Il leader turco Erdoğan non è un “dittatore utile”, come ha sostenuto qualche giorno fa il Presidente del Consiglio italiano Draghi; Erdoğan è un dittatore bieco, punto. E in quanto tale non può essere “utile” se non rappresentando un’ottima motivazione per avversarlo fermamente.
Anche perché da sempre il potere dei dittatori si fonda primariamente su illegittimità e falsità, a volte così palesi da non poter essere sostenute e imposte a lungo: a tale proposito è una bella notizia – dacché avversa alle mire di potere e di sopraffazione della libertà del suddetto dittatore – quella che riferisce della scarcerazione di Ahmet Altan, scrittore e giornalista turco (ritratto nella foto lì sopra) al quale la giustizia turca piegata alla dittatura aveva comminato l’ergastolo, attraverso un processo-farsa, per una serie di accuse del tutto false se non palesemente assurde ma, soprattutto, per essere una voce lucida e critica verso il governo di Erdoğan.
Qui e qui trovate i libri di Altan pubblicati anche in italiano, tra i quali il più recente è Non rivedrò più il mondo, uno scioccante diario della prigionia ma anche, come si legge nella presentazione del volume, «un inno all’immaginazione e al suo potere di evadere dalle quattro mura che la costringono riconquistando aria e spazio. È un ragionamento di straordinaria lucidità sui concetti universali di vita, morte, tempo, destino. È un elogio della scrittura come forma irrinunciabile di dignità dell’individuo.»
Come non ci si può che rallegrare della ritrovata libertà di Ahmet Altan, sperando che non venga di nuovo cancellata ingiustamente, auguriamoci che presto il mondo si possa liberare anche del potere e delle sopraffazioni di siffatti sinistri dittatori. Molto semplicemente, per poter considerare il mondo stesso un posto tutto sommato gradevole e un po’ più giusto dove vivere, ecco.
Una piccola biblioteca pubblica che evoca innumerevoli suggestioni come poche altre (anche quando ben più grandi e prestigiose) sanno fare, quella di Çankaya, città nei pressi della capitale turca Ankara. Qui, i netturbini locali hanno preso a recuperare e “salvare” i libri che trovavano tra i rifiuti raccolti quotidianamente, arrivando in breve tempo ad accumularne un numero cospicuo e a interessare alla loro iniziativa molti altri residenti, che a loro volta hanno donato libri propri ovvero ritrovati un po’ ovunque. Così, il 18 gennaio scorso, è stata inaugurata una biblioteca pubblica con ben 6.000 volumi ordinati nei suggestivi locali di una ex fabbrica di mattoni a sua volta abbandonata, realizzando un’iniziativa meravigliosa, di raro valore socio-culturale e, come detto, dalle molteplici suggestioni profondamente esemplari. Ad esempio dimostrando come i libri (e la cultura in genere) sappiano suscitare grandi cose e migliorare il mondo anche quando abbandonati o deprecabilmente gettati nella spazzatura.
Cliccate sulle immagini per saperne di più oppure qui per leggere un articolo al riguardo di CNN (in inglese).
P.S.:en passant, i libri non si buttano mai via, nemmeno quelli peggiori. Piuttosto si regalino a qualcuno o alla biblioteca più vicina. A chiunque li gettasse nella spazzatura comminerei svariati mesi di condanna ai servizi sociali, se ne avessi facoltà.
P.S.#2: grazie a Rossella Mauri che ha indirettamente ispirato questo articolo.
Alcuni delle migliaia di intellettuali turchi fatti arrestare negli scorsi mesi dal regime di Ankara.Non sono certo che l’iniziativa del governo olandese contro la propaganda turca per l’imminente referendum costituzionale sia la migliore e la più diplomaticamente astuta: rischia da un lato di spianare ancor più la strada, di rimbalzo, ai più biechi populismi xenofobi e, dall’altro, di dare maggior forza, o maggior prepotenza, ad Ankara e al suo invasato rais – senza contare i retroscena che qualcuno denota al riguardo.
