INTERVALLO – Budapest, Book Fountain

Certamente uno degli interventi pubblici più poetici in tema di libri, quello della Open Book Fountain sulla Henszlemann Imre Utca, una delle più note strade del centro di Budapest. Pagina fatte di acqua che girano leggere sul possente libro di marmo, per indicare la delicatezza dell’arte letteraria e al contempo la potenza che essa può avere e dimostrare nonché, nell’insieme, la bellezza poetica che i libri sanno regalare, appunto.

P.S.: video © psibient.

Bel(én) flop! (Un post all’apparenza frivolo ma in verità no, proprio no!)

FlopBelen

Giunte 5 copie d’ufficio [che è un modo elegante per imporre la loro presenza tra gli scaffali], rese 5 copie che vanno ad ammucchiarsi alle altre 9995 rimaste invendute. Questo per dire che i signori editori si lamentano della crisi, ma continuano a commettere gli stessi errori. Einstein sicuramente se la starà ridendo.

(Testimonianza da una libreria, 11/11/2014)

Beh, dai, però un po’ mi dispiace per la bella e brava (fate voi quale dei due aggettivi vi pare fuori luogo) Belén. Sì, perché poverina, lei magari nemmeno sa di quel libro, ovvero nemmeno conosce che ci sta scritto dentro, le avranno detto solo “pubblichiamo ‘sto libro che facciamo i soldi, dai!” e lei ovviamente avrà acconsentito, e poi le hanno detto “ora vai qui a presentarlo e poi vai là e poi in TV e lo spacco inguinale, mi raccomando!” e lei l’ha fatto perché è bella e brava ma pure generosa (ora ne avete tre di aggettivi tra cui scegliere…) e chissà, si sarà pure convinta – dacché è straniera, forse non la conosce ancora bene l’ItaGlia e gli itaGliani – che a chi piacciono le farfalline piacciono pure i libri da leggere (“libri” in senso di oggetti dotati di tale forma, voglio dire.)
Povera Belén! Solidarietà e vicinanza, a lei. (No, nessun secondo fine, ve lo assicuro!)
Eppoi, in secondo luogo (e va già bene, che in giro il tema di seguito trattato è ormai al 28° o al 72° se non al 1245° luogo in ordine di importanza, nell’attenzione dell’opinione pubblica), un po’, anche un po’ tanto, mi dispiace per i lettori. Per noi lettori, sì, mica per gli editori uno dei quali ha preso Il Belén-abbaglio e ora si ritrova con tanta “bella” carta da macero nei magazzini. Mi dispiace perché tutti quei tot libri della bella e brava e generosa ma sfortunata (vedi sopra) Belén almeno occupavano lo spazio sugli scaffali delle librerie che ora invece sarà conquistato da chissà qual altra “opera letteraria” anche peggiore: eventualità pressoché certa per come ormai si comportano gli editori nostrani al riguardo (strategie editoriali, le chiamano, che è come chiamare Boeing 787 un aeroplano di carta), i quali a fronte dell’insuccesso del libro di Belén Rodriguez mica rifletteranno sul fatto che forse ci sarebbe da proporre libri con contenuti più degni di tal nome, semmai si convinceranno che, con tutta evidenza, il libro suddetto rimasto invenduto era troppo poco frivolo (trad.: “scandaloso”) ergo c’è da pubblicare di ben peggio. Più tette, più coiti, più drammi familiari, più gossip della peggior specie. Una soubrette con video porno disponibili sul web e la famiglia in gran parte sterminata: ce n’è una così, in giro? Sarebbe un libro di gran successo, questo sì!
O forse no. Resisto, sì, a che la pratica ma iconoclasta acidità fin qui espressa non soffochi del tutto la speranza che invece, almeno i lettori, abbiano capito ciò che gli editori – tzé! – pare non capiscano. O che capiscono ma se ne sbattono altamente, nel frattempo che nemmeno il libro della siorìna María Belén Rodríguez Cozzani risolleverà i dati di vendita di libri nostrani – e i loro bilanci ultra-dissestati. D’altronde, se un aereo – quel Boeing prima citato, per dire – è fatto per volare e invece viene usato a 90 all’ora in autostrada come fosse un normale bus, non ci si lamenti se gli utenti non se ne servono perché è più veloce il treno… E non gli si aumenti la velocità, che tanto non serve e poi, grosso com’è, nemmeno ci passa dal casello autostradale!

