Un appello

“Egregi” automobilisti che per vostre fortunate congiunture della vita (buon per voi!) avete i soldi e ci tenete a farlo sapere pubblicamente, tra le altre cose, acquistando enormi SUV e girando con essi per strade sulle quali, incidentalmente, sto passando pure io: o li sapete guidare, questi vostri megaSUV, anche lungo carreggiate non sempre ampie e rettilinee o in spazi a volte esigui, oppure fate così: acquistate una Panda, la ricoprite d’oro zecchino e girate con quella, così che la vostra bramata manifestazione d’opulenza è ben soddisfatta e al contempo non ostacolate la circolazione degli altri mezzi! Cribbio!

Finestre rotte e menti infrante

In una società come la nostra, nella quale la maleducazione (nei rapporti interpersonali e non solo in tale ambito) viene sempre più sdoganata e imposta come “normalità”, diventando modus operandi anche per chi dovrebbe rappresentare un esempio istituzionale oltre che culturale, mi sembra sempre più evidente che la celebre e illuminante teoria delle finestre rotte, della quale vi ho parlato qui, è assolutamente valida anche tra gli individui. Perché se la gentilezza e la buona educazione sono contagiose in una società sana e culturalmente progredita, la maleducazione è altrettanto contagiosa nelle società in stato di degrado. Per invertire questa condizione non ci vuole molto ma, certamente, ci vuole la capacità di comprendere questa minima ma fondamentale evidenza: perché credere di non dover arginare la maleducazione diffusa e al contempo di poter progredire socialmente (nel senso più generale di ciò, quindi anche culturalmente, economicamente, politicamente, eccetera) è una fantasia che solo una mente totalmente sbandata può generare.

Come si vestono quando fa caldo (per ribadire)

P.S. – Pre Scriptum: serve ribadire quanto già scrivevo lo scorso anno, appena iniziata la stagione più calda, in merito a come si veste l’italiano medio quando, appunto, il clima comincia a farsi estivo?
Fatemi dare un’occhiata in giro…
Sì, serve. Assolutamente. Caspita se serve!
Perché, appunto, gli italiani medi nella bella stagione fanno a gara a chi si veste nel modo più brutto. Al punto che basterebbe anche solo questo (pur validissimo) motivo per contrastare in ogni modo l’aumento della temperatura globale cagionata dai cambiamenti climatici. Insomma: già ci tocca far fronte ai danni del riscaldamento globale, mica ci toccherà far fronte pure ai danni (alla decenza e al decoro) di tal rintronamento mentale?

No, eh!

Insomma, bastano due-giorni-due di caldo oltre la media e già lo svacco e la sciatteria imperano nell’ognidove italico, con manifestazioni pubbliche di fogge che in frequenti casi risulterebbero probabilmente ridicole persino per un party trash ferragostano in spiaggia ove chi si vesta peggio s’accaparri un cocktail gratis.

Va bene che siamo passati in pochi giorni da un clima prettamente invernale a un’afa tropicale, va bene che la un tempo celebre e celebrata eleganza italiana è stata ormai da tempo gettata alle ortiche (o nei bagni di qualche sala slot) insieme a tante altre una volta prestigiose virtù nazionali, va bene che il clima sta impazzendo e le persone non gli sono da meno, ma qui non ci saranno più le mezze stagioni ma di contro c’è pieno di mezzecalzette – ciabattate, infraditate, bermudate o pinocchiettate ovvero con altri “addobbi” estivi similmente orribili.

Ora, non arrivo a dire che pure da queste cose si possa comprendere lo “stato della nazione” (precarissimo, per quanto mi riguarda), però l’ho praticamente scritto. Ecco.

Quelli che si leccano le dita per sfogliare le pagine

E allora quelli che per sfogliare qualsiasi cosa cartacea che abbiano tra le mani continuano compulsivamente a leccarsi le dita per inumidirle di saliva, così inumidendo disgustosamente pure ciò che hanno in mano? Oltre che palesarsi come dei gran cafoni, non rappresentano pure un pericolo (sanitario) sociale? Che ne sappiamo di quali malattie potrebbero covare nel loro organismo – cafonaggine in primis, che magari è pure contagiosa come sovente pare?
Roba da rinchiuderli almeno per qualche mese in un reparto per malattie infettive e sottoporli a una consona rieducazione. Oppure sperare che abbiano ragione quelli di Lercio, così.

(Nell’immagine: un poster diffuso dal Dipartimento per la Salute Pubblica della Nuova Zelanda, anno 1950 circa.)

Il posto auto per i disabili

Mattina dalla meteo a dir poco avversa, traffico tremendo, un documento da consegnare con urgenza in un ufficio. Ho fretta, la coda in strada mi ha fatto perdere un sacco di tempo. Arrivo in zona, i soliti parcheggi sono pieni, mi infilo in alcune stradine laterali ma di posti in cui lasciare l’auto non ce ne sono, piove sempre più forte. Poi un piccolo parcheggio, sembra ci sia uno spazio libero: vi entro ma quello spazio è uno stallo riservato agli automobilisti con disabilità. Vado oltre, mi allontano ancora di qualche centinaio di metri finché trovo un parcheggio più grande con posti liberi, finalmente. Sono lontano dalla mia meta e piove a dirotto, ma non ho altra scelta.

Per arrivare all’ufficio devo passare davanti a quel piccolo parcheggio in cui ero entrato poco fa, dove c’era il posto libro ma per automobilisti con disabilità: è occupato, ora, da una station wagon. Mi fermo un attimo, guardo fuori, sul lunotto: nessun contrassegno speciale. Poi guardo dentro: non è un’auto per persone con disabilità.
Anche se, penso subito tra me, quella persona che ha parcheggiato lì una invalidità grave ce l’ha, senza alcun dubbio, e la sta dimostrando perfettamente. Invalidità, ovvero mancanza di validità, di valore – mentale, culturale, umano. Comune, purtroppo, a tante, troppe altre “persone” che quotidianamente si comportano allo stesso modo e, purtroppo bisogna ammetterlo, molto più in Italia che altrove – l’esperienza personale me lo prova indubitabilmente.
Anche per questo, in fondo, sono sempre meno fiero di dover tenere in tasca una carta d’identità italiana.

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. (G.G.)

P.S.: giova ricordare agli italioti che commettono atti come quello da me constatato che gli stessi sono puniti con sanzione amministrativa in base a quanto decretato dall’art. 158 comma 2 del Codice della Strada; se poi il posto occupato è espressamente riservato ad una singola persona con disabilità, il reato è pure penale (violenza privata), come stabilito di recente dalla Corte di Cassazione.

Ecco.