INTERVALLO – Fjærland (Norvegia), “The Norwegian Booktown”

TellUs_6631_315_largeFjærland è una delle Booktown norvegesi poste ai piedi dello Jostedalsbreen, il più grande ghiacciaio dell’Europa continentale. Vecchi capannoni, case e persino un hotel sono stati trasformati in librerie, molte dotate anche di caffè, gallerie d’arte e negozi di souvenir a tema. Le librerie sono aperte tutti i giorni dal 1 maggio al 21 settembre, ma la loro attività prosegue pure d’inverno, con minor frequenza e anche se “con la neve i librai devono trasportare i libri da un luogo all’altro sulle slitte, spesso trainate a forza di gambe“, racconta uno di essi.

TellUs_5706_315_largeInoltre, a ben vedere: dove le potete trovare altre librerie che abbiano un panorama così meraviglioso?

norway-bookshopCliccate sulle immagini per saperne di più (in inglese).

La prima neve

Ero qui che stavo pensando e decidendo quale fosse il post per oggi, nel blog, che d’un tratto lo sguardo si è spostato sulla finestra che s’apre sul cortile per constatare che sta nevicando, ora, in modo deciso. Anche prima nevicava ma in modo meno deciso, un po’ svogliato, tant’é che nemmeno attaccava sul terreno e sulle strade, mentre ora sì, attacca eccome. E siccome la neve è sempre la neve – su questo non ci piove, infatti – ed è sempre qualcosa che, nonostante tutti i disagi, ti mette di buon umore e agghinda il paesaggio in modo indubbiamente piacevole – e siccome ancora questa è sostanzialmente la prima vera nevicata dell’inverno in corso (e probabilmente sarà anche l’ultima, vera nevicata, dato che siamo già ben dentro Febbraio), alla fine il post per oggi sarà quello che leggerete di seguito: un raccontino tratto da una raccolta inedita che forse tale rimarrà per sempre, ma non perché non la ritenga meritevole d’essere pubblicata, anzi! Solo che non è ancora giunta la sua ora, e considerando che si tratta di testi ormai vecchi di qualche anno, potrebbe anche essere che quell’ora epifanico-editoriale non giunga nemmeno mai. O magari invece verrà molto presto, chissà.
Insomma, buona lettura, eh!

10868111_663262473795301_1058747476183485206_nLa prima neve

Quando la prima neve cade sui tetti del villaggio ai piedi delle montagne, tutti i bambini corrono verso le finestre rivolte alle più alte vette del massiccio nella speranza che i bianchi nembi carichi dell’algido dono, magari sulla spinta d’un poco di vento, s’aprano a mostrare la cima più alta: lassù certamente essi potrebbero intravedere il Re Gigante della Grande Montagna, intento a spargere nel cielo intorno con ampi movimenti delle colossali mani i fiocchi nevosi. Egli osserva dalla sua dimora di ghiaccio sita sulla più alta vetta l’andamento stagionale, il cambio delle tonalità naturali dei boschi e dei prati, lo scomparire delle corolle floreali sugli alpeggi, il rientro delle mandrie nelle stalle, le prime gelate notturne; inoltre, suoi falchi messaggeri per l’ultima volta nell’anno salgono fino alla più alta vetta e riferiscono dei cambiamenti avvenuti al Gigante. Egli sa che tutto quanto sta accadendo non è che il richiamo perentorio della Natura, per far che la prima neve scenda ad indurire il terreno così da predisporlo al letargo invernale ed ammanti l’intero paesaggio del suo prezioso silenzio, che all’uomo lenisce i turbamenti dell’animo e fa sentire prossimo il tempo di ritornare al riparo nel calore della propria casa per proteggersi dalle ormai imminenti intemperie invernali.
Ma anche gli adulti, che richiamano prima o poi i propri figli dal gelido incanto del paesaggio imbiancato, guardano anche solo un attimo verso l’alto, verso la più alta vetta pur nascosta dalle basse nuvole: essi sanno bene che il Re Gigante della Grande Montagna vive e persevera sostentandosi dei loro sogni e dei loro aneliti, che sugli arditi fianchi del monte acquisiscono la necessaria energia e purezza per potersi slanciare verso l’alto e raggiungere il cielo.