Tuttavia credo sia ormai del tutto improrogabile una presa di posizione netta da parte europea contro il regime attualmente al potere in Turchia. Un regime che ha arrestato più di 40.000 tra intellettuali, magistrati, docenti universitari, giornalisti e altre figure pubbliche colpevoli solo di aver espresso opinioni contrarie a quelle imposte dal regime, che sta limitando sempre più le libertà personali, che ha per lungo tempo fatto il doppio gioco con il sedicente stato islamico dell’ISIS, che mira da altrettanto tempo allo sterminio del popolo curdo… Un regime, in buona sostanza, che sta trasformando quello che fino a pochi anni fa era uno dei paesi più avanzati dell’Europa, anche culturalmente, in un regime teocratico di stampo islamista e di forma dittatoriale sempre più immerso nella tenebrosa e pericolosa aura geopolitica mediorientale – il quale per giunta, dopo tutto ciò, si permette di dare dei “nazisti” e dei “fascisti” agli altri con toni astutamente aspri funzionali a chissà quali ulteriori futuri ricatti. Qualcosa di semplicemente inaccettabile – anche, mi auguro, per la troppo spesso ipocrita e molle Europa. Si dirà che bisogna fare il più possibile buon viso a cattivo gioco per evitare che la Turchia abbandoni del tutto il suo legame con l’Europa e si sposti definitivamente nello scenario geopolitico mediorientale in una posizione potenzialmente ostile… Beh, e che sta già facendo la Turchia, in pratica? Per di più, con la bieca doppiezza di definirsi alleata dell’Occidente (ed essere definita come tale e conseguentemente sostenuta dalle diplomazie occidentali: doppia ipocrisia, in un senso e nell’altro!) ma nel concreto ponendosi in posizione di scontro e di ricatto costanti, sia politici che culturali.
Ecco, al proposito: non è una questione solo politico-diplomatica, ma pure profondamente culturale: in modo diretto, per come le purghe del regime stiano distruggendo la parte migliore della cultura turca contemporanea, e in modo indiretto perché tale distruzione comporta inevitabili conseguenze sul resto della cultura europea, anche per come fornisca fiato alle peggiori trombe populiste anti-culturali, come già accennato. Ma ancor più nel principio, dacché l’azione dittatoriale dell’attuale regime turco dimostra in modo evidente, ancora oggi come da sempre, che per qualsiasi potere illiberale e antidemocratico la cultura è il primo nemico, il primo avversario da combattere nonché la prova indubitabile della natura bieca e oppressiva del regime stesso.
Sempre più valido, al riguardo, risulta l’appellocontro la soppressione dei diritti e delle libertà fondamentali inTurchia del grande scrittore e Premio Nobel Orhan Pamuk, che pubblicai qui sul blog lo scorso settembre, e che a mio modo di vedere non è stato sufficientemente ascoltato e supportato da parte della cultura europea. Ma se questa, intesa nel suo insieme, vuole continuare a rappresentare la base ineluttabile del senso più alto e nobile di “civiltà”, non può e non deve restare inerme di fronte a una tanto grave deriva anticulturale in un paese così importante per la storia dell’Occidente, così come non dovrebbe lasciare tutta l’iniziativa alla politica, con i soliti pericoli e le strumentalizzazioni del caso, parlando invece in prima persona in difesa delle decine di migliaia di intellettuali turchi arrestati, in primis, delle libertà fondamentali subito dopo e di seguito della tragedia culturale che la suddetta deriva provocherà. Se questa parte di mondo vuole continuare a definirsi libera, emancipata, civile, aperta, culturalmente avanzata, semplicemente non può accettare l’attuale condotta del regime di Ankara: per il bene stesso del popolo turco, della storia europea ovvero euroasiatica, per il futuro di questa parte di mondo, per la libertà – in ogni senso la si possa intendere.