettori, oppure è qualcosa che lo si vuol far passare come tale per mero interesse e calcolata convenienza? Quattro: può essere che sia utile alla causa della lettura (e dei lettori) il voler togliere di mezzo a tutti i costi l’oggetto-libro, il volerlo rendere in modo assoluto una sorta di entità virtuale, qualcosa piazzato in un cloud lontano e nemmeno più presente in forma di ebook sul proprio hard disk? Oppure si corre forte il rischio che un elemento culturale articolato come un libro, un testo letterario, finisca per perdere ancora più del proprio appeal nei confronti del pubblico meno portato alla sua fruizione? Ovvero che il libro e la lettura si riveli definitivamente quanto di più opposto (non contrario, opposto) alla virtualità contemporanea così invece funzionale per altre cose? Cinque: per tutto quanto sopra esposto, non è che sia soltanto un modo molto scaltro attuabile dagli editori per salvare i propri bilanci aziendali senza di contro offrire qualcosa di veramente innovativo, nella sostanza, al lettore? Sei: i librai, ma ne ho già detto.
Ora, per concludere: lungi da me l’essere pregiudizialmente negativo nei confronti di progetti come Lea e di qualsiasi altra cosa che – ribadisco – possa tentare di tappare al meglio le falle della barca editoriale italiana sempre più imbarcante acqua. Tuttavia a volte risulta irrefrenabile l’impressione che tali progetti siano soltanto e soprattutto iniziative di facciata, individuali e mai corali, mutuate da esperienze straniere nate in situazioni meno preoccupanti rispetto alla nostra, mai mirate a ottenere un reale e concreto beneficio per l’intero mercato editoriale ma soltanto tornaconti parziali e personali, mentre ciò che in primis serve veramente, ovvero rimettere il libro sotto gli occhi e tra le mani degli italiani prima che qualsiasi altra cosa, non viene quasi mai considerato e attuato. E se ciò non avviene, qualsiasi buona e innovativa iniziativa a favore della lettura non potrà mai conseguire il necessario successo.
Rimettere in testa alla gente l’oggetto-libro per tornare a leggere. L’esempio di “Libri sotto i portici” a Castel Goffredo
Ogni qualvolta vengano pubblicate statistiche e dossier di varia natura sullo stato della lettura di libri in Italia – inesorabilmente fotografanti una situazione sempre più tetra, come sapete bene – ci si interroga sui vari possibili perché e sul come poter invertire una tale tragedia culturale. E’ palese che – io continuo a credere per precisa strategia, almeno per certi aspetti – si sia fatto di tutto per disabituare la gente alla pratica della lettura, imponendo una versione moderna e ben “dopata” del panem et circenses di epoca romana, rivelatosi assolutamente efficace anche oggi.
In ogni caso, al di là di tali inevitabili considerazioni, credo anche che non solo manchi un buon e diffuso esercizio della lettura, nel nostro paese, ma manchi pure il libro, ovvero l’oggetto in quanto tale, simbolo culturale per eccellenza per possibilità di diffusione e per economicità (l’ho più volte rimarcato, anche qui). Temo, insomma, che a molti italiani manchi proprio la presenza mentale, mnemonica, intellettuale o che altro di simile del libro, manchi l’attenzione e la considerazione primaria verso di esso, quella che te lo fa balzare in mente come qualcosa di bello, di gradevole e ancor più di ordinario, di normale, e che dunque per diretta conseguenza ti generi la voglia di leggerlo.
Riportare i libri in mezzo alla gente, e nel modo più diretto, meno mediato e più fruibile possibile, in pratica. Qualcosa del genere da ormai più di quattro anni a questa parte lo fa Castel Goffredo, comune in provincia di Mantova già noto in qualità di “città della calza”, ovvero centro di riferimento di un distretto industriale della calzetteria di rilevanza mondiale ma, appunto, dal 2011 organizzatore di “Libri sotto i portici“, evento con cadenza mensile il cui nome, nella sua semplicità, è del tutto programmatico. Ne parlo qui dacché, nonostante sia una manifestazione dall’esistenza già consolidata, ho potuto riscontrare che non sia ancora così nota tra gli appassionati di libri e lettura quanto meriti, e perché – ribadisco – trovo sia un’iniziativa tanto semplice e “popolare” quanto preziosa e proficua, stante ciò che poco fa ho rimarcato.
“Libri sotto i portici” è nata il 6 febbraio 2011, giorno della prima edizione, con grandi ambizioni: fare di Castel Goffredo uno dei maggiori mercati italiani del libro usato (ma non solo), se non il maggiore, nonché un punto di riferimento nazionale per le pratiche pubbliche di agevolazione della lettura. Gli organizzatori (ovvero il “Comitato Libri Sotto i Portici” che riunisce in una notevole ed esemplare “rete” la onlus Gruppo San Luca, la Pro Loco Castel Goffredo, l’Associazione Commercianti, il Circolo Collezionisti Castellani e gli Amici delle Biblioteche Comunali di Mantova) hanno affidato le proprie ambizioni a più di un fattore: l’ospitalità ai librai gratuita, poiché non si paga plateatico; la manifestazione a prova di maltempo, perché “Libri sotto i portici” ha come palcoscenico l’ampia rete dei portici, tra antichi e contemporanei, oltre quattrocento metri protetti dalla pioggia e dalla neve, che possono accogliere dalle 100 alle 150 bancarelle e relativi librai; ogni appuntamento contraddistinto da un fil rouge che mette in evidenza temi di interesse comune: ad esempio, per quello appena trascorso del 5 aprile, erano protagonisti Natura, fiori, frutti, giardini, erboristeria, farmacopea, medicina e cura naturale del corpo (qui, poi, trovate il calendario degli altri appuntamenti per l’anno in corso).
INTERVALLO – Fjærland (Norvegia), “The Norwegian Booktown”
Fjærland è una delle Booktown norvegesi poste ai piedi dello Jostedalsbreen, il più grande ghiacciaio dell’Europa continentale. Vecchi capannoni, case e persino un hotel sono stati trasformati in librerie, molte dotate anche di caffè, gallerie d’arte e negozi di souvenir a tema. Le librerie sono aperte tutti i giorni dal 1 maggio al 21 settembre, ma la loro attività prosegue pure d’inverno, con minor frequenza e anche se “con la neve i librai devono trasportare i libri da un luogo all’altro sulle slitte, spesso trainate a forza di gambe“, racconta uno di essi.
Inoltre, a ben vedere: dove le potete trovare altre librerie che abbiano un panorama così meraviglioso?
