Le montagne si elevano verso l’alto e con le loro vette permettono alla Terra di toccare il cielo, così che a volte capita che tanti piccoli frammenti di cielo cadano sui monti e ne facciano un unico, fantastico paesaggio fatto di eterea, luminosa, delicata bellezza. Che prima o poi svanisce, ma solo per mantenere il più vivo possibile il desiderio che nuovamente si manifesti.
Tag: images
Piove, per fortuna!

(Ivan Ivanovič Šiškin, “Rain in the Oak Forest”, 1891)
Non lagnatevene ma rallegratevi sempre, quando piove. È tutta vita che scroscia dal cielo, prezioso nutrimento liquido per la Terra, una garanzia per il nostro buon vivere che val bene qualche abito bagnato.
(Solo per gli italiani: rallegratevi ma pure preoccupatevi, quando piove, visto come decenni di incuria e distruzione del territorio rischiano di rendere ogni acquazzone più intenso del solito una causa di dissesti idrogeologici e conseguenti tragedie. Semmai, assolutamente “lagnatevi” – e altro di più concreto – degli amministratori pubblici che ciò hanno permesso e continuano a permettere. Perché, sia chiaro, non è affatto la pioggia il “problema”.)
P.S.: per ribadire e rimarcare ancor più il concetto, leggete qui.
Instagram-che?
Scusate, ma spiegatemi una cosa… ora, lo so, sono un po’ tonto e sto pure invecchiando dunque certamente perdo in lucidità e perspicacia, ma, insomma… Instagram a cosa serve veramente?
A meno di ammettere come risposta valida a tale domanda l’accrescere alla massima potenza la volontà/necessità/presunzione di apparire piuttosto di essere, ovvero l’esaltazione dell’autocelebrazione assoluta e – dal mio franco punto di vista – antisociale… (Fossero tutti grandi fotografi, poi! E fosse che quei banalissimi filtri potessero rendere belle delle fotografie insignificanti, pure!)
Tuttavia questa, per me, non è una buona risposta, dacché è poi qualcosa in atto da tempo e non certo grazie a/per colpa di Instagram ovvero per il quale il social servisse. Non può esserlo, non è sufficiente, ecco. E so bene, peraltro, di essere io in una posizione “anomala”, visti i miei dubbi nei confronti d’una cosa di tanto successo – ma nemmeno questo c’entra, in fondo.
In ogni caso, al di là di tutto ciò, quella mia domanda resta.
Dunque?
Tesla + Twain = Wow!
Credo che se si potesse misurare il valore di un’immagine fotografica in base al tasso di genialità dei soggetti in essa raffigurati, questa fotografia risulterebbe inestimabile e forse insuperabile:
Mark Twain nel laboratorio di Nikola Tesla, nel 1894. Due geni assoluti insieme, appunto.
Fu un’amicizia tutt’oggi poco conosciuta eppure eccezionale, e non solo per l’importanza dei due personaggi: ad esempio, dovete sapere che Tesla scoprì accidentalmente i raggi X proprio grazie a Twain (leggetene qui – in inglese).
Accidentalmente, sì. D’altro canto la genialità (sia essa scientifica o artistica), quando è autenticamente tale, scopre e inventa cose nuove anche in modo “involontario”!
INTERVALLO – Jorge Méndez Blake, “El Castillo”
Jorge Méndez Blake è un artista messicano le cui installazioni di frequente rappresentano la combinazione delle sue due grandi passioni, l’architettura e la letteratura e nelle quali materiali ed opere sono indistinguibili, la materia stessa è l’opera d’arte comprensiva del suo significato e della sua efficacia rappresentativa ed espressiva.
L’opera nelle immagini si intitola El Castillo (“Il Castello”), prendendo il nome dal libro che ne è protagonista, proprio Il Castello (orig. Das Schloß) di Franz Kafka, e dimostra, nemmeno così metaforicamente, come la forza (culturale) di un solo libro, e di quanto esso rappresenti, possa tanto sostenere un muro quanto deformarlo, intaccarne la solidità, esserne elemento costitutivo e costruttivo (se il muro fa da fondamenta a una buona realizzazione) ma pure distruttivo (se serve a dividere e a separare). Si può costruire la muraglia più possente e apparentemente invalicabile, insomma, ma nemmeno questa avrà mai la forza e l’impatto della buona cultura.
Cliccate sulle immagini per saperne di più oppure qui per visitare il sito web di Méndez Blake.
(P.S.: grazie a Sarah Inverno per la segnalazione.)