Gli ultimi dati sulla lettura di libri in Italia (con traduzione in parole povere)

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Leggo sul web:

virgoletteSono stati resi i noti i dati sulla situazione del mercato librario italiano in occasione della Fiera del Libro di Francoforte.
L’evidenza maggiore dal Rapporto sullo stato dell’editoria 2014 è che continua a crescere il mercato digitale, sia in termini di titoli disponibili (le nuove uscite, nel 2013, sono 30.382 pari a 40.800 diversi formati di pubblicazione dei titoli, ulteriormente in crescita nel 2014), sia di peso sul mercato (3% nel 2013, circa il 5% la stima a fine 2014). Tanti e-book scaricati e letti, che però producono fatturati ancora modesti: non si arriva a 40 milioni di euro (nel 2013) e con un’IVA al 22% che limita di fatto le potenzialità di crescita del segmento editoriale digitale.
Questo in uno scenario di grandi trasformazioni, punteggiato di segni meno: si restringe nel 2013 del 6,1% il bacino dei lettori (leggono almeno un libro in un anno solo 43 italiani su 100), si ridimensiona il mercato totale (-4,7% se nel computo si considera anche il non book, diversamente ci si attesta sul -6,8%), si registra un andamento negativo – per la prima volta – anche nel numero di titoli pubblicati (-4,1%).
Torna a crescere invece – ed è l’altro elemento davvero significativo – il peso e il ruolo dell’editoria italiana in chiave internazionale: aumenta infatti la vendita di titoli all’estero (+7,3%) e torna a crescere l’export del libro fisico (+2,6%). Le performance si confermano negative nei primi otto mesi del 2014, secondo i dati Nielsen: scende infatti rispetto allo stesso periodo del 2013 del -7,3% il numero di libri venduti nei canali trade (sono 4,6 milioni di copie di libri venduti in meno in librerie, librerie online e grande distribuzione) e cala del – 4,7% il fatturato a prezzo di copertina (sono 36 milioni di euro in meno).

In parole povere: si fottano i librai, la gente non ha voglia di uscire di casa e si compra più libri in formato digitale – ma non troppi, che ancora costano l’iradiddio! E pace se al posto delle librerie apriranno le sale slot: tanto i lettori sono sempre meno (e dunque probabilmente sempre più sono i clienti delle suddette sale slot). Posto ciò, per far cassa agli editori non resta che andarsene a cercare lettori all’estero, che qui pure gli aspiranti scrittori disposti a svenarsi per pubblicare le loro (spesso pessime) cose stanno diminuendo – è la crisi, mica che han capito le fregature a cui erano sottoposti! E meno male, aggiungo: forse, l’unico vero dato positivo è proprio questo. (Ma prima possibile fatemi sapere i dati del self publishing! Prima d’allora non disarmerò i miei missili!)

P.S.: Come dite? Sono il solito catastrofista? No no, ribadisco: sono ben più ottimista di quanto sembri e parimenti sono assolutamente pragmatico. Ergo, resto convinto che sia meglio prevedere il peggio per prevenirlo, evitarlo e puntare di nuovo al meglio. Sempre che sia possibile e che non sia troppo tardi, ovvio.

Ego Lego #2

Si dice spesso che si è ciò che si mangia. Se questo è vero, dal punto di vista meramente fisico – e lo è, senza dubbio – allora si può anche dire che, intellettualmente, si è ciò che si legge. Infatti, sotto questo aspetto molto spesso chi non legge non è. Banale, forse, ovvio e scontato altrettanto, ma innegabile, io credo.

Detto ciò, di seguito l’ultimo arrivo nella mia libreria. Cliccate sull’immagine per saperne di più.
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INTERVALLO – Barcelona (Spagna), Monumento al Libro

E’ sempre bello quando qualcosa riesce a “manifestare” la presenza dei libri, in qualità di oggetti culturali per eccellenza, in ambiti apparentemente lontani da essi e in spazi pubblici nei quali ci si aspetterebbe di trovare tutt’altro…

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Barcelona lo ha fatto con una scultura di Joan Brossa, artista plastico ma anche poeta e drammaturgo originario proprio della città catalana: la scultura, inaugurata nel 1994, si trova tra la Gran Via e il Paseo de Gracia, due tra le principali strade cittadine, ed è stato costruito su iniziativa del Gremio de Libreros, l’associazione dei librai di Catalogna, in una zona periodicamente animata da chioschi di vendita di libri antichi e usati.
Chissà che opere del genere, anche soltanto rendendo presente, appunto, il libro tra la gente, non fungano da stimolo per diffondere di conseguenza e sempre più la lettura tra la gente… Quanti ce ne vorrebbero, di monumenti così, nelle piazze d’Italia?