Mollino in vetta, comunque

[Immagine tratta da sbandiu.com. Cliccateci sopra per leggere Carlo Mollino, il ragazzaccio, di Luigi Prestinenza Puglisi, da artribune.com.]
Carlo Mollino è tra le figure più leggendarie e iconiche – seppur non così conosciute dal grandissimo pubblico – del Novecento italiano, tant’è che le sue attività di architetto, designer, fotografo, aviatore, sciatore (e molto altro) sono oggetto di frequenti e multiformi omaggi: l’ultimo, peraltro molto originale e evocativo, è Mollino/Insides, la cui esposizione chiuderà proprio domani, 4 luglio, alla Collezione Maramotti di Modena.

In particolare, sul Mollino architetto ha dissertato il bellissimo libro di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino. Architetto, del quale ho scritto qui sul blog; in esso tra le tante cose sul tema viene messo in evidenza come, a fronte della gran mole di progetti sovente innovativi prodotta e altrettanto spesso lodata, relativamente pochi sono poi stati gli edifici effettivamente realizzati.

D’altro canto quando si è al cospetto di certi grandi creativi, la loro importanza, la genialità e la visionarietà, cioè la dote di vedere, immaginare e inventare cose invisibili per quasi tutti gli altri nel proprio tempo, prima o poi tornano a manifestarsi, in modi più o meno diretti. Ecco dunque che uno dei progetti di Mollino non realizzati, la stazione di arrivo dell’arditissima funivia del Furggen sulla vetta dell’omonima montagna, sopra Cervinia – che senza dubbio sarebbe stato il più spettacolare non solo dei suoi progetti ma per l’intera architettura/ingegneria di quegli anni (siamo ad inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso) e del quale venne edificato il solo basamento in cemento armato per consentire il servizio della funivia…

[Immagini/rendering tratte da carlomollinofurggen.blogspot.com.]
…lo si può ampiamente ritrovare oggi, a sessant’anni dal progetto molliniano, nella realizzazione della stazione di arrivo di un’altra ardita funivia, quella che raggiunge la vetta della Zugspitze, massima elevazione della Germania:

È parecchio sorprendente, in effetti, constatare la grande somiglianza concettuale, progettuale e realizzativa in generale dei due edifici, e viene difficile non pensare che i progettisti dell’opera sulla Zugspitze non conoscessero i disegni del Furggen di Mollino e non se ne siano fatti ispirare, a loro modo mettendo in pratica – anche grazie alla tecnologia odierna che Mollino non ebbe a disposizione – l’idea geniale e l’intraprendenza futuristica (che appare tale ancora oggi, a ben vedere) dell’architetto torinese.

Come sostenevo poc’anzi, l’autentica genialità supera il tempo e le cose terrene, facendosi retaggio culturale anche senza l’originale compimento per come il proprio concetto di fondo sia talmente potente e illuminante. E parimenti facendosi omaggio e celebrazione – indiretto ma nemmeno così tanto, ribadisco – di un personaggio così perennemente stimolante come Carlo Mollino. Un’icona intramontabile, senza dubbio.

Erlend Loe, “Saluti e baci da Mixing Part”

cop_saluti-e-baci-da-mixing-partDi sicuro conoscerete e apprezzerete anche voi Mixing Part, vero? D’altro canto è una delle più belle e famose località turistiche delle Alpi, già sede delle Olimpiadi Invernali, di prestigiose gare di sci, di un celeberrimo trampolino di salto, inoltre da lì, con una spettacolare funivia, si può salire fin sulla vetta dello Zugspitze, la più alta vetta della Germania…
Beh, se proprio ritenete di non aver mai sentito un posto pur così famoso con quel nome, in effetti avete ragione, perché in verità si sta parlando di Garmisch-Partenkirchen, la più nota località sciistica della Germania: “Mixing Part” è il modo bizzarro in cui la rinomina il traduttore on line grazie al quale la famiglia dei Telemann da Oslo, Norvegia, prenota la propria casa di vacanza a Garmisch nelle prime pagine di Saluti e baci da Mixing Part, ultimo romanzo pubblicato in Italia (in ordine di tempo) di Erlend Loe, scrittore norvegese tra i più originali – soprattutto stilisticamente – del panorama letterario scandinavo (ovviamente edito da Iperborea nel 2012, con traduzione di Giuliano D’Amico; titolo originale Stille dager i Mixing Part, 1° ed.2009).
In verità è Nina Telemann, amante di tutto ciò che è germanico, a voler andare in vacanza a Garmisch-Partenkirchen/Mixing Part, mentre Bror, il marito, viceversa la Germania la odia, considerandola ancora un covo di nazisti che perseguono gli ebrei e rinchiudono i bambini nei sotterranei delle case…

Leggete la recensione completa di Saluti e baci da Mixing Part cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!