Jørn Riel, “Viaggio a Nanga”

viaggio_nanga_copUna delle caratteristiche più evidenti e fondamentali della letteratura scandinava è da sempre – ovvero dalle antiche saghe fino alle opere contemporanee – la presenza più o meno marcata ma comunque immancabile della Natura in qualità di “personaggio” sovente attivo nelle storie, giammai di mero sfondo ambientale e/o scenografico. Immaginatevi dunque quanto una caratteristica del genere possa divenire ancora più fondamentale in una storia ambientata in Groenlandia, terra estrema di quelle (ormai rare) in cui la Natura è dominatrice incontrastata della realtà, con l’uomo che non può far altro che adattarvisi alla bell’e meglio, peraltro subendo spesso i suoi possenti “rimbrotti” climatici.
Per ben 16 anni, prima di divenire un autore di successo in Danimarca e non solo, Jørn Riel è stato uno di quegli uomini – soprattutto in qualità di ricercatore scientifico al seguito di diverse spedizioni – e certamente un’esperienza così intensa non poteva non avere nella sua sostanza un aspetto anche letterario: nasce da qui Viaggio a Nanga (Iperborea, 2012, con traduzione e postfazione di Maria Valeria D’Avino; orig. Rejsen til Nanga) così come tutti gli altri libri che lo scrittore danese ha dedicato alla Groenlandia e a quella ciurma di cacciatori artici che nelle sue storie popolano la costa nordorientale della grande isola…

Leggete la recensione completa di Viaggio a Nanga cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Quando la poesia sgorga come sterco da un vitello da latte… (Jørn Riel dixit)

Quella primavera Anton divenne meditabondo. Non che fosse insoddisfatto della sua esistenza, anzi, al contrario, ma aveva cominciato a scrivere poesie e si era fatto l’idea che cose del genere andassero strappate a forza dalle profondità più remote dell’anima. (…)
Per Anton quella primavera fu davvero speciale. Le poesie sgorgavano da lui come sterco da un vitello da latte, e man mano che scavava nelle profondità del proprio animo anche la loro qualità migliorava. Herbert, che era sempre stato un fervente ammiratore del suo romanzo, guardava alla poesia con molta apprensione.
“Non è il tuo terreno di caccia, Anton. Questi scarabocchi sono minutaglia per un cacciatore come te. Riponi i versi sullo scaffale, e scrivi un nuovo romanzo.”
“Ma vengono da sé”, spiegava Anton, “che io lo voglia o no. E’ il torrente primaverile del cuore, Herbert: non si può imbrigliare così alla buona.”
Herbert era comprensivo, ma anche preoccupato. Perché con le poesie era sempre la stessa cosa. Aveva visto molti eccellenti cacciatori assaliti dalla stessa nostalgia. All’inizio scrivevano fischiettando, poi imparavano quella fuffa a memoria, in seguito li coglieva il bisogno improvviso e inderogabile di andare in Danimarca, per consegnare tutto l’ambaradan nelle mani di quale altro svitato. Un gran casino, la poesia. Guardate Anton: si era comportato benissimo per anni. Non c’era stato il minimo accenno a stranezze di sorta. E poi di colpo, ecco che la slavina delle poesie si era abbattuta su di loro.

(Jørn Riel, Viaggio a Nanga, Iperborea 2012, traduzione di Maria Valeria D’Avino, pagg.154-155)

Beh, immagino che molti poeti, autentici o sedicenti tali (forse soprattutto questi ultimi), storceranno non poco il naso nel sentire paragonata la propria arte a un siffatto bucolico scarto biologico… D’altro canto è vero, e bisogna riconoscerlo a Riel e alla sua creatività, che la vena poetica sovente è proprio così: qualcosa di biologico, appunto, nel senso di strettamente legato alla vita e alla sua più profonda essenza interiore. E in fondo, se vogliamo continuare sulla metaforica e rustica via indicataci dallo scrittore danese, non si può ignorare l’evidenza che quel “prodotto” del vitello da latte sia quanto di più vitale, in senso organico, e fertile che la terra possa ricevere per fiorire di altra nuova vita… Proprio ciò che deve e/o dovrebbe essere la poesia, quella autentica ovviamente, per l’intera produzione artistica letteraria.

The Lightness… soon!

Lightness: luminosità, illuminazione, ma anche leggerezza, levità.
Non occorre aggiungere altro, quando l’impressione vivida è che la Terra si sia congiunta al cielo nella stessa evanescenza, luminosa e leggera, come per un inopinato prodigio di luce.
Non si ha da far nulla se non lasciarsi avvolgere in esso, per goderne tutta la bellezza, luminosa e leggera.

Lightness_1
The Lightness Series: una nuova serie fotografica a breve sul mio blog lucarotaimages.wordpress nonché più avanti, molto probabilmente, anche live
Per ora un’anteprima, qui sopra: Lightness #1.

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